Ancona, venerdì 12 aprile 2013. RITO DI PASSAGGIO AL PASSETTO DI DANIELA.




“CHI NON PERDONA GLI ALTRI 
DISTRUGGE IL PONTE NEL PUNTO IN CUI 
ANCHE LUI DEVE PASSARE”
(proverbio africano)
Venerdì 12 aprile 2013 ore 16:00, 
Daniela aveva comunicato il martedì precedente al Gruppo alla Salute di Ancona. 
L’appuntamento che lei si è voluta prendere con la vita per riprendersi la vita, benedicendo questa sua decisione con un rito organizzato da Monica e Benedetta. Il luogo prescelto è stato il Passetto, zona di Ancona caratterizzata da una verde pineta e un’apertura sul mare da far desiderare di toccare con le dita l’orizzonte. 
La scelta del luogo non è stata casuale, lì anni fa il fratello di Daniela, Mario decise “di togliersi dalla vita” suicidandosi dall’ascensore del Passetto con un lancio nel vuoto conclusosi molti metri più giù, nella spiaggia sottostante l’ascensore; il gesto di Mario per il profondo vissuto con Daniela, è come se l’ avesse lasciata legata e sospesa a quel vuoto. 
Lì con Daniela eravamo: Gioele, Luigi S., Federico, Moris, Monica, Benedetta, Michela, Lucia, Gabriella, Teresa ed io Silvia ad accompagnare e accogliere questo rito di passaggio. 
Come primo momento ci siamo portati all’ascensore del Passetto, dove Monica ci ha dato dei cenni storici relativi alla costruzione dell’ascensore e delle note fisiche e geologiche relative al punto in cui si trova, coinvolgendoci in questa prima fase di accoglienza; eravamo vicini stretti a Daniela, che ha voluto comunicare in assenza di Silvio e Mariano i messaggi ricevuti da loro di solidarietà per questo rito. 

E’ davvero suggestivo quel punto del Passetto, una specie di crocevia; se guardi davanti l’orizzonte infinito, dietro la città con tutto il suo brulichio, sotto il cemento di una spiaggia che non può essere di sabbia perché il mare se la mangerebbe come il lupo con cappuccetto rosso in un sol boccone, vista la sua preponderanza. Monica introducendo il rito attraverso la descrizione delle caratteristiche del luogo dona anche il significato della parola Passetto: “la dove il passo è più breve” per raggiungere il mare; ci ha messo tutti in ascolto della ognuna parte di noi capace di perdono, capace di accogliere e saper perdonare per ridare alla vita ciò che è della vita lasciando che i morti seppelliscano i loro morti.

Mentre andavano per la strada un tale gli disse: “Ti seguirò ovunque tu vada.” Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo.” A un altro disse: “Seguimi.” E costui rispose: “Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre.” Gesù replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; va’ e annuncia il regno di Dio.” Un altro disse: “Ti seguirò Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa.” Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto al Regno di Dio” (Lc 9,57-62).
Un secondo momento ci ha visti scendere dalla scalinata davanti al Monumento ai Caduti nella spiaggia di sotto. 
Quando non si è accompagnati si fa molta fatica a far propria la possibilità che per stare nella vita è importante riuscire a suonare tutte e sette le note della Home Life così da permetterci un contatto con ciò che solo noi siamo, con, e nel tutto che è la vita. 
Al di sotto dell’ ascensore, Michela viene accolta nel rito ricordando il legame vivo e profondo che lei ha con questo luogo così particolare che in estate diventa un vero e proprio utero per lei ma anche per molte altre famiglie. 
Così inizia un racconto/immersione coinvolgente che invita a sdraiarci sul pavimento ricordando il punto di contatto dove Mario lasciò il suo corpo. Poi una foto ha fatto da enzima a quello che doveva essere la parte centrale del rito; Gioele ha percepito una forte somiglianza con Mario e lì si è smarrito. 
Un canto delle sirene lo stava portando lontano ma noi compagni di viaggio ci siamo ancorati a lui chiedendo aiuto a Daniela, solo lei poteva rimettere in viaggio un Ulisse smarrito dentro la storia. Così l’audacia di Daniela ci regala un momento d’immersione liberatorio, dove il suo grido tutto ha fatto vibrare, come le corde di una chitarra. 
Le lacrime scendevano mescolate tra morte lasciata e vita ripresa, simbiosi da sciogliere e legami da ri-legare. 
E’ stato lento e doloroso, profondo e intenso, solidale e unito.
Finalmente i morti seppelliscono i loro morti e l’immagine di Daniela e Mario, viene affidata all’antenato più vicino alla metastoria, il mare, luogo dove a prima vista non si vede la vita, ma se lasciamo lo sguardo dall’apparenza e… ci immergiamo nelle acque…, scopriamo un’infinità di vite che dall’esterno non potevamo vedere. 
Lo strato pellucido è stato tolto ora non serve, fatto il salto precipiziale, impiantandoci nell’utero affidandoci alla vita, accompagnati e accompagnando impareremo a crescere, è questo che il rito  ci ha rivelato: il potere della vita che sta nell’essere e nello stare per ciò che solo noi siamo, ognuno nella propria specificità, insieme in viaggio nell’esodo di vita.
Grazie al rito,
grazie a Monica, a Daniela, a Gioele
a noi tutti presenti solidali nell’esserci e nello stare, 
grazie a Mario.
Silvia T. e Monica G.

1 Commento/i

  1. Raffaele

    Ho vissuto con voi questo rito coraggioso e profondo. Sento in Daniela una forza nuova, meno simbolica e più viscerale. Le auguro di incarnare e sentire definitivamente la sua forza vitale lasciando che i morti seppelliscano i morti.
    Grazie Silvia e Monica per il post che ci avete donato.

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