13/12/2005: IO SONO QUELLO CHE SONO!

                                   

                                                   

Purtroppo voi vi siete riposati io non sono tranquillo, perché ci sono una serie di problemi scemi che non si riescono a risolvere. La direzione sanitaria è inesistente, parte del personale che sta qui è quello che è. Io me ne potrei già andare in pensione, e sto ancora qui! Non mi sembra una grande situazione. Finiamo di riprendere il senso delle cose che stiamo facendo…Mi piacerebbe che questo centro rimanesse, possibilmente in mano a qualcuno che non ne fa altro, spero di crearmi una situazione in cui farò queste cose in maniera itinerante, non mi interessa più dare queste cose alla città di Foggia e a questo ambiente. Mi piacerebbe viaggiare, girare, non mi sembra che sia giusto rimanere ancora in questa terra. Mi dispiace che non si è creata un’altra alternativa al centro, anche perché questo è proprietà di chi ne fa quello che vuole. Il discorso che vorrei avviare spero che abbia un futuro. Sono stato tre giorni senza infermiere. 

La signora G., che è una dismatura pur essendo dotata, voleva parlare con me dopo due mesi che è stata assente. Mi sono dovuto arrabbiare e gridare, non si può lavorare per cose importanti in questo modo. Purtroppo il privato sociale non ha sortito niente, vengono persone che prendono qualcosa e se ne vanno, ancora non trovo persone che hanno l’ottica progettuale! Siamo ancora alla ricerca di maturare cose nostre, ed è buono, io purtroppo sto in una fase di esigere un qualcosa che cresca, un seme, una pianticella che cresca. Io sono rimato un altro anno, pur potendo andare in pensione, e non è molto semplice sostenere questo carico che non è solo il centro. Vedrò in quest’anno che cosa posso fare. 

Non so se F. vuole rimanere però penso che non posso più cercare di far crescere le persone per. Mi sono sfogato! Mi ricordo la mamma di M. che quando il figlio stava male, allora è uscito fuori che aveva un terreno, voleva fare qualcosa per il figlio…ognuno viene qua per prendere…non si capisce che qui non si viene solo per migliorare il sintomo, ma iniziare qualcosa di nuovo in cui ognuno ci può mettere qualcosa. Qua non riusciamo neppure a mantenere Limax. Sono abbastanza scoraggiato!  Silenzio profondo di sconforto e di commozione. 

                                                    

Allora stavamo parlando di quello che è una dinamica, penso di aver fatto capire che una dinamica…il dottore non riesce ad andare avanti…

Momento di commozione generale…..

Penso di darmi un altro anno al massimo, poi a Dicembre prossimo non rimango più al Centro, perché penso di essere portatore di uno spirito non di un luogo. Ho dato l’anima, lascio degli spazi, un’organizzazione minima, se non interessa a nessuno…il servizio pubblico è così, non è di nessuno! Penso di avere diritto a del tempo per me, per fare teoria, non ridurmi a fare teoria la sera tardi perché gli altri se ne stanno per fatti loro. Non perché non sono capaci. Questo anno mi devo dare del tempo in cui mi devo preparare ad altro, sarà un anno in cui, se si crea un’opportunità è meglio, se c’è qualcuno che vuole continuare è buono, io un domani posso anche chiedere di venire qua come consulente del metodo, e poi penso, se campo, di dover fare altro. 

Lo spirito non sta né in tempi e luoghi definiti, né in questo centro, sento che devo vivere in maniera un po’ più nomade, itinerante, quelle cose che so fare non è che devo farle per forza a Foggia, lo posso fare in giro se ci sono delle persone che lo richiedono. 

Per stare nell’argomento di ieri, questa gravidanza che ho fatto in questi quaranta anni, è stata a modo suo uno stato quiete che mi ha permesso di lavorare dal di dentro, ma mi sono molto limitato rispetto alla realtà, ho lottato dal di dentro per fare crescere questo. Ma è tempo che s’inneschino dinamiche diverse che non so quali sono, ma certo questo tipo di dinamiche di gravidanze non mi stanno più bene. Quello che ho fatto, ho fatto, le cose che ho potuto trasmettere le ho trasmesse, penso di avere diritto di vivermi una dinamica un po’ più ampia di quella che ho fato in questi quaranta anni. 

