HIPPIE TRIPP – Noi, i ragazzi dell’Hippie Bus.

Ogni viaggio è un’avventura. 

La nostra è cominciata ufficialmente il 6 agosto…

                                                      

8 cuori, 8 storie diverse, 8 talenti e 8 nevrosi, un viaggio condiviso, un pulmino, tende e sacchi a pelo, strumenti musicali, console, olio extra vergine d’oliva e tante, tante barrette ai cereali. 

Eccoci qui, siamo noi, i 7 nani più uno: Biancaneve. 

Infatti, ognuno aveva un soprannome: Murolo, Pisolo, Nervolo, Camminolo, Giocolo, Bongolo, Fregola e Biancaneve, appunto. 

Insieme al nostro caro e fedele amico pulmino, il nostro Hippie Bus, che oltre averci accompagnato per più di 2500 km, è stato luogo sacro e avvolgente per il gruppo. Posto dove fin dal primo momento abbiamo potuto scambiare immersioni, bilanci, ‘’pillole’’ e… paranoie. Insomma, un gruppo veramente assortito che non si è fatto mancare niente.

Ecco, siamo pronti, gli ingredienti iniziali ve li ho presentati tutti, possiamo partire.

Luogo di partenza: casa di Biancaneve dove, oltre la solita calorosa accoglienza, Biancaneve e Nervolo hanno donato, ad ognuno di noi, un bavaglio fatto di jeans con il nostro specifico nomignolo! 

Ora veramente siamo pronti per partire.

Prima sosta: Decathlon, giusto per qualche bomboletta del gas e per qualche figura di merda tra l’ingresso e il parcheggio. I ragazzi con i giochi, una palla e una rete, noi ragazze invece, con musica e balletti di gruppo evidentemente improvvisati, attiriamo l’attenzione dei passanti come fossimo vere professioniste.

Alla fine, è la convinzione quella che conta nella vita e, quella mattina, di convinzione, ne avevamo da vendere.

Senza perdere altro tempo, l’Hippie Bus si mette in marcia per la Germania. 

                                                     

Il gruppo non tarda a formarsi, già da subito, grazie anche ai nostri sudati strumenti interiori, e a tanto tempo ‘vuoto’ a disposizione, riusciamo a condividere oltre la musica e la leggerezza (e le barrette ai cereali), i nostri limiti, le nostre fragilità e le nostre paure. 

È bello come ognuno partendo dalla propria storia quotidiana, abbia mostrato le perplessità rispetto un viaggio in cui il gruppo e l’inedito erano variabili decisamente poco confortevoli! Anzi, per alcuni di noi, veri e propri bombardamenti! 

Eh sì, proprio spaccati a metà tra i problemi e le rielaborazioni della storia da cui ognuno proveniva e le paure ed eccitazioni dell’avventura alla quale saremmo andati in contro!

Insomma, tutto nella norma, niente che un quadrangolare di rispetto non abbia già dentro!

Giano passato può essere sospeso, ormai l’hippie bus, verso la Germania e angolo beta, è partito. 

                                        

La nostra prima vera tappa è Monaco, da Markus, dove grazie a Murala e al suo invito generoso, passeremo i primi giorni. 

Incontro tra storia e metastoria per la nostra compagna di viaggio, perché oltre andare nel suo paese di origine, Markus è stato una figura importante, come un padre ontologico per Murala e sua sorella, dove hanno imparato ad andare in motorino e qualche trucco del mestiere. 

Un’occasione veramente bella per il gruppo, di condivisione e immersione in un pezzo di vita di Murala. Mi è piaciuto molto poter ascoltare un’immersione di una compagna fatta non solo di parole, ma avere la possibilità di immergermi nel suo passato come fosse un film reale, con posti e persone reali. E il suo vissuto sia positivo che negativo, sia passato che attuale, condiviso con noi.  È stato molto bella questa dimensione particolare di immersione, Non mi era mai capitata. E di questo ti ringrazio. 

