La scuola al tempo del Coronavirus e non solo…

Adesso ci sono nella scuola… Più di prima… 

Ora, dobbiamo svegliarci dallo schiaffone che ci ha dato il mondo nanometro, che noi abbiamo sempre schifato perché, addirittura, non vedendolo, pensavamo che non esistesse.

Mariano Loiacono

In questi giorni mi sto chiedendo come si fa ad essere insegnanti on line! Come si fa a trasmettere compiti, correggerli, rispedirli corretti, impartire lezioni, contenuti?  Di che natura è la pesantezza che si vivono, oggi, gli insegnanti? Nasce dal loro affaticamento on line oppure nasce perché non c’è più contatto con i bambini? Manca l’analogico, mancano le emozioni? 

Me lo chiedevo anche prima di questa “Mondemia” in cui nella scuola, nei miei 30 anni di professione, molto spesso è mancato tutto questo! 

Adesso, il giallo di fa più intrigante! 

                                                

Ho “ereditato” questa professione dai miei genitori. Ci sono arrivata “facendomela piacere”. Ho sempre sentito una sorta di soffocamento quando entravo a salutarli nelle classi; da studentessa è stato lo stesso e poi, quando sono diventata insegnante, ho spalancato le finestre e ho cercato di far entrare aria pura!  

I miei genitori mi hanno trasmesso un modo di insegnare innovativo per l’epoca. Gli alunni di mio padre e di mia madre venivano a casa, il pomeriggio, per avere consigli o per affidare loro piccoli segreti di innamoramenti non corrisposti, per rinforzare l’apprendimento delle tabelline, dei verbi e delle capitali. 

I miei genitori erano forti di una spiritualità e di un sentiero tracciato dagli insegnamenti della tradizione cristiana cattolica e dalla filosofia popolare, seguivano quel filone con amore e con dedizione. 

Erano, comunque degli innovatori. Con il passare degli anni la loro specificità si è persa in una istituzione che ha allungato le distanze tra alunni e docenti e tra genitori e scuola. 

Sono limiti dell’angolo alfa che vuole fa teorie parziali per non spostarsi troppo, per non generare un figlio ribelle, e non iniziare un percorso beta gamma. 

Mariano Loiacono 

Le innovazioni, decreti legislativi, hanno rinforzato le distanze. Ognuno non ha voluto scomodare il proprio ruolo genitoriale da una parte e professionale dall’altro. 

La logica dell’opposizione e del contrasto è prevalsa visto che le Funzioni Ruolo e gli Obblighi doveri non hanno più retto. L’insegnate si è trovato immerso in novità dispendiose accompagnato solo da corsi di formazione sterili e, diciamolo pure, “tristemente inutili”. 

L’unica difesa possibile per loro è stata rinforzare il “ruolo”, non avendo competenze per gestire il tumulto di un mondo che cambiava insieme ai nuovi bisogni che emergevano. 

Ore di lavoro “inutili” divise tra: “programmazioni” “collegi dei docenti” “colloqui con i genitori” in cui prevaleva la sfida “io insegnante, io genitore” senza la possibilità di uno scambio profondo.  

Tornando alla domanda iniziale mi chiedo come ci si sente ad essere insegnanti oggi? 

Il Corona virus, ci sta contestando, ci sta spingendo ad andare oltre a soluzioni che non sono più come quelle di prima e, quindi, ci mandano anche in astinenza e che ci “obbligano” alla ricerca, ci “obbligano” a mettere in campo i nostri diversi triangoli del cambiamento per creare delle prospettive che ancora non ci sono e che nessuna delle telecamere precedenti ci può dare! 

Mariano Loiacono

Trasformerà la scuola questa grande crisi mondiale in una opportunità per ripartire dal Fondo Comune della vita? Ci vuole ancora del tempo per smantellare ruoli a cui ci leghiamo per paura della novità? 

È salutare stare dietro un pc seguendo istruzioni e dando istruzioni? Ci si sta accorgendo che la scuola è stata per troppi anni dietro un pc (è una metafora) senza profondità o relazioni? Gli alunni, oggi, hanno bisogno di questo se li vogliamo aiutare! Dove sono finite le emozioni?

Scendiamo dalla cattedra! Impariamo dai bambini! Scambiamo con l’esterno le emozioni. 

Finiamola di accontentare una istituzione plastificata e pre-confezionata! 

Guardiamo alle emozioni! Diamo agli alunni la possibilità di seguire le proprie senza avere la pretesa, maschera da buonismo, di calpestale. 

Perché non trasformiamo l’aula in un piccolo utero dove il bambino ci sta con gioia perché sente che la sua specificità rispettata e vista da uno specchio riconoscente che accetta la crescita piano piano come è naturale nella vita?  

Che cosa facciamo, adesso, sempre più frequentemente? Segnaliamo i bambini, gli alunni con problemi ad istituzioni formate da bravi professionisti che, però, faticano a mettere le mani in questo caos. 

È dal di fuori, adesso, che mi permetto di parlare perché, recentemente, mi è stato persino negato di poter tornare a scuola è presentare, dignitosamente, agli insegnanti un mio amico il professor Angelo Vita che parla del disagio con il cuore in mano! La scuola oggi tace e copre. Trova soluzioni inadeguate e trova mezze misure per continuare nella mediocrità. 

Oggi il mondo è dei giovani. 

Che mondo consegnano? Esiste il cuore dei bambini, degli alunni che cercano amore e coraggio, il nostro coraggio di diventare adulti.



Sabrina

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