Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. Il C.E.U. è come DIO? domanda di Roberto, riscontro di Lucia

vita e conoscenza
Disegno di Francesco De Gregorio

Caro Roberto, non ti conosco ma, nonostante questo, ho deciso di non chiedere nulla di te. Ho preferito scriverti affidandomi alle emozioni che ho provato nell’ascoltarti, quindi senza conoscere neanche il tuo visibile 8 per cento.
Mi è arrivato a volte un uomo, a volte un bambino, più spesso un adolescente con il suo magma di emozioni non ancora visitate, vissute.

Sono Lucia e sono approdata al Progetto Nuova Specie, per caso, 11 anni fa attraverso una cara amica. Avevo una famiglia socialmente riconosciuta come “per bene”: io impiegata, marito medico, due figli belli, intelligenti e promettenti.
In realtà, mi stavo separando, perché non mi convinceva più il modo di fare dell’uomo, marito e padre dei miei figli, e ancora non sapevo cosa si sarebbe presentato a seguito di questa mia decisione.
I miei figli sono stati coinvolti, loro malgrado, e hanno subito, la nostra incivile separazione, aiutati da nessuno.
Hanno mostrato il loro malessere diventando violenti: uno in casa, l’altro fuori, sono diventati ragazzi “di strada” con le soluzioni della “strada”.
Uno ha distrutto in casa, l’altro all’esterno.
Vivevano con me, ma si odiavano e hanno tentato anche di uccidersi.

Io ho cercato aiuto tra i religiosi, sacerdoti e amici molto praticanti e mi hanno detto di pregare, accettare la croce e … sperare.
Ho cercato aiuto nella medicina, ma bisognava dare degli psicofarmaci ed io, avendo seguito un po’ Mariano e la sua gang, “mi ero fatta persuasa” (come direbbe Camilleri) che non era una buona soluzione.
Il papà da medico era a favore delle “pastigliette”.
Le famiglie d’origine:
Mio padre, vedovo da una vita, genitore addolorato per la morte tragica di un figlio giovane, brav’uomo, ma adolescente in pectore, fidanzato, ballerino, con tanta voglia di recuperare il tempo perduto, PRO PASTICCHE.
La famiglia di professionisti del papà, numerosa, PRO PASTICCHE.

Veniamo al dunque: IL C.E.U.

Arco di destra
Ci sono momenti della nostra vita in cui tutto va bene, inizia una nuova storia, un nuovo lavoro, una nuova amicizia, momenti in cui ci facciamo e riceviamo dei doni, facciamo dei progetti che poi diventano abitudini, che poi diventano obblighi e doveri e non ci soddisfano più, diventano, per citare una frase di Totò, tanto amata da Mariano, da bella scarpa a scarpone.

Arco di sinistra
E quindi questi bei momenti diventano pesanti, insopportabili, ripetitivi. Poi si verificano degli eventi tragici, tristi, incomprensibili, perdiamo il compagno, la compagna, il lavoro, un amico, una certezza, non è più tutto rose e fiori e allora, ci deprimiamo, contestiamo, ci contrapponiamo, cerchiamo soluzioni esterne per lenire e mettere a tacere i nostri dolori, sofferenze, ingiustizie, ci sentiamo angosciati, stretti, ci sembra di morire, desideriamo morire.

Cosa si potrebbe, dovrebbe poter fare per non vivere questa schizofrenia? Per passare, naturalmente, da un arco all’altro, accettando, vivendo, non maledicendo, ma trovando un senso a quello che la vita ci chiede in quel momento?

