Ancona, martedì 8 gennaio 2013. QUINTO ANNIVERSARIO DELLO SCANDALO SILVETTI.

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OGGI 8 GENNAIO È L’ANNIVERSARIO DELLA NOSTRA LAUREA!
Nel nuovo calendario di “Nuova Specie” ricorderemo questo giorno 
come il giorno di San Daniele,
in memoria del nostro amico 
antenato Daniele Silvetti.

Oggi 8 Gennaio del 2013, è un giorno significativo per la storia dell’Associazione Alla Salute Onlus Marche. Infatti, esattamente cinque anni fa, usci nel quotidiano Corriere Adriatico (più noto come “El Bugiardò” per gli anconetani), l’esposto di Daniele Silvetti, che al tempo militava nel partito di Alleanza Nazionale, in cui, in modo completamente inventato e senza aver mai fatto esperienza diretta dei Gruppi alla Salute, ci definiva come una setta in cui facevamo canti ossessionanti e, addirittura, palpeggiamenti sessuali. 
Quell’evento così forte, pur apparentemente negativo, ha rappresentato un momento di crescita molto importante per la nostra Associazione, avviandola verso una fase molto più matura. Anche se nei giorni dello “scandalo” sembrava impossibile prevederlo, è proprio grazie a quell’episodio che l’Associazione Alla salute Onlus Marche è diventata una delle realtà più attive e riconosciute nel nostro territorio.
 
Al tempo l’Associazione era già nata da due anni ma ancora non esisteva come una realtà distinta dal centro diurno di Ancona diretto da mio padre Roberto Boldrini, luogo nel quale svolgevamo i gruppi due volte a settimana. L’esperienza del progetto qui nelle Marche era circoscritta al centro diurno di viale Giordano Bruno e, a parte un corso ECM che facemmo in una struttura della ASL, ancora non ci eravamo per niente aperti al territorio. A partire da me che, dopo il pianto di Mariano nel giorno di Santa Lucia, avevo fortemente spinto mio padre a portare il “Metodo Alla Salute” nel centro diurno, tutti sognavamo che il centro diurno si fosse potuto trasformare come un nuovo Centro di Medicina Sociale di Foggia. 
Il primo a disilluderci di questa possibilità fu proprio Mariano in una supervisione che si fece il 24 Febbraio del 2006, il cui il titolo profetico riassumeva perfettamente ciò che avremo dovuto affrontare, ossia “Innestare un GAS in una polveriera”, la parola GAS naturalmente stava per “gruppo alla salute”. Mariano ci avvertì degli ostacoli che avremo sicuramente incontrato, prevedendo, fin dall’inizio, l’altissima probabilità di aborto dell’esperienza all’interno del centro diurno. Furono tante le strategie che Mariano ci indicò quel giorno per alimentare il nostro sogno di innestare il GAS nel centro diurno, in particolare Mariano si rivolse a Roberto, infatti, essendo lui il direttore, molto sarebbe dipeso dalle sue mosse.
Purtroppo, Roberto, nonostante l’entusiasmo, il coraggio e la generosità che mostrò durante quegli anni, sottovalutò molti aspetti che poi furono determinanti per l’aborto dell’esperienza. Mentre noi giovani, sia per l’età più avanzata che per il ruolo che ricopriva Roberto, sopravvalutammo le sue capacità, confondendolo come un adulto già cresciuto che avrebbe saputo condurci. In questo modo, pur spendendoci molto per far crescere l’esperienza nel centro diurno, questa finì nella tempesta a causa del malumore che si era creato sia nelle educatrici interne, che si sentirono invase nel loro ruolo, che nell’ ambiente psichiatrico in generale. Infatti, le educatrici, grazie all’appoggio dell’ onorevole psichiatra Ciccioli di Alleanza Nazionale (quello che pochi anni fa  propose il TSOP) che si servì del suo scagnozzo Daniele Silvetti, crearono lo “scandalo” mediatico che fece conoscere all’Italia l’esperienza del “Metodo Alla Salute” come una “sesso-terapia”.
Dopo l’esposto di Silvetti che uscì nel giornale l’8 Gennaio, finimmo nel ciclone mediatico e ci spaventammo molto, da quel giorno fu un susseguirsi di articoli nei giornali che ci denigravano in modo pesantissimo.
I giornali cavalcarono l’onda e non gli appariva vero di poter vendere più copie passando l’informazione che nel centro diurno si praticava la “sesso-terapia”, il direttore sanitario Rocchetti, nonostante fosse a piena conoscenza della nostra esperienza, prese le distanze da noi avvalendo ancor di più il caso mediatico e, nessun rappresentante istituzionale si schierò in nostra difesa, anzi, si spaventarono della possibilità di prendere una posizione che li avrebbe scomodati.
Il senso dell’ingiustizia che stavamo subendo fu profondissimo, io sbavavo dal desiderio di gridare al mondo la mia rabbia, ma Mariano mi fermò e condusse con enorme saggezza la nostra reazione. Infatti, tutti avremo voluto reagire mentre Mariano, fin dalla mattina dell’8 Gennaio, quando lo chiamai per avvertirlo dell’articolo che era uscito nel giornale, mi disse che non avrebbe avuto senso contrapporsi, in quanto non avevamo nulla da nascondere e che, invece, grazie al negativo che avrebbe generato quell’articolo denigratorio, l’esperienza marchigiana sarebbe potuta crescere ulteriormente, in una fase in cui l’esperienza nel centro diurno era già arrivata agli sgoccioli.
Ascoltai Mariano e mi fidai delle sue parole pur non capendole, morivo dalla voglia di far sapere a tutti la verità, al punto che mi ritrovai da solo a gridare di rabbia con le lacrime agli occhi per le strade del porto. Mariano intuì immediatamente che il negativo generato dall’esposto di Silvetti sarebbe stato come un fuoco che avrebbe bruciato la pula che si era creata, lasciando invece vivo il nucleo dal quale l’esperienza dell’ Associazione Alla Salute Onlus Marche sarebbe potuta ripartire. 

