Una ipotesi di femminile e maschile di Nuova Specie… dalla notte dei tempi…

Ho trovato sul web questa immagine che risale circa al quindicesimo secolo. 

Non conosco l’origine di tale dipinto, né tanto meno so se sia reale o frutto della tecnologia odierna.

Mi ha  colpito molto vedere Maria che legge, un femminile che si accultura e nutre l’albero della conoscenza, che in quell’epoca era non solo raro, ma addirittura vietato dalla  società – la donna  doveva  accudire i figli e la casa, essere al completo servizio del maschio e della sua famiglia – mostrando  forse la prima  immagine della donna globale,  che supera  gli  schemi  di quella  remota  società, che si mostra regina  di vita, dando la vita ed acculturandosi per essere al suo servizio.  

Questa raffigurazione inedita mostra anche un Giuseppe molto femminile che accudisce il piccolo nato, un maschile al servizio del femminile, un padre amorevole che accoglie tra le braccia e culla la sua prole

Per l’epoca, anche per il maschio era rara questa interpretazione: egli doveva lavorare e pensare al mantenimento della famiglia, si occupava dei figli solo in età adolescenziale per immetterli nella vita e nelle arti del lavoro, per mantenere e portare avanti non solo il nome paterno, ma anche la sua discendenza e la sua eredità e la sua stirpe.

Giuseppe, che nutre l’albero della vita, sembrerebbe un padre amorevole che accoglie e culla il figlio, immagine che per la mia poca conoscenza è raro vederla in tempi ormai remoti.

Sicuramente mi ha colpito perché a me, come a molti di noi, sono mancate quelle attenzioni ed espressioni d’amore e di affetto da parte di un padre, e vedere anche una donna che si accultura dopo un parto è forte come immagine, il voler conoscere, leggere ed informarsi o forse solamente recitare un salmo o una preghiera, è come voler coltivare, tutelare e nutrire il nascituro.

Questo ancora una volta dimostra quanto noi maschi siamo poveri: una donna può partorire, nutrire e crescere un figlio, noi invece facciamo fatica a tenere in braccio il nostro bambino, a volte facciamo fatica persino a vederlo, a non vedere le nostre parti piccole ed infantili, ora cresciamo e diventiamo adulti senza aver vissuto, senza capire ciò da cui proveniamo e deriviamo.

Personalmente ringrazio l’In.Di.Co. per avermi fatto conoscere tutto questo. Sento che nella mia vita ho cercato tante risposte, alcune le ho avute, altre ci sto lavorando e ci dovrò lavorare per averle, altre forse non le avrò mai, ma sono certo che nutrendo l’albero della vita insieme a quello della conoscenza, non solo avrò le risposte alle mie domande, ma avrò vissuto realmente, affrontando tutto ciò che la vita mi offre.

Accogliere è il solo modo per includere la vita e farmi includere da lei, solo così sento che la mia crescita andrà avanti.

Il Progetto Nuova Specie lo sento forte e fortemente attaccato alla vita, e gli eventi ultimi, anche se negativi dei suicidi, mi hanno fatto ancora di più apprezzare questa mia nuova ed inedita vita, perché la morte è un’opportunità di rinascita in altre parti nostre, sia per il defunto che per chi gli vuole bene e resta in vita. 

Tutto ciò è frutto di questa mia riflessione, che voglio condividere.

Ti ringrazio Mariano per aver creduto in te stesso, e per continuare a farlo e portare avanti il tuo ma sempre più nostro progetto attaccato alla vita. Avresti avuto milioni di motivi per abbandonarlo, ma ti sei sempre fidato del tuo unico motivo per andare avanti: amare gli altri per come ami te stesso.

Non credo che ci sia insegnamento più bello e più grande di questo, dimostrare a se stessi che si può amare incondizionatamente le vite degli altri proprio come se stessi.

Il disagio è arrivato a livelli che hanno superato ogni soglia, e sento che siamo già arrivati al caos che nessuno sa gestire, quindi grazie per formarci e darci l’opportunità di poterci stare in questo caos.

Ci stiamo preparando ed acquisendo strumenti per vedere ed affrontare il nostro disagio, ed a volte anche il nostro caos.

La ricchezza di un uomo di Nuova Specie non credo che siano i beni materiali che possiede (quelli sicuramente servono se messi a disposizione per il prossimo): la vera ricchezza  è  in ciò che portiamo  nei nostri  cuori, nell’affrontare ciò che la vita ci fa vedere, nel negativo che ci spinge alle onde  primordiali.

Spesso crediamo di essere così evoluti che non ci ricordiamo dell’evoluzione che in quarantacinque milioni di anni il mondo ha fatto…

Proprio come le stelle, dovremmo concederci il lusso di poter brillare di luce propria, senza oscurare gli altri né tanto meno farci oscurare dagli altri, e come esse sentirsi parte di una galassia infinita dinamica e complessa.

La vita non finisce dopo la morte, anche se ancora non sappiamo dove andremo né cosa faremo dopo la morte fisica, sono sicuro che chi avrà vissuto realmente e profondamente non sarà dimenticato dalla memoria degli uomini, né tanto meno dalle onde che oggi più che mai ci accompagnano in questo piccolo pianeta chiamato terra, in una immensa, inedita ed affascinante galassia.

Con immenso affetto, Teodoro

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