Avellino, lunedì 19 novembre 2012. LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIA NICHI VENDOLA.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS

Presidente: Dr. Mariano Loiacono

LETTERA A NICHI VENDOLA 
 PER RICORDARE
L’INIZIO DI UNA FASE NUOVA,
 DI UN VIAGGIO INEDITO 
VERSO UNA NUOVA ALBA

Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola
epc
Assessore della Salute Ettore Attolini


 

Egregio Presidente,
mi chiamo Chiara Limongelli, donna, madre, medico.
Mi trovo, in questo momento della mia vita, a riesaminare le vicende, le deviazioni, i tratti di nebbia fitta che ho incontrato lungo il mio cammino fino ad oggi; è un momento in cui è per me necessario rivolgere uno sguardo al passato, a quello che è stato, interiorizzarlo, affinchè il procedere in avanti diventi finalmente un processo consapevole. Ho conosciuto durante la mia avventura universitaria a Roma i gochi di potere che giorno dopo giorno ti logorano, ti allontanano da te stesso, dai sogni, dalle motivazioni appassionate nate come fiori spontanei tra i libri del liceo, quando è tempo di sognare, di credere che ognuno, a modo suo, può contribuire a cambiare il mondo. 
Mi sarei resa conto solo molto tardi che quei giochi di potere erano tanto più forti di me da farmi fuori, da invadermi, come cellule cancerose. Tanto forti che il semplice non prenderne parte condanna all’esclusione, ma anche alla rabbia e ad una ricerca incessante. Erano anche gli anni di una ritrovata fiducia nella politica, delle manifestazioni, quando si tornava a scendere in piazza perchè si sentiva un’ondata di entusiasmo misto a consapevolezza storica, perchè c’era chi, come Lei, finalmente parlava di giovani, di giustizia, di libertà, di meritocrazia, di ambiente, con la pacata determinazione di chi è profondamente radicato alle proprie origini, di chi non ha reciso il cordone ombelicale con la storia, perchè proprio dal ventre di quella storia potranno originarsi nuove e inedite gravidanze. Si viveva finalmente la sensazione che la storia dell’uomo, la vita fosse un unico incessante fluire, ed ognuno poteva navigare in quelle acque attingendo alle proprie forze, apportando la propria specificità e sensibilità, non più trascinati dalla corrente. Nei suoi discorsi, Presidente, c’era amore. Amore per le radici culturali del nostro Paese, per l’eredità che Berlinguer e Gramsci ci hanno lasciato, per il sogno che hanno rapprentato e che non può spegnersi. Ascoltavo le sue parole con gli occhi umidi e il cuore accelerato, insieme alla speranza anche il mio corpo si risvegliava, e con esso le emozioni e la fiducia nel futuro. Ero a Campo de’ Fiori quella notte d’aprile del 2005, quando si sventolavano bandiere rosse fino all’indomani, all’urlo “Nichi, Nichi!!”: pur non essendo pugliese, quella vittoria alle Regionali, per me come per tanti, rappresentò il segno che le cose davvero potessero cambiare, l’inizio di una fase nuova, di un viaggio inedito verso una nuova alba.
Proprio in quegli anni lasciai Roma, illudendomi in quel modo di buttarmi alle spalle anche il clientelismo dell’università, ma una volta al Nord mi sono presto resa conto che ciò che cambia è solo la forma, mentre la sostanza rimane quella di un sistema che ti vuole omologare, appiattire, asservire a un modello di vuoto tecnicismo, in cui non c’è meritocrazia nè spazio per chi intende la professione del medico come un viaggio verso la globalità dell’uomo, dove il sintomo recupera la sua dignità etimologica di manifestazione profondamente intrecciata alla storia di chi lo presenta, e non un segno a sè stante, slegato dall’individuo, su cui accanirsi con sforzi e risorse, frutto di una ricerca spesso virtuosistica e autocelebrativa, cieca rispetto ai meccanismi profondi della vita.
Il mio cammino è così continuato e mi ha portato inaspettatamente a ripercorrere lo stivale in maniera discendente: è proprio nella sua Puglia, la terra che, attraverso i suoi occhi e quello sguardo sempre rivolto un po’ più in là, mi aveva fatto conoscere la bellezza di un sogno che diventa vita, che ho ritrovato ancora una volta nuova linfa, nuova energia per proseguire il cammino. In questa miracolosa discesa negli “inferi” del meridione italiano, al Centro di Medicina Sociale di Foggia ho trovato il senso profondo del mio ricercare e mi sono accorta di come stessi per gettare anch’io la spugna, come chi si arrende perchè si sente solo, stanca di dover chiudere porte, senza più energia per aprirne di nuove, pronta a sottomettermi anch’io alla scissione alienante tra professione e storia personale, vita e conoscenza, corpo e mente. Nel Dr. Mariano Loiacono e nelle persone che lavorano con lui ho trovato il senso per ripartire, per continuare a crederci, a innamorarmi ancora e di più del viaggio della vita, che è una e non può essere mortificata da classificazioni nosologiche o da categorie socio-economiche.
Credo profondamente che quelli cui si assiste e partecipa al CMS di Foggia siano i veri miracoli del nostro sofferente millennio, così come credo che la sua sensibilità saprebbe cogliere il valore enorme di questa esperienza, portata avanti dal Dr. Loiacono da quasi 40 anni, senza alcuna finalità di lucro personale, ma per semplice amore per la vita. Spero vivamente che lo stesso amore per la vita, che ho sentito tante volte nelle sue parole, la porti a verificare di persona il valore del CMS e a considerare l’eventualità della sua chiusura soltanto un momentaneo atto di sfiducia nei confronti della vita stessa, che non si addice a chi fa della lotta per la libertà e la giustizia la ragione della propria esistenza.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Chiara Limongelli

3 Commenti

  1. testa secca

    Chiara,
    eri stupenda quasi 20 anni fa e vedo che lo sei sempre. Brava

  2. Silvio Boldrini

    Cara Carla,
    ho riletto la tua lettera dopo averla acoltata durante il corso.
    Credo che ciò che hai scritto è una lezione di vita da portare nelle famiglie, nelle scuole, nelle chiese,ecc.
    Riuscire a rimanere separata ma allo stesso tempo attaccata al positivo di fronte alla morte, è qualcosa di enorme valore. Non credo che io ne sarei capace. Le tue parole mi spingono ulteriormente a crescere verso ciò in cui tu sei già approdata.
    Mi inchino davanti alla grandezza che stai dimostrando.
    Ti abbraccio forte e dai un bacio a Francesco da parte mia.
    PS.Mi piacerebbe se ogni tanto leggete insieme il mio libro.
    Silvio

  3. Silvio Boldrini

    Cara Carla,
    ho riletto la tua lettera dopo averla acoltata durante il corso.
    Credo che ciò che hai scritto è una lezione di vita da portare nelle famiglie, nelle scuole, nelle chiese,ecc.
    Riuscire a rimanere separata ma allo stesso tempo attaccata al positivo di fronte alla morte, è qualcosa di enorme valore. Non credo che io ne sarei capace. Le tue parole mi spingono ulteriormente a crescere verso ciò in cui tu sei già approdata.
    Mi inchino davanti alla grandezza che stai dimostrando.
    Ti abbraccio forte e dai un bacio a Francesco da parte mia.
    PS.Mi piacerebbe se ogni tanto leggete insieme il mio libro.
    Silvio

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