Ho sentito la potenza del ciclo vita-morte…

A Monica…

Ed eccola lì quell’aquila maestosa che un tempo era ferita.
Se le guardi bene le sue ferite brillano al sole, sono un trofeo per le sue battaglie, sono memoria per la discendenza. Oggi è addolorata quest’aquila e allora su quella cima si riposa, riflette e si ricarica, guarda il volo degli altri uccelli.Tra un po’ ritornerà a volare con tutto il suo vigore e il sole splenderà sulle sue ferite che ormai non impediranno più il suo volo.

Oggi è il 29 luglio e siamo agli sgoccioli con questo mese che ci sta aiutando a definire tanti passaggi e a procedere con fiducia.
Questa mattina alle 6.20 circa mi arriva la tua telefonata cara e dolce Monica, amica e sorella di questi anni anconetani.
Rispondo e subito ti chiedo se è successo qualcosa e tu mi dici che tua madre si è buttata dalle mura di Osimo.
“Me lo ha fatto proprio adesso che ero felice” così mi hai detto, ti sono stata ad ascoltare e ti ho risposto che forse proprio per questo ha deciso la strada per lei e tu ti sei sciolta in un accenno di pianto, tra le tante cose che questa mattina comunque l’esterno, tuo padre, la polizia, ti richiedevano di fare.
Questa morte oggi mi ha portato a riflettere su diversi aspetti che sento buono condividere, perché la morte di questa donna e l’inno alla vita che tu sei Monica non passino inosservati.
Ti conosco dal primo giorno che hai messo piede al vecchio Centro di Medicina Sociale in via Arpi, con quel vestito lungo e la schiena scoperta, le tue spalle ricurve, spalle che hanno da sempre portato il segno dei carichi che hai dovuto sostenere da sola, spalle ricurve che hanno dovuto indurirsi per le delusioni-ferite che hai preso di schiena e con la testa bassa e i tuoi grandi occhi che si affacciavano timidamente a un mondo che era anche per te.
Qualche volta ti ho immaginata bambina dietro una finestra o un balcone da sola che guardavi fuori altri bambini giocare e divertirsi, mentre dentro la tua casa c’era il vuoto e tanta indifferenza verso te dolce e cara bambina che sei dovuta crescere da sola, con entrambi i genitori assenti.
Sei stata figlia degli antenati e delle povertà delle persone che tu da sempre sei riuscita a cogliere senza spaventarti.
Sei una donna temeraria che, man mano, con il suo onesto percorso e affidandoti ad altre figure genitoriali, fratelli e sorelle ontologiche, ha iniziato a tirar su la schiena e la testa.
I tuoi occhi sono diventati fari per entrare nell’animo delle persone, per ridere, giocare e sapere che ci sono sguardi e amore anche per te.
Ti ho vista negli ultimi anni lottare anche con il negativo che tua madre ti rimandava, un negativo talmente distruttivo che non ti faceva neanche far godere del positivo per te.
Mi ricordo un giorno che ti ho accompagnata a trovare Pasqualina in una clinica psichiatrica e tu le hai detto della tua possibilità di lasciare il supermercato per inserirti nella scuola, lei ti ha scoraggiato in ogni modo a intraprendere una nuova strada per te e tu eri lì a prenderti il negativo come fosse la normalità.
In quel momento Monica ho sentito quanto è stato forte e precoce l’abbandono per te da parte di tua madre, ma anche per lei da parte della sua. Man mano poi hai cominciato ad accoglierlo e anche a starle vicino per quello che potevi, con un materno ricco e sincero nei suoi riguardi.
A mio avviso questo ti ha permesso di andare oltre e di accoglierlo questo negativo, per poterti liberare un po’ alla volta, perché questi sono processi lenti.
Questa rabbia nei confronti di un materno che non ci ha riconosciuto e nutrito in modo specifico, ci resta dentro e, i primi prigionieri di noi stessi, siamo noi e allora una madre ti resta dentro, con tutto il suo dolore e le sue mancanze.

