Ultime pagine dal diario del mio progetto Ri.C.O.R.D.O.

9 aprile 2020: “prospettive”

Sono scappato dentro un film per non seguire subito mia moglie nel letto e ho scelto Pinocchio, quello nuovo che non avevo ancora visto. Mi ha colpito quando, dopo tanti sbagli, finalmente stava per diventare un bambino vero, ma poi è bastato l’esterno di Lucignolo, che pure nel torto aveva le sue cazzo di convinzioni, per fargli decidere di andare al paese dei balocchi. E poi ho pianto quando la fatina lo ha accolto alla fine, accompagnandolo a diventare un bambino vero. Prima mi sono rivisto mentre ancora sono lì che sto per arrivare e mi faccio invorticare da mia moglie, poi mi è tornato su tutto quello che mi ha detto ieri B e quanto oggi abbia “buttato” una giornata, allontanandomi dai miei desideri. 

Avevo parlato con mia moglie del mio desiderio di tornare all’appartamento vecchio per scrivere il seguito della storia del Tempo del Sogno e lei è stata pure entusiasta, ma ho pensato di rimandare al prossimo weekend, pensando di controllarla, proprio come aveva visto (giusto) B. In verità me la faccio sotto al pensiero di andare dai miei da solo perché ho paura di essere considerato un cacciato di casa. Ho paura di dover fare quello che torna con la coda fra le gambe. Anche se poi non è così. Anche se adesso inizio ad intravedere che posso anche aiutarmi aprendomi a questa paura. E poi ho paura di non passare la Pasqua coi bambini. Ho paura di non esserci mentre aprono le uova. Ho paura di un cazzo di schema di merda. Però non voglio decidere adesso. Adesso vado a dormire e domattina vedrò.


12 aprile 2020: “ricaricarsi”

È già qualche giorno che sarei dovuto partire. Lo sentivo e prima di me lo aveva sentito B. Ma poi sono arrivato solo oggi, per tante paure. Per tanti schemi. Il solito schema di Pasqua (uguale a quello di Natale) che ancora non riesco a rompere nella storia e che mi impedisce di godermi questi momenti che dovrebbero essere di festa. E invece sono momenti in cui mi sento di “dover” preparare i regali per i bambini. Che poi non riesco a fare e quindi resto imprigionato in un limbo in cui mia moglie resta prima delusa perché si mette nei panni dei bambini che non possono avere un padre che gioisce con loro e poi resta delusa del compagno che non riesce a stare con serenità.

Un po’ forse è perché mi sono sempre vissuto queste feste con l’obbligo di dover festeggiare qualcosa che non sentivo vero, con tutta la baracca della religione attorno. Ma ora direi molto perché non riesco a dissacrare veramente questo momento. Ma in fondo dai, un pochino alla volta lo sto facendo.

Adal-Makuru

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