Gravina in Puglia (BA),martedì 27 e mercoledì 28 agosto 2013, SETTIMANA INTENSIVA IN TERRA DI BARI. Accoglienza e primo giorno.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429 



















Prefettura di Foggia




 LA SETTIMANA INTENSIVA PIU’ NUMEROSA VISSUTA FINORA
 
ORGANIZZATA DALLA  FONDAZIONE NUOVA SPECIE CON LASSOCIAZIONE ALLA SALUTE BARI:
 
L’ACCOGLIENZA 
NELLA CASA VACANZA DI SAN  BENEDETTO XII

Quando si dice il “Calore dei Baresi” non ci si sbaglia affatto. In effetti mai modo di dire fu più vero! Qui, nella Murgia, a Gravina in Puglia, in questa lingua di terra così suggestiva, in questo spazio così apparentemente aspro fatto di roccia e campi arsi dal sole, si sprigiona la magia di un’accoglienza degna di chi la abita.
Il gruppo di lavoro in questione è la neo-nata Associazione alla Salute Bari che ha raccolto oltre 180 specificità  diverse, provenienti dall’intero territorio nazionale e andando anche oltre i suoi confini. Per via di tanta eterogeneità, questa settimana intensiva passerà alla storia come quella più numerosa mai vissuta finora.
Ma cos’è nello specifico una settimana intensiva?
La risposta a questa domanda ci viene data proprio dal dr. Mariano Loiacono che, come il più esperto timoniere del Metodo alla Salute, ci traghetta dal caos a un ordine di Nuova Specie e lo fa ponendo l’accento sull’importanza del cosiddetto “Code Storming”, un neologismo da lui stesso coniato per farsi beffa della psichiatria tradizionale, che a sua volta inventa terminologie straniere per definire qualcosa di fondamentalmente semplice.
Si parla molto di “Brain Storming”, ossia “tempesta cerebrale” in un mondo-villaggio che ormai basa la sua sopravvivenza solo e unicamente sul codice simbolico-razionale, non prendendo più in considerazione i codici antenati più profondi che hanno contribuito a far nascere la Vita.
Il “Code Storming” invece, ovvero la “Tempesta di Codici”, tiene conto dell’integrità degli esseri viventi che si esprime attraverso i codici più profondi. Nel dettaglio, l’essere umano per stare in salute dovrebbe esprimersi attraverso due di questi, che sono l’analogico (il corpo) e il bio-organico (le emozioni). Preferiamo utilizzare il condizionale in quanto al giorno d’oggi, purtroppo si va sempre più incontro al disagio diffuso perché ci si allontana dalla propria specificità, dal nostro Javhè, solo quello che solo noi siamo.
In questo modo, il dr. Mariano Loiacono ci apre il sipario invitandoci a compiere un viaggio inedito dentro noi stessi, senza aver paura di ciò che nel corso di questi 5 giorni la Vita ci vorrà mostrare.

DAI DIAMANTI NON NASCE NIENTE, 
DAL LETAME NASCONO I FIORI.
PRIMO GIORNO.
 