In quei giorni reagimmo con grandissima dignità e grandissima civiltà, grazie all’accompagnamento continuo di Mariano fummo capaci di non scomporci e abbassarci al livello di chi ci muoveva delle accuse completamente false senza nemmeno avere tra le mani una minima prova per giustificare la propria azione denigratoria.  
Mariano ci disse che proprio perché non avevamo nulla da nascondere e, anzi, avevamo svolto un progetto di grande valore che aveva aiutato tantissime persone, non dovevamo controbattere con la stessa moneta, in quanto una nostra reazione negativa avrebbe avvalorato ancora di più le accuse deliranti che ci erano state mosse contro e, anche se stavamo subendo un’ ingiustizia, era inutile confrontarsi con le stesse armi contro chi aveva molto più potere. Ci disse che dovevamo rimanere fiduciosi del fatto che, anche se non avevamo nessun alleato che ci sosteneva, la metastoria e gli antenati della vita erano dalla nostra parte e ci stavano accompagnando in una fase più matura.  

La Regione Marche istituì una commissione d’inchiesta e, dopo una verifica del materiale audio-visivo in cui erano registrate tutte le nostre attività e una verifica in diretta durante lo svolgimento dei “gruppi alla salute” del direttore Rocchetti, promulgò un atto ufficiale nel quale invalidava tutte le imputazioni mosse dall’esposto di Daniele Silvetti. 
Naturalmente, mentre l’esposto di Daniele Silvetti creò uno scandalo mediatico che i giornali cavalcarono, la risposta della commissione d’inchiesta che ci riabilitava completamente, non fu neanche pubblicata. Per questa ragione, ancora oggi, molti ricollegano il nostro nome allo scandalo inventato dalle accuse di Silvetti, il quale, per rendersi più noto all’opinione pubblica si fece portavoce delle educatrici interne del centro diurno, senza conoscere niente di noi e della nostra esperienza. Naturalmente, le educatrici riuscirono ad avere tanto potere in quanto dipendenti di una cooperativa molto potente nella nostra regione gestita da psichiatri riconosciuti, che investe nel disagio come un business per riempirsi le tasche di soldi.
Roberto sottovalutò il potere delle educatrici, non comprendendo come il nostro desiderio di trasformare un centro diurno da un luogo in cui si parcheggiano i “malati di mente” imbottendoli di psicofarmaci, a un luogo nel quale cercare di creare dinamiche di crescita reale andando oltre il concetto di “malattia”, destabilizzasse il ruolo delle educatrici che si sentivano padrone delle loro cavie e non volevano essere messe in crisi nel loro ruolo.