Mi è piaciuto un po’ meno invece il posto dove siamo capitati, sarà perché tra tutte le ville che avevamo incontrato prima del nostro numero civico mi ero creata delle aspettative, sarà perché ero stanca e desideravo un posto confortevole, sarà perché volevo farmi un bagno caldo, sarà perché mi aspettavo UNA CASA, ma quando si è aperto quel cancello di legno e oltre tanta erba, oltre gli alberi, oltre quel vasto giardino NON TROVAVO UNA CASA, le cose erano due: o Markus aveva una villa veramente tanto grande e per raggiungerla si doveva fare tanta strada nel verde del giardino, o Markus NON AVEVA UNA CASA.. 

La risposta non tardò ad arrivare quando ci sentimmo dire: <<Potete stare dove volete con le tende. sentitevi a casa>>.

Le reazioni del gruppo sono state diverse, alcuni si sono adattati subito, anche con entusiasmo e spirito di avventura, altri un po’ meno. 

Io personalmente quella villa con la vasca e acqua calda in fondo al giardino la cercavo ancora. 

Da lì ho iniziato ad avere il sospetto che avrei dovuto abbandonare presto quel desiderio di mantenere le comodità, se mi fossi voluta godere veramente lo spirito della hippie avventura. E avrei dovuto accettare che un bagno non c’era, non solo un bagno di lusso, il bagno PROPRIO NON C’ERA. E avrei dovuto accettarlo anche alla svelta. 

Dopo un po’ di scalciamenti e lamentele varie, l’atmosfera del gruppo ha subito avuto la meglio. L’ indomani eravamo a giocare e divertirci a farci la doccia con 18 gradi, acqua gelata, che per tirarla su dal pozzo bisognava pomparla a mano con un attrezzo di ferro, pesante e faticoso. Nudi e felici di lavarci in mezzo all’ortica e accumuli (decisamente ordinati) di materiale organico umano. 

Posso garantirvi che farsi il bidet mentre qualcuno pesca l’acqua dal pozzo per te e un’altra amica che ti dà i consigli su come fare è un’esperienza affettiva decisamente da fare! Grazie Pisolo e grazie Murala! 

                                                   

Markus ci ha accolto così, senza una casa, con un pantalone rattoppato a mano, a torso e piedi nudi, e capelli sparaflesciati in alto, stile supersayan, che manco con le mani si abbassavano. Un bel sorriso e tanta voglia di coccole. 

                                                       

Markus aveva uno strano modo di abbracciare, essendo molto alto anziché chinarsi e creare una gobba, apriva le gambe e le abbassava come se volesse fare uno squat e ti avvolgeva con quelle braccia da due metri l’una. E poi faceva degli strani mugugni. Però era carino, lo faceva col cuore. 

Nella mattinata, dopo dei momenti di raccoglimento, sia per il gruppo ma anche per la Murala e Markus siamo pronti per affrontare la giornata.

Dalla foresta alla metropoli. I 7 nani e Biancaneve vanno a Monaco, lì c’era l’asfalto e delle vere fontane, c’erano i negozi e le persone erano vestite in maniera normale, anzi basta dire che ERANO VESTITE. Poi c’era la corrente e l’elettricità. 

In realtà c’era troppa normalità, infatti abbiamo sentito ben presto il bisogno di creare un po’ di scompiglio tra la gente della piazza. Tra Fregola, che attaccava bottone con tutti, e Nervolo che si inventava dinamiche e scherzi, la situazione si è dovuta fermare quando dopo tante risate e coinvolgimenti da parte di tanti passanti abbiamo rischiato che Biancaneve fosse arrestato. 

(Nella foto qui di sotto potete vedere Biancaneve prima di rischiare di essere arrestato)

                                                     

Abbiamo capito che per la Guk forse quegli scherzi stavano prendendo il sopravvento, e non avremmo dovuto più continuare. Ci siamo calmati. o meglio, gli scherzi sono diventati meno degenerativi. Ma ad ogni modo, diciamo che poi da Monaco e da quella piazza, è stato meglio non farsi più vedere.