Tornando al Corso…stavamo dicendo che se la vita è essenzialmente dinamica o infinite dinamiche o dinamiche inedite o dinamiche caotiche, caotiche nel senso che non rispondono ad un ordine prestabilite, non che non hanno un ordine, e da cosa si parte? Siccome noi ci immettiamo in un flusso di vita che non inizia oggi, la prima cosa da fare è riconoscere che c’è una vita antenata, ognuno ha già un suo stato quiete. È già espressione di una modalità di vita che prima di giudicarla o di poterla invadere, o includerla, bisogna conoscerla e rispettarla. 

Questa è la prima cosa, non significa che mi fermo lì, certo più conosco lo stato quiete e meglio è. Nel caso di L. l’aver conosciuto lo stato quiete di quella signora un po’ di più, gli ha permesso di modificare la dinamica che lui ha creato. Questo significa. Sono modalità più rispettose della vita. Se ci fermiamo alla scorza della vita, ci fermiamo a dire: questo è uno scolaro, questo è un fedele, questo è un paziente…questa è una modalità molto banale di una persona…le accelerazioni ci sono…l’aver tutto trasformato in economia ci impedisce concretamente, non ci dà neppure il tempo, oltre le categorie di accesso, solo di sospettare che lì ci sono 4 miliardi mezzo di anni di vita tradotti nel suo modo specifico. La vita prima di diventare altro, dice: io sono. Davanti a IO SONO ognuno deve stare lontano, togliersi i calzari e adorare quella cosa lì. Prima mettersi in relazione profonda di ciò che già è la vita. È bello perché ci incoraggia, la vita già ha fatto delle cose, non ha bisogno di me per cambiare tutto. Già c’è. Ha fatto tante cose buone, espresse anche in una maniera inizialmente mi sembra negativo, adoro, mi prostro, la bocca la metto vicino alla terra, m’inchino davanti a ciò che già c’è stato.

 Questo è il primo aspetto. E quindi è ovvio che quello che è già stato nella vita o nella mia vita, nei miei rapporti con la mia famiglia di origine, nella mia formazione, mi ha prodotto quello: IO SONO, sono un valore anche se confrontato con alcuni criteri sono un non-valore. Ma questo è un problema delle epistemologie del simbolico dominante che deve fare confronti differenze tra ciò che ha valore e ciò che non lo ha. La vita che madre di tutto non può dire che ci sono cose che non vanno, altrimenti è stata scema a farle venire fuori, allora che cavolo di vita è? È una vita che non ha in sé la sapienza di Dio, allora c’è sempre bisogno, come hanno fatto le vecchie epistemologie di trovare il diavolo della situazione che invece giustifica Dio e in più deve mantenere quest’esclusione di parti. 

L’epistemologia globale supera un po’ questa visione infantile. Quindi lo stato quiete è contemporaneamente il Giano Bifronte. 

                                               

  

Giano che era una divinità con due facce, viene da ianua che significa porta. La porta ha due facce, la faccia che mi chiude al viaggio, alla possibilità, molti di noi presenti ascoltiamo con la ragione, ma nella nostra stanza non apriamo le finestre per far entrare aria. Sono immagini, informazioni, suoni che vengono dall’esterno, ma non è l’apertura all’esterno. Perché non risolviamo? Perché abbiamo visto che di meglio non c’è possibile fare, perché temiamo che se usciamo fuori da quella porta c’è il disastro, c’è il diluvio, quindi ognuno di noi sta dentro. Quello che facciamo? Il positivo, facendo crescere il positivo dello stato quiete per cui ci sembra che c’è tutto, in negativo trovando sempre da dire chi vuole alterare il nostro stato quiete. Le persone molto critiche è perché non accettano minimamente di mettere in crisi il loro stato quiete, perché hanno paura di aprirsi al viaggio della vita, anche se avessero tutto l’oro del mondo, gli manca qualcosa. Già questo è un buon motivo per dire: “Quando vuoi tu, apriti!”, non trovare buoni motivi per dire: “Ma quello è così, ma ci sono anche cose buone in questa stanza!” Questo è innegabile, penso che l’affermazione che ho fatto è che lo stato quiete è già espressione positiva, magnifica di vita. 

Se è talmente buono che vi sembra che sia il globale totale, rimaneteci. Però l’epistemologia globale mi pare che affermi che il globale totale è proprio il viaggio. Come fai a dire che c’è il globale totale se ti fermi? Sono ipotesi un po’ “Cicero pro domo sua”. Fai l’arringa per difendere le cose tue, eviti il resto, lo critichi, ma per rimanere dove stai. Se ci vuoi rimanere dillo: “A me piace dove sto!” non c’è bisogno per forza di accogliere, ma uno deve sapere qual è la sua verità. Perché criticare solo l’esterno, vedere i punti deboli non ci serve, perché i punti deboli sono dovunque, dappertutto, le incongruenze, le contraddizioni, la non chiarezza di cose, la non totalità, sono cose ovvie, non c’è nessuno che non ha imperfezioni. Però questa modalità è solo una modalità raffinata, intellettualoide di dire: “Il mio stato quieto non lo vendo a nessuno!” se andate a vedere lo stato quiete è così perché devo preservare equilibri della mia famiglia di origine che non voglio minimamente mettere in discussione. Uno ne ha diritto! 

