Lettera a mio padre

Padre,

Mi viene un gran nodo alla gola solo a scrivere questa parola riferita a te.

Non l’ho mai fatto in questi ventinove anni, non ho mai dedicato niente a te che non potesse essere cancellato via con un solo battito di ciglia. Ed è per me estremamente difficile oggi affrontarti e anche di più affrontare me alle prese con qualcosa che ancora una volta sento di dover imparare da solo a fare: dire a te le mie verità.

Sento però, dal tremore che mi pervade mentre ci sto provando, che finalmente questo è il momento buono per iniziare a squarciare la lapide che ci ha sempre separato. Sempre. Per tutti i miei quarantacinque anni.

Marsilio ti sei chiamato durante la tua presenza nel diacronico di questa arena esistenziale ed ho sempre pensato che questo nome che ti sei portato addosso era l’unico che potessi portare. Mi dà l’idea del tuo viso, rotondo, un po’ paffuto e con quel sorriso che era sempre trattenuto ma ugualmente lasciava uscire la dolcezza e l’energia, che in sé aveva l’innocenza del bambino timido che sei rimasto fino alla tua morte terrena.

Io l’ho sempre scambiato per il sorriso di un buon padre che mi sapeva, più di ogni altro, vedere. E ancora oggi è forte la tentazione di fermarmi a questo. Ma so che non è così. 

So che tu in realtà mi guardavi con il desiderio di essere come me, un bambino. Un’anima innocente che non sapeva come affrontare il simbolico che la vita ti metteva di fronte volta per volta, prima la piccola e poverissima casa paterna e la vita contadina in cui chiedere non era permesso, poi il dover crescere da adolescente e trovare una tua strada che fosse diversa da quella dei tuoi fratelli a cui probabilmente ben poco sentivi di essere simile e a cui non potevi far riferimento né farti accompagnare, poi, la botta più grande, diventare Il Padre di Famiglia con la consapevolezza che da lì in poi, nessuno più avrebbe potuto vederti nelle tue parti fragili e nessuno avrebbe più accompagnato i tuoi desideri ad uscire.

Allora hai deciso che le tue parti bambino sarebbero state sepolte, i tuoi desideri sarebbero stati quelli che l’esterno accettava.


Sono sicuro di quello che ti dico come se fossi stato io lì al posto tuo, perché in realtà il mio percorso è stato lo stesso che hai scelto per la tua vita. I meccanismi tuoi me li hai trasmessi in pieno ed oggi, che mi trovo ad avvicinarmi al momento in cui tu hai scelto che niente della vita ti poteva più capire e hai deciso di morire dentro prima che la malattia ti cogliesse inerme, io voglio provare a rompere questo incantesimo che, se ha portato via la tua bella anima, non voglio che lo faccia con la mia. 

No, non voglio perché innanzitutto i miei figli non meritano di rimanere appesi così come ci sono rimasto io per tutti questi anni ad una figura che ha avuto paura persino di dire a me che la vita lo stava abbandonando, che sarebbe morto e mi avrebbe lasciato da solo. Questo è il torto più grande che ti rimprovero. Il silenzio!

Soprattutto non voglio morire come hai fatto tu, perché ho scoperto che quello che solo io sono, la mia specificità, il mio essere unico e irripetibile, incompreso a volte, incerto o incapace di fare come gli altri… tutto questo oggi sento che ha valore! Un valore sacro per me, certo, perché appunto mio, specifico, ma un valore anche per il cerchio della vita in cui sono inserito e mi ci avete messo tu e la mamma!

Sì, a lei l’ho continuata a chiamare mamma, ma a te come faccio a chiamarti babbo? Non posso trovarne il senso. Babbo non lo sei stato per me, non lo sei stato nei momenti in cui ne avevo più fortemente bisogno, quando da ragazzo non facevo che fuggire da ogni cosa che potesse tenermi coi piedi a terra, da ogni cosa che mi facesse sentire una identità mia. Non mi sono mai saputo radicare, non ne vedevo il senso. Me ne stavo sempre a guardare le vite degli altri con la paura di entrare, anzi con la paura che non mi facessero entrare e infatti è stato proprio così! Ci ho messo oltre trent’anni a sentire che io mi posso sporcare delle vite degli altri, ad iniziare a desiderarlo e un po’ a farlo.

Anche questo sento che l’ho replicato a partire da te, anche questa modalità tua di essere apparentemente sempre buono, sempre nel giusto, senza mai un difetto perché non si poteva, non si doveva! Ma dentro che cazzo ti vivevi? Il negativo che ti arrivava dalla tua storia perché non me lo hai mai fatto vedere? Il negativo che ti dava mamma, perché non lo hai mai mostrato? Il peso che ti davamo noi figli, io in particolare che specie nell’ultimo periodo iniziavo una adolescenza che sarebbe stata di forte contestazione, perché non lo hai mai tirato fuori? Perché a te non ti stava sul cazzo nessuno?

Queste tue parti mi hanno ingabbiato non sai quanto!