Quella sera abbiamo preso un tram, e abbiamo fatto un’esperienza inedita per tutti. Anche per una veterana come Pisolo. Un bilancio itinerante nel tram! anche se a me personalmente, che l’ho dovuto fare non mi è piaciuto farlo, e la mia parte anticamente abile non ha esitato a manifestarlo…ma il gruppo ha saputo reggere bene!           Il capitolo di Markus e Monaco ci ha dato belle emozioni. 

Ora, sia con il positivo che con il negativo, per Murala e il gruppo è il momento di proseguire il viaggio.

                                                    

Adesso è il momento di Bongolo. 

La dinamica metastorica adesso è la sua. Godendo della compagnia dei suoi fratelli, per lui è un momento importante. Il motivo del viaggio, la motivazione per cui tutti eravamo lì, ‘’l’Ancient Trance Festival’’ detto anche il festival dello scaccia pensieri, dove Bongolo ha scoperto la sua passione per il ritmo, dove la sua vita ha preso una svolta. A distanza di anni ora è potuto tornare lì, non più come un pischello all’avventura, ma ora con una passione ben delineata dentro e uno spirito di ricerca per i suoi obiettivi. Quel mondo che aveva conosciuto, ora Bongolo l’ha voluto condividere fiero e orgoglioso con i suoi compagni. 

                                                  

Che mondo! una filosofia di vita: campeggi essenziali, la semplicità e il non ostento erano le parole chiavi di quel posto, di quel festival. La condivisione e le cose generose fatte con amore silenzioso.

Lo spirito originale, creativo e risolutivo di Nervolo ha fatto sì che ci trovassimo una sistemazione nonostante i vari campeggi fossero tutti pieni, e con l’aiuto di un machete e un po’ di braccia forzute, lo spazio per i 7 nani più uno, era uscito fuori: la nostra umile nicchia, che ci ha fatto sentire a casa durante il festival. 

Nel giro di poche ore, eravamo già tutti che belli sistemati, attrezzati a mangiare spaghetti sull’erba, data la brutta fine immediata del tavolo da pic nic in plastica. 

Ormai anche grazie all’addestramento della non casa di Markus, adattarsi era diventato molto più semplice e veloce! 

Anzi in realtà in quel campeggio ci sentivamo in un albergo a 5 stelle!!!

Via con il festival. via con le danze. Via con i fricchettoni! via ai codici profondi!

Eravamo lì, in un posto fuori dal tempo. Immersi nella natura, tra meravigliosi alberi e laghetti.

                                                    

Erano quasi tutti scalzi, ognuno si sentiva libero di girare come voleva, le ragazze non si depilavano, avevano peli lunghi come i maschi. Sulle gambe e sotto le ascelle. nonostante ciò erano molto belle. sembrava veramente di stare 50 anni fa negli anni di Woodstock, capelli lunghi e tanta libertà. Niente reggiseno. Niente smalto. Sembrava l’evoluzione di quegli anni, ma più profondità e consapevolezza sostituivano quella contestazione un po’ sterile e fino a se stessa tipica di quegli anni. Non abbiamo sentito aria di sballamento virtuale, anzi c’era un grande rispetto del divertirsi e sentirsi liberi con la musica, con il ballo, con lo stare insieme. Non c’era bisogno di ricorrere a droghe. C’era la voglia di sintonizzarsi con quello che già c’era. Che era già tutto lì a disposizione. Da parte di tutti, in maniera sorprendente, c’era un grande rispetto per l’ambiente che ci stava accogliendo. Infatti, nonostante il festival e le 5000 persone, a terra non una cicca di sigaretta, non un bicchiere di plastica, non una bottiglia di vetro. Si respirava aria di sacralità e rispetto, c’era devozione per quel luogo, per quel clima, pacato e tranquillo, in cui ci si scatenava sì, ma lo si faceva con gli antenati e con la musica!

