PILSUP per crescere: ribelle o co-creatore? Silvia

  

Ciao Mariano canta G.U.K.

Mi sento in ritardo rispetto agli aggiornamenti che da tempo volevo scriverti, e inviarti come ringraziamento e fiducia dell’accompagnamento che ricevo da parte tua anche a distanza. Quello che mi ha mosso a scriverti oggi è stato l’ascolto della PilSup di ieri, 23 maggio 2020, dove fai riflessioni sull’aspetto che ti ha caratterizzato e ti caratterizza nella rivoluzionaria metodologia del Progetto Nuova Specie: “essere ribelle o cocreatore”. Anche in queste tue riflessioni trovo un accompagnamento devoto a ripercorrere, riconoscendo, una mia fase precedente, che è stata anche significativa ma anche molto parziale, nel tentativo di essere ribelle, diciamo che è stato più un fare la ribelle come modalità di contestazione ma solo a ciò che avevo subito e quindi non avendo un globale massimo chiaro rispetto ad una possibile modalità nuova di procedere. Mi piace come descrivi le varie espressioni di essere ribelle, da quelle che si pongono con “occhio per occhio e dente per dente”, ad una ipotesi di comportamento o punto di vista che cerca modalità di contestare e contrastare l’altro e iniziare qualcosa che poi sviluppa l’altra parte che non era presente e poi servono altri ribelli contro chi è diventato ex ribelle, che poi diventano le persone più inquadrate.

In questa prima presentazione mi ci ritrovo in parte per come ho utilizzato anche questa modalità per rimanere in vita attraverso il negativo che sento di aver subito ingiustamente e cioè riproponendomi nella maggior  parte delle mie espressioni, proprio lo stesso negativo subito, continuando a subirlo ad opera mia ma del resto non avevo né una conoscenza di una visione un punto di vista più ampio né gli strumenti per sperimentarmi come mi riconosco oggi e che, grazie anche alla scelta di S. e M. di sospendersi dal Progetto, ho potuto verificare e selezionare come opportunità a partire da me. 

Anche la seconda ipotesi di ribelle mi ha echeggiato, la situazione intermedia nella quale uno non è ribelle in modo evidente ma lo è di fatto, invalidando ciò che non accetta e lo fa in modo che non arriva alla persona o al contesto che lui tende a contestare.  Entrambe le descrizioni mi hanno fatto sentire il peso grande di un angolo alfa che mi ha bloccato, tenendomi ferma per molto tempo e lasciandomi illudere di altro. Oggi, riconoscendo in queste parti, anche i tentativi che segnano per me una fase precedente, trovo nuove prospettive nel desiderio di sporcarmi nell’esistenza per vivermi in libertà lo spirito cocreatore che meglio mi sta accompagnando e insegnando ogni volta a selezionare un nuovo globale massimo per non smarrirmi. A tal proposito ci tengo a dirti che, dopo avermi fatto riconoscere con semplicità la capacità di poter tornare alle mie origini anche attraverso mio padre, dalla domenica di Pasqua, ho cominciato a ricontattarlo e, per ciò che ti ho appena descritto come spirito cocreatore, lo sto sperimentando ogni 15 gg che mi impegno a contattarlo. Mi si sta aprendo un mondo che non credevo sarei riuscita a riconoscere come stimolo a procedere, non che mio padre sia cambiato, affatto, ma io mi sento forte nel manifestarmi con la mia specificità non temendo, in primis, i suoi giudizi perché, grazie ai tuoi insegnamenti Mariano, mi riconosco oggi anche come un’entità specifica e semplice che sa riconoscere il valore delle piccole cose e sa anche aspettare per godere del raccolto.

                                                     

