Troia (FG), giovedì 5 dicembre 2013. UNA STALLA PER TRASMUTARE. Editoriale del Dr. Mariano Loiacono.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS



Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia

 LA STALLA DEL PRO.NU.S.
CI AIUTI A REALIZZARLA?

Amatissimo popolo di nuova specie,
 
vi voglio dare una bella notizia d’avvento che, spero, vi faccia sognare il Natale di un mondo globale e di nuova specie.
 
4. DENTRO LA STALLA2

Come Fondazione, entro Natale, acquisteremo, nella zona PIP di Troia, un terreno in cui c’è già una masseria, un pozzo e una zona destinata ad alberi da ombra. Attiguamente, acquisteremo quasi un ettaro di terreni agricoli in cui costruire l’Utero ψ e, di fronte, le residenze per l’accoglienza, in quanto è possibile realizzare notevoli volumi, trovandoci in zona PIP.
 

Insomma, come Fondazione, ci siamo buttati in una operazione che, comprese tutte le spese di rogito e notaio, ci costerà circa 270.000 euro. Ringrazio l’Ing. Gianni d’Errico
che ha condotto egregiamente le trattative con la famiglia Beccia e le
incombenze amministrative col Comune di Troia per delibere varie e opere
di urbanizzazione.
 

La masseria ha una superficie interna di circa 300 mq
e, in attesa di future nuove opportunità, intendiamo utilizzarla come
sede delle attività legate al Metodo alla Salute (Gruppi alla Salute,
Formazione Globale, Progetti intensivi, ecc.), in quanto l’attuale
ospitalità nei vecchi locali del Centro è a termine (luglio 2014) e quasi certamente ci troveremo senza una sede in cui operare.
È urgente, dunque, riattare la masseria mantenendone le caratteristiche
fondamentali. Stando questa in buone condizioni, abbiamo solo la
necessità di adeguare gli spazi alle nostre esigenze e di realizzare
tutti gli impianti, essendone sprovvista.
 

Particolarmente suggestiva è la “stalla
che è possibile trasformare in una futura sala dei gruppi e della
didattica globale. Per questo, indicheremo questa parte del complesso
che andiamo ad acquistare col nome “LA STALLA DEL PRO.NU.S.

SASSI


“PRO.NU.S.” sta per “PROGETTO NUOVA SPECIE” ma la parola latina “Pronus” esprime interessanti significati che ben si adattano al futuro utilizzo che avrà questa “stalla”.
Il primo significato è “piegato in avanti, chino, inclinato”.
Mi ricorda un po’ l’immagine dell’uomo-sassi piegato sotto i pesi
contenuti nella sua fragile sagoma metallica: drammatica immagine
dell’uomo del terzo millennio, che ben rappresenta molti di noi quando iniziamo il trattamento col “Metodo alla Salute. Sempre stando a questo primo significato, “pronus” significa anche inchinarsi davanti alla sacralità che contiene questo disagio, sentirne la specificità e scommettere devotamente sulla sua ri-nascita.
 

Il secondo significato di “pronus” è “declive, in pendenza, in discesa, declinante, che volge alla fine”.
Infatti, sentiamo che questo uomo-sassi, inginocchiato dai tanti disagi
di oggi, se lasciato a sé, va certamente in discesa nel “canale di
Vermicino” e la sua specificità vitale è destinata al tramonto e alla
fine. In questo senso, “la stalla del PRO.NU.S.” è un buon ciuffetto
d’erba a cui aggrapparsi per fermare la discesa e riprovare a risalire nella propria vita e nella propria storia che vuole riprendere un percorso globale.
 

Il terzo significato è “incline, propenso, ben disposto, favorevole, portato a”. “La stalla del PRO.NU.S.”, in continuità con le altre sedi finora utilizzate, sarà proprio il primo ambito in cui gli uomini-sassi potranno incontrare e beneficiare di un ambiente favorevole alla loro “salute-intero-non frantumato”,
accolti da conduttori di nuova specie e da accompagnatori portati a
condividere il pane della crescita continua, senza scappare dal negativo
ma accogliendolo per trasformarlo.
 

