Frammento

Questo pomeriggio ho avuto il coraggio di suonare quel campanello. E la porta si è aperta. Il maestro era in casa, l’aria impregnata di quei colori e di quel profumo di pittura che ho avuto sempre dentro di me. 

Faliero e sua moglie Anna mi hanno accolto con meraviglia e con grande semplicità. Meraviglia perché, dopo quasi quaranta anni dalla fine del liceo, sono entrata nella casa del mio insegnante di disegno. In tutto questo tempo ho incontrato il maestro saltuariamente più di una volta, mai come stasera mi era capitato di provare una emozione così forte… 

Desideravo da molto che questo incontro avvenisse, oltre tutto ho scoperto che Faliero abita non lontano da casa mia. Sono entrata quasi frastornata, ho fatto appena in tempo ad accorgermi della disposizione degli spazi: un corridoio, una libreria, un salottino, uno studio, un terrazzo con una vista mozzafiato sulla città di Jesi – si vedono anche le mura cittadine a pochi metri da casa mia – e sulle colline circostanti. Ci siamo parlati fin quando la moglie Anna ci ha invitati ad andare al piano di sopra che si raggiunge salendo una stretta scala in legno. La salita non mi ha dato alcuna sensazione di chiuso e di angusto, anzi la strettoia mi ha sostenuto ed accolto. 

Lo studio del maestro si è spiegato davanti ai miei occhi. Il primo quadro che ho visto è stato quello di una madonna con il bambino radiosa in fase di realizzazione su un cavalletto contornato da una siepe di pennelli e colori. Quasi un palcoscenico, con lo sfondo vero della città di Jesi che si dipanava per intero da una grande finestra che faceva entrare la bella luce pomeridiana di un maggio finalmente caldo e limpido. Tutto intorno quadri di varie misure, tanti i ritratti, la testimonianza matura di una sapienza pittorica sicura ed esperta. Su un lato, la “scuola ideale”, un autoritratto di Faliero seduto in cattedra in una aula circondata da muri futuristi e con banchi vuoti. 

Ci siamo ancora raccontati, abbiamo ripercorso le nostre storie di vita ed è stato bello intrecciare le nostre dimensioni personali con quella dell’arte. 

Il maestro ha voluto farmi un dono, un gesto compiuto con semplicità ed anche con grande cura. Poco prima avevo visto appesi sul muro dei sassi pitturati, la mia passione. Faliero ha preso una scatola, ha tolto il coperchio, dentro tanti piccoli incarti. Ne ha aperto uno e mi ha porto un sasso dipinto. Ho preso dalle sue mani quello che mi è sembrato un grande dono e mi sono scese le lacrime. L’ho guardato insieme a lui e mi sono resa conto che su quel frammento di pietra c’è dipinto il volto di un ragazzo che è il particolare di un quadro di Picasso: “Madre e figlio”. Che dire…?


Le nostre storie sono fatte di tanti frammenti, sta a noi rimetterli insieme e, soprattutto, cercare di non perderli, rileggerli e comprenderli come parte della nostra visione del mondo che, come i sassi di Faliero, è fatta di tanti piccoli quadri che possiamo donare agli altri quando se ne presenta l’occasione. Ringrazio Faliero per il dono che mi ha fatto accogliendomi nella sua casa e anche mio padre che mi ha trasmesso la passione per la pittura.

Farfalla Gialla

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