Grazie all’invito che mi hai rivolto durante l’incontro Zoom Me.Me. di contattare mio padre, riconosco più chiaramente e ad ogni telefonata, il valore potenziale dello s’cus e n’ cus che sicuramente tornerà utile e buona terapia anche alla mia patologia autoimmune della tiroide rallentata e che l’anno scorso mi ha lanciato dei segnali chiari, facendomi sottoporre ad un ago aspirato per analizzare una piccola cisti vicino la tiroide e ad un intervento al collo dell’utero, una “conizzazione”. Per la tiroide, Mariano, io sto facendo una cura a base ormonale di levotiroxina perché ho sentito che adesso da sola proprio non ce la faccio, seguo con attenzione le tue sperimentazioni con il corpo, come quello che ti sei spinto ad osservare con lo stimolo  dell’urina, e credo anche io che, se lavoro a favore del ricontattare di più la placenta fusionale, posso avere una conoscenza e uno scambio maggiore e di dialogo aperto con il mio corpo. Ancora sento prematura per me questa sperimentazione ma, i segnali che il corpo esprime, li ascolto e li accolgo e quello della tiroide la percepisco come una spinta, affinché io decida che cosa voglio fare per me, come percorso di risveglio metastorico, ritornando e potendo ripartire dal rapporto con me. Il fatto anche di essere tornata a contattare mio padre con semplicità attraverso i proverbi, è stata una cosa grande che da parte tua ho ricevuto come ulteriore insegnamento. Partire dalle cose semplici per arrivare a contattare quelle più complesse e creare un’apertura possibile, e così pare che è, a tutt’oggi ancora, questa dinamica che ho riaperto con mio padre. Pensa che, con mia sorpresa, il 2 o 3 maggio mi ha chiamata per chiedermi com’era andato l’incontro Zoom Me.Me., che avevamo previsto ma che poi abbiamo dovuto rimandare per le tue condizioni di salute. Mi sto accorgendo del grosso limite di scriverti non avendoti aggiornato passo passo e dell’accumulo ora che cerco di sistematizzare in questa mail per lo meno per cercare di mettermi un po’ al pari. Ma non posso riuscire a dirti tutto perché, ad ogni argomento, esperienza che mi riconosco di essermi avvicinata, si apre la possibilità di un blowup per riconoscere meglio i meccanismi che esprimo e che possono ancora evidenziale un mio disagio, ma con una spinta ad aprirsi ad una espressione nuova di apertura nuova. Allora ti racconto che cosa mi ha spinto la PilSup di ieri, ascoltando la teoria dello spirito cocreatore, in modo particolare quando hai detto di aver inviato un nuovo messaggio a S. e M.

Credo di essermi scusata con te per averti inviato un sms dicendoti che M. aveva condiviso, anche con me, lo scritto che ti ha inviato e che sentivo di non volerle rispondere. Alla fine ho preso il tempo necessario per me e, alla prima occasione che si è creata di scambio telefonico, le ho voluto dare un ritorno del suo scritto e di ciò che avevo sentito. Appena ho cominciato a parlarle mi ha subito bloccata, avendo quasi un atteggiamento come a giustificarsi di qualcosa, in modo confuso, che io trovo limitante perché in fondo ci vedo un  suo modo di tenere a distanza le persone con cui non vuole uno scambio alla pari. La tua proposta di realizzare il quadro rappresentativo della G.U.K., l’ha spinta a definirsi maggiormente rispetto alla scelta presa con il Progetto che, lei stessa dice, di aver selezionato meglio ora di prima, che è stato per lei seguire la scia di S., come è già stato diverse altre volte. Per me oggi ancora è un po’ faticoso ascoltare in modo distinto le espressione di confusione da parte loro nei confronti del Progetto e che, M. esprime con parole in fuoriuscita che non capisco quale messaggio vuole far arrivare e dove vuole arrivare, e S. mettendosi ancora nella modalità confusa di chi non vuole accompagnare ma poi finisce sempre con il porsi in modo asimmetrico nelle relazioni, come sta facendo nell’ass.ne nel suo quartiere e come ha fatto con me, quando sono tornata dal Progetto Rainbow a novembre, volendo dare una sua interpretazione allo scoppio che U. ha avuto prima con D. e poi, al mio rientro, con me, mostrandosi nella sua difficoltà di entrare in questa fase adolescenziale e sentendo ancora i pesi che noi le facciamo sentire non riuscendo ad accoglierla, come lei vorrebbe, in questo suo inizio di traversata adolescenziale. Da questo ho cominciato a maturare l’ipotesi di trasferirmi ad Ancona per mettere in dinamica tra me U. e I.  le esigenze emergenti, le mie di riuscire a prendermi di più tempo per me e, avvicinandomi ad Ancona, in modo particolare a mia madre e credo che questo possa concretizzarsi di più di adesso. Voglio riuscire ad arrivare ad avere con S. e M. un atteggiamento di scambio alla pari perché, più di loro, so di essere capace di dar valore alle cose che sono state fatte crescere fin qui, anche ricordandomi da dove sono partita e dall’aiuto che mi hanno dato che però oggi riconosco anche come una modalità ribelle contestatrice verso i meccanismi psicotici caratterizzati dalle famiglie d’origine che, nelle scelte di allontanamento rispetto al Progetto, rischiano di rimanerci incastrati loro. Tutto questo per me assume un valore ancora più grande se penso ai miei nipoti, i loro figli, a M. in modo particolare, con la quale, grazie alla relazione che ha con U., mantengo di più la frequentazione e che sento di essere riuscita a dare una continuità come persona inclusa “di famiglia”, ma sufficientemente distinta per riconoscerle un suo valore potenziale che, a volte, ho avuto come l’impressione, da certi suoi racconti fantastici e alcuni disegni, che mi ha regalato e che ascoltando mi è sembrato parlassero anche di lei e di questo valore del quale, in alcuni momenti, sentisse di essere espropriata.

