Bergamo, 12 marzo 2013. PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA DI EVENTI ORGANIZZATI DALL’ASSOCIAZIONE ALLA SALUTE LOMBARDIA.

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Fondazione Nuova Specie ONLUS 


Presidente: Dr. Mariano Loiacono


 
BERGAMO, PARTE LA SETTIMANA DI EVENTI IN LOMBARDIA CON IL CONVEGNO  
“CRISI: DISAGIO INDIVIDUALE, FAMILIARE O ISTITUZIONALE? 
  Dal disagio diffuso a nuove 
opportunità di crescita
Sono le ore 20:30 del 12 marzo… Sala grande del Patronato S. Vincenzo lunghe file di poltrone rosse, al centro una lunga scrivania circondata da numerose sedie: gli interventi previsti sono tanti, a moderare lo psichiatra Paolo Bonacina, titolo del Convegno: “Crisi: disagio individuale, familiare o istituzionale? Dal disagio diffuso a nuove opportunità di crescita”. Sta per iniziare la due-giorni bergamasca, organizzata dall’  Associazione alla Salute Lombardia sezione Bergamo, incipit della ricca settimana lombarda, in cui è prevista una variegata rosa di eventi, pensati in poco tempo, programmati in diversi punti della regione. E’ un momento importante, la tensione non manca… il convegno rappresenta un’occasione di scambio tra le diverse esperienze nate in risposta al disagio ormai dilagante, di confronto con la realtà dell’associazionismo territoriale, oltre che con esponenti dell’istituzione psichiatrica (ammesso che i tanti operatori sanitari invitati abbiano accolto l’invito…). Invitato d’onore il Dr. Mariano Loiacono, folto il popolo apolide dei viandanti del Metodo alla Salute. 
La sala assume subito un aspetto piuttosto vivace se si pensa al setting abituale di un convegno medico: una parete viene tappezzata di poster variopinti, sul tavolino nell’angolo magliette e pubblicazioni del Dr. Loiacono, all’ingresso tastiera e microfono accolgono il pubblico, per dare spazio a momenti di alleggerimento ad opera di due importanti “epidemiologi” locali, come ironicamente Paolo presenta i due musicisti in apertura dei lavori, mostrando come anche un convegno su un tema così importante sia conciliabile con il fare festa. La sala è gremita.. incredibile!! Alle note di “tanto pe’ cantà” intonata dai due falsi epidemiologi, Riccardo e Miriam, si sente che l’atmosfera pian piano si ammorbidisce, accompagnando le tante persone provenienti dagli ambiti più disparati a sentire fin da subito il fluire di un’unica energia, un fondo comune. Una partecipazione così massiccia, da sola, già costituisce una prova di quanto il tema del disagio sia sentito e di quanto il disagio stesso ampiamente avvertito e diffuso. Paolo apre il convegno con la presentazione di sè, di quale sia stato il percorso che l’ha condotto a cercare delle risposte nella psichiatria, di come poi se ne sia allontanato, entrando in una profonda crisi che l’ha portato al licenziamento e alla perdita di qualsiasi prospettiva: come medico, come uomo, come padre; di come la vita, proprio sotto le vesti della crisi, l’abbia condotto al Centro di Medicina Sociale, dove ha ritrovato fin da subito la speranza, dove ha riconosciuto, attraverso le dinamiche di vita, parti sue a cui stava rinunciando, sotto il peso della condanna alla solitudine e del ruolo istituzionale, ma che erano proprio quelle parti vitali che lo avevano accompagnato all’origine nella scelta della psichiatria, e che da sempre aveva considerato imprescindibili nella relazione con se stesso e con gli altri. Ripercorrendo l’esperienza del suo disagio, e di quanto sia stato fondamentale il sostegno di più persone nel suo processo di crescita, di una famiglia allargata, sottolinea l’importanza della rete territoriale, o meglio, del mettere in dinamica le forze che già sono presenti, metterle in sinergia. 
Passa quindi alla presentazione dell’Associazione alla Salute Lombardia attraverso le parole di Giovanna Bulgarelli e Tonino Amadori, i quali, senza mai prescindere dalla storia personale, raccontano come grazie al disagio di Ruggiero abbiano avuto la possibilità di rivedere la loro vita in maniera più globale, e proprio da una situazione negativa abbiano tratto linfa vitale, dando vita all’Associazione Lombarda e con essa proseguendo e approfondendo il loro percorso di vita individuale, familiare e
professionale. 
La parola passa quindi alla Presidente dell’Associazione “Piccoli passi per…”, Camilla Morelli, che descrive il lungo cammino che l’associazione ha intrapreso da ormai circa 20 anni, di come si sia sempre più radicata nel territorio nel corso del tempo, facendosi portavoce, presso le istituzioni, del disagio di chi entra a contatto con i servizi psichiatrici, sia come utente sia come familiare. Quello che mette in luce Camilla è proprio la specificità di questa realtà associativa bergamasca, che si fonda nell’aver saputo mantenere negli anni il difficile ruolo di interlocutore con le istituzioni, costruendo pian piano una fitta trama di relazioni sul territorio, che oggi le consente di esprimersi in sedi istituzionali e di godere di una indubbia riconoscibilità. 
Giunge il momento della presentazione fragorosa di Mariano Loiacono che subito bene-dice la terra bergamasca, che conserva ancora molte peculiarità del villaggio-mondo, sebbene sia inserita in un contesto in cui domina fortemente il codice simbolico-razionale e l’impronta dell’economia finanziaria. Mette in luce l’importanza della rete territoriale, ricordando come la parola ‘territoriale’ derivi proprio da ‘terra’, sostegno materno da cui nessun processo può mai prescindere e come la rete sia alla base di qualsiasi funzione degli organismi viventi: nessuna cellula potrebbe sopravvivere nè essere funzionale se non inserita in una rete, così come nessun organo, per quanto nobile la sua funzione specifica, può assicurare la vita, se non non è in rete con gli altri organi. Non mancano occasioni per interazioni con i partecipanti, in particolare con il piccolo Diego, che si presta a simpatici sketch in cui gli viene offerto del finto Ritalin, spunto di cui Mariano si serve per evidenziare come il disagio si stia diffondendo sempre più, non riguardando più solo determinate fasce d’età o ceti sociali, ma anche bambini e (cosiddetti) adulti, e come l’ambivalenza di una scienza asservita a logiche di mercato possa consacrare l’uso di droghe vere e proprie a fini “terapeutici” e l’inserimento arbitrario di “disturbi” comportamentali in fantasiose classificazioni nosocomiali dell’ultim’ora.  
Ancora qualche momento musicale e la parola passa a un pubblico davvero interessato: è tardi, ma la sala è ancora affollata. C’è spazio per chi ha bisogno di chiarimenti o per chi ha perso la speranza che qualcosa possa cambiare, ma sente di aver trovato i giusti interlocutori per mettere fuori il proprio disagio… la rete sembra aver già preso forma dal semplice stare insieme e riconoscersi in bisogni comuni… Le buone sensazioni della serata accompagnano al sonno e preparano il terreno per l’intensa giornata di domani…
Chiara 

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