Riflessioni ai tempi del Coronavirus: “Il virus che mi fece compagnia”

Come tutti, anch’io sono stata bombardata da questo grande inedito e su tanti livelli. Questa emergenza, è diventata in poco tempo il nostro globale massimo.

La vita sulla Terra ha subito sempre grandi perdite umane, a causa di calamità naturali, guerre, epidemie, come a voler rallentare una crescita demografica che mette a rischio la vita stessa del Pianeta, sembra un braccio di ferro tra la natura e noi umani che spesso siamo la causa del nostro male.

Questa Mondemia è arrivata a scuotere uno dei periodi di apparente benessere e pace, più lungo nella storia, almeno nel mondo occidentale, molti la paragonano a quella che temevamo prima o poi si scatenasse: la terza guerra mondiale, e per molti versi lo è e lo sarà, migliaia di morti, crollo dell’economia, l’unica differenza sono le case che non crollano sotto le bombe ma anzi diventano le nostre prigioni dorate. 

L’umanità ha già fatto i conti con le epidemie, le pandemie, che ci sono sempre state periodicamente, facendo anche milioni di vittime, la medicina ancora non era evoluta come oggi, ma il problema di questa Mondemia è che essendo passati dal villaggio mondo al mondo villaggio i virus viaggiano velocissimi con noi essendo parassiti che ci seguono ovunque noi andiamo

                                                     

Un’altra cosa che ho pensato è che questo virus, così pericoloso e contagioso fosse l’unica cosa che poteva fermare tutto il mondo contemporaneamente, un’entità incalcolabile, invisibile che ha ridotto i nostri bisogni al minimo, ci ha convinti che per salvarci dovevamo dividere la nostra piramide ai due soli primi piani, ci ha costretti all’essenziale, a una vita sobria, di solitudine per molti.

Questo virus è la prova più potente di come siamo connessi fra noi, è l’apoteosi degli opposti,  è la crisi con più opportunità che abbiamo di comprendere i meccanismi della vita e di crescere riprendendo un viaggio dai tempi più umani, ci sta facendo bene sotto molti punti di vista anche facendoci molto male, è quel negativo che come noi del progetto, sappiamo bene, ci spinge al cambiamento e a nuovi equilibri più veri e vicini a quello che solo noi siamo.

In questi mesi è stato un susseguirsi di notizie spesso discordanti da parte di medici, virologi, epidemiologi, l’epistemologia scientifica di fronte a microorganismi sconosciuti è come se fosse disarmata nonostante i progressi e le scoperte recenti, non ci possiamo affidare neanche alla conoscenza di un premio Nobel (Montagnier) che in questo frangente ha dato la sua versione delirante allucinatoria

                                                         

I politici, gli economisti fanno quel che possono, ma non riescono a soddisfare i bisogni di tutti in così poco tempo, dall’altra parte psicologi, psichiatri, sociologi denunciano il rischio di questo lungo lock down che ha sulla nostra cosiddetta salute mentale. Se si doveva scegliere fra il male minore: rimanere a casa con tutti i rischi per l’economia o uscire rischiando di ammalarsi, forse nessuno ancora lo sa, ci sono dati incalcolabili che coinvolgono numeri enormi e a lunga durata. Ma dal caos nascerà una stella?

In quest’ultima parte vorrei teorizzare sui meccanismi dei virus per me, azzardare un’ipotesi, anche grazie alle teorie di Mariano, alle sue pillole sul coronavirus e alla mia esperienza in compagnia di un virus subdolo che ha invaso il mio corpo e la mia vita per circa 16 anni, e dal quale mi sono liberata proprio durante e grazie anche al percorso, circa otto anni fa. 

                                                   

Ricordo tutti quegli anni con angoscia, la malattia, anche se non si era manifestata con segni evidenti, era diventata il tutto, le cure ancora non erano molto efficaci, e ogni organismo reagiva diversamente , ricordo innumerevoli analisi del sangue, letture fatte sull’argomento e sulle storie di altri pazienti che mi spaventavano, tanti stavano male, non riuscivano a camminare, a lavorare,  avevano dolori, depressione, stanchezza cronica, in realtà questi erano alcuni dei sintomi tipici dell’epatite C che porta se non diagnosticata e non trattata in pochi decenni 20, 30max anni ad una brutta morte.