Tutta la vicenda che durò per mesi, per noi fu come una burrasca, nella quale però, grazie a Mariano, imparammo l’importante lezione di saper conservare sempre la fiducia e non impaurirsi anche quando tutto appare negativo, senza mai perdere la propria dignità anche davanti a delle accuse infamanti e infondate. Inoltre imparammo che è inutile reagire quando un nemico molto più grande di te ti ha messo all’angolo e ti vuole eliminare, infatti in quel momento è più importante incassare i colpi e attendere che la sua forza diabolica diminuisca per poter poi ricominciare. 

Terminata la burrasca, fu il momento del bilancio e di verificare cosa la burrasca si era portata via, cosa rimaneva e quali erano i danni che aveva creato.
Innanzi tutto, come aveva previsto Mariano fin dall’8 Gennaio, la burrasca si portò via ciò che non serviva più. Infatti, il primo che “tradì” il progetto proprio quando sarebbe stato importante ricominciare con ancora più determinazione, è stato mio padre Roberto. Sicuramente la vicenda Silvetti fu un’accelerazione che fece emergere le contraddizioni che Roberto covava già da tempo dentro di sé rispetto alla sua relazione con il progetto del “Metodo Alla Salute”. Probabilmente, Roberto, si era trovato a condurre un movimento senza realmente desiderarlo e più per l’affetto che aveva nei miei riguardi. Dopo un periodo in cui aderì pienamente, nel momento in cui si mise in crisi il suo ruolo ed emersero i limiti nei quali poteva crescere, si offese e preferì tornare indietro.
 
La decisione improvvisa di Roberto di interrompere i “gruppi alla salute” nel centro diurno e di uscire fuori dal progetto, per noi fu un tradimento che arrivava proprio nel momento in cui invece vedevamo fondamentale una sua e una nostra reazione positiva alle accuse che ci erano state mosse contro. Roberto non considerò per niente il caos nel quale ci aveva lasciato, tornandosene a gli affari suoi e lasciando a noi il bandolo della matassa da sbrogliare. Insieme a Roberto se ne uscirono di scena altre persone che riconoscevano in lui un riferimento, mentre altre, per lo stesso motivo, rimasero confuse dalla sua decisione e si sentirono come abbandonate.
Per me fu una grande delusione, perché oltre ad essere uno di quelli che aveva creduto di più nel sogno di innestare un GAS in una polveriera, ero anche il figlio di Roberto e, per l’ennesima volta nella mia vita, lui se ne usciva di scena in modo improvviso proprio nel momento in cui avrebbe dovuto essere responsabile.
 
Con la rottura della simbiosi dal centro diurno l’esperienza cominciò ad essere condotta da un gruppo di persone desiderose di crescere e maggiormente determinate. E’ stato così che noi giovani, per primi io e Raffaele, nonostante la nostra totale inesperienza e i nostri numerosi limiti, cominciammo a sentirci adulti e a confrontarci con la difficile realtà che si era creata intorno a noi.
Il tradimento di Roberto e delle persone che lo seguirono, segnò la rottura della simbiosi tra l’associazione e il centro diurno e, solo da quel momento, l’associazione, soprattutto attraverso me e Raffaele, cominciò ad esistere come una realtà distinta. Io e Raffaele, accompagnati da Mariano, ci prendemmo sulle spalle le sorti dell’Associazione e con molta dedizione ripartimmo da zero.