L’importante è che si dica: “Questo che mi proponi in questo periodo storico della mia vita non mi interessa, neanche lo prendo in considerazione!” è inutile che faccio le bizze.

Fare le bizze significa mi voglio aprire, ho in mente di fare un percorso, ho dei dubbi rispetto a questo e sono legittimi, mi devo convincere per fare altri passi. Ma se è per dire: “Mi sono aperto, ma tanto non c’è nulla di importante per me…!” che facciamo, perdiamo tempo! Può diventare lo stato quiete un meccanismo anche quello è una chiusura, la chiusura non è solo chi sta come un eroinomane che ha uno stato quiete e chi glielo smonta più! Rispetto al quale non è influenzabile da niente, a meno che non lo spiazzi con un atteggiamento a cui lui vi è abituato, ma bisogna trovare una strada.

L’altra modalità è che altrettanto rigida, ma più sofisticata e quindi a me non piace, uno che sta in uno stato psicotico è quella e si fa vedere, è quella di aprirsi e di trovare sempre il punto critico per dire: “Sì, però…!” l’ambivalenza di dire: “Io in realtà mi apro, ma non mi devo aprire, ma non mi apro perché non mi voglio aprire, perché tu hai dei motivi che non vanno che mi giustificano perché io non mi devo aprire!” guardate che sono cose sofisticate che avvengono anche nei rapporti di coppia, nei rapporti con i figli, lasciamo stare in rapporto con un pensiero, con una teoria, avvengono anche nelle relazioni più ordinarie. 

Io rischio questo: il mio stato quiete è stato quello di partire dal mio disagio e far nascere un Metodo, o un’espressione esteriore visibile e calpestabile, perché Metodo significa Strada che ti fa andare al di là, può diventare il mio stato quiete e mi giustifico sempre con i problemi degli altri, per non andare dove devo andare. Oppure il mio atteggiamento può essere che vado da una parte, dall’altra, oggi…un atteggiamento materno per favorire che uno s’immetta dentro, penso che anche questo non ha più senso. Filomena non c’è, si è presa un altro giorno, le avrei detto questo stamattina: “Non è questione di avere altre esperienze, o altri elementi, queste cose o si scelgono o non si scelgono!”, posso scegliere e poi trovo la mia strada diversa dalla tua, ottimo, perché il Metodo non è un unico percorso…il fatto di favorire sempre che qualcuno di immetta qui, ho perso 30 anni di queste cose qui, non c’è rimasto nessuno! Anzi sono diventati i miei peggiori nemici. Io sono diventato colpevole forse di alcuni atteggiamenti di immaturità che ho avuto, ma ho dovuto difendere sta pianticella, è contata anche la mia inesperienza, i miei problemi, se cominciassi adesso, grazie a mio fratello, ho tante competenze in più.

Io in questo momento non posso tenerci più al centro, quello che seminato, ho seminato, chi non ci vuole stare, se ne va, e se uno se ne va, viene un altro medico e si chiude il centro, diventa un centro dove si danno psicofarmaci, io se voglio fare altro, vedrò dove farlo, non è che mi deve sentire legato a questa struttura, questo è il senso, perché mi sono scocciato di mettermi al posto delle altrui responsabilità. O che gli altri trovano dei difetti in me per giustificare il fatto che loro non si vogliono immettere. 