Oggi, le stesse difficoltà mie e anche tue, le vedo in mio figlio maggiore Ludovico, lui è molto più capace di come ero io ed è anche per merito mio e di sua madre Benedetta, perché li stiamo accompagnando tutti i nostri figli, ma a volte mi sale il nervoso quando lo vedo che non si vuole immergere in niente che lo possa mettere in discussione o, come ti ho detto prima, lo possa far sporcare anche degli altri. Mi dà il nervoso perché ci rivedo me e quanto cazzo soffrivo perché non capivo il senso di ciò che mi circondava. Mi dà il nervoso perché sento che la tentazione di comportarmi come hai fatto te, cioè scomparire, c’è! C’è stata forte, fino a pochi mesi fa ed oggi che ti scrivo sento di essere anche più cresciuto su questo aspetto, però la tentazione, il Senex, c’è ancora!

Beh, in questo sicuramente sento di aver fatto comunque di più rispetto a te, e non lo dico con rabbia o senso di rivalsa ma perché ne ho avuto anche la possibilità, di sicuro più di te e, un po’ più di te, me la sono cercata.

Un babbo… mi sarebbe piaciuto averlo in tante occasioni della mia vita, per esempio quando ho iniziato a dovermi confrontare con le figure maschili all’interno della scuola o ancor di più nel mondo del lavoro. Io, nel mio piccolo ti ho sempre cercato in ogni maschio adulto, certo, senza rendermene conto, ma è stata sempre una danza tra un padre da cui apprendere, da cui nascondersi quando facevo qualcosa di storto o addirittura farlo di proposito qualcosa di storto, proprio per farmi vedere… Che strane le dinamiche della vita! Vero? Sì, ma è così che è andata nella mia vita. Non sono mai riuscito ad avere un rapporto alla pari con figure maschili adulte. E certo, se ci fossi stato tu in questo mi avresti di sicuro aiutato, pur solo con la presenza… o almeno questo è quello che ho sempre desiderato. 

Sono ormai dieci anni che ho trovato un percorso di crescita che sta accompagnando me e mia moglie Benedetta…. cazzo, manco lei conosci!!! Ma che parlo a fare, beh, magari è vero che sei nel sincronico e quindi in ogni cosa e conosci anche ogni cosa ed ogni persona ma mi viene di più da pensare che tu invece te ne sei rimasto lì chiuso dentro il legno, per non rischiare di essere visto e magari giudicato male! 

E vabbè, capirai che c’è anche la rabbia mia nei tuoi confronti! Ed in fondo ce n’è talmente tanta che ad ogni parola che scrivo mi viene voglia di chiudere tutto e chiudere anche questa lettera, per dispetto, per farti vedere che col silenzio si ferisce più che con le parole! Come hai fatto tu!

E ti farei sentire attraverso il mio silenzio cosa significa sentirsi abbandonati, lasciati da soli senza la possibilità di ricercare una spiegazione che non sia piena di quel razionale che hai sempre predicato in famiglia e che ancora oggi si respira nelle mura della casa che tu hai costruito…

Ma non lo farò! Non lo voglio fare perché io, oggi voglio andare oltre!

Voglio andare oltre il silenzio e oltre il senso di abbandono. Voglio continuare a vedere che attraverso lo scambio delle parti mie reali, seppure fossero anche puzzolenti o povere, posso spezzare quell’incantesimo di razionale rassegnazione. 

Quindi proseguo nel dirti che ormai da dieci anni ho intrapreso un percorso di crescita insieme alla mia famiglia acquisita che è formata da mia moglie Benedetta e dai miei tre figli Ludovico, Valentino e la piccola Alba che ha poco più di tre anni. Un percorso che, partendo dalla dimostrazione di Benedetta, che per prima ha colto di non riuscire a trovare più un senso nello scorrere della sua vita, ci ha coinvolto tutti nella ricerca e nel viaggio verso i nostri codici profondi.

Quei codici ce li siamo sempre negati come qualcosa di peccaminoso, da non frequentare. Le emozioni potevano essere solo appena accennate, come il tuo sorriso o come quando ti arrabbiavi e con un solo sguardo io dovevo smettere di fare capricci. E invece no! Non è così che funziona! Le emozioni sono il motore che ci fa stare in vita! Senza di quelle, senza i nostri difetti, caro Marsilio Pieroni, uomo senza difetti, siamo morti! Prima o poi siamo morti!

Lo so che ad averlo saputo prima magari ancora saresti attaccato a questa arena esistenziale, perché ti reputo un uomo profondo e sensibile, questo niente me lo può togliere dalla testa.

Lo so che non avevi gli strumenti e l’esterno certamente non te ne ha dato l’opportunità, ma per me non è così, io gli strumenti sento che li sto apprendendo, con fatica e con onestà.

Percorrere la strada che porta alle mie profondità è ora una esigenza, che è partita con molta, molta fatica perché le mie resistenze sono state tante, forti e lunghe quasi dieci anni!