L’ultimo significato è “facile, agevole, senza difficoltà”. Nella “stalla del PRO.NU.S.” ognuno di noi potrà sperimentare che, cambiando punto di vista
(meta-noia), diventa facile e agevole riprendere il proprio viaggio
specifico, crescere nel rapporto con se stessi, nei rapporti forti, nei
rapporti con i gruppi e col Globale Massimo dell’esistenza. La
trasfigurazione globale che ne deriva diventa una opportunità per ognuno
di diventare “la stalla del PRO.NU.S.” nel proprio territorio
d’origine, cercando di rimanere in rete come tanti “ermafroditi insufficienti che nel contatto con altri ermafroditi insufficienti riescono a generare da sé la propria specificità.
 
In questo modo, la “stalla” può diventare e concretizzare i diversi significati della parola latina “stabulum”, da cui deriva. Infatti, da “gabbia, recinto” per animali, può diventare “locanda, osteria, bordello” e, addirittura, “chiesa”, come indica Commodiano, un poeta romano cristiano, vissuto tra la fine del III secolo e il IV secolo.
 
Caro
popolo di nuova specie, spero di avervi convinto della bontà e
importanza della prossima iniziativa di Natale che vedrà la nascita de
“La stalla del PRO.NU.S.”.
C’è, però, un piccolo particolare. I soldi disponibili sul conto sono 240.000.
 
Servirebbero, dunque, almeno trentamila euro entro la fine dell’anno.
Chiedo a ognuno di voi di aiutarci a realizzare questo imminente sogno
concreto, proprio in questo periodo d’avvento e di festività. Chiedo di
mostrare la nostra generosità rinunciando alle solite modalità
commerciali per festeggiare un Natale che, nei fatti celebrati, è
avvenuto in una stalla.
 
Sono contento se, con le tue donazioni e iniziative di raccolta fondi, ci aiuti a realizzare “La stalla del PRO.NU.S.”: la stalla più adatta per questo terzo millennio disagiato,
dove sono in tanti che non vedono accolto in nessun albergo il proprio
bambino che sta per nascere e che chiede agli esseri viventi di fargli
visita e di riscaldarlo rimanendo in prona compagnia.



Per farvi ulteriormente innamorare de “La stalla del PRO.NU.S.”, vi invito a leggere una mia riflessione.







Quello
che stiamo prefigurando è, dunque, un natale dalle modalità inedite: un
natale che può farci trascendere questo mondo invecchiato, imbellettato
solo da fiction tecnologiche; un natale per andare al di là di un mondo
ormai al buio, immerso sempre più nell’ombra di morte; un natale per
avviare una fase inedita nell’antico viaggio della vita; un natale che
riguarda l’inizio di una nuova tappa trasmutativa, per cominciare a
esprimere la vita in maniera più profonda, più globale e più armonica.

Per
nascite così importanti e straordinarie, la vita propone un altro
archetipo che, come gli altri, non è proprietà privata di nessuna
religione o etnia: la “stalla”.

Le
nascite importanti avvengono fuori casa, fuori dagli alberghi
confortevoli e dai circuiti dominanti. Per la nascita di cose nuove la
dimora più probabile, il rifugio più sicuro e accogliente rimane la
stalla. Infatti, chi conosce e sperimenta la stalla sa desiderare e
attendere un evento importante di nascita anche quando le condizioni
sono proibitive, i tempi sono incerti, e dominano eventi di dolore e di
morte. In una stalla a nessuno viene negato almeno un giaciglio fatto di
paglia; in una stalla ci si può riscaldare anche con gli animali che la
abitano.

 Nascere in
una stalla significa avere come testimoni solo il cielo stellato e pochi
intimi che hanno desiderato e atteso l’evento, pronti a trasmutare essi
stessi. Nella stalla, infatti, c’è anche racchiusa la memoria di una
stella, da tempo caduta e ivi trattenuta: questa stella, con la sua
polvere finissima, continua a suscitare nostalgie e desideri di nuove
nascite in chi frequenta o visita la stalla ed è rimasto in attesa del
natale. Quando poi giunge il tempo in cui nella stalla sta per sorgere
un sole che dà luce e calore, la polvere di stelle – da tempo caduta –
diventa fatata, ritorna luminosa e, con un tocco magico, trasforma i
pochi presenti in protagonisti importanti di una favola regale. Il
viaggio trasmutativo può così tornare “dalle stalle alle stelle” e
riprendere vigoroso il suo antico percorso.