Ognuno di noi vorrebbe avere trenta anni per scegliere e un mese per operare. Lo vorrebbero tutti, ma oggi con le cose che stanno precipitando bisognerebbe ragionare in termini diversi. Né mi va di condizionare gli altri per una cosa per me chiara, e passo da F. ad E., non posso dire ad E.: “Tu fai questo…”, perché andare lì sono fatti estremamente personali, io gli ho dato una mano perché lui arrivasse a rigenerare le cose sue che sono buone, e procedesse dal padre e dal figlio per fare un suo spirito di vita, che ce l’ha e si vede e che deve estendere dove vuole. Io penso di avere il diritto e il dovere di mollare quest’atteggiamento materno verso gli altri o in difesa. Un’altra cosa che non sapete è che D. mi ha piantato, è un progetto in cui avevo investito molto. Poi se volete vi faccio leggere la lettera che gli ho scritto, dovevamo fare una mostra a Roma nel 2006-2007, dovevo fare la parte teorica, chiaramente la mia parte doveva essere molto innovativa! Siamo andati una settimana io e Giovanna lì, alla fine di questa settimana, impaurito, ma me lo poteva anche dire, mi ha mandato un’e-mail che se volete stasera vi leggo. Questo fatto ancora non l’ho comunicato a nessuno, è un fatto che mi ha fatto molto star male, perché il mio vizio di non partire da me, ma di cercare sempre qualcuno da accompagnarmi e con cui associarmi, mi ha portato sempre enormi fregature. In una settimana siamo stati con lui a casa sua, io sono stato a casa sua per fargli capire che cosa è il Metodo in realtà…sì sì…bellissimo, io avevo capito già…vi voglio leggere le lettere che abbiamo scritto io e Giovanna a cui lui non si è degnato di rispondere, avevo già contattato dei traduttori in inglese e arabo che lui mi aveva detto di fare! Quindi mi sono trovato con un bambino dismaturo che non può a quell’età comportarsi così! Mi sono trovato con un’e-mail. Stasera vi voglio regalare la lettura di quella lettera che mi ha fatto superare definitivamente questo.

 Una delle cose mie è che non ho avuto mai un padre e quindi sono andato sempre alla ricerca di padri. Ma di padri con cui essere fratelli e che capisse il valore di certe cose. E ce ne ho un’infinità di cose che io ho creato. Con Piazzi rimane il discorso che io sono stato il medico personale, qualcosina ha capito, ma non è mai entrato nella teoria. Mai. Lo stage è una cosa che porto avanti io perché m’interessa incontrare persone, ma vi posso dire di tante altre persone! Io a questo punto ho smesso, grazie a D. ho mandato a farsi benedire la ricerca di questi padri perché io sono quello che sono e vado avanti per quello che sono, ho un valore, non a caso avete visto che sono diventato sempre più sfacciato, le cose mie valgono, ho elaborato delle cose molto particolari, e sono rimasto in questo cesso. Certo non posso pensare di stare in questa cosa qui in cui non ho infermieri, nessuno psicologo vuole venire qui! Ho visto cose dell’altro mondo, F. è l’unico medico che è resistita finora, ma non lo so che intenzioni ha, io mi devo liberare da quest’atteggiamento materno di far crescere altri fratelli che poi…sono logiche che non servono più. Io devo sapere per me che devo fare. Grazie a Dio ho lavorato in tutti questi anni, mi sono anche riscattato gli anni universitari per cui ho 38 anni e mezzo di lavoro! In quest’anno se ci saranno delle persone in primis F., lei si è trovata in una situazione in cui c’è differenza tra lavorare qui e neurologia, lavorare qui è pesante, lavorare in questo Metodo è pesante, io la vorrei lasciare libera. Lei era venuta per un periodo transitorio, poi è voluta rimanere, poi non penso che uno possa rimanere solo per fare un piacere a qualcuno, se c’è una realtà che è percorribile da me ci sto, oppure me la prendo e la ridimensiono anche perché è meglio lasciare questa struttura ad un a persona onesta, preparata, che emotivamente si coinvolge, non fa soldi su questo, piuttosto che uno che viene qua e fa quello che fa. Penso che questo non deve essere più un mio problema, io ho seminato, se il seme finisce che se lo beccano gli uccelli, è una delle possibilità, non determina nulla. Io sono nelle convinzioni se non mi viene un accidenti, che inizierò una seconda parte della mia vita che sarà molto diversa da quella che ho fatto finora. 