Beh, per passare da destra (c.d. positivo) a sinistra (c.d. negativo) è necessario fare un salto quantico precipiziale, accettare la situazione che si sta proponendo, lasciare le vecchie soluzioni, presunte comodità e mettersi in un cammino imprevisto, tortuoso, non segnato ancora

Il mio è stato questo:
Mi sono affidata alle persone del progetto e ho lasciato casa in attesa di imparare anche come convivere con un figlio che sfasciava tutto, senza considerarlo malato, ma solo in difficoltà e desideroso di aiuto che io, in quel momento non ero in grado di dargli.
Poi ho iniziato a cercare delle modalità per aiutarlo: piangendo e vagando per strada mi sono recata nei posti dove lui “se la faceva”, ho incontrato spacciatori, delinquenti, li ho supplicati di aiutarmi. Ho contattato anche forze dell’ordine, ma spiegando che volevo aiutare mio figlio e non punirlo, ho fatto denunce finte ecc…
Ho osato e sono stata fortunata perché ho incontrato persone con un codice d’onore molto forte, ho avuto paura ma l’ho fatto.
Intanto, continuavo a frequentare corsi, portavo a casa il materiale deregistrato con le esperienze di altri ragazzi, in particolare avevo in evidenza il manualetto rilegato del corso sull’adolescenza, che finisce tra le mani dello “sfasciatore esterno”. Lo legge, si riconosce nei racconti veri e senza censure dei partecipanti, si incuriosisce e decide di “affacciarsi”.

Il passaggio, di quella situazione, in QUEL C.E.U., dall’arco di sinistra a quello di destra, il Salto quantico Oltre è stato che i miei figli, non sentendosi più sbagliati, delinquenti irrecuperabili, hanno faticosamente cercato e stanno costruendo, ognuno con le proprie specificità, un quotidiano lontano dalle soluzioni di un tempo, provando ad accettare e vivere i C.E.U. quotidiani, periodici, relativi alle diverse situazioni che si presentano, non senza difficoltà o insuccessi e, ad oggi, uno ha cercato e trovato un lavoro ad Amsterdam, dove vive anche mia sorella. Torna spesso a casa e, come nell’ultima settimana, sta cercando di recuperare il rapporto con suo fratello, condividendo giornate intere da soli con gite al mare ed altro.
L’altro ha scoperto il piacere dello studio, ha ripreso l’università, ha fatto gli esami dell’ultimo anno tutti a giugno, ha preparato la tesi, che darà a novembre, e sta preparando i test per l’iscrizione alla specialistica.
Ci siamo dovuti impegnare tutti, altrimenti non avremmo raggiunto questi risultati. Ma è finita? Ora possiamo stare tranquilli, attendarci? NO
Ogni giorno, ogni situazione ha il suo C.E.U. da vivere

Il C.E.U. è come funziona la vita per gli esseri viventi. E’!

Noi umani o umanoidi, come dice Mariano, l’abbiamo stravolto, non rispettato, volendo vivere solo di “arco di destra” ad ogni costo e a tutti i costi.

Certo che il Fi.Fi. domina e attira, ma attira anche in un vortice che ti risucchia e non lascia scampo.
Certo che anche costruire un campo su una montagna non è una soluzione definitiva che rifugge dal Fi.Fi., non ancora. Ma tanti accampamenti che cominciano piano piano a seminare e produrre da sé e poi a scambiare e poi e poi e poi… UN GRATTACIELO IMMENSO COMINCIA DA UN MATTONE.
FA PIU’ RUMORE UN ALBERO CHE CADE CHE UNA FORESTA CHE CRESCE.

Certo che co-creatore (crea insieme ad altri) è anche chi crea nuove imprese, nuove associazioni a delinquere, nuovi modi di imbrogliare e vivere sulle spalle di altri, associazioni per aiutare chi ha più bisogno ecc…
Ed è anche chi crea, insieme ad altri, nuove prospettive per dare un senso all’esistenza più poetico, per vivere rispettando ed includendo anche il più, apparentemente, insignificante essere, una comunità dove sentirsi tutti uguali nella diversità, dove essere uno dei tanti punti che formano il cerchio della vita.

Il C.E.U. Ciclo Esistenziale Universale, non è un metodo, una tecnica, un mantra, non è una soluzione preconfezionata, è come funziona la VITA, di tutti.

In attesa di conoscerti, ti abbraccio

Lucia

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