Il primo segnale della nostra presa in carico fu l’organizzazione della festa nel mio quartiere degli Archi e, pochi mesi dopo, proponemmo un corso di formazione nel centro H sempre nel mio quartiere.
Da quel momento in poi l’attività dell’associazione è costantemente cresciuta, scambiando e intrecciando con tantissime altre esperienze presenti nel territorio. Ricominciammo i “gruppi alla salute” presso la sede dell’associazione “Camminiamo Insieme” di Senigallia e presso la sala della parrocchia del mio quartiere. Senza farci fermare dai pregiudizi che si erano creati sulla nostra esperienza, cominciammo a presentarci ai tanti rappresentanti istituzionali proponendo progetti che hanno avuto un grande seguito di persone e hanno fatto riconoscere in modo molto positivo l’innovatività della nostra proposta a l’opinione pubblica.
 
Fatto ancora più fondamentale, è stato quello che l’associazione, oltre a crescere verso l’esterno, iniziò a crescere molto verso l’interno. Infatti, fino a quando l’esperienza era rimasta legata al centro diurno, era dipesa dalle azioni di Roberto, mantenendo una asimmetria tra lui e noi, mentre con il suo allontanamento il movimento dell’associazione cominciò ad essere rappresentato da sempre più persone in grado di accompagnarsi vicendevolmente. 

Oggi sono passati cinque anni e, ripensando a quei mesi, sembra quasi impossibile credere alle trasformazioni che sono avvenute. Ripensando al nostro sogno di innestare un GAS in una polveriera, credo che sia stato molto meglio che questa speranza sia stata delusa. Infatti credo che il nostro sogno fosse ancora un sogno infantile, nel quale volevamo clonare il modello del Centro di Medicina Sociale di Foggia. Modello che invece andava superato, così come si sta manifestando in modo sempre più evidente nella crescita del progetto.
Grazie a Silvetti, l’esperienza dell’Associazione Alla Salute Onlus Marche si è subito spostata verso un’ azione nel territorio e si è trasformata in un’ esperienza di gruppo non dipendente dal ruolo di Roberto.
Queste due trasformazioni, in un certo senso, hanno anticipato le trasformazioni che poi sono avvenute anche per il Centro di Medicina Sociale di Foggia. 
 
Infatti il CMS di Foggia è passato da una conduzione che dipendeva quasi esclusivamente da Mariano, a una conduzione di gruppo in cui ognuno si sente maggiormente protagonista e, inoltre, il CMS non è più l’unico utero in cui il progetto può svilupparsi ma è diventato un organo all’interno di un progetto cresciuto a livello nazionale rappresentato dalla Fondazione Nuova Specie Onlus e dalle varie Associazioni Alla Salute regionali, la cui prospettiva è soprattutto quella di agire nel territorio e non più quella di rimanere circoscritta nei confini di un CMS. 
In questo senso credo che la vicenda Silvetti ci abbia subito indirizzato verso una prospettiva molto più ampia che non è quella di clonare un CMS, ma quella di investire sul territorio e trasformare i contesti ordinari, prospettiva che oggi è rappresentata dalla Fondazione Nuova Specie Onlus.
Il risultato più importante è che, grazie a Silvetti, ci siamo arricchiti di un esperienza che per noi è stato come un vero rito di passaggio che ci ha spinto verso la fase adulta della nostra vita. Grazie alla sua spinta in questi anni le nostre competenze sono cresciute tantissimo, così come le relazioni con tante altre realtà. Vivo ancora con enorme stupore il fatto che Mariano avesse riconosciuto tutto questo già dalla mattina dell’ 8 Gennaio quando gli comunicai la notizia. Se Silvetti è stato il diavolo che ha frantumato ciò che non serviva più, Mariano è stato lo spirito che ha saputo condurci in questo rito di passaggio che, con coraggio e umiltà, abbiamo saputo attraversare.
 
