Corso Maestrepolo, rubrica PASQUALINA: I PERCHE’ DELL’ESISTENZA. Perché l’allattamento… domanda di Elisa, riscontro di Adriana V.

disegno di Monica Glorio

 

 

Perché l’allattamento al seno, pur essendo un atto di nutrimento che consente la crescita di un essere umano e quindi della specie, un atto che dovrebbe essere semplice, istintivo e facile, è invece in molti casi per le donne doloroso e anche talvolta dà origine a infezioni (es. mastiti), malesseri, etc.?

 

 

Cara Elisa, grazie per il tuo “perché” che ho subito sentito di arricchire.
Innanzitutto voglio dire che io non sono tra quelle donne che tu hai descritto.
Per me l’allattamento è stato un momento bellissimo! Ho allattato tutti e tre i miei figli, Giambattista, Mattia Maria, Francesco Gandhi, per circa un anno e questo periodo me lo sono proprio goduto. Quando era l’ora della poppata a volte desideravo appartarmi per vivere in solitudine questa pienezza che oggi chiamerei “fusionale”.
Ma tutto questo me lo sono dovuto conquistare, perché Giambattista è nato dopo un travaglio lungo complesso e dolorosissimo e poi alla fine hanno dovuto fare il cesareo.
Per i medici questo significava che non potevo allattare!
Ricordo sempre la superficialità con cui medici e infermieri entravano nella stanza, guardavano e toccavano il mio seno, che tra l’altro aveva i capezzoli rientrati, e mi dicevano in dialetto foggiano: “qua njn esc nint!” (qua non esce niente).
Ma questa ulteriore delusione io non la volevo!
Avevo già subito la delusione del parto.
Proprio io! Io che avevo fatto corsi pre parto con Mario, che facevo il training autogeno per imparare ad accogliere le contrazioni, che sognavo di partorire in casa accompagnata da Mario, che avevo vissuto una gravidanza bellissima… proprio io… ho dovuto accettare il cesareo!
Per cui l’allattamento no, a questo momento magico non ero disposta a rinunciare.
Grazie anche agli studi fatti durante il corso di laurea in psicologia, agli approfondimenti in psicologia dell’età evolutiva, agli studi sull’attaccamento di Bowlby che vedono l’allattamento come un momento sacro per costruire una “base sicura”. Ma anche alle teorie, per me allora ancora acerbe, di Mariano sull’insieme madre/neonato, DECISI…che anche se non avevo latte, lo avrei attaccato lo stesso, convinta che questo “holding” avrebbe messo un “mattone “solido per la crescita psico-affettiva di Giambattista.
È stato anche molto doloroso, perché i capezzoli non uscivano e Giambattista un po’ si stancava a tirare “a vuoto”, ma piano piano ho avuto tanto latte da poterlo nutrire totalmente.
Per me che ho pochissimo seno, era bellissimo vedermi con queste tette grandi e turgide… (da 4^).
Ovviamente per Mattia e Francesco la strada era già fatta e non ho avuto problemi.
Ho raccontato questo per dire che non sempre, se non abbiamo ricevuto, non possiamo dare.
Mi spiego meglio.
Io non sono stata allattata per niente da mia madre, anzi!
Sono l’ultima di sei figli, molto probabilmente non voluta, perché mia madre aveva già 42 anni e all’epoca (1963) restare incinta a quell’età era una vergogna.
Subito dopo il parto, mi raccontavano, mia madre ebbe dei problemi che la costrinsero a stare a letto per oltre un mese.
Per cui io sono cresciuta con il latte “artificiale” diceva lei.
Oltre al nutrimento quindi, non c’è stato neanche un “holding “, credo che non mi abbia tenuto neanche in braccio.
Questo sicuramente ha sviluppato in me un senso di “autonomia affettiva”, nel senso che, non solo non desideravo la vicinanza di mia madre, ma mi faceva addirittura schifo. Ma questa è un’altra storia.

Adriana V

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