Stralci di diario del mio progetto Ri.C.O.R.D.O. Sesto e ultimo giorno: “bilanci”.

6 aprile 2020

Ultimo giorno del progetto RI.C.O.R.D.O., giorno di bilanci e di festa, accompagnato da un dolore alla schiena che supera ogni limite finora provato. Riesco a fare più movimenti, ma sembra peggiorare e dal mio Guru che mi sistemerebbe in una seduta, non posso andare per colpa delle restrizioni sugli spostamenti: la vita mi vuole così. Senza il fare in alcune situazioni ci devo stare e basta, ma il sentire si affina. A pranzo ho provato a raccogliere rispetto a questi giorni e mi è arrivato che i nonni vogliono solo i bambini, perché io li scomodo troppo. 

Troppe verità. Troppi desideri. 


Non lo ammetterebbero mai, ma quando poi gli ho detto che nemmeno esprimendo il desiderio semplice, di passare mezz’ora con mio babbo vicino sul divano dove ero steso e bloccato, ero stato accontentato, se la sono pure presa, ancora una volta sentendosi incapaci, ma trasformando questa delusione in rabbia. E quella rabbia sento che non ha fine, ma non mi invortica più… Cazzi loro. 

Io voglio continuare ad esprimere i miei desideri, anche se poi non si possono esaudire.


Ho comunicato che per me i 6 giorni passati insieme sono già una bella Pasqua, anche se non sono stati proprio il giorno di Pasqua – come loro a volte scambiano il venerdì di quaresima col giovedì per mangiare carne (oddio peccato!) – e quindi al pranzo di pasqua non andremo (tanto non si potrebbe nemmeno). Ho comunicato che se ci verrà il desiderio di tornare ancora là, ci andremo e che, sebbene ho deciso di non tornare più a vivere lì, visto che vale la parola data (per i miei questa è una cosa sacra soprattutto per via della sottomissione all’esterno) più di ogni contratto scritto, quella casa la ritengo la mia. Lì mio babbo è saltato dicendo che è la mia se ci torniamo a vivere, altrimenti è la sua. 

La novità è stata che non ho subito, né passivamente, né in preda alla rabbia. Non l’ho fatta diventare una questione di principio, come fanno i bambini (se non stai alle mie regole non gioco più con te), ma ho fatto la parte adulta e ho detto: io non affitto casa a gente che a te non va bene, visto che sotto ci abitate voi, ma ogni decisione va presa insieme e vorrei proporti un progetto io, prima che tu decida qualcosa. Insomma io voglio anche prendermi ciò che mi è sempre stato promesso. 

Dopo che mi sono definito mi sono reso conto che i miei non avevano ribattuto e allora ho ripreso la questione e ho fatto definire anche loro che hanno detto che gli va bene: se viene prima l’esterno di me, allora divento anch’io l’esterno così posso dire la mia, cazzo! 

Chiudo il progetto col rammarico di averci messo poco corpo o quasi nulla. Con ‘sta scusa del coronavirus i miei potevano finalmente riallontanarsi dalle emozioni del contatto. Io non sono riuscito a stare anche su questo livello. Un po’ mi viene da giudicarmi, anche se purtroppo non potevo far meglio. Magari potevo scriverlo qualche giorno fa e fra le tante persone che mi hanno dato riscontro, forse qualcuno mi avrebbe spinto ad andare oltre durante i massaggi di mia mamma, ai lavori con mio babbo e alle notti con mia sorella. 

Il rientro è stato molto bello. Mia moglie era molto bella e accogliente e la casa era profumata di incenso, ma soprattutto di nuovo, col cibo pronto e semplice e con tanti suoi nuovi quadri che mi sono piaciuti molto. Sembra che finalmente parlino la mia lingua. Abbiamo festeggiato, prima guardando ballare mia figlia e poi mia moglie, dalla mia postazione orizzontale del divano. Poi io e mia moglie abbiamo cantato un bel po’ al karaoke, mentre i bambini giocavano. 

Gran piazzata finale di mio figlio che si era impuntato su un video… Da riprendere perché le energie erano finite. 

Adal-Makuru

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