… ebbene sì, anche le assenze lasciano una membrana protettiva… vi racconto le mie tre zone pellucide.

PRIMA ZONA PELLUCIDA

Per anni ho avuto paura di lasciare il vecchio che rappresenta la mia prima zona pellucida, la più forte: L’ASSENZA DI MIO PADRE.

Ebbene sì, anche le assenze lasciano una membrana protettiva che ti costringe a trovare soluzioni povere che portano alla pezzenteria. Strano vero? Eppure, è così… Ho vissuto per più di vent’anni con questa membrana, stretta a tal punto da bloccarmi in ogni tipo di relazione.

Prima di tutto nel RAPPORTO CON ME STESSA: non mi permetteva di rendermi conto di quante cose belle avevo e non facevo niente che partisse da me perché aspettavo sempre che ci fosse qualcuno che mi proteggesse, aiutasse e riconoscesse prima di muovermi. Avevo paura a fare qualsiasi cosa nuova da sola, come se io non fossi in grado con le mie sole forze.

NEI RAPPORTI FORTI: ho cercato relazioni, soprattutto con maschi, a cui appoggiarmi, da cui avere l’amore, l’approvazione e la protezione che cercavo. Ero diventata un facile bocconcino per il primo che si mostrava, all’apparenza, con una di queste caratteristiche. E quando mi rendevo conto che queste caratteristiche non c’erano, diventavo una pezzente che elemosinava e pretendeva amore e attenzioni. Ovviamente non ero solo questo, però ho bisogno di rendermi conto bene di tutto ciò che stavo diventando!

NEL RAPPORTO CON I GRUPPI: tendevo a non mostrarmi fragile, a non chiedere aiuto, ad apparire sempre al meglio e che non avessi bisogno di niente. In realtà non sentivo più quali erano i miei bisogni. Così non entravo mai in relazione profonda con nessuno. Mi mantenevo molto in superficie. Mi ponevo sempre io come quella che poteva aiutare, nascondendo le mie fragilità dietro alle carezze che donavo agli altri.

IL GLOBALE MASSIMO?!?!

E cos’è? Non ne avevo! Non avevo obiettivi e non avevo un senso mio di vita. Dal momento in cui mio padre è andato via di casa, il mio globale massimo è stato emulare lui. Ricordo che quel giorno mi sono detta che avrei preso il suo posto nella famiglia. E così è stato: la mia volontà era fare le cose pratiche che faceva lui, tipo sedersi a capotavola e aggiustare le cose in casa facendo “MacGyver”! Mi sono ritrovata, invece, a riprodurre soprattutto la sua “non vita”… Per anni ho fatto fatica a svegliarmi la mattina, e ancora un po’ è così. La cosa più grave è che quando poi mi svegliavo passavo dal letto al divano a guardare la TV! Non avevo intenzione di sforzarmi di vivere e affrontare l’arena esistenziale senza il supporto, la spinta o la presenza di qualcuno. Avevo voglia di vivere ma lo facevo virtualmente, tramite le serie televisive. Mi stavo lasciando andare.

Per un anno, prima di conoscere il Progetto Nuova Specie, ho provato con la soluzione dell’alcool… Ma non ha funzionato! Ero liquida, senza una mia identità, senza un mio territorio… Una foglia al vento!

SECONDA ZONA PELLUCIDA

Poi ho conosciuto il Progetto Nuova Specie e nello stesso tempo è nata la relazione con Marco. Ovviamente, con la zona pellucida che mi portavo io dalla famiglia d’origine, che relazione poteva nascere? Senza contare le sue zone pellucide, soprattutto quella della famiglia d’origine! Una relazione simbiotica che in parte mi ha salvato la vita facendomi da stampella nel momento in cui avevo deciso di sprofondare, che in quattro anni ha sporcato la mia zona pellucida facendomi vedere palesemente quanto avevo bisogno di qualcuno che ci fosse per me. Per quanto ero pezzente, ho amato profondamente questa relazione, anche se era piena di negativo, di confronto-differenza, di svalutazione e di dolore, e la tutelavo evitando in ogni modo di metterla in crisi. Per i primi tre anni ho vissuto per questo. Non ho mai fatto cose che partivano da me, ma ho fatto cose che bisognava fare per mantenere l’equilibrio. Anche qui non vivevo… Era tutto virtuale… Infatti, l’ultimo anno, crescendo, ho iniziato a fare delle piccole cose che partivano da me… È finita in malo modo!!

Anche questa relazione mi ha lasciato una zona pellucida… Ho vissuto Marco come la seconda famiglia, il padre, il maschio presente nella mia vita. Questa zona pellucida ha tappato la mia potenza come co-creatrice e mi ha fatto sentire che non ero mai abbastanza… Che qualunque cosa facessi non andava bene!

