Aula didattica globale “Gianna Stellabotte” (FG),lunedì 6 gennaio 2014. EPIFANIA. TERZA GIORNATA.



FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia 





EPIFANIA:
possiamo vedere qualcosa 
che prima non si vedeva 
o non vedevamo 
ma che già c’era.


Il weekend dell’Epifania volge quasi al termine… 

Iniziamo la giornata raccontandoci il vissuto di questi due giorni trascorsi sporcandoci le mani nella Stalla del Pro.Nu.S.

È stato un vero e proprio esercizio di sovversione dell’economia finanziaria e della logica delle specializzazioni.  Eh sì, perché noi per lavorare abbiamo pagato! E quanto abbiamo ricevuto da questi giorni! Lavorare tutti insieme è stata un’occasione per incontrarci, scambiare, raccontarci e sperimentarci in tante faccende e mansioni che non appartengono al nostro ordinario. Contadini, giardinieri e potatori ci siamo tutti immersi in queste giornate con i “piedi per terra” e le mani tra foglie, rami e paletti da scardinare e sradicare per allargare confini e unire territori prima divisi… 
In tanti anche i finti lavoratori… quelli che nella terra fanno fatica a immergersi poiché ancora troppo per aria o troppo pigri…

Ben vengano queste innovative modalità di economia del lavoro e delle relazioni in questo momento di forte transizione in cui il vecchio è dominante e il nuovo non viene riconosciuto se non da pochi “magi” che hanno occhi e orecchie attenti e svegli perché già alla ricerca… 



Su uno scenario P.I.P., di “percorsi interiori profondi”, diversi gli attori… Tobia ci ricorda quanto si possa essere in profondità, proprio giù giù, non solo dentro se stessi ma anche fuori di sé…


Luigi C. riscopre il piacere di passeggiare e a turno chiede accompagnatori diversi a braccetto… 


Samuel, come una goccia che scava la pietra, si scatena nel suo essere “artista delle profondità rivelando con il suo incessante lavorìo manuale e delicato le radici di un ciocco, il suo collegamento profondo alla terra… 


Checco passa dallo stare fuori e metterci alla prova allo stare dentro con le sue “paure di essere e di non essere”… 


Lavorare vicini e insieme è occasione per entrare in relazione e in dinamica. L’inclusione e il coinvolgimento di questi attori-eroi meiotici è la testimonianza che quando il clima è globale e molteplice chi “sta sotto” riemerge più facilmente, cosa che non avviene quando il clima è psicotico e parziale, anche se ben disposto. Anche in questo setting Mariano interagisce, si mette in dinamica, ricama, intreccia… a dimostrazione che quando la professione è inserita in un Globale Massimo è spendibile ovunque e in qualsiasi momento, per il piacere di mettere in campo e a servizio della vita le proprie competenze e non per obbligo-dovere.

Oggi, 6 gennaio, Epifania… 
Cosa rimane ancora di questa antica Epifania? 
Quel che oggi rimane è poco più dello scarto dell’intreccio e della sovrapposizione di tante tradizioni susseguitesi nel tempo… anche questa giornata è stata conquistata, rubata alla vita e divenuta un’altra ghiotta occasione per l’economia finanziaria essenzialmente è diventato il giorno in cui la Befana porta doni ai più piccoli… Per i bambini il messaggio è chiaro, “sono visti dagli adulti attraverso un regalo”… ma perché i genitori non potrebbero riempire i propri figli di baci, spupazzarseli, abbracciarseli, trascorrere una giornata insieme a loro piuttosto che regalargli calze, calzette e caramelle?
In questa relazione mediata da un bene di consumo si perde tutto il valore dello scambio di parti più profonde e più nostre, più specifiche… 
Questa spinta a scambiarsi doni è un po’ il riscatto di una generazione, quella forse precedente alla mia, in cui c’è stato poco il dono-regalo. Ma cos’è il dono-regalo? Quanto effettivamente facciamo dono-regalo di noi? 
Ahimè sempre con più difficoltà ci mettiamo in relazione attraverso i codici del corpo e delle emozioni e sempre più facilmente e frequentemente attraverso il codice simbolico per di più dettato dall’economia finanziaria. Non è forse triste e incivile questa verità? 

Procediamo alla scoperta delle origini rintracciando un po’ la storia antenata di questa giornata… Epifania, dal greco antico Epi, sopra e Fàino, apparire, rendere manifesto… una cosa appare, si manifesta quando è collegata alla luce, la luce fa sì che possiamo vedere qualcosa che prima non si vedeva o non vedevamo ma che già c’era. La metastoria, “ciò che non vedo e non so”, è la prima cosa che non vediamo… la si deve incarnare, bisogna accogliere che si faccia luce, che si manifesti dall’alto, Epi.                                                                                                                                                                 
La prima Epifania che si ricorda è una Teofania, una manifestazione divina, Dio si manifesta, si rivela attraverso segni particolari, miracoli, apparizioni.                                                                                                     
L’Epifania ci dice “è nata in me una nuova prospettiva, una nuova luce e mi illumina dall’alto”.