Io l’ho contratta intorno ai 33 anni, non come il coronavirus con le goccioline di saliva, ma attraverso sangue infetto, come? forse al parto, forse dal dentista, non si sa, per molto tempo mi sono dovuta preservare da tante cose rinunciando ora lo so, a vivere. La carica virale nel sangue con lo stress si alza pericolosamente facendo danni soprattutto al fegato. Alcolici, vini, fumo totalmente vietati, come mettere benzina sul fuoco, oltre alla dieta che deve essere sana, e così ho fatto, per anni con uno stile di vita rispettoso del mio corpo, ma su questo non ho fatto difficoltà e sono stata ripagata, niente danni al fegato, e questo è stata la prima teoria che mi sono fatta:

i virus in un ambiente autoreferenziale, che si rispetta, che si ascolta e con un buon angolo alfa, che non trova soluzioni esterne, da invasori belligeranti diventano conviventi pacifici anche per molto tempo.

Il tempo che ci è voluto per arrivare a trovare una cura efficace nel 2012, ma il coraggio di affrontarla, 6 mesi di interferone e altro, con effetti collaterali pesanti, non l’avevo, e né i valori al limite della norma mi permettevano di accedere a questa cura costosissima per il servizio sanitario.

E’ successo l’incredibile, dopo circa un anno e mezzo di percorso, nel pieno delle dinamiche di vita o metastoriche, vivendo nel caos di quando si sgretolano falsi equilibri, si rompono lapidi, si fanno cambiamenti importanti, il virus si è come riattivato alzando la sua carica virale e cominciando a far muovere i valori nel sangue, così facendo, da parassita subdolo e invisibile è diventato un nemico visibile da sconfiggere. 

E’ stato come un volermi spingere a combattere non solo la sua invasione ma anche le altre che mi appesantivano da tempo o da sempre.

                                                        

Inoltre il coraggio l’ho trovato nell’utero devoto e dentro di me grazie alla crescita in atto, al movimento che stavo finalmente vivendo. Ho potuto accedere alla cura, grazie al fatto che i valori erano aumentati, l’ho fatta, il mio ospite sgradito mi ha lasciata libera, mi sono negativizzata (in senso buono) e sono guarita! Dopodiché non ci ho più pensato, è stato come non avere mai avuto nessun virus, ho ricominciato a vivere da sana!


(Di invasori come i virus nella vita ne abbiamo molti, e non sono microorganismi, colonizzano le nostre cellule come se noi non esistessimo, spesso non li riconosciamo poiché senza specchi riconoscenti non riconosciamo noi stessi e i nostri bisogni, spesso i nostri invasori ci lasciano solo quando muoiono, come i virus, diventa una convivenza simbiotica/antibiotica)

Forse è per questo che dopo questa esperienza, il coronavirus non mi spaventa più di tanto, prendo però le precauzioni consigliate, non mi sento onnipotente voglio mantenere uno sguardo umile ma curioso di conoscenza anche se in mezzo a quest’ondata di fake news sull’argomento, notizie allarmanti e rassicuranti che si alternano, cerco di mantenere un mio punto mitotico, una mia fides/cordicella, di farmi un mio punto di vista sulla situazione attuale, frutto di informazioni e mie riflessioni

Mi voglio fidare della vita che se ha deciso così e perché solo così si poteva cercare di cambiare un sistema globale disarmonico, non voglio avere paura, ne ho avuta troppa in passato e mi ha portato a scelte sbagliate, anche se l’umore non è sempre alle stelle, si convive con la tristezza a volte, e la preoccupazione per il futuro. Sto cercando comunque finalmente di fare ciò che desideravo da tempo, cercando per me un’opportunità da questa crisi 

Ho cercato di fare una sintesi, da un globale massimo sono scesa nel rapporto con me stessa, sarebbe stato buono per tutti scrivere un diario sul periodo eccezionale che stiamo vivendo, comincio con questa traccia, e dal bisogno che ho sentito di condividerla

Un caldo abbraccio a tutti

Rita

1 Commento/i

  1. Celeste

    Grazie per questa condivisione molto vera Rita. Forse, oltre al coronavirus, ci sono tanti altri virus, più subdoli e pericolosi,specie quando li rivolgiamo contro noi stessi,allora possono essere micidiali. Io più che del virus ho paura quando non rispetto me stessa per non deludere gli altri, quando ho paura o non mi fido neanche di me, quando non so chi sono o non ho la forza per reagire o dire quello che penso e mandare affanculo. Io da anni e anni ho un virus dentro di me che nessuno ha visto,ma ha fatto danni enormi,non mi ha permesso una vita degna di questo nome,mi ha tenuto sempre in disparte, in un angolo.Ma un altro virus molto pericoloso è quello dell'indifferenza, per cui tendiamo sempre a scaricare sugli altri, a farci i fatti nostri, a non prendere posizione. Bhe io penso che il mio malessere fosse abbastanza evidente,però spesso venivo colpevolizzata.Di certo io ero troppo sensibile,però a volte la gente per me vede quello che vuole vedere.

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