TRACCE: La rabbia e il figlio del mare

                                             

      

In un mondo in cui esisteva tutto e tutti sembravano felici, anche se pieni di tante cose, c’era chiusa in una conchiglia nel profondo del mare, nel mare grande e scuro, una bellissima creatura, affascinante, giovane ma tanto triste, era cresciuta lì per anni, senza vedere la luce, il sole, le stelle e se stessa. 

L’unica cosa che sentiva emergere dentro di sé, anno dopo anno, era una energia così forte, ma così forte che un giorno la conchiglia si frantumò e lei si ritrovò libera, fin sopra il mare e lì, trovò la luce, che luce accecante!!!

Sconosciuta, ma bella, arrivò fin sulla riva nuotando più veloce che poteva, senza fermarsi e lì smarrita iniziò a spargere il terrore. 

Le persone di quel mondo non avevano mai conosciuto un essere tanto bello ma così tanto distruttore, dove passava sterminava, distruggeva, uccideva, bruciava, rompeva. 

Si mostrò così per il mondo ciò che era la rabbia.

La rabbia arrivava e spargeva terrore, gridava, aveva occhi di un animale in caccia, il suo splendido viso era teso come corde di violino, le sue mani sempre chiuse a pugno, il suo corpo tanto bello quanto agile, sempre in movimento. 

Ormai le persone terrorizzate non facevano più uscire i loro bambini, non andavano più a lavorare, ciò che incombeva in tutto il mondo era terrore, un terrore che paralizzava, fermava tutto e tutti tranne il tempo che menefreghista continua a scorrere lieto e senza intralci. 

Bella la rabbia, eppure tanto triste, i suoi occhi neri come il profondo del mare possedevano un velo di tristezza soffocato da questa energia che si spingeva distruggendo ogni cosa. 

L’unica cosa che la calmava erano quelle giornate di sole in cui lei si distendeva lungo la riva del mare e si riscaldava con i raggi di questo. 

Un giorno mentre era lì, ad occhi chiusi, un’onda giunse a bagnarla portando con sé una conchiglia. 

Rabbia aprì gli occhi furibonda per essere stata distrutta da quell’onda dispettosa che non sapeva con chi avesse a che fare, di scatto si mise a sedere e subito chiuse, come al solito, le mani a pugno, ma nel dischiuderle si ritrovò dentro al pungo qualcosa. 

Aprì il palmo della mano e riconobbe la sua prigione, che era stata per anni la sua casa; quella che teneva in mano era piccola, ma aveva la stessa forma di quella che l’aveva tenuta schiava. Stava per distruggerla quando invece, sentì dentro di sé emergere una strana sensazione, da quegli occhi iniziarono ad uscire lacrime di dolore e tristezza, la rabbia iniziò a piangere, pianse e gridò ininterrottamente per giorni, immobile là su quella riva, con in mano quella conchiglia, il mare sembrava essere infuriato per tutto il tempo. 

Le persone di quel mondo iniziarono ad accorrere perché quelle grida diventarono sempre più forti, erano grida di disperazione. 

Da lontano si accorsero che ci stava disperandosi era proprio chi non avrebbero mai immaginato potesse provare un sentimento del genere. 

La rabbia era là immobile rivolta verso il mare che gridava, piangeva e implorava aiuto. 

Nessuno si muoveva, quando improvvisamente un bambino tra la folla si fece spazio; nessuno conosceva quel piccolo marmocchio, che sembrava avesse tutto tranne avere paura; tutti sbigottiti non fecero nulla, non lo fermarono, né gli chiesero che volesse fare, ipnotizzati da quella scena stettero solo a guardare. 

Quel piccolo si avvicinò alla riva, si inginocchiò accanto alla rabbia: lei improvvisamente cessò di piangere, si voltò per vedere chi fosse colui che coraggiosamente si stava avvicinando; i loro occhi si incontrarono e quel bimbo senza dire nulla le prese le mani e le strinse alle sue, poi iniziò ad accarezzarla e ad abbracciarla. 

Così lei per la prima volta parlò: “Per anni sono stata chiusa dentro una conchiglia lontano da tutti e da tutto, sono stata privata della cosa più bella, la libertà di esistere, esistere con le mie fragilità, le mie angosce, ma anche con tutta quella forza vitale che avevo voglia di esprimere, ed ora sento dentro di me tanta forza tenuta per anni ferma e il dolore di non aver saputo chi sono. Ho paura!”. 

Il bimbo le disse: “Vorresti tornare in quella conchiglia?” “No” rispose lei. “Allora, accogli il tuo dolore e amati per ciò che sei anche se non lo sai, ama la tua forza, ama il sole e inizia a sentirti viva, perché tu esisti”. 

Il bimbo detto questo tirò fuori dalle tasche uno specchio e glielo porse. Rabbia lo avvicinò a sé e stupita vide un volto bellissimo e disperato. 

“Questa sei tu” e mettendogli la mano vicino al suo cuore aggiunse: “E questo è il battito del tuo cuore” Rabbia, allora, guardando gli occhi oscuri e verdi come il mare di quel piccino, disse: “Ma chi sei?” “Sono il figlio del mare” così si alzò e camminando verso l’acqua scomparì. 

Rabbia si alzò, si getto nel mare si fece cullare un po’, poi uscì e scoprì che il tutto era stato osservato da migliaia di persone, da tutti coloro che avevano spaventato e di fronte al mare e a quella gente si inginocchiò e disse: “Grazie”. 

                                                   

   

Michela Garbati 2009

1 Commento/i

  1. Unknown

    Mi sono sentita così anch'io BELLISSIMO RACCONTO

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