Ma,
affinché in una stalla avvenga una simile nascita e si ritorni
all’antico viaggio, è necessario che siano presenti almeno tre
importanti protagonisti.

Un
primo protagonista della stalla trasmutativa è chi sa restare in
contemplazione “nell’alto dei cieli”. Costui vede e sente che il natale è
possibile perché nel viaggio della vita c’è ancora un “vuoto”
(“koilos”, da cui cielo, significa “vuoto”) che si espande in alto e in
avanti, grazie al quale sono possibili sempre nuove nascite e nuove
tappe. Nessuno sa l’altezza di questo vuoto. Solo chi si sintonizza con
questo vuoto e lo sa contemplare può ridimensionare-svuotare il pieno
che è nato in precedenza e può udire il vagito di una nuova nascita.
Dall’alto del cielo si può “vedere-osservare-contemplare” globalmente
l’intera traiettoria che ha già percorso il viaggio della vita.
Dall’alto del cielo si può meglio “teorizzare” la “oscurità misteriosa”
da cui il viaggio si genera ininterrottamente e preme verso nuove
creazioni. È questa “teoria globale” che può salvare in profondità e
spingere la stalla verso una nuova pienezza di vita. Questi teorici
della “profondità vitale in viaggio” restano ammaliati da una simile
contemplazione. Di conseguenza, ciò che di questo antico viaggio hanno
contemplato “nell’alto dei cieli” diventa un inno che risuona come canto
di gloria. “Gloria” deriva dalla radice sanscrita “klu”, e significa
“udire, farsi udire”. “Gloria” significa, dunque, aver udito le
vibrazioni della profondità di “ciò che è la vita”, aver visto e udito
che questa ha fatto già prodigi, ha fatto già nascere un nuovo sole ed è
ancora nelle condizioni di far nascere. Ciò che è stato visto e udito, a
sua volta risuona dentro di noi, dentro il nostro corpo, dentro i
nostri pensieri e parole, e si fa udire, diventa messaggio che arriva a
chi ancora non ha visitato quelle profondità o a chi ne conserva solo
sbiaditi ricordi. È un suono che, se udito, genera a sua volta una
risonanza in chi è in attesa; così, di risonanza in risonanza, giunge
lontano, e ognuno sperimenta quella “teoria” e “vede-osserva-contempla”
da sé l’antica traiettoria e la profondità che l’ha generata. E tutto
diventa un inno di gloria a più voci e a diverse tonalità e profondità.

Un
secondo protagonista del laboratorio trasmutativo sono i “Magi”, chi fa
seguire alla contemplazione globale un proprio percorso, in cui
sperimenta concretamente strade possibili di trasmutazione. Questi
sperimentatori della nuova trasmutazione devono abbandonare la comodità
delle posizioni dominanti e affrontare le asperità del viaggio sulla
terra, devono lasciare strade maestre e costruire sentieri impervi,
devono approntare soluzioni ardite ed essere capaci di disfarle qualora
si rivelassero fuorvianti, devono desiderare il riposo e rinviarlo
appena ritorna l’estro creativo e la spinta trasmutativa. Prima di
giungere a contemplare la nascita della nuova strada, devono sapersi
difendere da chi rappresenta l’istituzione dominante e si crede re e
signore del percorso trasmutativo che la vita ha già fatto. Questi
regnanti non si aspettano più nulla dalla vita e non intendono essere
scomodati nei propri equilibri da utopie e sogni stellari; per questo,
sono amanti della fiction dominante e desiderano che i loro sudditi
rimangano nelle tenebre e nell’ombra di morte, disposti anche a fare una
strage di innocenti per poter colpire chi sta lavorando per una nuova
nascita. Infatti, quando la stalla sta per diventare trasmutativa, i
regnanti sentono che il loro trono è vacillante perché il disagio
colpisce i loro sudditi e li sta preparando a desiderare una salvezza e
un trono più vicini alla vita e più in continuità col suo viaggio
antenato. Appena sono informati delle novità in atto, si sentono
minacciati da ciò che sta per nascere e lo vogliono far fuori. Ma la
vita antenata sa intervenire anche in sogno e sa indicare a questi
entusiasti sperimentatori una strada per sfuggire alle trappole di chi
domina, in modo da preservare la novità che si sta partorendo. Giunti a
conclusione della loro ricerca sperimentale, questi protagonisti si
accontentano di una semplice ricompensa: aver contemplato che davvero
nella stalla è possibile una trasmutazione, che davvero è nata una nuova
strada percorribile concretamente, che davvero è iniziata una tappa
importante per il viaggio della vita. Da questa loro ardita
sperimentazione non portano nulla indietro, né accrescono prestigio
personale e ricchezze; sentono solo che la novità c’è e alberga
saldamente nella propria vita. Allorché tornano nella loro vita
ordinaria, sentono che possono essere loro stessi stella cometa per chi
non ha smesso di credere nell’avvento e attende ancora il natale. Come
menestrelli girovaghi visitano altre terre per cantare e proclamare il
nuovo che con i loro occhi hanno visto nascere nella stalla: la loro
testimonianza personale e la loro “gloria” diventano per altri una
concreta opportunità per poter udire la novità e trasmutare essi stessi.

