Dalla terza sperimentazione della Scholé Globale, “Pezzettini” di un viaggio per “cambiare il tuo colore”….

Il 26 giugno 2017, in parallelo al corso “LA COPPIA DEL TERZO MILLENNIO: DALLO SPECCHIETTO RETROVISORE AL PARABREZZA”, ha avuto inizio la terza sperimentazione della Scholé Globale, una nuova opportunità per i nostri figli di crescere in tutte le loro parti sin dalla più tenera età, quando è più facile mettere insieme i pezzi della loro interezza.

Il gruppo, vario e numeroso, questa volta è stato composto da 15 bambini dagli uno agli otto anni, insieme a ben otto enzimi, tra adolescenti, mamme e nonni ontologici che si sono sentiti familiari “ontologici” nell’accompagnarli devotamente.

Negli incontri di preparazione, noi enzimi avevamo pensato di articolare i cinque giorni di corso affrontando il tema dell’IDENTITÀ nel rapporto con se stessi, con i genitori o fratelli e sorelle, nel rapporto con i gruppi (scuola, amici, etc.), nel rapporto con il globale massimo (ad es. cosa vorrei fare da grande).  L’idea era quella di far vivere-sperimentare ai bambini la Piramide del Sarvas, una delle più importanti unità didattiche della teoria del dottor Loiacono. 

Ma l’idea questa volta è stata davvero un’I.De.A, cioè un’idea delirante-allucinatoria, che i bambini hanno da subito messo in crisi, portandoci a rompere il simbolico da cui eravamo partiti. 

Noi cosiddetti adulti proveniamo spesso da una formazione-educazione prevalentemente simbolica che, per predominare, deve tagliare le altre parti più profonde nostre, le emozioni, il linguaggio del corpo. È quello che tende a fare solitamente la scuola tradizionale, riducendo i nostri bambini a meri contenitori di informazioni ed esperienze simboliche, ben lontane dalla loro singolare specificità e a volte dal precoce  dolore che anche i bambini vivono e a cui spesso non sanno dare voce.

Dal primo momento, infatti, i bambini ci hanno portato a spezzare il simbolico con cui avevamo pensato di costruire la giornata. 

Il primo giorno non è stato facile, era importante costruire il gruppo e far selezionare loro il desiderio di appartenervi per cinque giorni. Abbiamo incominciato con lo scegliere una canzone ed un nome che ci rappresentasse. La proposta della piccola Barbara “CAMBIA IL TUO COLORE” è piaciuta a tutti e la canzone scelta è stata “Prendi un’emozione” dello Zecchino d’Oro. 

L’ombra dei pini del parco del D’avanzo ci ha permesso di dedicare molti momenti ad un ascolto profondo in cerchio, che inizialmente stentava a formarsi. Abbiamo notato, infatti, come i bambini inizialmente respingessero i momenti di staticità, abituati come sono a stare fermi dietro i banchi di scuola. Ma piano piano, anche i più timidi si sono aperti in fiumi di racconti delle loro piccole vite, piccole-grandi difficoltà che spesso facciamo fatica a raccogliere o a dare loro il giusto nome perché nessuno lo ha mai fatto con noi.

Nel pomeriggio abbiamo letto “PEZZETTINO” di Leo Lionni. 

Il protagonista è  talmente piccolo in confronto ai suoi amici che si convince di essere un pezzetto di qualcun altro, un pezzetto mancante. Ma di chi? Decide così di partire per scoprirlo. 

Insieme a “Pezzettino” abbiamo iniziato anche noi un piccolo ed intensissimo viaggio alla scoperta di noi stessi, attraverso laboratori, giochi, risate, dinamiche metastoriche con le quali abbiamo provato a spostare i sassi che intralciano la strada che ci porta a noi stessi, sassi che già a quattro anni appesantiscono il nostro cammino.

Con un laboratorio di… non solo pittura, abbiamo costruito autoritratti, mettendo fuori la parte, il colore che di noi più ci piace-facciamo vedere.