                                                  

Una strada piena di bancarelle con cibo rigorosamente vegano, con strumenti musicali fatti a mano, portava al “main stage’’, un enorme spiazzale dove un grande palco, con enormi casse, accoglieva gli svariati gruppi musicali provenienti da tutto il mondo. 

Il main stage è stato un luogo magico per il gruppo. 

Quel ritmo troppo profondo per rimanere fermi, troppo profondo per non sentire il bacino, troppo coinvolgente per non muoverlo come se andasse da solo. Una musica che ti entrava dentro e ti faceva muovere ogni parte del corpo! Quei bassi, quel ritmo che ti passa dalla pianta del piede alla punta del capello. Madonna che bello!                                                

Tanti kilometri non sono stati vani. I bagni pubblici in legno, la segatura come sciacquone, 15 gradi ad agosto, erano stati magicamente sovrastati, anzi dimenticati! Quella musica, quei suoni, quell’ energia, valevano la pena di tanto disagio! 

Da quel palco, da quelle mega casse, le onde ti travolgevano! e tutto il resto non aveva più importanza!  Neri, indiani, africani, arabi hanno suonato con la loro energia. La loro specifica energia. E Dio quanto erano bravi a trasmetterla! bastava uno sguardo, ogni movimento, si vedeva che oltre a scatenarsi con la musica il loro desiderio era far scatenare anche noi! non erano sul palco per farsi vedere quanto erano bravi, non erano sul palco per essere ammirati, no. Erano sul palco per noi! In uno scambio reciproco. Loro volevano farci ballare? e noi volevamo farli suonare. sempre di più. e più loro suonavano, più noi ballavamo! con una fusione assolutamente reciproca, eravamo un tutt’uno.

                                                     

A chi è depresso, a chi si lamenta sempre, a chi desidera chi sa cosa e non è mai contento, agli ipocondriaci… questo dovrebbero prescrivere. 

Attimi di presenza. Anche al più bloccato quella botta di vita non passerebbe inosservata. Come un’onda, che prende e trascina via, circolinfa, toglie i ristagni. non importa che tipo di blindatura hai, l’acqua di quell’onda trova il modo per entrare! 

Ecco, a questo dovrebbero lasciarsi andare i depressi! A questo. 

Le tossicodipendenze? 

la stessa cosa. 

                                                        

Bongolo, non ti ringrazieremo mai abbastanza.

Nervolo ha anche spinto fregola a salire sul palco! che pazzi! e che bella fregola! ha ballato con la fregola in corpo! un po’ di imbarazzo, ma si vedeva che si sentiva libera e bella. non glielo diciamo. sennò va in crisi. e si va a mangiare tutte le barrette ai cereali. 

Ma la musica, il palco e il bacino avevano avuto la meglio! avevano vinto svalutazioni e disagi! sei stata sgamata fregola. ci sono le prove, video e testimoni. 

Ah dimenticavo ci sono state anche dichiarazioni d’amore. Mahmoud o come si chiamava lui, il batterista della band che si era appena esibita, si era innamorato di fregola. <<Mentre suonavo guardavo sol te>> una dichiarazione d’amore e un bacio in bocca senza tanti giri di parole. Peccato che l’avrebbe voluta portare in Africa e farci tanti bambini, Fregola si è dileguata tornando dalla sua famiglia. Portando qualche contatto telefonico per un possibile concerto africano in Puglia per la fondazione magari, ma per quanto riguarda una nuova famiglia e tanti bambini caffè e latte si dovrà aspettare. 