Ma allora come fare per liberarsi?
Ci si libera vivendo ma facendolo alla luce del sole, mostrando la nostra felicità e amore per la vita, co-creando, stando alla pari con un femminile ondanzante che sa viaggiare.
Liberarsi significa che io mi concedo di vivere pienamente e te ne faccio dono, te lo faccio vedere.
Cara bella Monica, penso che la dinamica metastorica con Raffaele, ma anche il passaggio allo storico vissuto tra voi due, ti ha ridato il sorriso e la spensieratezza di un fanciulla che, forse, non hai mai conosciuto e questo, credo, abbia liberato anche te da tua madre e lei da te, libera di poter decidere. E’ come se tu l’avessi estirpata da te.
Questo gesto così forte ed eclatante in questa fase, io lo vedo un positivo per te ed Elettra e non solo; è una spinta verso lo Juvenis perché, quando si nutrono i propri codici profondi e si ricomincia a riattivare la circolinfa lì dove c’erano i trombi, automaticamente aiutiamo anche gli altri a definirsi, a scegliere, decidere.
Quindi a te ancora il grosso merito di aver fatto strada.
Certo c’è anche una parte punitiva verso chi vuole procedere, ma bisogna per-donare, che significa io ti dono il mio cambiamento e ti lascio andare in un sincronico in cui, anche tua madre, può ancora esserci e liberarsi.
L’anno scorso spesso mi ripetevi: “Ma che destino ho con questi due genitori io che sono figlia unica e li dovrò assistere, con mia madre psichiatrizzata e mio padre messo così male”.
L’Indico fa la sua parte e questo è un alleggerimento che potrà aprire le porte ad altro, anche nella relazione con Elettra e tuo padre. Magari adesso potrai essere anche più libera di viverti momenti più veri e intimi con questa figura paterna.
So che la morte di un genitore ci aiuta, anche, ad andare in quel dolore legato al non avuto, all’assenza.
Questo materno, Monica, che non hai avuto tutto per te, questo dolore, questo non potersi neanche permettere di desiderarlo, adesso potrai anche andarlo a visitare e restituirlo a te stessa.
In questo gesto forte di questa piccola donna esile e fragile, con la faccia un po’ dispettosa da bambina capricciosa, mentre il giorno nasceva e tutto si risvegliava, ho sentito la potenza del ciclo vita-morte che attraversiamo ogni giorno e come uno è collegato ed è spinta per l’altro.
Prima, quando un genitore era psichiatrizzato, si pensava che anche un figlio facesse la stessa fine.
Tu Monica sei l’esempio di come una vita può rigenerarsi, nutrirsi e riprendere i suoi colori, di come le catene del negativo, della svalutazione si possono rompere.
Anche il suicidio di questa donna è stato coerente al suo stile di vita: visto che io non posso vivere come vorrei, scelgo di non vivere. E’ una grande povertà, un profondo allontanamento da se stessi, un gesto forte che ci spinge ogni giorno a sceglierla la vita, in pienezza e con un Globale Massimo. Una piccola donna che ha anche resistito tanto.
Mio padre è spirato all’alba due anni fa ed è stato come un volo di gabbiani, un respiro per scendere più in profondità e per poi risalire. In questi giorni non sarò lì con te ad ascoltarti, abbracciarti, ad accoglierti ma, intimamente, cuore a cuore, io ti sono vicina e so che questo ti arriverà.
Che questa vita, che già era una non vita e che ha generato l’aquila che sei tu, sia il vento che ti liberi sempre più in alto, cara bella e dolce Monica.

Ti voglio tanto bene
Evviva l’amore
Tua sorella Nicoletta

2 Commenti

  1. gianni

    Ha detto Gesù che la santità è una pianta che ha la cima in cielo e le radici nel deserto

  2. gianni

    Ciao Monica e nicoletta… non conoscevo la tua storia ! non importa neanche se una persona sa di un quinto evangelio (non scritto da gesù) ma riporta lo stesso una sua frase detta da un altro autore: <> ; oltre le disquisizioni sulle teorie di perché di fronte a un disagio e una situazione confusa ‘precoce’ uno si può chiudere al mondo e un altro reagire ,in realtà non bisognerebbe mai condannare noi stessi e le scelte finali o sopperire stupidamente ai stereotipi esterni<> la cosa più brutta dell’Esterno è che privilegia sempre la condizione ‘vincente’ cioè quella che rinforza le prestazioni sociali; skinner parlava di rinforzo “negativo” che porta a una vita compulsiva e uno “positivo” dedito alla ricerca della ricompensa che spiega l’uso di sostanze e le dipendenze varie; non sentirsi una vita ti porta a un senso di indifferenza verso tè stesso che non hai coraggio neanche di prendere la rivoltella per farla finita. Sarà un prezzo di riscatto più favorevole per la persona?? Forse! Stare troppo in aria addirittura oltre il simbolico ,ti tengono ancorati a un nucleo ‘concreto’ solo le date del passato e i pensieri che non trovano un Corpo per sonorizzarsi ; nelle teorie sul suicidio ci può essere anche la fenomenica di un atto seguito a un comando imperativo : ma è “l’esterno simulato” dei sensi di colpa che devono eliminarti la fides in tutti e tre i livelli. Non è l’Arte del vascello fantasma che riesce a non rimpiangere niente di sé e del proprio passato!! Finisco con una breve riflessione che la via corta già teorizzata da ledoux costa un enorme dispendio in chi è predisposto geneticamente ;può darsi che i luminari riuscendo a incarnare nel concreto gli stimoli intellettuali abbiano ‘allungato’ il circuito ?un po’ da coprire e mascherare l’iperattività frontale; la Fondazione potrebbe riproporre delle tematiche e incontri già avvenuti come per es. la realtà della Pnei (2007) il materiale è larghissimo ( i sette sistemi e le neuro personalità come si combinano) o altri approci olistici …chi è portato deve tendere preferibilmente a progredire partendo sempre da un alfa di competenza clinica che dà la direzione senza scadere ,come possono fare alcuni volontari, nel gioco degli specchi; il punto mitotico del sapiente deve essere sempre la chiglia è non va mai svenduto a nessuno e a nessun prezzo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!nel sanitario è sempre più facile conservare un angolo alfa che intrecci cultura e medicina…deprofessionalizzare disperde i contenuti . Spero il mio messaggio vi faccia piacere è un invito a non prendere sul serio la vita che non merita neanche

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