                                                        

Ma oltre ai figli nipoti, per me c’è anche il livello primo che è quello dei miei figli e della relazione tra loro con D. che viene un po’ abbandonato a se stesso e che, come nell’accompagnamento che ho ricevuto io, ma che ho saputo meglio di D. riconoscere come valore aggiuntivo, ci ho ritrovato anche delle strategie loro un po’ parziali, per meglio nutrire anche direttamente la loro rappresentanza del Progetto nella relazione con te. Sento di non voler chiudere completamente l’apertura verso alcune relazioni che è iniziata con il mio percorso nel gennaio del 2010, come quella con la famiglia B. ma anzi, proprio perché sto procedendo e U. e I. possono beneficiare dell’esperienza già iniziata nella famiglia ontologica attraverso altri riferimenti di madri e padri, voglio poter ampliare le visioni un po’ ristrette dalle quali, sia io che D., proveniamo. E proprio ieri insieme a Monica siamo passate a casa di D. dove ci ha raccontato del “braccaggio” che ha subito al Ser.T., da parte del direttore nonché psichiatra il Dr. C., che gli ha imposto l’analisi del capello per verificare le sue dipendenze, oltre all’assunzione del metadone che continua a fare e che, secondo me e Monica, è una strategia anche per incastrarlo e somministrargli dei farmaci.

Ho chiesto a Monica di accompagnarmi da lui perché ho sentito, negli ultimi giorni. un’insistenza in telefonate un po’ fuori dall’ordinario e che mi hanno rimandato alle sue incapacità di chiedere, che si traducono meglio con atteggiamenti infantili di sfinimento. Lo abbiamo ascoltato dando di tanto in tanto degli angoli alfa perché, nel raccontarci di questo suo scambio all’interno del Ser.T, tendeva a distrarsi molto. Ho avuto l’impressione come tendesse a nascondere la paura di essere fatto fuori da un sistema istituzionale che si sostiene ormai attraverso delle modalità parziali e astratte come un po’ erano i discorsi pescati dal suo sapere filosofico intellettuale che non si capiva dove volessero andare a parare; si sente un fantasma e lo ha lusingato che lo psichiatra che vuole mettere al muro con i mezzi della psichiatria, lo abbia riconosciuto nell’essere un fantasma. Monica è stata molto brava e con dolcezza, ma anche fermezza, lo ha guardato negli occhi e gli ha detto che quelle sono strategie per rendere possibili procedure istituzionali quali, nell’ambito psichiatrico, terapie farmacologiche e che per quanto lui avesse fatto degli studi filosofici, lo psichiatra aveva il manico del coltello dalla sua parte. Con noi c’era anche I, che per D. è stato un bello spirito, tanto è che quando siamo andate via ci siamo salutati e Monica ha proposto a D. di fare il prossimo Progetto Rainbow, facendogli presente che parteciperà anche lei come coordinatrice nel gruppo coordinatori e che, in prima risposta, D. più per un automatismo ha detto di no, poi io ho sentito di proporgli di farlo con I. per dare valore alle sue partecipazioni ed esperienza nei Progetti. Da questo incontro che ho fatto con Monica ho riconosciuto una modalità nuova che sento di voler esprimere sempre di più come parte mia legata al mio nuovo sentire e percepire la vita e le cose che la caratterizzano.

Per me è una opportunità di filamento, cordicella, che posso continuare a costruire nell’attraversare storia e metastoria, non più in modo schizofrenico distinto, ma come una forza globale che spinge ad una crescita per sentirmi spirito cocreatore. Vado piano perché ho fretta e sono sempre più curiosa di vedere ciò che ancora non vedo, ma che percepiscono come parte nuove di me. 

Intanto questo, che è una parte adesso significativa per poterti ringraziare di tanto che ancora fai in questa meravigliosa ricerca di conoscenza e approccio per partecipare insieme a questa bella storia della G.U.K.

Ti voglio molto bene e ti abbraccio forte Mariano canta G.U.K.

Silvia

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