Il secondo giorno il viaggio si è fatto più avventuroso. Qualche maghetta e stregone ci ha permesso di giocare con il negativo, di poterlo esprimere per non averne paura. E i bambini in questo hanno davvero della magia perché sono più semplici di noi adulti e ci mostrano quello che sono. Così alcuni di loro si sono travestiti da streghe per esprimere il negativo e la rabbia che provano verso i loro fratelli o sorelle, più grandi o più piccoli. 

Così i cuccioli imparano la vita, vivendola, ed il gioco è diventato qualcosa di sacro, “metastorico”, perché ha permesso di manifestare la rabbia, di svelarla per poi provare a scioglierla. Anche noi enzimi ci siamo molto immersi portando le nostre storie e le nostre verità, le difficoltà che ci portiamo ancora nella relazione con i rapporti forti, con i fratelli, che se non si sciolgono non è possibile godere appieno della complicità che dovrebbe-potrebbe esserci tra fratelli. E ancora l’opportunità di costruire e vivere una fratellanza ontologica nelle relazioni che la Scholé piano piano sta iniziando a costruire. Questo è stato un po’ il fondo comune della giornata e abbiamo scoperto come è stato semplice e profondo fare teoria con i bambini.

Nei giorni successivi siamo riusciti con maggiore facilità a suonare più note. Anche i piccolissimi hanno iniziato a lasciar andare paure e genitori ed è stato più facile per tutti divertirsi e godere di questa esperienza. Abbiamo vissuto la nota leggera e creativa con il nostro caro enzima Michele che con il suo mitico “1, 2, 3..stella” ci ha rubato risate per ore… e poi si sono rivelati i nonni-zii ontologici Cataldo e Francesca anche loro con tanta pazienza e… tanto femminile! È bello fare il nonno per chi ancora non lo è biologicamente, potersi sperimentare con la propria parte bambina, giocare a farla venire fuori e, attraverso di essa, allargare la base della propria piramide…

Anche per gli enzimi la Scholé è un’opportunità di crescita perché essere in dinamica continua con i bambini, con tante parti bambine, ognuna delle quali chiede tanto anche egoisticamente, scomoda e spinge, fa da specchio al bambino che è ancora in noi e non sa più chiedere o che è rimasto intrappolato in una rete di bisogni e desideri mai pienamente soddisfatti.

La diversità e la ricchezza del gruppo ha permesso anche ai bambini più chiusi e diffidenti di creare relazioni privilegiate. Per Jackob e Zeno, che inizialmente sembravano isolati in bolle di tristezza e rabbia, è stato importante legarsi strettamente a qualcuno di noi, per poi piano piano iniziare a liberarsi e ad affidarsi. Ogni piccolo passo è stata una importante conquista. Anche Gaia dalla voce soffocata, attraverso la sua prova di coraggio, ha aiutato molti di noi ad esprimersi, partendo da quello che ci piace fare per arrivare a superare le nostre paure, che sono i mostri reali che ci portiamo ovunque.

Ogni bambino ha provato a cambiare il proprio colore, o a ridargli vigore, a distinguersi da quello dei propri genitori o semplicemente a prendere consapevolezza che per alcuni, il colore che esprimono non è ancora il loro. 

Se ci fosse stata una Scholé Globale anche per noi cosiddetti adulti, ora saremmo davvero adulti e forse più sereni, avremmo maggiori strumenti a disposizione per vivere la nostra vita con piacere e meno complicazioni. 

Per questo cerchiamo di costruire per noi e i nostri figli un utero a cielo aperto, ricco, diversificato che ci possa saziare poiché il mutamento antropologico ha reso la crescita più difficile e meno “automatica” di come avveniva nelle società organiche. 

Oggi sono in crisi le istituzioni e gli adulti che dovrebbero occuparsi della crescita. Sono frequenti gli aborti ed è in aumento il ricorso a soluzioni di vita virtuali, a dipendenze fino all’emergere di sindromi psicotiche.

Concludo questo post precisando che quanto raccontato è solo una parte di ciò che abbiamo vissuto con i bambini in questa terza sperimentazione della Scholé Globale. 

A me è piaciuta molto e le mie figlie non vedono l’ora di tornarci!

Rosanna

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