Per i Greci si assisteva ad una Epifania quando attraverso alcuni segni si manifestavano le divinità. Zeus, Giove, Asclepio solo alcune… Quest’ultimo, figlio di Apollo, venerato dai greci come dio della Medicina aveva ricevuto dalla dea Atena il dono di scambiare il suo sangue con quello della Gorgone Medusa. Da allora il sangue che sgorgava dal suo fianco sinistro era velenoso e portatore di sventure ma quello del fianco destro aveva proprietà miracolose, addirittura il potere di guarire qualsiasi malattia e far risorgere i morti. Sono versioni Asclepiane dei nostri tempi Padre Pio, la Madonna e tutte quelle santità-divinità in cui è significativo il rapporto tra apparizione e salute del corpo-guarigione.

Anche gli Esoterici, ovvero gli appartenenti alla Scuola di Pitagora, svilupparono molto l’aspetto dell’Epifania ma avvalendosi del razionale, sostenendo che le profondità si sondano e conoscono con l’intelletto. È la mente che rivela, la ragione che porta luce, illumina.



Secondo il Cristianesimo, come raccontato nel Vangelo di Matteo, i Magi erano pagani provenienti dalla Persia… Anche secondo la tradizione pagana alla “verità” si arriva attraverso la luce. La luce testimonia la presenza di Dio, ecco allora che i Magi attraverso la luce, la cometa, arrivano a conoscere Dio incarnato.     
La manifestazione della divinità per eccellenza è Gesù…non solo appare agli uomini ma egli stesso si fa uomo! 

Il 25 dicembre nasce Dio incarnato come uomo… dopo dodici giorni viene festeggiato il suo trionfol’Epifania.
La scoperta si compie attraverso il viaggio dei Magi, figure funzionali alla ricerca della verità ed espressione di una molteplicità. Anche se in realtà il Vangelo non parla di tre, generalmente se ne conoscono tre: Sem, a rappresentanza delle popolazioni semite, Cam che rappresenta i camiti, le popolazioni nere e infine Japeti che rappresenta gli indoeuropei, a testimonianza che il Cristianesimo è una religione universale come l’etimologia stessa di Cattolico ci dice: “cata-olos”, di tutti, universale, per tutti…

A ognuno dei Magi è associato un dono a simboleggiare le tre caratteristiche attribuite a Dio:     
                    

l’oro ad indicarne la regalità, 
l’incenso ad indicarne la divinità, 
la mirra ad indicarene l’umanità, ma anche la caducità, la morte e la redenzione, giacché la mirra si usava nelle cerimonie di sepoltura dei defunti.

Il Solstizio d’Inverno introduce la luce come tema: dopo dodici giorni la “luce” si manifesta come divinità, come metastoria. I doni portati dai Magi rappresentano la sottomissione di diverse nazioni al Cattolicesimo: Gesù è la vera incarnazione!

La tradizione pagana e in particolare nordeuropea racconta che in questa giornata nelle campagne, nei boschi, gli animali, gli alberi e le piante parlassero, a significare che anche negli animali c’è qualcosa di profondo.

All’Epifania non solo abbiamo attraversato “la notte”, le tenebre, ma Dio ( “Dies”, giorno, luce, sole) si incarna, la “luce” ora prevale. Il buio attraversato approda nella luce conquistata superando una visione schizofrenica della vita che vuole tenebre e luce in contrapposizione.

Anche Phanes, “l’uomo che verrà, l’uomo che apparirà”, ci offre una rappresentazione dell’Ep-+ifania-Luce questa volta attraverso il sentire esoterico, gnostico. Questa creatura, considerata divinità della procreazione e dell’origine della vita, attraverso i diversi simboli di cui è ornata ci racconta molte cose: il bastone, simbolo del potere, la torcia, ovvero la luce, il serpente, ovvero l’energia che scorre, l’ovulo, ad indicare che è una creatura generata, partorita dall’uovo cosmico, le ali, tipiche degli esseri superiori, i punti cardinali, ad indicare la sua universalità, i segni zodiacali…dopo la rottura dell’uovo cosmico le varie cose che servono alla vita si sono frantumate e per tornare al Sarvas dobbiamo ricomprenderle dentro di noi. Ancora la disposizione antioraria dei segni zodiacali ci ricorda che ricostruire le cose è un po’ andare controsenso, a ritroso nelle nostre storie per riprendere i pezzi perduti lungo un viaggio zoppicante.

