Foggia 26 – 27 e 28 aprile 2019. PROGETTO “H.O.M.E.” – HOME OPEN (per) METASTORICI EVENTI.

Venerdì 26 Aprile 2019 è cominciato il progetto HOME. Quante emozioni prima di questo progetto. Per me, Francesco, i momenti che hanno preceduto l’arrivo dei partecipanti sono stati un po’ negativi, non volevo più farlo e avrei mandato tutto all’aria. Per me, Mariella, i giorni prima sono stati pieni di ansia e curiosità, che cosa avremmo fatto? Come si sarebbe svolto? Dove saremmo andati? Anche un altro pensiero mi veniva spesso in mente: 5 persone rinunciavano a vivere il loro week end per dedicarlo a noi e questo pensiero comunque mi riempiva, sicuramente doveva essere una cosa bella.  L’arrivo dei 5 enzimi più le accompagnatrici, Francesca, Rocchina, Sandra, Marina e Marco, Lucia e Pina, ci hanno confusi con il loro frastuono ed allegria. Una volta seduti a terra in cerchio in salone ci hanno legati tra di noi con 7 coloratissimi nastri uno per ogni enzima o embrione. Lucia e Pina dopo aver benedetto questa casa e dopo averci illustrato il significato del progetto HOME, ci hanno detto che potevamo fare del nastro quello che volevamo: tagliarlo colorarlo ecc. Era la prima volta che il progetto home interessava una madre ed un figlio. Lucia, che aveva già vissuto questa esperienza, ci ha detto quello che poteva capitare in un progetto home: a lei per esempio era capitato di dipingere completamente di nuovo una porta, la più bistrattata dai figli. Lucia ci ha spiegato perché home e non house, in quanto il termine house è rivolto più alla costruzione solida mentre home alla casa come posto in cui vivono persone. Poi sono andate via dicendo che ci saremmo rivisti al bilancio finale. Seduti in salotto Sandra legge la pillola del giorno che lega tantissimo col significato del progetto HOME: 5 enzimi sono venuti a creare, a favorire, un utero nella nostra casa per eventuali metastorici eventi. 

                                                

                                                                                    

Dopo aver mangiato, uno degli enzimi, ha proposto di legarci con i nastri io, Francesco con Marco, e Mariella con Rocchina. È stato molto divertente concludere la serata con questa iniziativa perché si sono create situazioni particolari così intrecciati!

Il giorno 27 dopo la colazione abbiamo fatto un risveglio muscolare nel piccolo giardino di casa. È stato bello che Marco dopo aver iniziato la ginnastica, partendo dalla testa, ha spinto poi ognuno di noi ad inventare un esercizio che tutti gli altri avrebbero fatto. 

                                                    

Dopo aver letto la pillola Francesca ha chiesto a me e mia madre di esprimere un piccolo desiderio realizzabile in questi 2 giorni. Per me Francesco hanno organizzato una sorta di rito per cambiare l’aspetto della mia cameretta; invece per Mariella è nato il bisogno di rinascere, dopo un periodo buio, piantando fiori nei vasi fuori la porta.

                                                   

Per me, Francesco, fare questa cosa è stato un passo importante che ho affrontato con non poche difficoltà. Il disegno, al posto dei quadri sul letto, l’ho subito immaginato: al logo del progetto home ho inclinato il personaggio e messo un cappello in testa: ero io quando ballavo. Il disegno, l’ho fatto io, mentre a colorare mi hanno aiutati un po’ tutti! Il disegno ha sostituito i quadri che c’erano, che non ho voluto togliere del tutto ma solo spostarli e disporli in modo diverso, perché comunque facevano parte del mio passato.

                                                   

              

                                                   


Per me Mariella è stato importante dare di nuovo vita alle piante fuori la porta; negli ultimi tempi le avevo trascurate ompletamente, rispecchiavano il mio stato interiore di morte. Ma già da qualche tempo e poi rafforzato da ieri con questa spinta ad esprimere un desiderio, ho desiderato, voglio, che in questa casa ci sia di nuovo la vita. Loro devono dare a me la forza, nutrendole, di andare avanti e procedere in questa vita.

                                                      

                                                   

Dopo cena io, Francesco, ho espresso il desiderio di voler dormire nella mia “nuova” cameretta e Francesca, dopo che io e mamma ci siamo messi stretti stretti nel letto ha letto una favola molto originale mentre Sandra ci ha cantato una ninna nanna. La domenica mattina del 28, ultimo giorno del progetto home, io Francesco, mi sono alzato frastornato e confuso per la nottata trascorsa tra insonnia, pensieri: dovevo affrontare delle cose e non sapevo come sarebbero andate. Ero nervoso, non avevo fatto colazione, andavo su e giù per la stanza con un senso di fastidio, ansia e sgomento.

Io Mariella, dopo aver dormito poco, mi sono alzata presto e mentre tutti dormivano ho risistemato le piante nei vasi, le ho interrate meglio, sembrava che così avesse più senso. E’ proprio fuori la porta, dove c’erano i vasi con i fiori che Sandra ha chiesto a me Francesco di scegliere un ricanto e leggerlo. E’ capitato il ricanto di wakan tanka che ha dato sensazioni e ricordi diversi in tutti noi. Per esempio a me Francesco, ha ricordato Silvio e il rapporto tra di noi. Era un ricanto sugli antenati e sull’appartenenza dell’uomo a tutta la natura. Per me è stata una vera e propria immersione tanto che il mio desiderio più grande era stare da solo secondo i vecchi schemi. Dopo essere tornati in casa tutti, ma soprattutto Sandra mi ha spinto ad aprirmi e a cambiare modalità cercando aiuto negli altri ma io non ci sono riuscito del tutto; comunque ho pianto e per me è stata un’immersione. A quel punto le donne del progetto ed io steso sulle gambe di mia madre, mi hanno accarezzato, massaggiato e accolto. La musica messa da Marco ha rafforzato quel momento intimo e profondo. E cosi siamo stati un bel po’, quasi tutta la mattinata…dopo essere risaliti e dopo aver fatto una passeggiata vicino casa, il  progetto si è concluso con il pranzo ed il bilancio alle ore 15.

                                                 

Oltre alle accompagnatrici Pina e Lucia gli enzimi e gli embrioni c’era anche mio padre. Dal bilancio è emerso come prospettiva di aprirci di più alle persone vicine del territorio: Marco Pina e Lucia.

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