Troia (FG), lunedì 27 maggio 2013. NUOVA PUBBLICAZIONE EDITA DALLA FONDAZIONE NUOVA SPECIE: GIULIANO PIAZZI IL COPERNICO DELLA SOCIOLOGIA.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia
UN INNOVATIVO ED INEDITO MODELLO DI INTEGRAZIONE  
PER UNA UNIVERSITÀ ORMAI VISTOSAMENTE IN DIFFICOLTÀ 
A COINVOLGERE E FORMARE GLOBALMENTE I PROPRI STUDENTI



“È dal 1987, 25 anni fa, che si sono incontrati per la prima volta Giuliano Piazzi, direttore del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Urbino, e Mariano Loiacono, direttore del Centro di Medicina Sociale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Foggia”.
Così ha inizio l’ultima pubblicazione, a cura di Mariano Loiacono, intitolata “GIULIANO PIAZZI. IL COPERNICO DELLA SOCIOLOGIA”, edita dalla Fondazione Nuova specie (collana “Protagonisti nuovi”): 

un saggio polifonico che contiene, come in un’orchestra: la musica del primo violinista Piazzi; i clarinetti di alcuni suoi ex studenti inseriti nei loro diversi territori regionali; la mia rapsodia (quella del dr. Mariano Loiacono, ndr.) che intende raccontare e testimoniare, con la dovuta parresia, questa ultraventennale ed inedita avventura”.

Il saggio ricostruisce, con semplice e profonda coerenza, le tappe principali di questo incontro, attraverso le testimonianze di chi lo ha vissuto dal di dentro e ne ha lasciato traccia, “sapere emotivo” 
Il Corpo d’Amore è un rapporto empatico, intuitivo, ‘caldo’. A lungo andare questo rapporto dà origine a una memoria situata nell’emisfero destro del cervello. Questa memoria contiene le istruzioni affinché il cognitivo o emisfero sinistro sia sempre unito al Corpo d’Amore. È in tal senso che questa memoria è un sapere, un sapere emotivo. Quindi non semplici emozioni, ma sapere, sapere emotivo.

L’interesse principale di questo libro consiste, a mio parere, nella documentazione di un “innovativo ed inedito modello di integrazione per una Università ormai in crisi di identità e, vistosamente, in difficoltà a coinvolgere e formare globalmente i propri studenti”.
 

Le analisi e le riflessioni che vi sono contenute, infatti, mi hanno in maniera immediata riportato al mio vissuto di studentessa universitaria e alla mia esperienza di formazione tradizionale, nei confronti delle quali nutro una certa frustrazione, poiché ne ho sentito fortemente l’inutilità, l’astrattezza, la sterilità e l’assenza della capacità di pescare e di ritornare alla vita individuale e collettiva: 

C’è poco da fare e da dire, i giovani rappresentano l’età più generosa e creativa di una società; se solo fossimo capaci di non castigarli in rituali formativi sterili, e avessimo l’ardire di sentirli accanto come protagonisti attivi e critici! Quanto disagio giovanile c’è perché questo star male diventa una modalità efficace per castigare istituzioni vecchie che insistono e persistono in relazioni asimmetriche, castranti e punitive-sanzionatorie per comportamenti giudicati contrari ai modelli-valori dominanti in quella istituzione!”.
 

La formazione universitaria, per quella che è stata la mia esperienza ed il mio parere, si fonda essenzialmente su una trasmissione astratta, lontana dalle esigenze concrete della vita e dalle sue sfide epocali (mutamento antropologico, disagio diffuso). Essa chiede al giovane studente lo studio e la ripetizione di teorie scritte dai depositari dell’Alto Sapere, che in niente sono modificati, men che meno arricchiti, dal sapere emotivo dello studente. In tal modo, un giovane individuo, nel pieno delle sue potenzialità e creatività bio-organiche ed analogiche, si trova a dover passare vari anni della propria vita rappresentando la parte di semplice ripetitore e, nei casi migliori, approfonditore di teorie già sfornate da quegli “ipse dixit”. 
Non gli è richiesto, anzi espressamente vietato, di poter attingere al proprio sapere emotivo profondo, e non è in alcun modo accompagnato ad affrontare le sfide del mutamento antropologico in atto, che spesso si manifestano con diverse sintomatologie di disagio diffuso  (incluso quello asintomatico). La conseguenza è che spesso la sola forza di volontà e i buoni propositi non sono sufficienti per arrivare alla conclusione del percorso formativo, e così va a finire che, il più delle volte, proprio quelli “più dotati” lasciano l’università prima del tempo, sentendosi inadeguati e incapaci per gli studi.
 