Un
ultimo protagonista della stalla trasmutativa sono gli “uomini di buona
volontà”. Come dice la radice sanscrita “val” di volere, “volontà”
indica le persone che sanno “de-siderare” (…di nuovo le stelle!) e
“scegliere”. Non tutti, infatti, sono interessati al viaggio
trasmutativo e intendono favorirne una nuova tappa, sapendo resistere
alla vita della stalla. È per questo che la trasmutazione reale nella
vita ordinaria non è un evento automatico e gratuito ma richiede la
presenza di un popolo, di una moltitudine intrecciata a rete e ovunque
diffusibile. Per iniziare una trasmutazione reale e storica è richiesto
un gruppo di persone, inserite nella realtà e istituzioni ordinarie, che
sono consapevoli di appartenere alla polvere di stelle come fatto
naturale e sentono una naturale distanza dall’ordine dominante. Sono
persone che sono naturalmente vicine a “ciò che è la vita” e sentono un
desiderio spontaneo di viaggiare nella loro esistenza e far sorgere
nella propria storia e nella propria istituzione di appartenenza una
nuova tappa trasmutativa. Sono persone che, stimolate dai teorici della
vita e dai ricercatori sperimentali, sanno riconoscere la nuova tappa
richiesta dal viaggio della vita, la scelgono con fermezza e si
adoperano concretamente per farla nascere dentro di sé, nel loro
habitat, nella loro etnia, nella loro cultura. Gli uomini di buona
volontà sono prima di tutto quei pastori che si trovano nella stessa
regione della stalla dove è trattenuta la polvere stellare da tempo
caduta. Costoro vegliano all’aperto e fanno la guardia al loro gregge,
pronti a sentire la meraviglia della nascita annunziata, disponibili ad
andare a vedere quello che è accaduto. Questi uomini di buona volontà,
dopo aver veduto e dopo essere tornati nella loro vita ordinaria,
scelgono di andare porta a porta per riferire ad altri ciò che hanno
vissuto e contemplato; questo loro annuncio suscita in questi altri
meraviglia e li porta a glorificare e lodare la vita che si trasmuta. In
questo modo, goccia dopo goccia, il numero degli uomini di buona
volontà cresce e diventa un torrente con un letto che si manifesta
sempre più ampio e profondo. Cresce così la rete e l’intreccio; il
popolo diventa numeroso come la sabbia del mare, fino a diventare
dominante, man mano che la trasmutazione procede e il vecchio ordine
diventa solo rappresentazione di un passato, memoria statica di qualcosa
che alla vita oggi non serve più.
La
stalla del terzo millennio è, secondo me, il “disagio diffuso”, questo
allontanamento dalla vita profonda che fa stare al freddo e al gelo
molti di noi e tanti altri ogni giorno di più, non importa
l’etnia-cultura-religione a cui si appartiene. Questo disagio vitale sta
a indicare che la vita soffre globalmente, vuole trasmutare e far
nascere una nuova prospettiva nel suo antico viaggio.

Purtroppo,
per il “disagio diffuso” di oggi e per le tante maschere sofferenti che
lo rappresentano, mancano alberghi che lo possano accogliere e case in
cui dimorare; è disponibile solo una stalla.

