Stralci di diario del mio progetto Ri.C.O.R.D.O. Terzo giorno: “la focarina”.



3 aprile 2020

Il terzo giorno del progetto RI.C.O.R.D.O. è iniziato col colpo della strega. Mi sono alzato dal letto con le gambe che non mi tenevano su e mi sono dovuto rimettere a letto. Poi c’ho messo 1 ora per andare in bagno e vestirmi. 

Ieri mi faceva male la schiena ma pensavo che con la comunicazione ai miei mi passasse, ma forse non sono andato abbastanza in profondità… Con loro è difficile. Ancora non mi sento in grado di controllare il loro vortice del simbolico che mi porta anche a me verso l’alto. 

Ora sono steso sul divano e vorrei qui R ad accarezzarmi il cuore mentre mi guarda con quei suoi occhietti sempre lucidi e commossi. Vorrei sentire un’altra volta il suo amore e mentre sono qui a ricordarlo, piango.

E invece qua c’è la gara a trovare il motivo del mio mal di schiena, fra mia mamma e mia sorella che ormai le hanno dette tutte… “avrai preso un’ariata”, “avrai fatto uno sforzo”, “avrai dormito male”… Manca la mia povera nonna che avrebbe detto “avrai mangiato qualcosa che ti ha dato fastidio”. Era il motivo di tutti i mali secondo lei. 

Faccio fatica a star zitto, a non iniziare a urlare durante questa “ricerca del colpevole”… Qua è tutto così… Mica conta chi sta male, ma solo che se non ci fosse stato il motivo, allora tutto sarebbe andato bene, come è scritto su tutti quei cazzo di lenzuoli dalle finestre delle case #TUTTOANDRASTRAMALEDETTAMENTEBENE. 

È pomeriggio e ho perso il senso di stare qua… Ma resisto provando a non fare, anche se il cellulare è una terribile tentazione. Mi sono fatto allacciare le scarpe e mettere un cerottone alla schiena da mia mamma… “prendi un Brufen”, “fai una puntura”. Solo quello e poi via dai bambini. Loro non la “sgridano”. Avrei desiderio io di fare il bambino, di avere una madre o un padre che si mettono lì sul divano, affianco a me, senza far niente, ma solo ad ascoltarmi. Forse dovrei chiederlo e basta, ma ancora faccio fatica. Mi sembra ancora più difficile di alzarmi dalla sedia oggi messo così. 

Poi ne ho approfittato per giocare, per come stavo, coi bambini e adesso inizio a vedere qualche prospettiva, che sicuramente non è quella di prendere e nemmeno di dare. O meglio sia prendere che dare, ma in un’ondanza. Chiedere, ma non psicotizzarmi. Tornare ogni tanto a verificarmi, ma senza aspettative. Senza chiudere, ma nemmeno restando aperto in maniera pezzente. Desiderando, chiedendo, ma restando anche aperto alla delusione, comunicandola eventualmente in diretta. 

Allora a mia mamma ho chiesto un massaggio con la pomata all’arnica, ho chiesto di aiutarmi ad allacciarmi le scarpe e poi ho goduto della cena, dando una bella zittita a mio babbo in un frangente in cui mi aveva contraddetto con mio figlio, mentre io gli stavo facendo cambiare dinamica con un semplice ma efficace cambio di posto a tavola. E poi avevo voglia di stare anche un po’ vicino a mia figlia oggi. 

Dopo cena ho affondato sulla richiesta della focarina e sono riuscito a portare tutti fuori. Me ne sono abbastanza fregato di come ci stavano gli altri e io mi sono fatto il mio piccolo rito, bruciando la paura di stare nel negativo, che mi blocca nel dire le verità. Mia figlia ha bruciato la paura di essere sgridata, ma ancora non è convinta, mentre mio figlio non ha voluto bruciare niente, era felice così e l’ho rispettato. 


Abbiamo chiuso la serata giocando un po’ con la wii, ma a me faceva male la schiena solo a guardare. 

Ho ceduto al cerotto perché ho tanto desiderio di passare un po’ di tempo fuori di casa e ho bisogno di rimettermi in piedi… Oggi per andare alla casa dei miei zii (200mt fra i campi) ci ho messo un’eternità, zoppicando come un vecchio di 90 anni.

Adal-Makuru

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