6 novembre 2019, seconda giornata Progetto Raibow: “Abbiamo il diritto di danzare”.

Rigenerare la vita che si è fermata in molti è il globale massimo di questa Convivenza Intensiva poiché “Siamo tutti nati per risplendere e per manifestare la potenza dell’In.Di.Co. che è in ognuno di noi”. 

La mattina del secondo giorno del Progetto Rainbow si è svolta in un turbinio di emozioni che ci ha coinvolto tutti perché abbiamo cercato, in stormo, di perforare lapidi relativi ai FUK che si sono creati nelle coppie genitori figli, FUK che non ci permettono di vivere pienamente la nostra vita e non ci fanno circolinfare attingendo dalle nostre profondità, per cui ci fermiamo a sviluppare dipendenze di vario genere (sostanze, lavoro) e a portare avanti rapporti simbiotici devastanti come quello di madri addolorate ferme a schemi razionali o convenzioni culturali che diventano la nostra natura.

Si arriva così ad una esistenza di obblighi doveri dove l’exposing continuo si sviluppa per mancanza di holding, fatto di semplici abbracci, di attenzioni legate ai codici profondi specifici.
L’ascolto dello stato quiete è continuato anche nelle dinamiche e nel desiderio di liberare i nostri corpi imprigionati.

Abbiamo il diritto, come ci insegna Federica, a danzare per contattare le nostre parti libere e anche un po’ folli.
Abbiamo il diritto di danzare per liberarci dalle parti nostre bloccate dal razionale che ti obbliga a seguire il solito copione, per cui l’inedito del Progetto Rainbow spaventa anche un bel po’.
È tempo di impastare nuovi pani più fragranti e gustosi con ingredienti base senza trasgredire o creare opposizioni.

Le storie di oggi risentono della mancanza di metastoria, di aborti continui di novità, tutto ciò ci ha resi ciechi e la cecità è contagiosa (“Cecità” di Saramago) più della luce perché la luce ti obbliga a vedere e istintivamente chiudiamo le palpebre per proteggerci.

Le certezze sono le nostre ancora di salvezza ma non consideriamo che ci psicotizziamo e ci chiudiamo sempre più in recinti sempre più stretti che ci fanno vivere come galline in un pollaio e ci impediscono di volare come le aquile.

La storia va continuamente rigenerata. Nel villaggio mondo andava bene la staticità; oggi si avverte sempre più il desiderio di scegliere ed intraprendere strade nuove. 

La nostra è una strada globale che lentamente ti apre delle prospettive, non c’è errore ma anche una briciola arricchisce e ci spinge a procedere.

Quando arriviamo a sentire i nostri desideri abbiano già percorso un viaggio di liberazione.

Sabrina Cela

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