Nella
stalla del “disagio diffuso” ci sono giacigli di paglia per le varie
situazioni di sofferenza, c’è una moltitudine crescente che la abita e
che garantisce a ognuno un po’ di calore. La stalla del “disagio
diffuso” è piena di polvere stellare. Chi vi soggiorna sente
periodicamente una nostalgia profonda e indefinita, proprio quando
avverte le strette dell’angoscia o del senso di morte per quanto lo
circonda. Nella stalla del disagio si sente il bisogno vitale di trovare
una strada, un “metodo” per riprendersi le proprie profondità e tornare
alle origini del proprio viaggio per vivere oggi un nuovo natale.

Per
questa stalla del terzo millennio nessuna etnia-cultura-religione ha
l’esclusiva o ha già un percorso certo da proporre. Talora ci si trova a
sognare occasioni magiche in cui potersi trasformare e far nascere una
nuova identità e una nuova prospettiva di vita. Ognuno, però, deve
accogliere gli eventi di dolore e di morte, e attendere “oggi” la
nascita e la rigenerazione della vita. Ognuno deve mettersi alla ricerca
e uscire fuori dal proprio paese, dalla propria lingua, dalla propria
cultura, dalla propria razionalità, dai propri alberghi progettati per
una convivenza che non accoglie più la vita. Ognuno deve sintonizzarsi
con gli antenati della vita e trovare la spinta adatta al proprio
progetto di rigenerazione.

Servono anche “oggi” i tre protagonisti di ogni processo trasmutativo.

Per
riavviare il percorso trasmutativo nella stalla del “disagio diffuso”, servono innanzitutto teorici contemplativi che partano dalla profondità
della vita e intravedano le nascite possibili nel vuoto che il disagio
sta creando nella organizzazione dominante. Servono anche sperimentatori
della nuova trasmutazione che sappiano osare per mettere a punto un
“metodo” adatto alla rigenerazione che oggi la vita chiede; costoro
devono saper difendere questo “metodo” dai famelici regnanti che
dominano oggi e tentano di impedire ogni nuova nascita; devono saperlo
diffondere con entusiasmo disinteressato e chiarezza accessibile a
tutti. Servono, infine, persone di buona volontà che innestino queste
novità nella loro vita, nei loro habitat e nelle istituzioni di
appartenenza per crescere di giorno in giorno e diventare una
moltitudine innumerevole come le stelle del firmamento.

La
stalla del terzo millennio, secondo me, ha tutti gli ingredienti per la
nascita di un astro fulgente, di un sole che può illuminare e
riscaldare “oggi” il viaggio della vita.



(Mariano Loiacono, “Un Natale per il terzo Millennio” nel Vangelo Globale, Edizione Nuova Specie, Troia – 2007)

4 Commenti

  1. Sandrasa V.

    …sento che urge una responsabilità solidale e illimitata…per trasmutare e far trasmutare.Condivido tutte le globali riflessioni,profondamente vere che il " Grande Maestro" ha voluto regalarci ancora.E buona condivisione a tutti del messaggio in tutte le sue parti.Un abbraccio solare Sandra V.

  2. sabrina

    é la stalla che molti di noi aspettano per essere se stessi e crescere con competenze più globali. Mi piace e condivido, spero che i nostri "figli" possano godere dei nostri sforzi trsmuativi. Sabrina

  3. Silvio Boldrini

    Questa mattina ho riletto e rigustato il bellissimo editoriale. Mi auguro anche io che ognuno di noi si sforzi di dare il proprio contributo per far nascere la stalla di Nuova Specie entro Natale, nella quale potranno nascere e crescere tanti Gesù bambini e bambine.
    Sforziamoci ognuno come può!
    Chi si estrae dalla lotta è un gran fiol de na mignotta!!
    Silvio

  4. michela

    Sono fiduciosa e voglio credere che le persone che hanno beneficiato e beneficiano del metodo siano in grado di comprendere, me inclusa quanto sia importante appropriarci di questa stalla, "una stalla può divenire un tempio" un luogo sacro da dove far rinascere le nostre vite spezzate, legate, addolorate e creare discendenza. Io voglio credere che entro la fine di quest'anno con altri sforzi riusciamo a raggiungere il primo traguardo e festeggiare. Perciò mettiamoci all'opera! Un bacio grintoso

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