C.M.S. Foggia, lunedì 15 luglio 2013. SETTIMANA DI PRIMA ACCOGLIENZA

 
SETTIMANA DI PRIMA ACCOGLIENZA 
AL C.M.S. DI FOGGIA
15 – 19 LUGLIO
 
Mi sono sentita accolta nella mia specificità per l’amore verso l’arte e l’interesse per Vincent Van Gogh, difatti ho rappresentato un mio sogno con un dipinto astratto che è stato valorizzato e inviato alla redazionedella rivista LIMAX.

Secondo quanto ho osservato qui nei Gruppi alla Salute si riesce a dar valore al Prodigio che ognuno ha in sé e che magari non ha ancora avuto modo di esprimere.
Tante delle persone non capite non gliene frega niente di essere  capite, sono gli altri che dovrebbero mettersi in discussione sulle loro parti morte e sulla povertà dei loro vissuti emotivi.
 
Secondo la biografia di  Vincent Van Gogh a cui io spesso faccio riferimento ho capito che probabilmente e soprattutto nella cultura dei nostri antenati o dei nostri genitori non c’è stato un interesse verso di loro che andasse a  valorizzare ciò che volevano esprimere realmente.
 
Fin da bambini non veniamo ascoltati nei nostri reali bisogni, come è emerso nella comunicazione tra me è mia sorella Patrizia, lei in maniera simbiotica ancora si relaziona con me come se svolgesse un ruolo genitoriale, ma non si vive la mia diversità e non visita i miei reali bisogni, poiché forse non riesce ad ascoltare in profondità i sui, anche lei vittima di una povertà, di un non essersi vissuta gli abbracci e le emozioni forti nella famiglia di origine.
 

Dato che dopo l’adolescenza accade che questi tagli non visti prendo la strada del disagio, anche una delusione d’amore, una difficoltà con le istituzioni rigide come la  religione, gli studi ci potrebbero frantumare di più, poiché non  riescono a darci ciò che veramente ci serve.

Un po’ quello che è successo a una cara ragazza con le allucinazioni dopo essersi preso il titolo di assistente sociale.
 

Lei immaginava che la sua vita diventasse migliore invece è andata in crisi e  si è accorta della sua fragilità che non avrebbe retto la sua storia poiché nessuno l’aveva saputa nutrire, durante i colloqui con i suoi pazienti si immedesimava al punto che si riviveva le sue vicissitudini travagliate e non ancora rielaborate ecco che  si era impoverita al punto che le appariva una madonna, ma solo perché all’esterno nessuno riusciva a indicarle la strada !
 

Infatti lei stessa scrive:

“Ora finalmente si sono fermate le lancette, ora c’è un tempo per me, qui c’è un tempo per respirare, per abbracciarsi ridere, sorridere  e semplicemente tornare a vivere“.

Idem per in nostro caro Raul e la suo mania per la religione nessuno da un valore alla sua passione per la Teologia e il misticismo e si ascolta da solo tanto non riesce a trovare risposte poiché fuori  si sente accompagnato da persone confuse.


Quando poi si è costretti a fare i conti con la perdita precoce di un padre come è accaduto ad A. allora la frantumazione è quasi inevitabile.

A. ci fa dono del suo vissuto di bimba che perde il  padre  e si ritrova  anziana sola nei suoi bisogni con una  sofferenza ancora poco ascoltata anche dai due uomini della sua vita il figlio Angelo e il marito i quali  non le danno tregua con le loro esigenze anche ora che è una cardiopatica settantenne.

Nel gruppo si sente per la prima volta libera di viversi la sua sofferenza e la sua voglia di essere rispettata di più.
Grazie alle parti morte che nel gruppo ognuno può permettersi di rivivere si cerca assieme di fare
teoria per avere la possibilità di rielaborare la propria storia.
 

Anche Ornella riesce a rievocare un dolore antico per la perdita di suo fratello Claudio morto a soli 20 anni  e grazie a Alessandro che si presta in  una dinamica metastorica riesce a esprimere ciò che avrebbe voluto dire al fratello prima di morire.
 

…”le parole che non ti ho detto“, gli “abbracci che non ti ho dato“, la “solitudine che non ho superato“…

Costanti sono le dinamiche con la eroina meiotica  Iaska, ex ballerina di danza classica, a cui sono state tranciate le ali, che qui può esprimere tutto il suo dolore facendo la disagiata. Qui accogliamo  anche il suo esprimere la rabbia che sprigiona e lei coinvolge gli altri coi suoi passi di danza struggenti, anche spogliandosi e lanciando oggetti, scalpita poiché non vuole respirare più la morte attorno a sé.


Questa non vita probabilmente già l’ha vissuta in famiglia e nel contesto dove si è formata come danzatrice, il mancato  successo probabilmente è  legato anche  al fatto che in casa non sente che ci sono energie per lei. Comprende la devozione con cui il gruppo l’accoglie anche nel suo dimenarsi, accettandola così com’è e  questo le permette di “autocontenersi”. Da valore al gruppo che ha voglia di ascoltare anche sua madre e sua sorella e pian piano imparara a fidarsi un può dello spirito che si cerca di creare in questi Gruppi alla Salute.

 
Qui si cerca di dare valore a tutti e non solo a lei che manifesta e vibra ad ogni segno di debolezza del gruppo  e ci fa da enzima mettendo tutti difronte al fatto che dobbiamo reagire, darci una risvegliata e riprendere il nostro percorso senza paure.


Imma e Emanuela Rocchetti

1 Commento/i

  1. Unknown

    Grazie Giusy siamo grati al Centro di Medicina Sociale Di Foggia CERTI MOMENTI NON SVANISCONO SEMLICEMENTO ELIMINANDO UN SERVIZIO PUBBLICO ADDIO CARO C.M.S TI AUGURO UN EVOLUZIONE LA TUA INF.PROF. SFRAC…..IMMA

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