Uno scritto di Luciano: “Non è un prete. Non è un santo. Ma per me è stato tanto, tanto, tanto.”

                                                    

17/06/2005

Sono quasi le 24.00 e posso dire che per me oggi, dopo tanti anni passati nel vuoto, nella solitudine dei miei problemi, nel non saper comunicare come e a chi, ho ritrovato un pezzettino di me stesso.

A voi sembrerà niente, ma per me è tanto.

Dovevo!!

Avevo il bisogno di staccare la spina dalla quotidianità che mi rendeva vuoto; è stato così improvviso, è stato come trovarsi in paradiso, è vero: quella stanza dove ci troviamo così brutta e vecchia, è piena di sole, luce, soprattutto di calore, sembra veramente un angolo di paradiso. Chi entra qui, all’improvviso, ritrova la sua umanità, il suo calore.

Questo è dovuto ad una sola persona, un vero raggio di sole, che con la sua semplicità, la sua voglia di vivere chi vuol vivere, trasmette energia pura.

Io lo definirei un uomo dai poteri sovraumani, ma non è così, è piccolino coi baffetti.

Insomma, è un uomo come noi esteriormente, ma quello che ha dentro e quello che trasmette, ti fa volare, vivere ad occhi aperti.

Qui tutti lo chiamano Mariano, ma per me è sicuramente dottore, professore, o forse mi sono sbagliato, è quel padre che tutti avremmo voluto avere.

                                                  

Ma è inutile chiederglielo, non ce lo potrà mai dire.

Non è un prete.

Non è un santo.

Ma per me,

Nessuna persona in questo mondo è mai stata così tanto, tanto.

Ho frequentato il Centro di Medicina Sociale di Foggia per quasi tre mesi tutti i giorni, senza mai arrivare in ritardo. 

Sentivo dentro di me che dovevo farlo, anche se di carattere non sono espansivo. Assorbire tutte quelle parole, emozioni, stati d’animo, mi riempiva, mi faceva bene. Piano piano, lentamente, mi sentivo meglio. Ho conosciuto molte persone sincere, vere, con le quali ho instaurato un vero rapporto d’amicizia, e anche questo mi ha aiutato e mi sta aiutando anche oggi.

Il non sentirsi solo è molto importante, e anche il fatto di non essere forzato a fare le cose (ognuno ha i suoi tempi) è stato importante. Sentirsi a proprio agio, sentirsi accettato per come si è: questo è il Centro. Si crea un gruppo, una famiglia che ti avvolge, ti aiuta e ti sprona ad accettare il bello e il brutto che la vita ci regala.

Sentirmi parte di questo gruppo mi dà più sicurezza, consapevole delle mie debolezze. Le ore che si passano al Centro quotidianamente sono molte e alle volte farlo tutti i giorni può risultare pesante, anche fisicamente, ma alla fine di ogni giornata si ha la sensazione di aver acquisito quel qualcosa in più che ti gratifica dell’impegno e del lavoro fatto.

Dopo i tre mesi passati a Foggia, è arrivato il momento di ritornare a casa mia, nella mia famiglia, nel mio lavoro, nella mia quotidianità, nella routine di “prima”, e questo mi spaventa solo a pensarci. Ma era questa la prova della verità, dovevo dimostrare a me stesso che questi tre mesi passati a Foggia mi avevano insegnato qualcosa, e così ho ricominciato a lavorare, a frequentare gli amici di sempre, e già il fatto che qualcuno mi dicesse che ero cambiato, mi rendeva più sereno.

L’aver mantenuto i contatti con gli amici del Centro, anche solo telefonicamente, mi ha aiutato e lo sta facendo tuttora.

Dopo circa quattro mesi ho avuto una ricaduta nell’alcool. Sono stato male sia fisicamente che psicologicamente, ma oggi, a distanza di tanti giorni, posso dire che ricaduta mi è servita tanto per capirmi meglio, scavare dentro di me, aprire un vero contatto con la parte interna di me.

Oggi, dopo quattordici mesi che ho conosciuto questo Metodo, mi chiedo: “cosa è cambiato?”. In fondo, le mie giornate sono più o meno quelle di prima: lavoro e giro di amici, è vero, non faccio più uso di alcool e farmaci per gli stati d’ansia, già questo è tanto, essere lucidi della propria persona è sicuramente una crescita, ma non basterebbe da sola.

Sento dentro che qualcos’altro è cambiato, riesco ad accettare anche il negativo e questo è, secondo me, molto importante. Accettare la parte negativa di se stessi non vuol dire subire, vuol dire essere consapevole dei propri limiti e accettarsi, cercando sempre di migliorarsi.

Insomma, ogni giorno che passa ci regala qualcosa di bello o di brutto, ma è pur sempre un’esperienza di vita che ci serve se riusciamo a ragionarci sopra, cercando di migliorare ognuno coi propri limiti.

                                                  

Voglio scusarmi se non sono stato molto chiaro nell’esporre la mia esperienza al Centro di Medicina Sociale di Foggia, ma chi mi conosce sa che ho delle difficoltà nell’esprimermi con le parole. In fondo, nessuno è perfetto, ed è anche questo che ogni persona è diversa dalle altre.

Io purtroppo non sono riuscito a trovare dei difetti a questo Metodo e mi sarebbe piaciuto farlo perché tutte le cose sicuramente si possono migliorare, e questo vale anche per il Metodo alla Salute.

Se proprio ne devo trovare uno, il Metodo dovrebbe avere cinque o sei dr Mariano. Ogni tanto, con i vari viaggi itineranti, si sposta da Foggia e arricchisce anche noi che abitiamo lontano dal Centro.

Insomma, volevo dire e augurarmi per il bene di tutti che possano nascere nuove realtà come quella di Foggia ad Ancona, Urbania, Trieste.

Questo è l’augurio più bello che posso fare a tutti noi, il Metodo alla Salute deve essere presente in ogni regione d’Italia.

Un ringraziamento particolare al dr Mariano sento di farlo come dottore, ma soprattutto come uomo, amico e padre per la sua professionalità, semplicità e disponibilità.

Grazie Mariano, averti conosciuto lo ritengo un bel dono che la vita mi ha dato. Ti abbraccio.

Un altro grazie a tutte le persone (che non elenco), che anche a distanza mi fanno sentire il loro calore e la loro amicizia.

                                                 

      

Luciano 

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