                                                    

I concerti erano a tutte le ore del giorno, ma c’erano alcune tappe fondamentali diventate vere e proprie routine indispensabili: la piscina, dove approfittare per lavarsi croste e terriccio appicciato. Bancarelle dove rifocillarsi di energia e verdura. E poi la mitica, l’unica, inimitabile, famosa roulotte adibita a sauna! dove Camminolo, Bongolo ma soprattutto Biancaneve hanno passato ¾ del loro tempo. Biancaneve pare pure si sia purificato, si era talmente tanto purificato che era diventato più grigio che bianco. Poi diceva che dopo tanto tempo nella sauna ‘’non si pensava più…si smetteva di pensare.’’ Io ora non lo so cosa succedeva in quella sauna, però a Biancaneve faceva bene, aveva meno grilli per la testa. Forse il motivo per cui usciva con la pelle grigia era perché smetteva di passare ossigeno al cervello? non lo so, e non conviene indagare. Fatto sta che Biancaneve era sempre più rilassato e tranquillo. 

Dopo una giornata di clausura, per motivi ciclici femminili, è il momento di Pisolo che con coraggio rinasce e si vuole rifare di tutto il tempo perduto! Un concerto dopo l’altro, ballo e tanta curiosità e spirito di osservazione per quel posto. Pisolo non si è voluta perdere niente, anche lei sembrava parte integrante di quel posto, appariva nel suo habitat naturale, in sintonia con la natura, con la gente del posto e… con la musica. A guardarla sembrava collegata con un filo diretto con la musica, lei e la musica a ballare in un rapporto intimo. La vedevi a ballare con quei capelli, nonostante fossero lisci erano scompigliati e selvaggi, un andamento rilassato e lento.Io così la vedevo, il suo stile, il suo ballo in collegamento silenzioso. Uno stile tutto di Pisolo! dicci qual è il tuo segreto! 

Per tutto il gruppo è stato bellissimo vedere una Pisolo così!

                                                        

Quel giorno il suo modo di sentirsi così naturale ha sorpreso tutti! 

Quel giorno abbiamo ballato tutti, tranne Giocolo, che era a giocare con il fuoco nel vero senso della parola. Noi invece davamo il meglio di noi stessi pogando, cantando e… sculettando! 

Nervolo si è collegato, come solo lui sa fare, nel suo rapporto trance con la musica. Il mondo fuori sparisce. Occhi chiusi, un corpo fluttuante e la musica. Questo è il trance dance, questa è la fusione tra musica e corpo. Nervolo in questo è un maestro, vera botta di linfa anche per lui! 

Camminolo si diverte, e con il suo pogare e sorriso ammalia e coinvolge tutti quanti. 

Poi, c’è chi più che sculettare o pogare pestava piedi come fosse un tanghero: alluci, mignoli, a ragazze e ragazzi, non importava. Con quello stile tangheroso era importante prendersi lo spazio. non importava quale dito ci avrebbe dovuto rimettere il compagno affianco! Biancaneve si era trasformato in un tanghero, un toro negro, io ora non lo so quanti soprannomi gli avete cambiato a Biancaneve, ma ormai effettivamente di Biancaneve non c’era più niente, neanche il colore. Un tanghero in pista, nuovi codici e nuove sensazioni per lui, un nuovo modo di vivere un concerto per tanghero. Rompere qualche dito è stato un effetto collaterale comprensibile, ti perdoniamo tanghero. 

                                            

                                                    

In quel marasma, quella pazzia e quella libertà non si fermano, anzi Murala e Fregola si spogliano! Non c’era diversità tra donne e uomini… non si ballava per conquistare, non si ballava per essere belli, si ballava per sentirsi liberi, per amarsi di più, per connettersi col proprio corpo, e per fare questo, quale modo migliore di togliersi i vestiti? vestiti, simbolico, strati di giudizi invalidanti. Il corpo è il corpo. Il corpo, prima di essere sessualizzato, è una membrana per vivere e trasmettere emozioni e libertà. È prima di tutto di se stessi, il corpo non deve piacere all’altro, deve piacere prima a se stesso. 

Questa è stata la ribellione in passato, e questo è ancora un po’ così anche ai giorni nostri,  ma non c’è bisogno di avere peli sotto le ascelle lunghi come capelli, la prima distinzione la puoi avere dentro di te, ballando come se nessuno ti stesse guardando.

Ecco che alcuni di noi si liberano, e ballano per se stessi.