Si narra ancora che, durante l’Epifania, nell’antica Roma volassero sui campi dodici figure femminili, simbolo di fertilità, prosperità e abbondanza, come rito propiziatorio per i lavori che poi avrebbero portato ad un nuovo raccolto. Nei vari passaggi poi si è perso questo senso di celebrazione del ciclo vita-morte e si è giunti ad una versione negativa di questa festività. Piuttosto che celebrare il femminile che genera cose nuove si celebra il negativo: la natura ormai vecchia va bruciata… 

Epifania… Pifania… Bifania… Befana.


Nel tempo è avvenuto un impoverimento del senso originario di questa festa; celebrarla attraverso ciò che è accaduto ad un personaggio storico le ha fatto perdere il suo valore metastorico. Oggi dovremmo celebrare le nostre epifanie sia che di noi vengano alla luce sia parti “positive” che parti “negative” perché finalmente manifesto a me e agli altri parti mie finora rimaste oscure, incluse quelle diaboliche.

Una nostra Epifania può voler dire uscire dalle tenebre, vedere parti nostre che prima non riuscivamo a vedere e che ora improvvisamente si manifestano. Prima di una Epifania ancora non si vede, gli occhi ancora sono ciechi. In questo tempo spesso siamo presi da cose che non ci servono e ci incastriamo in circuiti ormai morti. 

Oggi allora ci piace iniziare una nuova festa, una Epifania Globale che ci aiuti a procedere nel viaggio e che ci aiuti a tornare fertili per la vita… In questi tempi di riti e rituali svuotati ci piace ridare anche a questa giornata un senso nuovo e intimo, vicino alle nostre storie. 


In men che non si dica arriviamo ad una vera e propria celebrazione di alcune Epifanie. Ad accompagnarci Sara e Asmodeo.
Asmodeo: nella Bibbia demone che impedisce a Sara figlia di Raguel di vivere in matrimonio, uccidendole successivamente sette mariti. Il giovane Tobia, ottavo marito, lo riduce all’impotenza mettendo in pratica i consigli dell’angelo Raffaele.

Quello che oggi ci chiediamo è “chi è il nostro Asmodeo?”, qual è il nostro spirito maligno che ci impedisce di vedere chi semina su di noi e di far nascere vita nuova?
“Asmodeo” sono i pesi precedenti che non ci fanno esprimere, i debiti ereditati dalle nostre famiglie di origine, i legacci che ancora non sciogliamo, la rabbia che fa morire le opportunità… Ma in questo Asmodeo bisogna starci, bisogna riattraversarlo per sconfiggerlo. Solo quando sei riuscito a transitare allora vedi i segni… i segni non arrivano quando stai male per aiutarti, i segni appaiono se diventi Re Magio , se ti metti alla ricerca, se ti liberi dai pesi storici della famiglia, del territorio. Per arrivare all’Epifania ci vuole chi ti accoglie ma anche chi ti spinge senza tornare indietro. Proprio come una madre deve fare durante il parto per garantire la nascita del “figlio”, del nuovo.

Oggi quindi proviamo a iniziare delle Epifanie che siano un rito di passaggio, una soglia in cui abbandonare, spogliarsi ognuno del proprio “Asmodeo e impegnarsi verso una prospettiva nuova, verso un nuovo lido. Oggi ci chiediamo:


“quale storia ci ha ingabbiato e quale prospettiva metastorica si può aprire per noi?” 

Questo ci consente anche di liberare i tanti dono-talenti che abbiamo ma che non brillano perché Asmodeo chiude e soggioga tutto.





La prima nuova Epifania è quella di Giovanna, travolta come figlia prima e come moglie poi, in un turbine di rabbia verso gli uomini di una dinastia di donne che l’ha portata a non viverseli alla pari e come opportunità ma sempre come altra parte da cui tenersi in guardia facendole spesso non riconoscere e morire semine maschili nella sua vita pur buone per lei. In questa fase sarà importante per Giovanna sentire delle accompagnatrici donne che le fanno rivivere un’esperienza altra rispetto a quella da cui proviene:


 non più donne-fortezza contro gli uomini.


La seconda nuova Epifania è quella di Marilisa, costretta fin da piccolissima a inventarsi strategie per non deludere una nonna che la metteva davanti a compiti da adulta e per proteggersi dal rischio di essere invisibile e dimenticata. Prestarci anche a cose che non vorremmo mai fare o per cui non siamo pronti è una modalità, seppur povera, per essere riconosciuti. Chi di noi non si è svenduto…. Così, stando al mondo con questa pesante svalutazione, finiamo per fare tante cose per l’esterno, per dimostrare, per meritare, per farci riconoscere. 
Ma quanta stanchezza e quanto dolore però poi non visitiamo nelle nostre caverne sotterranee? Se non interrompiamo questo circuito del fare e soprattutto del fare per gli altri difficilmente può emergere il nostro Asmodeo e difficilmente potremmo liberarcene. Il demone  bisogna sì sconfiggerlo ma poi bisogna trovare una strada, la luce è solo un mezzo per indicarci la stalla verso cui andare… il ciclo di Asmodeo prima o poi finisce e due sono le possibilità: 


o ci facciamo fuori noi, e ciò può avvenire anche ammalandoci, o facciamo fuori il demone… solo allora nasce una stella che ci condurrà verso una stalla. 