Da dove sono partito? Anche il mio è uno stato quiete, come vedete è durato 40 anni anche perché c’è stata una gravidanza, l’ho gestita così perché stavo combinato male, non potevo fare altro, non che mi posso biasimare anche per questo, però ora basta. Ora la gravidanza è finita. Non me ne frega niente di quello che ho prodotto, mi prendo un anno di puerperio, il puerperio è la situazione tra il parto avvenuto ad una normalizzazione della donna rispetto anche ad una serie di cose. Interrogherò le persone rispetto al centro, anche a F., lei se non è d’accordo, fa bene ad andarsene da subito anche se mi dispiacerebbe lasciare questo centro in mano a persone che danno solo psicofarmaci. Qui ci può rimanere una persona che a partire dal suo star male questa cosa un po’ l’ha capita, se l’innesto non è avvenuto, è meglio che qui si chiude perché ci starei male che dopo tanti anni di lavoro….pausa di emozione… sono stato sempre dinamico, io non sono forte, sono uno che era disperato…è diverso……emozione….La forza me l’ha data la disperazione…anche la fiducia che è stata la cosa più importante della mia vita, è che la vita si può rigenerare, questo è stato la cosa fondamentale che mi ha retto, il positivo, ma non positivo che non mi scomoda, io mi sono sempre scomodato, a parte il fatto che sono un medico e quello era anche il mio dovere. Io penso che questo stato quiete storico, penso che debba concludersi, io penso che i segnali che ho in questo senso sono chiari, la vita ti informa attraverso le cose che non vanno se le sai accogliere, penso che non ho dignità nell’accettare tutte queste cose che stanno avvenendo, dopo trenta anni di lavoro



L’altra parte della porta

L’altra possibilità qual è? È la faccia della porta che è aperta all’esterno, cioè mi dice: “Io ho una casa, ho delle cose buone che sono già mie, ho un mio stato quiete con il quale vivere, posso fare anche a meno dell’esterno, però ho una parte che è aperta a delle novità!” vedremo adesso nel secondo aspetto che cosa si può fare. Cioè uno mantiene sempre una parte chiusa perché siamo inerziali, non è vero che vogliamo viaggiare. Specie gli uomini vorrebbero andare indietro, cioè annullarsi, la vita è una produzione attiva che implica come ogni lavoro delle risorse per alzare un sasso ci vogliono lavoro e energie, farlo scendere non ci vuole niente. Quindi la porta aperta rappresenta la situazione in cui io sono consapevole che sto in una stanza, ma so che sto in un appartamento finito per cui posso andare anche in altre stanze. 

Se c’è questa condizione che cosa avviene? Che cosa succede? Se la porta è chiusa e io la voglio aprire per forza, la dinamica abortisce, l’ascolto non solo è importante perché in questo modo io capisco qual è la specificità di quella persona, di quella situazione. Non solo serve a me perché la dinamica che avvierò sarà meno costosa e più ricca. Vado piano perché ho fretta, per fare le cose in fretta devo andare piano. 

Se io ti voglio eliminare lo stato quiete e non lo ascolto, lo rinforzo. Perché io penso che è un modo per fregarmi, non penso che sia una visita e metto dietro la porta per impedire che lui entri, cioè abortisce quella dinamica, vogliamo tanto aiutare quella persona, ma quella persona non lo capisce! Cioè il figlio, il marito, un altro rapporto si rinforza proprio l’opposto per cui alla fine avete che la dinamica abortisce già qui. Non avete nessuna possibilità che la dinamica si apri. Non è il massimo!

 Se si supera lo scoglio dello stato quiete, nel senso che lo si ascolta adeguatamente, con arte, rispettandolo, però sapendo che è un parziale…perché l’accompagnatore non può dire: “È scritto nei diritti del bambino che si fa così!” che cosa significa? Il bambino vede che tu non ci stai nella dinamica, rispetto non è obbedire a dei criteri oggettivi, significa che io entro in dinamica per la conoscenza che ho di te che solo io posso fare e che nessun libro mi può dire. Ma con te dialogo, nel senso che sento che hai delle parti su cui ti posso accompagnare. L’accompagnatore non può dire: “Non posso fare questa cosa a mio figlio, lo devo rispettare!” quello è un rispetto che non ti fa coinvolgere, lo facciamo tutti. Non mi voglio coinvolgere, mi prefiguro che lei ha uno stato quiete perfetto, ma è una mia proiezione perché devo difendere le cose mie. Poi improvvisamente cambia qualcosa…quando questo succede il genitore dice: “Perchè hai fatto questo!” dovrebbe dire: “Io lo stato quiete l’ho troppo rispettato perché ha fatto comodo a me, io non ci sono stato in queste cose!” ma non per colpevolizzarci, ma per vedere le cose che per prima io posso fare. Non posso pretendere che sia mio figlio perché sta nella crescita. Non è meglio dire: “Io mi rendo conto dei miei limiti e oggi voglio cominciare a cambiare qualcosa!” non è meglio questo che dire: “Non fare questo, non fate quello!” tutto sommato questo dura fino ad un certo punto, perché poi tutti questi ragionamenti, quando uno ha una dipendenza, non servono a niente! Questo è il discorso.

dal Corso di Epistemologia Globale e Dinamiche di Gruppo DIN VIA

13/12/2005 festa di Santa Lucia                                                      

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