Questo è ciò che trasmettevano le persone di quel posto, immersi nel proprio ballo, in connessione con gli altri. Ognuno, soltanto a guardarlo, ti trasmetteva questa sensazione di pace e non giudizio.  non era importante misurarsi, osservarsi e osservare, era importante lasciarsi andare.

Ragazzi, allontanati troppo da se stessi, inseguono ideali artificiali e lontani dalla natura; ragazze allontanate troppo da se stesse, si adeguano a questo modello, e accettano di modificarsi per piacere. 

Questo prescriverei alle ragazze sempre incazzate e poco rilassate, che non si apprezzano, e ai ragazzi sempre più superficiali e imbambolati.

Se sai vivere le emozioni non guardi i difetti dell’altro, non ti fermi a criticare, non ti fermi nei confronti, non ti lamenti se hai pochi capelli (io sono la prima a farlo) perché se sai vivere le emozioni e quello che conta, del resto non te ne importa nulla.

Meno male che c’è il disagio e i più coraggiosi cercano di svegliare questo incantesimo!

Peccato che però proprio ciò che ti vuole svegliare (il disagio) è anche quello che ti fa sentire svalutato e incapace.  Farlo da soli, a volte è una sfida a perdere che ti porta a sentirti sbagliato. Ecco perché se ad essere disagiati, sbagliati invece siamo in tanti, le voci fuori dal coro non sono più tanto fuori dal coro, e forse se io ci credo un po’ di più in quello che sento, magari sveglio anche te che neanche te ne sei accorto?!?!

Questa è la rivoluzione vera di oggi. Questo è quello che è difficile ma non impossibile fare. Questo è quello che, anche se parzialmente e non sempre, siamo riusciti a fare nel nostro gruppo. Questo è quello per cui ci siamo accolti e trovati in profondità. Includere e non eliminare è quello che fa la differenza. E questa è anche stata un po’ della vittoria che i 7 nani più uno hanno cercato di fare!

                                                   

Mi sento fortunata ad avere incontrato Mariano, il percorso e tutti coloro che incontro alle stesse profondità.Le chiusure sono sempre difficili. Non sono mai stato il mio forte… Ma una cosa è certa, che al ritorno di questo viaggio nessuno di noi è la persona che è partita,  un crossing over generale tra i nani del gruppo, il territorio tedesco, l’atmosfera hippie e il ritmo sud americano sono entrati a far parte di noi. Le nostre follie, le nostre conquiste, ma anche i nostri punti ancora molto fragili sono usciti fuori, e ognuno di noi ne ha potuto godere, entrarci in dinamica, modificarsi.

Ci siamo regalati identità che nessuno era abituato a mostrare,  identità oltre la nostra visibilità storica, e questo penso sia un regalo sacro e metastorico, per niente scontato, che ci siamo donati! Una Murala libera, adolescente e intraprendente, un Pisolo oltre i doveri, che si è fatta vedere nella sua leggerezza e anche… vulnerabilità! un Nervolo che, anche se con fatica, oltre la sua devozione per l’amore degli altri, si è lasciato andare anche all’identità e flusso del gruppo. Un Bongolo che ha messo al primo posto l’amore per se stesso. Un Camminolo in cerca di armonia tra il suo Peter pan interiore e la sua bella parte amorevole e adulta, sempre più libera per la vita degli altri. Un Giocolo cresciuto, capace di divertirsi ma al tempo stesso di autogestirsi e autoregolarsi, senza rinunciare ai piaceri della sua curiosità. Un Tanghero rivoluzionato, che ha riscoperto il suo animo fricchettone, oltre le comodità, desideroso di sfide autentiche, la sua voglia di sporcarsi le mani per risolvere i problemi e portare armonia nel gruppo. E una Fregola…  e non lo so… me lo dovreste dire voi.  Sicuramente una Fregola che non ha evitato di mostrarsi per ogni sua minima sfaccettatura. Alla fine di Fregola le parti buie e le parti luminose si conoscono…quello che ha mostrato di metastorico forse è stata una ondanza meno infantile e più autoreferenziale,  sicuramente non si è risparmiata e non ha risparmiato al gruppo sue ricadute pericolose, ma gli spin, conoscendola, sono stati altrettanto sorprendenti. E se le ricadute sono state inevitabili per lei, e da rispettare, la decisione di riprendere con gioia è stata solo sua.

