Foggia, giovedì 5 settembre 2013. RITO DI ACCOGLIENZA DI PAOLO, CHIARA E DIEGO.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Presidente: Dr. Mariano Loiacono







RITO DI ACCOGLIENZA
DI PAOLO, CHIARA E DIEGO
A VILLA BELLUCA.







E’ pomeriggio, la pietra bianca della casa è accecante come il limpido cielo di Puglia; il pitosforo disegna sul vialetto di ingresso un sentiero che ci conduce nella casa, insieme al ritmo incalzante dei tamburi, verso lo sguardo di benvenuto dei numerossimi partecipanti al rito. Le conduttrici del rito, Dina e Marilisa, indossano abiti tradizionali africani, per accompagnarci a vivere anche i codici più antichi. Anche i nostri capi sono stati adornati di simboli africani, un fez rosso e un drappo bianco, utilizzati tradizionalmente per consacrare i matrimoni. Per Diego una collanina in legno.

Dopo i primi passi di danza, veniamo accolti sulla soglia della Villa dove Dina e Marilisa ci offrono dell’acqua in ciotole di legno, antico gesto di accoglienza dei viandanti dopo un lungo viaggio. I passaggi del rito sono scanditi dagli elementi antenati e quindi è il momento del fuoco: veniamo invitati a scrivere quello che per noi rappresenta la pula, ovvero ciò che pur essendo stato buono per la nostra crescita, ora dev’essere lasciata. E se Paolo vuol lasciare la nebbia che non gli permette di vedersi e vedere e asfalto e cemento che hanno irrigidito il suo corpo e le sue emozioni, Chiara affida alle fiamme la rabbia che offusca la vista e che le impedisce di raggiungere se stessa e di distinguere il seme dal proiettile. L’elemento terra impreziosito dal letame, accoglie quindi semi di fiori di fine estate, la cui crescita viene affidata alle nostre cure; immergere le mani nella terra ha il significato profondo dello sporcarsi e dell’attraversare e dell’accompagnare in profondità la vita che per rigenerarsi deve prima marcire/morire

È quindi il momento in cui gli invitati, con l’accompagnamento dell’elemento acqua, sono chiamati a partecipare; molti sono quelli che desiderano battezzarci a questa nuova vita con acqua che progressivamente si intorbidisce e si colora di tutti noi, così come tanti sono coloro che ci augurano di unirci al fiume di nuova specie coltivando la specificità dei nostri torrenti.


L’acqua, così arricchita di emozioni, prospettive ma anche di paure per quel che si è lasciato e per quel che ancora non si vede, viene cosparsa sui semi e sui nostri corpi, semi noi stessi di questo viaggio inedito che sta germogliando e traendo spinta vitale dal letame del disagio diffuso.

Dopo aver ascoltato il nostro nuovo stato quiete, di viandanti che si sentono finalmente parte del cerchio, Mariano comunica la sua decisione di lasciare anche lui una parte di sé che non serve più al suo viaggio e, consegnandoci solennemente la sua borsa da medico, ci consegna anche i ricordi di tanti anni di sofferenza e solitudine, in cui non ha mai smesso di affidarsi alle sue intuizioni e di cercare modalità per avvicinarsi alle profondità della vita, dovendosi destreggiare a fatica all’interno di una istituzione retta da vuoti simboli e manierismi autocelebrativi. Come l’uroboro lascia la pelle di “Dottor Loiacono, una identità che non ha mai sentito rispettosa dei suoi codici più antichi, mai in grado di comprendere da sola il concetto di sarvas ovvero di salute-salvezza. Perdendo quella pelle adesso vuole intraprendere, più leggero e libero, un nuovo ciclo, una fase più vicina alla sua specificità, riprendendo il filo di quel viaggio che aveva iniziato all’età di diciotto anni, quando il suo disagio profondo lo aveva portato a evidenziare i limiti dei punti di vista dominanti – religioso, filosofico e scientifico – e a intravedere una strada più globale e vicina alle profondità della vita. Passando a noi il testimone della veste medica, di cui ancora il Metodo alla Salute ha bisogno per potersi interfacciare con l’esterno, Mariano chiama tutti a responsabilizzarci (nel senso di rispondere e sposarsi di nuovo) nell’incarnare il Metodo a partire ognuno da se stesso, sentendolo come qualcosa di proprio e come una spinta per sperimentarsi ovvero fare aggadà.

E prima di dare via libera alla festa, le conduttrici ci fanno dono di un cofanetto in legno in cui tra le ceneri della nostra pula, scintilla la chiave che ci aprirà le porte di questa nuova vita: veniamo quindi condotti alla stanza, devotamente addobbata, che ci accoglierà duranta la nostra permanenza a Villa Belluca.  È forte l’emozione nel rivedersi in immagini che ci ritraggono al nostro arrivo al Centro di Medicina Sociale, quando ancora era in via ArpiDiego poco più che neonato e i nostri occhi smarriti di chi si è perso nella nebbia. Ma tra i palloncini festosi, scorgiamo ali leggere di farfalle variopinte che adornano la parete del nostro letto; sembrano augurarci di abbandonare il bozzolo e di librarci  finalmente nel nostro volo trasmutativo.  

Paolo e Chiara

6 Commenti

  1. Amelia Cileo

    che la forza e la gioia di sentirvi nel cerchio della vita vi sostenga e vi nutra….

    Amelia

  2. Unknown

    Pionieri della vita, ci state provando non avete ignorato la montagna del disagio,ma rifocillati e dissetati con gli strumenti migliorati e pochi attrezzi aggiunti di scorta vi state accingendo alla scalata! Noi vi sosterremo e vi seguiremo vi incoraggeremo dal basso, tentando la salita impervia, grazie perché molte vite sono appese a un filo e più paletti e punti d'appiglio fisserete voi, seguendo il percorso indicatovi da Mariano e dalle persone che incontrerete, più possibilità ci saranno per tutti di arrivare in cima alla punta dell'esistenza di ognuno.
    Grazie Paolo,grazie Chiara, bravo Diego, per aver compreso l'inedito e aver deciso di andare oltre la storia,superandola per primi e che la metastoria sia con voi in questa scalata e vi illumini la via.

  3. Sandrasa V.

    …un grande avanti tutta a voi coraggiosamente coraggiosi e a tutti noi che insieme a voi oseremo metterci in gioco per dare un concreto contributo di crescita a nuova specie! Un forte abbraccio Sandra V.

  4. Sandrasa V.

    …un grande avanti tutta a voi coraggiosamente coraggiosi e a tutti noi che insieme a voi oseremo metterci in gioco per dare un concreto contributo di crescita a nuova specie! Un forte abbraccio Sandra V.

  5. ekA

    Per me partecipare a questo rito… è stato gustarmi la fortuna di accedere insieme a voi all'inizio di un futuro… che sento molto germogliare dal vostro co-raggio di farvi iniziare da tutto ciò. E qsto inizio che da voi sta scoccando… io spero e vi auguro che qsto lo sentiate anche voi da noi… in qsto iniziale noi/voi… solo iniziale… che lascia il tempo (iniziale) che trova…

  6. Angelo

    Un abbraccio a Paolo e Chiara per questo loro nuovo inizio dentro un percorso che elegge il disagio come baricentro su cui far leva per partorire nuovi punti di vista capaci di farci transitare in una nuova specie attenta a tutti e a ciascuno… Auguri!!!

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