Stralci di diario del mio progetto Ri.C.O.R.D.O. Secondo giorno: “definirsi”.



2 aprile 2020

Stanotte ho avuto freddo ai piedi, nonostante la vicinanza dei bambini che bollivano. Seconda notte di fila coi piedi ghiacciati, dopo quella passata in gita in salotto, tutti e 4 sui materassi gonfiabili. Ma sono talmente svogliato quando sono a letto che non ho reagito se non girandomi dall’altra parte. Seconda notte guidata solo dalle luci delle candele.

Stamattina invece mi sono alzato sentendomi più alto del solito, più dritto del solito, sensazione che però non è durata tanto e alle 9.00 mi sono sentito la schiena bloccata e scosse elettriche lungo le gambe. Subito ho pensato che è la comunicazione che vuole uscire, che tenuta dentro mi danneggia il codice analogico, mi va in rabbia, è troppo da trattenere ancora. 


Così, dopo aver lavorato e aiutato mio figlio con i compiti stamattina, a pranzo l’ho presa un po’ larga, per creare attenzione coinvolgendo i bambini e poi l’ho sparata là: “a vivere qua tanto non torneremo più”. Ovviamente reazione da morti dei miei che in un primo momento hanno fatto finta di essere sollevati che finalmente qualcosa avevo deciso, ma poi lanciavano bordate, prima uno e poi l’altra, che dovevo rispedire al mittente dopo averle spacchettate per benino dai loro incarti luccicanti di finto dolore. 

Fino a che ho insistito e mi sono tolto un altro po’ di sassolini, in maniera adulta. Ho detto quello che mi aveva fatto male negli ultimi incontri con loro e che con loro non posso mai esprimere come mi sento perché appena lo faccio vanno subito in difensiva, devono cercare in tutti i modi di rigirarla per darmi la colpa… Ma di cosa?! Del fatto che ho detto una verità? La mia verità.

Non voglio più farmi bloccare, voglio esistere per come sono e questa cosa me la prendo con i denti. 

Come l’appartamento… Anche se non ci abiterò più e non è intestato a me, è mio, come mi hanno sempre detto i miei. È mio e della mia famiglia, moglie e figli compresi. Io lo sento così. Vedrò anche insieme a loro come sfruttarlo. 

Poi la proposta della psicologa sembra che salti, visto che ho già deciso (era stata ipotizzata per aiutarmi a scegliere… Vabbè lasciamo perdere). Oltre a questo mi sono trattenuto in tante cose oggi, tanto tutte le volte che avrei voluto ribattere o alzare la voce, sarebbe sempre stato per difenderli. Ancora. Ho cercato di starci solo per me.

Poi mia mamma è ripartita alla carica per il pranzo di Pasqua… Che due coglioni. Vedremo, il desiderio di sfruttare i pranzi coi parenti per fare dei riti semplici insieme a mia moglie è tanta… Vedremo… Forse quest’altr’anno. 

Stasera dopocena (abbiamo mangiato la pizza con la “mia” ricetta della macchina del pane e la farina squisita del grano di mio babbo) mi era pure venuto il pensiero di abbracciarli i miei, ma mi sono trattenuto, ancora il piacere non lo trovo. Non oggi. 

E poi stasera abbiamo deciso di cambiare letti. Siamo venuti tutti e 3 su da mia sorella. I bambini nella stanza che lei ha risistemato da poco per loro e io nel lettone con lei. Ora sono qua nel buio che scrivo e lei ancora è di là che guarda la tele. Non penso farò chissà che… È un inizio anche con lei… Ma non voglio aggiungere troppe cose. 

Adal-Makuru

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