In questa cacciata del demone Gianni per primo ha creduto che questo ciclo di morte potesse e dovesse interrompersi e finire. L’Epifania oggi per Marilisa può essere proprio riattraversare quella paura di non essere vista e riconosciuta, stare nelle cose non attivandosi anche rischiando di scoprire di essere invisibile per gli altri… Rischiare che gli altri non ci accettino perché non abbiamo le cose che gli altri vogliono-vorrebbero da noi e stare senza attivarci è un passaggio obbligatorio per tornare a noi e ri-conoscerci noi per primi. In questo l’esterno gioca un ruolo determinante: quando vediamo un Asmodeo in una persona è facile giudicare ma è anche infantile. Un adulto dovrebbe accompagnare quella persona a riconoscere il suo Asmodeo e se possibile anche a superarlo.

La terza nuova Epifania è quella di Daniela, legata a doppio filo a suo fratello Mario, in un gioco perverso di non vivere per far vivere. Mario era l’unico che vedeva Daniela ma solo perché Daniela lo vedeva. Essendo stato il suo unico specchio, Daniela ha dovuto lavorare per tenerlo in vita ma poi ha vissuto in funzione sua in una relazione confusa anche fisicamente. Dietro, una madre inesistente che aveva lei bisogno della piccola Daniela. Daniela è diventata quindi Luna


se la Terra riceveva il Sole allora la Luna ne riceveva a sua volta. “Ora è il momento di vedere se tu, Daniela, vuoi diventare Terra o ancor meglio Sole”. 

In questo circolo vizioso di legami al negativo Tobia ha sentito che la faccia di Daniela era rivolta a Mario per cui è rimasto deluso prima e incazzato poi perché ha sentito che il suo positivo non era sufficiente per distogliere Daniela da AsmodeoMario. L’intervento di Tobia con “io abito nel nulla” ci racconta la sua attesa, il suo aspettare che i membri della famiglia si liberino ognuno del proprio Asmodeo per arrivare poi, finalmente, forse, a espugnare la sua fortezza. L’Epifania per Daniela oggi è ripartire da lei, rimettersi al centro della sua esistenza.



L’ultima nuova Epifania oggi è quella di Giorgio. Ilona, che ha colto il suo valore indipendentemente dalle sue funzioni, gli fa da specchio cogliendo le sue profondità che ci raccontano un uomo anticamente addolorato ma anche un uomo che pur essendo una Ferrari si  accontenta di un giro nella stradina di un paesino di montagna. Ancora Giorgio a questo dolore ci mette il silenziatore. Non basta solo non seguire più Asmodeo ma per tagliarlo fuori di noi, per non seguirlo più, per lasciarlo bisogna trovare la stella cometa sennò non troviamo la nostra stalla. È un procedere incerto in cui ci sembra di perdere e di non avere certezze  ma poi, se siamo coraggiosi e mettiamo passi pur non vedendo, troviamo tanto. Oggi per Giorgio l’Epifania è:


passare dalla ristorazione esteriore a quella interiore, fidarsi che l’esterno possa accogliere il suo dolore e accompagnarlo nel viaggio verso la sua stalla.


È sera… Concludiamo i lavori. La luce inizia a ridursi per far posto ad un buio che è anche spazio di rielaborazione e digestione del cibo nuovo di cui oggi ci siamo nutriti.
                                                      
Grazie al pioniere-accompagnatore Mariano oggi abbiamo illuminato una faccia oscura ma sicuramente più viva e interessante di questa nota giornata di inizio gennaio… 
Ridare un senso nuovo a ciò che già esiste è un atto creativo e amorevole verso la vita, è impegnarsi concretamente nella sua rigenerazione.                                                                                                                     
Oggi siamo passati da una Epifania lontana e aspecifica alle nostre Epifanie di carne e sussulti.
Grazie Mariano per questo condurci a viste e prospettive nuove su scenari già conosciuti ma ormai poco sentiti.
Grazie Grazia per aver reso concretamente possibile questo stare insieme semplice e profondo assieme.
E se per i più “l’Epifania tutte le feste porta via”… per noi Magi alla ricerca e sensibili ai segni oggi può aver inizio la festa delle nostre vite… oltre ogni Asmodeo

Buoni passi incerti,


Graziana.

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