Per quanto mi riguarda, il motivo principale per cui sono riuscita a portare a termine la mia formazione universitaria e post-universitaria è dovuto proprio al fatto che ho potuto fare esperienza di questo laboratorio di “antropologia del mutamento e studi umanistici” rappresentato dal “Progetto Nuova Specie” che il dottor Loiacono da oltre 40 anni porta avanti e che, per 6 anni, si è intrecciato fruttuosamente con l’Università di Urbino attraverso il LAM Studium.

La novità rivoluzionaria, che Giuliano accettò fu quella di permettere che si iscrivessero allo Stage, e ricevessero regolare attestato universitario, anche persone non laureate e non iscritti a corsi di laurea universitari. Poterono così partecipare casalinghe, che avevano solo frequentato le elementari, idraulici, genitori di figli disagiati, religiosi, infermieri, contadini, disagiati in trattamento, ecc.. Personalmente, non avevo mai accettato che queste persone non potessero sedere tra i banchi dell’Università e assaggiare sprazzi di teoria offerti da professori che dovevano essere ‘chiarissimi’ nella loro esposizione, specialmente quando dovevano parlare di vita; infatti, di vita nessuno si può ritenere ignorante, trattandosi di un argomento sperimentato da tutti in prima persona”.

Molti studentiarrivavano alla prima settimana intensiva con il cipiglio di chi ha strumenti professionali per osservare e valutare le esperienze ordinarie che si svolgevano fuori dell’Università. Ma il contatto continuo, soprattutto con gli “psicotici” e con gli  “anticamente abili” (i cosiddetti disabili), li costringeva ad abbandonare ben presto la trincea del codice simbolico-razionale  e a tuffarsi nella propria profondità per risvegliare i codici più antichi (codice bioorganico o delle emozioni, codice analogico o del corpo), da tempo assopiti e trascurati per sottomettersi al codice simbolico-razionale, privilegiato dalle varie istituzioni sociali, l’Università in primis”.
 
Il modello di integrazione sperimentato e ricostruito nelle pagine del libro costituisce, in tal senso, una vera e propria rivoluzione ed una pietra miliare nell’ambito della formazione universitaria, un “matrimonio tra sangue blu e popolani, tra templi della conoscenza e baracche di periferia, tra dinamiche didattiche umanistiche e dinamiche di vita profonda che coinvolgevano in diretta tutti e tre i codici (codice bioorganico o delle emozioni, codice analogico o del corpo, codice simbolico-razionale)”.

È, perciò, una vera e propria “occasione mancata”, una perdita importante, come è “parresicamente” riportato nelle pagine finali del saggio, non aver dato continuità a questa preziosa sperimentazione, così vitale per tanti studenti che vi hanno preso parte – come dimostrano gli interventi degli ex studenti di Sociologia, riportati nelle pagine centrali del testo -, e per tanti altri che avrebbero potuto prenderne parte ancora, come dimostra drammaticamente il fatto che “gli studenti si presentano ormai sempre più dismaturi e disagiati, e vengono scalfiti sempre meno dal solito setting che si svolge nelle aule universitarie”.
 
Se è vero che “oggi il Corpo d’Amore può iniziare a storicizzare i propri valori: la completa e dinamica autopoiesi, l’armonia forte e dinamica tra emotivo e cognitivo, materia e spirito, bios e logos”, è allora necessario creare le occasioni e lavorare perché questo sia possibile concretamente.

