20 febbraio 2020, decima giornata XVIII Progetto Rainbow: La vita è infinita, dinamica, complessa…

I coordinatori ci accolgono e ci incoraggiano a continuare il viaggio con l’ascolto della canzone “Ho imparato a viaggiare”, poi si fa il bilancio delle scialuppe del giorno precedente, coinvolgendo gli embrioni e gli enzimi, facendo teoria sulle emozioni che ognuno ha attraversato. 

Dai racconti emerge che, man mano si procede più in profondità, si allentano le rigidità del vecchio angolo Alfa e ci si perde, si smantella il vecchio e si amplia la base della nostra piramide ed emergono i bisogni e i desideri. 

Ci si apre, cresce la fiducia e si scopre cosa davvero eravamo e non ciò che ci hanno fatto diventare la famiglia, la scuola, le vecchie istituzioni, le quali ci hanno imbalsamati, ci hanno addormentati perché non ci hanno visti. 

Ci hanno riempiti di sensi di colpa e poi abbiamo vissuto solo di regole e divieti e le nostre parti Aquila sono morte siamo diventati pesanti, galline nella stia. Noi siamo delle potenzialità non astratte, siamo fatti di corpo ed è importante sentirselo, vivendolo e vedendolo, ma, per vederlo c’è bisogno che altri ci facciano da specchio riconoscente che ce lo valorizzino per la sua unicità e specificità. 

Quando, per tanto tempo, siamo stati pezzenti, poi sentiamo di non poter più chiedere, anche perché, non ci fidiamo più dell’esterno e temiamo di essere delusi.  È importante, quindi, arrivare a riconoscere che abbiamo dei bisogni e bisogna lasciarsi andare e fidarsi degli altri perché solo così si possono recuperare pezzi che ci sono stati tolti. Il corpo è la membrana tra l’esterno e l’interno quindi, sentirlo attraverso le emozioni, mette in circolo tutto il ciclo vitale come la linfa che attraversa un albero, dalle radici, al tronco fino ai rami e le foglie e ai frutti per scendere nuovamente alle radici. 

Quando non ci viviamo tutti i codici non abbiamo un nostro punto mitotico, perché tappiamo la nostra profondità e non ascoltiamo più nei nostri desideri nel nostro dolore e crescono le rappresentazioni che ci imbrogliano perché non sempre ci dicono la verità perché sono inquinate da tanti schemi e pregiudizi. Le regole e gli schemi ci hanno creato tante cose buone ma anche tante prigioni… Poi dopo aver fatto diversi bilanci e dopo aver ricevuto il calore della teoria, abbiamo gustato il pranzo.

Alle 15:30 ci siamo spostati tutti sotto il porticato per ascoltare la teoria di Mariano sulla PIL/SUP del giorno che ha semplificato, ancora una volta, come la vita funziona e di cosa necessita per non fermarsi e rimanere in un viaggio continuo. Alle 16 ci siamo spostati nella sala del sole nascente per ascoltare il film della mia vita dal titolo “Come ho vissuto e vivo Gesù e il cristianesimo: esperienze a confronto”. In questo film, Mariano si è confrontato con Stefania D. ed il suo vivere l’esperienza di fede evangelica. Dal confronto Mariano ha evidenziato tutto il positivo che l’epistemologia religiosa gli ha dato, ma, anche i limiti e le prigioni di questa epistemologia che mortifica il corpo e le emozioni, poi, ha anche parlato della sua crisi nel vedere questi limiti e di tutta la sua ricerca per arrivare a costruire una epistemologia più globale, più vicina alla profondità della vita che non può essere imbottigliata dalle certezze, dagli opposti dell’epistemologie religiose, filosofiche e scientifiche. La vita è infinita, dinamica, complessa per cui va s/coperta, tolta dal nascondimento facendo continuamente teoria /prassi. La serata si è conclusa con una ottima cena buffet, pizze e bibite gustose e tanta affettuosa condivisione.


Titta e Silvano

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