Per me è stato molto gratificante verificare come oggi, di fronte al rischio di chiusura del CMS di Foggia, moltissimi rappresentanti istituzionali e di associazioni della nostra regione, con i quali abbiamo collaborato in questi anni, ci hanno difeso e supportato scrivendo lettere dirette al presidente della Regione Puglia, sostenendo apertamente il “Metodo Alla Salute”, mentre quando accadde la vicenda Silvetti non avemmo nessuno che prese la nostre parti.
 
Oggi che è il quinto anniversario dalla vicenda Silvetti, sento che, come all’Università, possiamo festeggiare la nostra laurea dopo cinque anni di transizione in cui siamo stai capaci di  passare dall’essere trattati e giudicati come dei “condannati”, a sentirci protagonisti attivi e solidali nel nostro territorio. 
Il 16 Febbraio in Ancona ci sarà l’inaugurazione della sede regionale, che per me rappresenta il meritato premio conseguito dopo questi cinque anni di traversata, mentre il 17 Febbraio , sempre in Ancona, festeggeremo il secondo anniversario della nascita della Fondazione Nuova Specie Onlus, giornata significativa in quanto per me  rappresenta la prospettiva verso la quale l’associazione deve andare.

Dopo questi cinque anni possiamo festeggiare una vittoria, ed è una vittoria bellissima da poter festeggiare, perché non è stata ottenuta contrapponendosi al nemico con il desiderio di eliminarlo, ma con il desiderio di volerlo trasformare.  
Inoltre è bello poter festeggiare questa vittoria perché è una vittoria ottenuta da poche persone che non avevano né mezzi né il potere per difendersi e ribaltare le accuse da cui si dovevano difendere ma, spinte dalla propria dignità e desiderio di far crescere il progetto, non si sono fermate e hanno creduto in ciò che appariva impossibile. Solo oggi è possibile comprendere il vero valore dell’accompagnamento che svolse Mariano, impedendoci di reagire con la stessa modalità con cui venimmo attaccati.
Oggi 8 Gennaio 2013 è il giorno di festa della nostra laurea! Nel nuovo calendario di “Nuova Specie” ricorderemo questo giorno come il giorno di San Daniele, in memoria del nostro amico antenato Daniele Silvetti.

Silvio Boldrini

 


3 Commenti

  1. GiovannaVelluto

    Caro Silvio ancora una volta tocco con mano la tua crescita, hai scritto una bella pagina di storia del metodo alla salute, dell'associazione alla Salute ONLUS Marche, del valore della profondità e lungimiranza di Mariano.Grazie T.V.B. GiovannaVelluto

  2. GiovannaVelluto

    Caro Silvio ancora una volta tocco con mano la tua crescita, hai scritto una bella pagina di storia del metodo alla salute, dell'associazione alla Salute ONLUS Marche, del valore della profondità e lungimiranza di Mariano.Grazie T.V.B. GiovannaVelluto

  3. Graziana

    Caro Silvio, grazie per questa bella testimonianza di transizione…per me ha ancora più valore perché in te, in voi e nello spirito dell'Associazione alla Salute Marche in questi anni ho sentito e riconosciuto le metamorfosi che avete incarnato con serietà, profondità e responsabilità. Mi piace l'idea di un nuovo calendario in cui le date da ricordare-celebrare siano segnate da ciò che per la nostra crescita è stato realmente significativo innescando nuove gravidanze e nuovi passaggi. In quest'ottica il tempo può farci riconoscere che anche un evento diabolico può diventare "santo". In quel periodo visitai casa tua e di Michela per un bilancio con Roberto…ricordo bene la lungimiranza di Mariano nel comprendere e intuire il senso di quella tempesta mentre prospettava all'orizzonte i frutti che avreste potuto raccogliere. Oggi quei frutti sono reali e secondo me vanno anche molto oltre le previsioni in termini di vostre crescite e competenze acquisite in mare aperto. Sono contenta e mi piace sentire questo senso di traversate non solitarie in cui chi è più avanti ha non solo valore in sé ma è importante anche per incoraggiare chi vuole seguire la scia magari superandola e arricchendola con la sua specificità. Auguri per la vostra "laurea" allora! Un abbraccio grande, Graziana.

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