Per quel che io conosco, nessun professore ha mai fatto questo all’Università e lo ha ripetuto per tanti anni. C’è voluto il grande amore per l’uomo e per la ricerca che indubbiamente Giuliano possiede in grado straordinario, senza aver paura di perdere la faccia o di subire vessazioni da parte di colleghi con la puzza al naso, chiusi nei loro rituali-privilegi di classe e alla debita distanza da ogni ‘letame’ umano. Da quei diamanti, però, non nascono mai fiori”.

È un commiato riconoscente, ma senza lesinare le ombre, che “devono essere necessariamente presenti in un capolavoro scultoreo”, ad un “prolifico ed appassionante crossingover  che, pur nella celebrazione della sua conclusione, può costituire una memoria storica ancora piena di semi vitali che potranno forse risorgere e portare nuovo frutto.


Un inizio di “semina” in tal senso può essere rappresentata dall’organizzazione di presentazioni, sul proprio territorio di appartenenza, del libro e dei suoi protagonisti. Chi ha a cuore questa sfida e vuole offrire un suo contributo onesto e fattivo, può contattare la FONDAZIONE NUOVA SPECIE ai seguenti indirizzi mail: coordinamentoalsaregionali@nuovaspecie.com e documentazione.ns@libero.it, a cui è possibile rivolgersi anche per informazioni e prenotazioni del libro.


 

Barbara Loiacono



7 Commenti

  1. betta fenu

    Cara Barbara, veramente bello il tuo post. Condivido tutto e so quanto continui a spenderti, grazie per il tuo lavoro di documentazione che lascia veri elemiti di teoria-prassi utili alla nostra Vita.
    Non vedo l'ora di vederti in Sardegna ad Ottobre.
    Aventi Tutta!

    Betta

  2. Sandrasa V.

    Sandra V. ha detto…
    complimenti per tutto e tutti condivido a pieno le saggie critiche alla formazione universitari e non solo, il sapere emotivo purtroppo viene preso in considerazione solo per scrivere fiumi di parole inutili e per speculare…..necessitiamo di un punto di vista più umano e più vicino alla vita
    un abbraccio

    SandraV.

  3. Raffaele

    Cara Barbara,
    grazie per il bel post che hai scritto. Racchiude il senso profondo del saggio, traccia il tuo fenomeno vivo dell’esperienza universitaria ormai al capolinea ma dona anche speranza attraverso la tua crescita nel Progetto Nuova Specie. Avanti tutta…
    Raffaele

  4. Sandra

    Ho letto con molto interesse il tuo post Barbara e condivido molto di ciò che hai scritto sull'univeristà e sui saperi trasmessi da tutte le istituzioni e altre agenzie educative che di emotivo hanno veramente ben poco. E mi sono riconosciuta anche'io come te nell'esperienza universitaria che mi ha lasciato molto amaro in bocca. Questo crossingover tra Piazzi e Mariano che ha portato tanti frutti per Raffaele, per me e per tanti altri studenti si è interrotto, è rimasto sospeso… Il mio augurio è proprio che da questo saggio e dalla sua presentazione in varie regioni d'Italia possa essere colto il pieno valore di un'esperienza che potrebbe diventare "pilota" per altre università. Un appplauso di incoraggiamento e un bacio cara Barbara

  5. Maurizio

    Perché non lo presentate anche a Foggia invitando qualcuno dell'Università di Foggia come ad esempio il famoso rettore prof. Volpe? nel libro fanno proprio una brutta figura.
    MAURIZIO

  6. Giuseppina Mastrangelo

    Cara Barbara è proprio un bel post, hai giocato in modo armonico con tanti elementi…presentare la pubblicazione, il tuo vissuto personale, il disagio istituzionale delle università oggi, il disagio di individuale di molti giovani, il crossingover tra le esperienze Mariano-Piazzi, le ombre e la semina….Bravona! UN BACIO GROSSO GROSSO TVB

  7. lara

    Cara Barbara, bel post! Mi piace anche perchè parte dalla tua esperienza diretta.
    Grazie
    Lara

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