15 febbraio 2020, quinta giornata XVIII Progetto Rainbow: “Qui le giornate sono molto intense, due giorni sembrano venti”

  

Sono passati due anni dal mio primo progetto Rainbow, quello che mi ha cambiato la vita. Ora sono al quarto: due in trattamento, uno in conduzione e uno col progetto SE.R.E.N.O. (SEssualità e Ricerca Estesa a Nuovi Orizzonti). È sempre bello il Rainbow, ed è sempre diverso, è il mio progetto preferito.

La convivenza, il condividere gli spazi e le emozioni, l’abbattersi delle differenze di età, sesso e ceto sociale, è tutto questo il Rainbow per me. Tra i conviventi si instaura un clima di intimità, si è uniti dalla voglia di lavorare su se stessi, ci si incontra e ci si raccoglie per parlare di vissuti profondi e di cosa si prova in profondità, per immergersi in se stessi e sentire la propria fusionalità, il raccontare anche cose scomode che nella quotidianità non si raccontano nemmeno ai migliori amici. È un’esperienza unica tanto da essere difficile da spiegare.

Oggi la mattinata è stata bellissima: un’intera giornata dedicata all’ascolto del proprio “stato quiete”, di come si sta, di come si è arrivati al progetto, con quale stato d’animo, cosa ci si aspetta da questi giorni. Dove la trovi un’accoglienza così?

Qui le giornate sono molto intense, due giorni sembrano venti. A me capita di arrivare tesa dall’ordinario e già dalle prime ore sento dilatarmi, sento scaricarmi dalle tensioni, la vita mi appare diversa, i problemi che prima mi affliggevano assumono un nuovo significato o forse spariscono, cambia il punto di vista sulla vita.

Il primo giorno per i componenti del gruppo SE.R.E.N.O. è dedicato all’ascolto. Due coordinatori del progetto Rainbow interrompono le loro attività all’interno della convivenza, per dedicarsi totalmente all’accoglienza del nuovo gruppo. Ci si riunisce nella stanza “Alessio Severo” in tarda mattinata, coccolati da una colazione con caffè e cornetti portata in camera, distesi, rilassati, abbracciati, cominciamo a raccontarci.

Ci si immerge, si fa teoria sulla vita, su nuovi punti di vista. Il globale massimo è “il sessuale uterino”: un sessuale che vada aldilà dell’immaginario simbolico e sballoso legato al termine e che va a ritrovare una fusionalità con se stessi, punto di arrivo ma soprattutto di partenza; per fare ciò bisogna attraversare tutti i codici, rompere lapidi, rivivere dolori, attraversarli, per arrivare alla fonte della nostra esistenza, l’ontologico e dopo essersi nutriti dall’ontologico ripartire, per irrorare le parti prosciugate mettendo in moto il processo di circolinfa, riappropriandosi di parti di sé smarrite o sotterrate.

Durante la mattinata l’intervento dei conduttori è stato determinante a generare un nuovo “stato quiete”, dopo una bellissima teoria di Raffaele, arricchita dagli interventi di Sabrina, mi sono sentita subito diversa e pronta a vivermi la settimana.

È bello stare insieme, viversi il gruppo, l’essere accompagnati e non sentirsi soli, sentire persone che ci tengono alla mia vita. Attenzioni che avrei desiderato dai miei genitori, improvvisamente le trovo colmate anche da persone fino ad ora estranee, e questo mi dà la forza di andare avanti, quelle cose a cui avevo rinunciato perché demoralizzata, le riprendo in mano e decido di dargli nuovamente vita, mi riprendo parti di vita a cui avevo deciso di rinunciare, pensavo di poterne fare a meno perché troppo delusa ma la verità è che dentro mi portavo il dolore della delusione, che a lungo andare mi aveva inaridito.


Manuela

  

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