Riflessioni di un “ex adolescente rannicchiato interiormente” scaturite dalla lettura della novella di Luigi Pirandello “Il treno ha fischiato”.

Nell’ultimo periodo di qualche anno fa, anche la collezione musicale che facevo si era ridotta a un massacro di numeri di catalogo, matrici, di controllo ossessivo di tutte le etichette discografiche… Se non andavano bene le chiamate telefoniche, rinunciavo a sentire le canzoni, per non ammettere a me stesso di ascoltare un prodotto di cui all’autore o venditore non gliene fregava niente della mia interiorità, che andava ben oltre la collezione: quella era per me un accompagnatore storico motivato a pennello, rileggendo le arti nel Graal.

 

Nelle situazioni di stress come nel 2014, letto come tanti percorsi a spirale in cui quando ti trovi a dover scendere nell’anello diabolico rielabori anche le situazioni immediatamente precedenti dell’ultima istanza fusionale, si  spiega perché quelle poche esperienze di cosiddette allucinazioni si rappresentavano con l’intro (molto melanconico) di un brano di Zappulla… le Voci, considerate sintomo di primo rango per la diagnosi di psicosi (due voci che commentano tra di loro, o una che continua a commentare i tuoi pensieri – Eco del pensiero) per non averle mai sperimentate o credo! Almeno! 

 

In maniera documentabile, vistosa, sempre rileggendo il Graal, può significare che la parte ultima del C.E.U. (Funzioni-Ruolo; Obbligo-Doveri) non l’ho mai adempiuta in maniera continuativa e per lunghi periodi, ma  ho sempre prediletto il pensiero Simbolico che è stato come la chiglia della nave; Belluca, che all’inizio della novella appariva già nel delirio,  suscitava – così mi è sembrato di capire – ai colleghi contentezza per quello che finora aveva realizzato, e cioè forse una possibile ammirazione per quello che loro non riuscivano ancora a prospettarsi… “i paraocchi gli fossero caduti, gli si fosse scoperto lo spettacolo della vita”: tornare allo Spettacolo iniziale della propria vita cambiando il volto delle emozioni.

Il volto di alcuni cosiddetti psicotici sembra riproporre l’aspetto sincero e stupido di chi rinasce dopo il salto quantico del C.E.U. per aprirsi di nuovo ad apprendere le nozioni di un nuovo Graal… “Belluca lo aveva guardato sorridente… sempre col quel sorriso tra impudenza e imbecillità”: l’ambivalenza nell’esprimere la propria intelligenza, che non tiene conto dell’interlocutore apparentemente, perché nel miscuglio ancora tra la fusionalità tanto desiderata e i debiti di ‘un concreto’ ormai spento dal lato Affettivo.

“Quegli occhi di solito cupi ora gli ridevano lucidissimi come quelli di un uomo felice, di un bambino”: letta dal vulgus popolare, un aspetto ‘normale’ si può confondere e celare nella fisionomia di chi prima nella situazione di oppressione (calcoli, computisteria) appariva invece etichettato con una mimica aggrottata; “a un uomo che viva come Belluca, la cosa più ovvia, l’incidente più comune… possono produrre effetti straordinari… che la vita di quell’uomo è impossibile”: questo elemento della tangenzialità che gli eventi possono suscitare nei particolari che ad altri possono apparire lontani, superflui, l’ho visto anche nei comportamenti o pensieri che avevo bisogno di esperire andando nei luoghi ‘per rielaborare i lutti storici’, ad esempio nel ’95, quando facevo il quarto superiore, la mattina che leggemmo in classe il giornale che diceva della morte di una ragazza – Sara B. – per overdose, la sera prima, raccontava dell’intervista ai ragazzi del linguistico: “sembrava una ragazza allegra, comune, aperta”.

Non ricordo bene tutto l’articolo, comunque diceva inoltre: “attendere l’esame autoptico per ricostruire la dinamica dell’incidente”.

Io per molto tempo, fino a qualche periodo fa, ero curioso di sapere a che ora della mattina poteva essere stabilito di fare l’autopsia, se era la mattina tardi, il pomeriggio presto o la notte del lunedì, dato che mia madre lavorava nell’ospedale. Il martedì mi aveva detto che alcuni che lavoravano con lei erano andati all’obitorio a vedere la salma di questa ragazza.

Rivisitando la mia situazione di adolescente rannicchiato interiormente, è la situazione proprio di scindere l’evento col nesso fondamentale in  frammenti in cui ‘io mi riconoscevo in periferia’.

 

“Il Signor Belluca si era dimenticato da tanti e tanti anni che il mondo esisteva”: quando sei preso nel rivisitare i luoghi della tua storia, come io a Foggia durante il percorso con il Metodo Alla Salute,  e altre mie situazioni che hanno il fondo comune di Vissuti come Fuga, nella fuga devi fare i conti con l’urgenza di quello che puoi prendere al momento, le cose essenziali senza perdere tempo, cioè l’ultimo gradino del Graal che si definisce come nevrosi, ossessioni, ansia, sindrome depressiva  (le sfaccettature dei piani e la loro consistenza bisognerebbe approfondirla).

Adesso, dall’ultimo gradino ho avuto questa opportunità di dimenticarmi, durante queste Visite Attuali dell’esterno, che mi possa soggiogare nella ‘triste consapevolezza della normalità’, tipo quando dissi a quel inf. nel 2015 “da grande farò l’anatomopatologo”: da un lato ero guidato dal vuoto (cfr. il termine vuoto nella novella) della inconsapevolezza di quello che volevo trasmettere, che non era realmente la verità, ma ottenere magari la considerazione di un adulto che affettivamente decifrava, al di là del visibile, quello che in quella situazione e periodo volevo rielaborare attraverso quella richiesta particolare che gli ho fatto, che forse non l’ha neanche reputata tanto particolare.

Mariano dice che la malattia è esorcizzata dalla religione e banalizzata dalla psichiatria, che quest’ultima (penso che sia una buona lettura del termine) accanto alla radice comune -schizo ha abbinato altri composti: infatti si parla spesso di schizoidismo, schizoaffettività, schizotipia e le varie dimensioni schizofreniche, che lette in chiave di radici dell’albero in viaggio, quella che nella notte della stanza da letto riesce a fare il proprio know how della giornata, della mia giornata, è la frantumazione intermedia che ha desiderio di ripartire dal nesso fusionale e trasmetterlo a quello metastorico.

Corsista domicilio senza residenza 

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