Aula didattica “Gianna Stellabotte” (FG), giovedì 5 dicembre 2013. SECONDO GIORNO DELLA SETTIMANA INTENSIVA.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS



Registro Persone giuridiche n. 429 
Prefettura di Foggia










SETTIMANA INTENSIVA DELLA
FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS.



Seconda giornata.
Giovedì 5 dicembre 2013.

Giovedì 5 dicembre, seconda giornata della Settimana intensiva. Sin dal nostro arrivo in sala è palpabile una sostanziale differenza dalla mattinata antecedente. I visi di persone in buona parte quasi o del tutto sconosciute oggi ci risultano familiari. Il Fondo comune delle nostre storie si può quasi toccare con mano. Le membrane che altrove ci disgiungono gli uni dagli altri oggi non ci sono.

Ad inizio mattinata si descrive ad una nonna appena giunta tra di noi il vissuto travagliato degli ultimi giorni di suo nipote. Lei risponde comprendendone il significato e il valore, assicurando nel contempo al nipote, sia in parole e con il corpo, la propria presenza fino al termine della Settimana intensiva ed anche oltre, il che è un grande risultato per un ragazzo abbandonato dal padre in un momento così delicato.
Assistiamo poi alla nascita di un astro, una inedita stella a cinque punte, formata da cinque giovani uomini in auspicio di splendere di luce propria accompagnati dalle note di Starman” di David Bowie. Segno e note che aprono canali già smossi nel gruppo, concretizzandosi in lacrime.
Uno degli uomini stella ci mostra poi alcuni suoi bellissimi dipinti spiegandone il processo creativo con parole semplici ma profonde, invitandoci ad interpretarne il significato. Uno di questi dipinti rappresenta il continente africano scempiato dall’occidente cosí come i nostri codici profondi.

Un figlio condivide con noi un pezzo di un brano di Nitro, un artista che è stato diagnosticato caso psichiatrico, ma che se ne è sbattuto: 
“Questa è la rabbia che il primo non conosce mai per davvero e che raccoglie il secondo che si sente il numero zero. Se sei bravo per davvero alla gente gli rode, ma quando diventi pericoloso ti mettono i bastoni tra le ruote.
Non ho decoro e non rispetto le scadenze, non ho un lavoro perché ho già troppe dipendenze.
Vivo sempre nell’inferno dell’eterno secondo, ma quando scrivo fermo il tempo e rendo un secondo eterno.
Sono nemico dell’orgoglio e non della sconfitta, mi sento un doppio zero come la farina e chi la pippa.
La vista si raddrizza mentre parlo con i mostri, alla destra parla Kafka e alla sinistra c’è Bukowski.
Sono primi tutti quanti fino a quando cambi sentiero, io valgo meno e ne sono fiero.
Io sono il numero zero.
Non sono nessuno.
Ma ricorda che lo zero viene prima del numero uno“.
Una giovanissima ragazza, sorella di un cosiddetto “psicotico”, viene invitata a comunicare motivo della sua partecipazione. Lei dichiara alla madre di aver vissuto in una famiglia dove non è mai stata vista nei suoi bisogni reali di figlia, perché l’attenzione era concentrata sul disagio manifesto del fratello. Questo ha comportato un suo rifugio alla ricerca del riconoscimento in relazioni extrafamiliari come quelle amicali. Alla reazione emotiva della madre, le invoca di non prenderla sul personale, scatenando la reazione di un’altra figlia che invece le sottolinea urlando col viso rigato dal pianto che è proprio sul personale che la deve prendere. Quest’ultima manifesta alla propria madre il suo profondo dolore e rabbia dovute alla vita familiare passata.

Lei non vuole più essere lo “zucchero” di famiglia (la sorella funzionale sempre pronta a fare da madre al fratello ed alla madre stessa) ma vuole essere vista per ciò che è riprendendosi le sue parti negatele. Questa miccia innesca una reazione a catena. Dal fondo della sala si sente il pianto rabbioso di un’altra figlia mai vista, che proietta sul compagno le profonde incertezze datele dall’ambigua relazione col padre. Altre figlie/figli e figlie-madri si immergono in questo tsunami emotivo per reclamare ai propri familiari il diritto di essere visti. Un fratello cosiddetto “psicotico” vuole fuggire dalla sala per scappare dalla vista del dolore della sorella, che viene incitata a esprimere con tutta forza i suoi sentimenti. Un gruppo di donne riescono a trattenere il fratello costringendolo ad affrontare la sorella e a farlo transitare nell’ascolto.
Dopo la dinamica viene invitata un’altra sorella a raccontarsi, che ancora non ammette il suo dolore pienamente, proteggendo i genitori e affermando, per poi negare di stare bene e di pensare a se stessa e basta.
Una figlia-madre, rivedendosi nelle dinamiche, si rammarica di non poter pù dire alla madre malata di alzheimer il disagio trasmessole. Afferma anche di essersi sentita molto sola nella relazione col marito e non accompagnata da lui in fasi cruciali come l’inseminazione in clinica, invitandolo a farsi valere nei confronti dei suoi genitori come uomo, come marito e come padre. Infine viene presa in braccio da una madre e le viene cantata una ninna nanna per farle riprendere le sue parti bambine negatele.
Alla ripresa del pomeriggio, dopo una fase di alleggerimento con barzellette e canzoni, i conduttori si presentano raccontando di sé e del modo in cui sono giunti al Metodo alla Salute con umiltà e mostrando le proprie fragilità, azzerando qualsiasi distanza con i partecipanti.

Nella fase della teoria viene scelto il tema: ” Non vedo per essere visto” come un escamotage che ci aiuta a navigare nel vasto mare della teoria per raccogliere meglio il vissuto della mattinata.
Per vedere l’altro in primis bisogna vedere se stessi. Sin dalla prima infanzia, con i vari debiti originari delle nostre famiglie mattatoio, ci è stato negato lo specchio primitivo nel quale riflettere la propria unicità e ci è stato dato uno specchio deformante che ci incatenano in devastanti meccanismi “morula.
Anita & Stella

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