Finestra

FINESTRA

Dalla finestra

Mi affaccio alla finestra della mia paura,
oltre il buio intravedo una verdeggiante radura,
il desiderio freme, ma le gambe sono corte,
i passi sono stanchi, non si aprono le porte,
gli occhi non catturano i molteplici colori,
le stanze non si riempiono di rumori,
il sorriso si spegne in una stanca emozione,
le parole non coprono le distanze,
non hanno espressione,
il corpo incatenato urla pietà,
non incontra un abbraccio, è  nudità,
sono il burattino che non diventa mai bambino,
nel Paese dei Balocchi rimango un ciuchino,
le carezze mi ricordano i sogni straziati,
il piacere si mischia alla lussuria, ai pensieri deviati,
i miei sensi mi spaventano, non conosco la virtù,
con fare spudorato infrango i miei tabù,
la confusione regna, è tutto un gran casino,
non conosco misura, non mi vergogno,
sono un bicchiere di cristallo frantumato in mille pezzi,
una scheggia che non riflette mai la luce, roba da pazzi,
occhi diversi si accostano prudenti, incerti,
leggo il loro stupore, vedono i miei gesti sospetti,
sono un ghiacciaio roccioso, una montagna innevata,
un ostacolo insormontabile, un’irta salita,
un elefante in una stanza, ferma, immobile,
col mio enorme peso faccio l’aria più sottile,
ingombro presenze leggere con le mie ombre cupe,
sono un gatto in una trappola che non si rompe,
nessuno mai riesce a sfiorarlo,
lui graffia tutti, è un pericolo,
sempre in guardia, sono sempre di vedetta,
non conosco quiete, sono sempre in allerta,
nella mia torre magnifica e solitaria
mi compiaccio della mia superiorità illusoria,
mi distacco, prendo le distanze,
algida sfoggio raffinate eleganze
faccio il mio gioco di maschere,
seduco con la finzione, so recitare,
non mi sporco nella pozzanghera,
la paura non mi fa giungere a sera,
non divento cenere, non inizio,
la corazza è dura, il cuore non è sazio,
non mi spoglio dei miei cenci,
le lacrime non riparano i cocci…
Celeste

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