TERZA ZONA PELLUCIDA

Infine, la mia terza zona pellucida è stato proprio il Progetto Nuova Specie. Mi ha dato radici, appartenenza, protezione, strumenti, relazioni… Speranza! Ma il mio profondo bisogno di sentirmi appartenere a qualcosa, mi ha fatto vivere il Progetto Nuova Specie come unico posto buono sulla faccia della terra! Stavo bene solo al Villaggio, stavo bene quando facevo i progetti, avevo un’identità quando stavo con i cosiddetti psicotici o quando conducevo progetti e Settimane Intensive… Vivevo solo in quelle situazioni. Tornando a casa sprofondavo nel divano, ho abbandonato le mie vecchie amicizie e non riuscivo mai a studiare.

DIGERIRE LE ZONE PELLUCIDE


Terza zona pellucida: Progetto Nuova Specie

Quest’ultima zona pellucida è la prima che ho iniziato a digerire, sia perché è la più recente, sia perché il Progetto mi ha sempre lasciata libera… Ero io ad attaccarmi.

La digestione è iniziata a giugno, quando Mariano mi ha spinta ad allontanarmi per terminare gli studi. In realtà in quel momento me l’ha sporcata, perché lì mi accorsi che mi faceva stare male non poter partecipare alle attività della Fondazione. Ho iniziato a digerirla quando mi sono rimessa sui libri a studiare, affidandomi anche alla rete e alle relazioni che avevo costruito… Ho visto che non è un progetto, per quanto lo condivido e lo sposo, che può farmi sentire viva e radicata, ma sono le relazioni vere che intesso partendo anche dai miei reali bisogni e difficoltà.

Utilizzando l’Arcangelo Michele che definisce il suo territorio, i suoi bisogni, la sua identità in maniera chiara e decisa, all’inizio ho gridato e pianto tanto per la fatica e il dolore che ho provato nel darmi dei tempi, delle regole, degli obblighi. Ho iniziato così a sentire per la prima volta i miei bisogni: soprattutto il bisogno di avere qualcuno che mi accompagnasse praticamente a studiare… in questo caso!

Seconda zona pellucida: Marco

La seconda zona pellucida, che chiamo Marco, mi è stata sporcata molto tempo fa ma, come ho detto, non volevo vederla. Avevo troppa paura a distaccarmi da questa relazione perché aveva colmato un vuoto profondo, seppur con tanta “merda”. C’è voluto tempo per digerirla e, a dire la verità, ancora non la digerisco del tutto. Però sono a buon punto, soprattutto perché ho iniziato a rimettere in moto la mia vita. Qui mi servirò dell’Arcangelo Gabriele per sentire la mia Potenza! Sento che, grazie alla scuola di canto (ho scoperto che cantare mi diverte e mi rende felice) a cui mi sono iscritta martedì 9 ottobre e alla laurea che conseguirò ad aprile dopo anni di travaglio, sentirò parte della mia potenza che mi scioglierà ancora di più da questa zona pellucida! Grazie all’accompagnamento di Mariano, soprattutto di queste ultime due settimane dopo il corso sulla coppia di fine settembre, sento che affronto questa “digestione” SUONANDO e CANTANDO… Accompagnandomi nei momenti difficili proprio suonando le note di una giornata: passeggiata la mattina anche per fare le commissioni per me, per mamma o per la casa, sola o con qualche amica. Pomeriggio un pochino di divano e TV per riposare (che interrompo quando sento che inizio a “morire”), deregistrazione della voce di Mariano/studio. La sera giretto con le amiche anche per riprendere una relazione più vera e continuativa con loro, raccontando anche di me. (Vediamo cosa riesco a seminare… Loro sono toste) Riparto dalle cose più semplici!

Prima zona pellucida: il legame con la morte

Ultima zona pellucida, la prima che mi si è creata, quella più antica e radicata, sento che ci vorrà più tempo per digerirla… Però sento anche di avere un punto da cui partire, sempre grazie a queste ultime due settimane con Mariano. Ho i miei tre criteri che mi tuteleranno da relazioni virtuali. Sento anche che, più scopro e metto insieme le mie varie parti (Raffaele), più scioglierò questa antica zona pellucida che mi tiene legata alla morte. Dovrò imparare a danzare tra gli opposti, tra la vita e la morte. SOPRATTUTTO DOVRÒ IMPARARE A SUONARE, CANTARE E DANZARE QUANDO AVRÒ PAURA DELLA MIA VITA… 

MALE CHE VA URLO!

Serena 

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