Il ritorno alla propria vita è una sfida per tutti, ma ora per affrontarla abbiamo qualche pezzo in più di noi, e nuovi compagni al seguito a ricordarcelo, quando potremmo non sapercelo ricordare da soli!

Alla fine lo sapete cosa ho capito da questo viaggio?

Che non devi aspettarti nessun bagno, sennò vieni deluso. Ah ah ah, scherzo!

una cosa che ho ricapito, forse ascensionalmente, è che siamo veramente tutti UNO. Ognuno si sente un fallito, ognuno si sente solo al mondo e non capito. Ognuno si sente non amabile, ognuno si sente che qualcuno da un momento all’altro potrà prendergli tutto ciò che sente suo, ognuno si sente non visto, ognuno si sente abbandonato, ognuno si sente solo e escluso, ognuno si sente che al mondo per lui non c’è niente di bello, ognuno si sente che non appartiene a nessuno, ognuno non si sente scelto.

Fino a quando poi ti accorgi che è tutto un bluff: certo ti sarai sentito così in passato, certo queste cose esistono, ma oggi sei tu che continui a viverti così. E filtri la realtà con quelle lenti, non è un rapporto forte, non è il gruppo, non sono gli altri, sei tu.

Quando lo capisci, comincia la fetogenesi e la tua cordicella di positività e fides cresce dentro di te e poi verso gli altri. Sentendoti meno vittima e più co-creatore ci si adopera perché tutti siano uno e uno siano tutti, non c’è il confronto, non c’è la mancanza, non senti che l’altro è lontano, diverso da te o nemico. L’altro è esattamente come te, esattamente, e lo vedrai e ti vivrai in maniera diversa. e gli vorrai bene perché sei anche tu.

Peccato che non bastano le parole per capirlo, e anche se lo capisci una volta non è detto che lo capisci per sempre: il passaggio dall’embriogenesi alla fetogenesi è un allenamento duro, impegnativo e continuativo.

E pure se con leggerezza noi ci siamo fatti anche da utero.

Alla fine ognuno vuole soltanto che qualcuno vada oltre e venga visto oltre le parti che fa vedere e che pensa di essere.  

Alla fine chi si maschera di più, chi crea lotte e distanze, chi si sente cronico, chi si esclude e si isola è soltanto chi ha bisogno di essere amato di più.

Il mondo si è solo dimenticato di vederlo oltre quelle parti che mostra.

E lui ha smesso di chiederlo.

E ci si ferma in un piccolo stagnetto. Come fa uno a essere infinito dinamico complesso se ci si ferma a quello che si vede? Questo è il caos dei giorni d’oggi. Questa è la drammatica confusione.

Invece, vedere la metastoria nell’altro, questo è l’amore più grande. L’atto più coraggioso, e se qualcuno lo fa con te, poi tu saprai farlo con altri.

È un DOVERE obbligato farlo con amore per l’altro. È un DIRITTO pretenderlo necessariamente per sé. Questa è la nostra missione.

Brividi.

GRAZIE RAGAZZI. SIETE MIEI FRATELLI.

Giorgia, detta…?

(Lo scopre chi ha letto!)

1 Commento/i

  1. Franco Costantini

    Una storia leggendaria, sinestetica, quasi magica ma sicuramente audace e piena di crescita. Ora capisco la rabbia di Fregola quando ho espresso le mie perplessità in merito a questo viaggio, ci sono cose che un uomo finora fides come me fa fatica a comprendere. Complimenti e in bocca al lupo per le prossime avventure!

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

FACEBOOK

5x1000-Fondazione Nuova Specie