E così SIA… e non finisce qui… Il racconto a sei mani della prima Settimana Intima con gli Antenati, dal 22 al 28 luglio 2019 a Casara Cuccetto.

Ma dove sono? Sono a casa? Dov’è la mia casa?

Ancora non so bene dove mi trovo…

Come ho detto a qualcuno, faccio un po’ fatica a ritrovarmi dopo questa immersione con gli antenati. 

Che poi chi sono questi antenati?

Ho pensato che oggi pomeriggio mi sarei presa un po’ di tempo per raccogliermi e raccogliere un po’ di suggestioni di questi giorni per me davvero metastorici.

Penso agli antenati, alla natura, al posto che ci ha ospitato, a chi vi ha partecipato e davvero sento un forte dolore a livello della pancia, come quando hai nostalgia forte di qualcosa o qualcuno.

Sono emozioni forti che ho sentito già appena arrivata a Campo Solagna.

 

L’immergermi da subito in qualcosa di così forte, a livello analogico, mi ha proprio spinto dove faccio difficoltà ad andare per via di un ordinario, in particolare in questo ultimo anno, troppo frenetico e pieno di cose da fare, emergenze e altro.

 

So che riesco a starci anche in questo caos e che me lo vivo anche bene, transitando quando vi è la necessità e prendendomi anche i miei spazi ma…. la maestosità di quello che ho visto arrivando su a Casara Cuccetto mi ha proprio spinto a tornare dentro di me, in una dimensione tutta mia, di immersione nella prima antenata che è quella parte di me di cui sento spesso nostalgia.

Essì, perché la SIA è stata proprio una luce in fondo al tunnel in cui mi trovavo. La distinzione dalla mia coppia, come ho detto a molti di voi, mi aveva trascinato in un vortice che mi teneva lontana da me stessa e che mi faceva invorticare tra deliri, paure, ansie e attacchi di panico incontrollabili. Il contatto con gli antenati, con gli alberi, il cielo, le montagne, le piante, gli animali, l’aria, l’acqua, il fuoco, la terra mi hanno aiutata a tornare dentro me stessa, a ricontattarmi, a risentire il corpo, un analogico all’interno di un analogico più grande, quello di Gaia, della Madre terra. 

Il contatto con tutto ciò mi ha permesso di tornare poi anche alle mie emozioni, vecchie e nuove. L’alba, il tramonto, il temporale, il sole, il caldo, il freddo, l’umido, l’asciutto, lo sporco, tutti canali che mi hanno aiutata a ritrovarmi. E poi, ma non ultime, le relazioni importanti che ho approfondito, trovato, creato.

Ora, forse, tutto ciò sembrerà un semplice elenco di cose anche banali per l’esterno, ma per chi come noi queste cose le ha vissute hanno senso ma soprattutto sono pieni di ricordi e momenti di condivisione.

Un pieno e un vuoto insieme… un fare e un non fare… voci e silenzio… ma tutto dentro, in contatto, un’immersione continua, in cose semplici, con poche certezze fuori ma che ti spingono a trovarne altrettanto dentro di te, al piacere di arrangiarsi che poi è cosi naturale sentirsi felici con poco, con niente… che quando ti svegli e apri gli occhi e guardi l’immensità di un cielo che ti copre, senti davvero di appartenere a qualcosa di più grande e che davvero è una grande figata vivere, esserci, attraversare tutto quello che ti capita e che…

Mi sono innamorata e sentita a casa tra le braccia degli antenati: maestosi e saggi alberi, soffice terra di bosco, rassicuranti montagne e profonde valli, dolci asini e caprette e la mia famiglia ontologica hanno caratterizzato questa settimana di “Vacuum”. Sento la nostalgia dell’umiltà con cui abbiamo vissuto quei posti. Mi sono sentita a casa mia! Camminare nei boschi abbracciando i suoi abitanti Alberi e accarezzando le inquiline Piante che hanno accolto e accompagnato ognuno di noi a procedere, soprattutto quando il buio non ci permetteva di trovare sicurezze… Loro c’erano! Ho sentito che ci accoglievano perché ci conoscevano. Conoscevano la parte più profonda di me.

È stata un’esperienza unica!

Mi ha permesso di ricontattare parti mie legate alla semplicità degli antenati che avevo da bambina.

Nel corso degli anni sento che ho dovuto allontanarmi da loro perché la società mi ha portata da tutt’altra parte. L’asfalto, le macchine, i palazzi, le ferrovie, i pali della corrente, i vestiti, le griffe, le urla della gente incazzata, la frenesia di una città che si sveglia perché deve lavorare, andare a scuola, pagare le bollette, correre in banca, burocrazia, burocrazia, burocrazia, che da una parte le vedo come cose buone ma dall’altra ci hanno allontanato troppo dalla semplicità della vita.

Sento che sto cambiando in profondità anche nel mio rapporto con l’esterno, su tutti i piani della piramide… anche se in questo momento la sento tutta sottosopra.

La strada è ancora tanta ma non mi spavento più, sento che non sono in cerca di certezze fuori di me, desidero relazioni vere, alla pari in cui anche io posso sentirmi degna di avere uno spazio.

È questa la direzione che ho sentito in questa settimana intima e che voglio continuare a percorrere, sentendo che accanto a me ho più fratelli e sorelle ontologici… che alcune cose delle mie origini stanno lasciando lo spazio a delle relazioni più solide.

SIA io ti benedico perché senza di te non sarei stata in grado di fare certi passaggi fondamentali per la mia esistenza. Ti benedico perché sei stata la spinta a intraprendere seriamente il mio beta-gamma.

A distanza di settimane sento ancora il beneficio di questa esperienza. Desidero contattare sempre di più la mia parte selvaggia conoscendo posti selvaggi.

Giusi, Annalisa, Serena

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