In questa dimensione di profondo calore umano, la prima notte scivola via dando inizio ad un nuovo giorno, il primo di questo viaggio inedito che ci vede tutti quanti protagonisti.
Ora che il timoniere è sceso in cambusa, salgono a prua i mozzi Ekaterina, Mila, Lara, Nicoletta e Paolo che ci condurranno nel vivo delle più inattese dinamiche. Per quest’ultimo, è davvero un giorno speciale in quanto si ritrova non solo a festeggiare il suo compleanno, ma lo stesso è reso ancor più speciale perché sancisce, assieme alla sua compagna Chiara, la sua entrata ufficiale come nuova figura medica in sostituzione del percorso finora svolto da Mariano all’interno del Centro di Medicina Sociale di Foggia. 
I conduttori inaugurano questa prima giornata intensiva focalizzando l’attenzione sull’importanza di essere conduttori attivi della nostra esistenza piuttosto che mettere la propria vita nelle mani di una figura professionale esterna che ci faccia da guida. La figura dello specialista appare quasi come un Caronte che traghetta anime perdute nel fiume stagnante di una vita che s’è fermata. Ma non bisogna sostare in questo Anti-Inferno, piuttosto è necessario che ognuno di noi si armi di coraggio per compiere la discesa negli inferi: perché solo attraversando il più buio dolore si può poi tornare a rivedere le stelle.
La musica è stata protagonista assoluta della fase iniziale, l’antenata mediante cui è stato possibile prepararsi a contattare la propria visceralità; armonicamente si sono infatti fusi assieme diversi generi, passando dalla techno alla pop music sino a giungere alla fusion dei Radiodervish, un duo composto da un barese e da un palestinese. Quest’ultimo è l’omaggio di Silvia alla Terra di Bari che ci ospita col suo calore.
Non può passare inosservato il pensiero-dono di Massimo, un anticamente abile costretto sulla sedia a rotelle che, nonostante tutto, attraverso la canzone di Vasco Rossi inneggia ad una vita spericolata, invitando ognuno di noi a osare in tutto. E nel ricordo rimane lo spirito di Francesco, che aleggia nella sala quando sua madre Carla lo omaggia facendoci scatenare al ritmo della sua musica preferita. La forza d’animo di questa donna è un esempio concreto dell’andare oltre i confini della morte, contrapponendo ad essa la vita. Carla è un fuoco che continua a divampare, alimentata non solo dall’afflato di Francesco ma anche dalla fiamma viva dell’altro suo figlio Federico, affiancato a sua volta dalla fidanzata Giulia.
È così che si entra in un territorio più circoscritto e personale per mezzo delle comunicazioni, l’atmosfera si riscalda, continua la discesa, a salire sono le emozioni.
Come in un gioco di specchi riflessi, attraverso la mediazione iniziale di mamma Nica, due piccole grandi donne, Ilona e Ekaterina si ritrovano inaspettatamente a confrontarsi: la prima viene dalla Bielorussia, la seconda dalla Russia, entrambe sono figlie adottive, accomunate da quel senso di abbandono che le rende sorelle di vita.
Al di là dell’evidente coinvolgimento emotivo, Eka non solo riesce a distinguersi dalla propria storia e da Salvina, sua madre adottiva presente in sala e che lei stessa include nella dinamica a 4, ma accompagna con devozione Ilona a comunicare la sua specifica sofferenza a Nica.
Se a chiusura della seconda fase vi è stata la dinamica tra madri e figlie, ad apertura della successiva vi è ora la dinamica tra un figlio, Gioele, e suo padre Luigi. Il primo mostra al gruppo l’opera ultima di Luigi, un quadro che rappresenta metaforicamente la città ospitante di questa settimana intensiva, ovvero Gravina. Partendo dal significato etimologico di “Grava” (abisso, profondità), Luigi raffigura entro il perimetro della carta i diversi livelli di questa terra che corrispondono ai nostri substrati emotivi: è per tale ragione che ancora una volta Eka conduce Gioele ad inoltrarsi nei suoi codici più profondi, in questa zona d’ombra che chiede d’essere visitata dall’unico viaggiatore richiesto, Luigi. È proprio così che cadono le parole, a scendere è il silenzio che ora regna sovrano tra padre e figlio: i due si abbracciano a torso nudo, come la Nuda Veritas si rispecchiano entrambi nelle loro chiusure. Si aprono vicendevolmente a un nuovo incontro accompagnati dall’abbraccio uterino di altri corpi maschili, che confondendosi li fonde in una cosa sola.
Grazie alla coppia Padre-Figlio, ci si addentra nelle profondità oscure e misteriose, toccando con mano quella pallina rossa rappresentata nel Graal alla Salute, che ha bisogno di emergere per non soffocarci.
L’elemento che accomuna Patrizia e Chiara è l’implosione di un dolore che nonostante l’evidenza, ancora non trova un canale da parto nel grido e nel pianto.
È la musica che richiama l’equipaggio a riprendere le fila delle dinamiche che ci hanno coinvolto in mattinata.
La testimonianza di Agatha sottolinea la prerogativa per affrontare questo viaggio: in tal senso è la fede (dal latino “fides”) ad essere quella cordicella invisibile che ci lega da capo a capo alla saggezza inconoscibile della Vita. Per questo motivo, non dobbiamo nutrire vane speranze verso qualcosa che ci arriva gratuitamente, ma al contrario dobbiamo guadagnarci terreno nel raggiungere i nostri traguardi, diventando parte attiva e non più passiva della vita stessa.
Nella fase conclusiva si fa teoria partendo da un suggerimento di Michela che dia un titolo alla giornata finora vissuta, un riferimento alla celeberrima canzone di De Andrè che recita così:
“DAI DIAMANTI NON NASCE NIENTE, 
DAL LETAME NASCONO I FIORI”
Beh certo, un titolo così non poteva lasciare indifferenti le numerose persone del gruppo che si sono dimostrate prodighe di bellissime riflessioni a riguardo.
Infatti anche se alla base diamante e letame  sono costituiti dalla stessa sostanza, ossia il carbonio, la fissità del primo lo rende sempre uguale a se stesso, mentre il secondo muta continuamente dando vita a qualcosa di diverso, talvolta bello e profumato come un fiore.
La Vita ci spinge verso un viaggio trasmutativo di Nuova Specie e lo fa permettendoci di metter fuori il nostro letame/negativo: non bisogna occultarlo bensì trasformarlo in un’opera d’arte. La Crisi può essere percepita come Minaccia o come Opportunità. Sta noi decidere se vogliamo essere artefici di tale miracolo oppure no.
È l’applauso sonoro che chiude la giornata dando valore a cinque conduttori che hanno guidato con umiltà e devozione 180 persone.
Dove finiscono le nostre capacità, inizia la nostra Fede,
una forte Fede vede l’Invisibile,
crede l’Incredibile,
e riceve l’Impossibile.
DAISAKU IKEDA
Benedetta Palmieri e Silvia Corcella
 

2 Commenti

  1. betta fenu

    Post meraviglioso mi sono commessa! Ti fa immergere.
    Una vera "code streaming! :))))

    Betta

  2. Angelo

    Complimenti a tutti – Mariano ed Eka in primis – poi ad ognuno. Benedetta e Silvia col loro post mi hanno portato dentro l'intensiva che ho vissuto leggendomela… sento che qualcosa di nuovo si muove sotto il cielo e che una neo generazione/discendenza di conduttori sta suonando nuove corde per nuovi traguardi che augurandoveli me li auguro… Buon lavoro a Voi!!!

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