Percorrere questo sentiero è una esigenza che è nata in me quando ho sentito che da essere un padre senza difetti a desiderare che la morte mi prendesse come ha fatto con te, la strada era breve, ma breve davvero. E’ stato difficile ammetterlo ed ancora oggi non è semplice né scontato e ci sto continuando a lavorare.

Percorrere la strada che porta alle mie profondità è ora una esigenza che parte da me, dalla consapevolezza di aver visto che il mio fuoco sacro esiste, che può creare, al positivo e al negativo, per la vita mia e di chi mi sta vicino.


Caro Marsilio, io faccio una fatica tremenda a pensare a dei momenti tra me e te se non quelli in cui io ti osservavo! Ti osservavo che facevi i conti, ti osservavo col cronometro in mano, ti osservavo che portavi la legna, ti osservavo che fumavi, che giocavi a carte, che sorridevi con gli zii, che facevi le foto… Ma tu, a me non mi osservavi, non mi vedevi, non mi cercavi, non mi portavi cazzo e non sai quanto ne avrei avuto desiderio di arrivare all’intoccabile figura che eri tu! E’ bella, certo la figura dell’irraggiungibile e perfetto eh? Ma tu non eri così! E farmelo credere è stata la più grande illusione che mi hai dato. La grande illusione! Poi non hai saputo nemmeno dirmi che non ci saremmo visti più…

Io oggi non sono come te! Io oggi non voglio più essere come te! Lo so da un po’, ma a te non te l’ho mai detto! Io sono orgoglioso del fatto che i miei figli mi vedano nudo come sono, sia nel corpo ma anche nelle mie paure, le mie chiusure, i miei bisogni e mi sento una merda se non riesco a tirarli fuori. Io sono vivo! Questo è quello che sento ed ogni volta che riesco a sentirlo dentro di me so che riesco a sanarmi un po’ e a lasciare un po’ andare te, la tua chiusura e il silenzio delle tue emozioni. Io, le mie emozioni le ho iniziate sentire e le continuo a cercare ogni giorno, non da solo perché da solo muoio prima o poi… come te!

Caro Marsilio, ora ti penso nella tua cassetta e penso a quanto sarai diventato brutto dopo ventinove anni lì dentro, magari non puzzerai neanche più o forse ti sarai fatto polvere, però, per me tu non ti sei mai mosso da lì, fermo, non ti far vedere, non vivere!

Io ti ho sempre amato, anzi, ti ho sempre venerato ma oggi voglio dirti che ti odio anche e te lo dico sinceramente ed onestamente perché mi hai fatto anche molto male. Io per tanto tempo ho desiderato essere come te, ma oggi voglio dirti, anzi ti dico: IO NON SONO TE! Io voglio amare me stesso, le mie parti deboli come quelle forti, quelle contemplative come quelle no e metterle al servizio della vita, la mia e di chi mi vuole bene!

E adesso ti saluto, caro padre mio, tu che hai contribuito a farmi entrare in questa arena esistenziale, perché questo di certo lo hai fatto. Ti saluto e ti lascio al tuo solitario lavoro di morto… che non ho mai saputo accettare e magari nemmeno tu. Probabilmente tornerò a trovarti anche se ti giuro mi sta molto sul cazzo l’idea che tu continui a startene lì e non ti vuoi mettere alla pari con me! Io per il momento cercherò di mettermi alla pari con gli altri che ci vorranno stare, scambierò con loro le mie emozioni, leggerò a loro le cose che scrivo e mi sporcherò delle loro con amore per la vita. No, i fiori non te li porterò mai di sicuro! Dai, è una grande stronzata!

Ciao,

Luca


1 Commento/i

  1. Marco Corti

    Prevedo che per i prossimi due anni farò un ‘viaggio’ nella Residenzialità Leggera. Una sorta si appartamento del CPS ( Per chi non lo sapesse Centro Psico Sociale). Ho una grande voglia di iniziare questo percorso per vivere serenamente le mie parti adolescenziali irrealizzate ossia uscire spesso con gli amici’, viaggiare e divertirmi senza sballo. Voglio trovare sempre più tempo per me stesso e uscire una volta per tutte dal cerchio della psichiatria tradizionale ( CPS ) appunto. La mia idea è di aspettare un anno da ora e poi iscrivermi alle case popolari ( ALER) e abbandonare definitivamente il CPS. CHE poco ha dato e poco ho fatto e no me ne dispiacque. Sono trattato come una cavia in cerca di risposte per altri e frammentandomi sempre più. Ora STOP. BASTA. Appena farò domanda per la casa popolare voglio scrollarsi di dosso questi pesi che seppur anche buoni poco poco hanno aiutato tutta la mus famiglia. Oggi prevedo di andare privatamente sua per uno psicologo sia per uno psichiatra persone serie con le quali lo psicologo e un uomo molto in gamba e li psichiatra perché mi aiuti a vivere bene senza psicofarmaci e a farmi sentire bene. Finendo così un percorso psicospirituale di 14 anni a settembre.
    GRAZIE
    PER L’ASCOLTO
    MARCO CORTI

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