C.M.S. di Foggia, mercoledì 3 luglio 2013. SUPERVISIONE DI SILVIA CORCELLA.


SUPERVISIONE DI 
SILVIA ANTONIA CORCELLA
…È stato finora un viaggio 
tremendo e meraviglioso.

Scrivo questo post un po’ in ritardo con la difficoltà che ho a tradurre le emozioni in parole. Ci provo anche se quello che sento ora è soprattutto un senso di gratitudine alla rete di persone senza le quali non saremmo arrivati a questo giorno.

Non eravamo in molti, ma chi c’era ha assistito ad una parte di spettacolo che Silvia ha prospettato nella lettera bellissima che ci ha letto; il suo progetto-opera ora le è chiaro e l’impegno che sente di metterci per realizzare il suo sogno ha necessità di essere sostenuto da chi, oggi, dopo aver visto i suoi passaggi e la sua crescita, può dirle cosa ancora le manca per fare il famoso salto precipiziale.

Gli interventi sono tanti, ci sono le fedelissime amiche del Gruppo alla Salute di Cerignola: Titta, cara conduttrice e accompagnatrice devota della nostra famiglia sin dall’inizio, Saba mia amica da oltre 35 anni, che mi ha confermato il suo affetto sostenendomi nei momenti più difficili, Leila Eugenia e Rita, anche loro importantissime per il loro sostegno morale carico di umanità.

C’era anche Paola, un’amica speciale, una sorella maggiore d’adozione per Silvia, un vulcano in eruzione il cui arrivo al Metodo è stato provvidenziale poiché ha coinvolto mia figlia in tante avventure di vita che le mancavano. È stata una delle maglie più forti di una rete di relazioni che insieme a tanto altro, salvano la vita delle persone dallo sprofondare giù.

C’erano Lucia e Francesco, amici di Napoli con i quali abbiamo condiviso tanti momenti importanti nei Gruppi alla Salute e anche fuori.

In una parte della sua lettera Silvia ci scrive:

Durante questo splendido percorso ho compreso che per trascinare la mia Vita in salvo dovevo necessariamente affidarmi alla Vita stessa, gettarmi a capofitto nell’inedito e armarmi il più possibile di umiltà per affrontare i miei demoni, il mio passato, le mie paure, la mia Storia.
E così facendo, man mano ho avvertito radicarsi in me profondi cambiamenti, nati da una maggiore consapevolezza e gestione del mio mondo interiore e delle situazioni esterne.
È stato finora un viaggio tremendo e meraviglioso allo stesso tempo addentrarmi nelle profondità oscure e misteriose, perché ho saputo vedere tanti limiti che erano d’ostacolo alla mia crescita. Ma adesso, l’intuito e la sensibilità mi inducono a rimettere il mio percorso sotto il vostro giudizio.”

Gli interventi hanno dato valore ai suoi progressi, alla conoscenza che ora ha di sé e del suo vissuto, alle sue capacità artistiche che finalmente esprime attraverso la fotografia e alla sua esigenza di sperimentarsi fuori dal nucleo-nido famigliare; al tempo stesso, le viene ancora riconosciuta la difficoltà a volte di  prendere iniziative e di portarle avanti, ad appoggiarsi ancora ai genitori.
Gli ultimi due a parlare siamo noi, i suoi genitori, felici di aver ritrovato la gioia di vivere di una figlia che voleva solo morire. Felici ma consapevoli che questa è solo una tappa del percorso intrapreso, che il cammino riprenderà col suo viaggio inedito fra luci e ombre senza avere paura né fretta.
Franco le legge d’un fiato una lettera piena di concetti del Metodo, dimostrando quanto sia entrato dentro al suo dolore come mai era riuscito a fare prima e accogliendolo come un dono-regalo necessario per fare quei cambiamenti profondi che lo hanno riavvicinato alla vita.
Con voce commossa, alla fine incita Silvia ad avere il coraggio di riaprire le ali da aquila per spiccare il volo e lasciare il pollaio che per tanto tempo l’ha ingabbiata: “Sonoss sicuro che ce la farai”, le dice.

 
In ultimo io (Rita), parto dalla riflessione di come il nostro rapporto sia stato da subito profondo e simbiotico poiché alimentato da un vissuto doloroso. La gravidanza e la nascita, momenti sacri per lo scambio tra madre e figlia, se non trovano un accompagnamento devoto, ma anzi, condizioni sfavorevoli per una sana crescita per entrambi, ci intrappolano in legami di dipendenza difficili da separare. Ci si confonde uno nelle sofferenze dell’altro, i nostri eroi meiotici cominciano già da piccoli a sacrificarsi per tentare di vederci felici.
Ma oggi, dopo aver rivisitato, per come ci è stato possibile, le nostre oscurità misteriose è ora di riemergere e spezzare le catene, compito che tocca soprattutto a me, consapevole di essere stata una madre che nel tentativo di proteggere la fragilità di sua figlia da un mondo “esterno-estraneo-nemico”, l’ha resa insicura e dipendente. Ora più che mai siamo tutt’e due pronte a interrompere questo sogno infantile che Silvia ha rappresentato in un suo disegno fatto a 5 anni che raffigura la gioia di due creature legate anima e corpo.

Possiamo essere felici anche stando lontane le dico con un sorriso, Ora siamo due donne che si devono fare il reciproco dono della libertà”.
Per fare questo compio una specie di rito attraverso il ciondolo di una collana che rappresenta due figure femminili, una grande e una piccola, collegate da una catenella che portavo al collo durante la nostra prima settimana intensiva: quando il corpo della figura piccola si era spezzato, lasciando solo attaccata la testa, pensai a un segno, al principio del nostro distacco così difficile da fare. Con le forbicine stacco la testa dal resto del ciondolo come se simbolicamente tagliassi il cordone ombelicale che ci teneva ancora “incollate”. 
La teoria parte dal significato del doppio nome di Silvia Antonia e si sviluppa in concetti profondi espressi mirabilmente da Gianni Chiariello, affiancato dalle bravissime Graziana e Marina; il consiglio finale è quello di relazionarsi con figure adulte non genitoriali sperimentandosi fuori di casa.

La ciliegina sulla torta la pone Imma che col suo grande spirito ha organizzato un rito che vede coinvolte tre donne di bianco vestite, come ci ha suggerito, tre generazioni a confronto, mamma, figlia e nipote, circondate dal calore e dal profumo delle candele, dalle letture e dalle musiche bellissime. Il passaggio tra noi è commovente e profondo. La danza infine, chiude il cerchio magico al ritmo frenetico di percussioni suonate magnificamente da Leila, mia cara cognata tunisina: la sua energia coinvolge Silvia che finalmente sprigiona tutta la sua forza suonando insieme e facendo tremare le mura del Centro di Medicina Sociale.

 
Scusate la lunghezza ma è doveroso ringraziare anche altre persone che sono state importanti…

Ringrazio Gianni Chiariello, che dall’inizio si è tolto il camice e il ruolo di medico per esserci vicino come amico.
Ringrazio le conduttrici storiche, Marilisa, Dina e Mila, e il personale tutto.
Ringrazio tutte quelle persone, e sono tante, che hanno abbracciato, baciato, e accolto Silvia, ognuno di questi gesti è stato prezioso per lei durante il percorso.
Non per ultimo, ma dulcis in fundo, ringrazioMariano Loiacono per la sua vita che ha dedicato a noi persone disorientate, parziali, sofferenti, per le prospettive che ci ha donato attraverso le sue teorie, aiutandoci a ritrovare il senso del nostro viaggio metastorico, di esseri umani, non umanoidi.

Rita Tomacelli

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