CMS (FG), martedì 11 dicembre 2012. SETTIMANA INTENSIVA. Seconda giornata.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Presidente Dr. Mariano Loiacono





  SECONDA GIORNATA 
DELLA SETTIMANA INTENSIVA

A FOGGIA

 “padri e figli”

Il gruppo di oggi è stato introdotto  con un abbraccio tra i conduttori di ieri e quelli di oggi a dimostrazione di voler dare una continuità ai gruppi di questa settimana intensiva , ma soprattutto per dare valore all’operato degli stessi conduttori.
Il gruppo è iniziato con una dinamica tra Joele e il padre Luigi perché non riesce a sentire le sue emozioni che nasconde con tanti giri di parole senza essere diretto  e quindi vorrebbe che il padre gli dimostrasse di esserci sia con il corpo che con le parole per avere un maggior contatto con lui. 
Poi hanno iniziato ad avvicinarsi anche altri padri e ognuno di loro ha comunicato i propri pensieri , le proprie sensazioni provate al momento della dinamica tra Joele e il padre. Da questa dinamica ne sono scaturite altre che hanno avuto come protagonisti padri e figli; infatti dopo la dinamica di Joele c’è stata quella di Marina con il padre , dove lei gli  rimprovera il fatto di non essere mai stata vista da lui perché l’ha sempre protetta e non si era mai fatto sentire anche con il corpo ,e quando si parla di corpo non si intendono solo abbracci ma anche ad esempio ricevere uno schiaffo come invece venivano dati al fratello di Marina
Poi si è sentita la necessità di far comunicare Giancarlo, figlio di Dina di cui i conduttori hanno notato una certa sofferenza dopo le dinamiche precedenti ; e Giancarlo in questo caso fa notare a tutti l’importanza del metodo che non deve servire solo in quelle poche ore al centro ma bisogna saperlo portare all’esterno nella vita di tutti i giorni e si rivolge alla mamma Dina dicendogli che si sente solo e la vorrebbe più presente a casa, vorrebbe un maggior contatto con lei , invece la mamma tende ad aiutare le altre persone che sono al centro dimenticandosi di avere un figlio, una casa ma cosa fondamentale una propria vita.
A seguire l’attenzione si è concentrata su Marco che non riesce a comunicare la sua sofferenza alla mamma e alla sorella, che lo sprona a parlare, a tirare fuori la rabbia che ha dentro; con l’aiuto dei conduttori , di Francesco Guerra e  dell’altro Marco  figlio di Lucia, riesce anche se con tanta difficoltà a mostrare la sua parte sofferente

Un’altra dinamica che ha colpito tutti è quella di Diego che ha tirato fuori la sua rabbia prima con la madre , che lui vede“morta” poi con il padre, che lo identifica sempre nel ruolo del fratello maggiore funzionale e infine con il fratello Enrico, di cui Diego si è sempre fatto carico  le sofferenze ; per concludere questa dinamica Diego comunica alla sua famiglia di volersi distinguere da loro per pensare di più a se stesso e non farsi più coinvolgere da quelli che sono i vortici familiari creati dal fratello Enrico.

Dopo le storie della mattinata sentiamo il bisogno di esprimere anche le nostre sensazioni in merito dandoci valore come tutti quelli che hanno partecipato al gruppo.
MAURO: le storie della mattina mi fanno comprendere quanto la sofferenza sia nascosta e il malessere poco espresso per paura di non  essere accettati e per quieto vivere quando invece potrebbe essere, se espresso ,un momento di accoglienza e verità  un modo di comprendere i reciproci dolori; anche se questo può voler dire scontrarsi fisicamente. Ci si riconosce con una identità più vera e quello che poteva mettere paura può liberare le persone o allegerirle.
FRANCESCO: Le storie della mattinata mi hanno colpito un po’ tutte , anche perché tutta questa rabbia e queste modalità violente le sento mie per la fase che sto attraversando in cui faccio fatica a comunicare verbalmente il mio star male. Detto questo però attraverso i gruppi e le varie dinamiche ho capito che forse come si dice al centro nel mio caso sento molto forte  il  bisogno di  iniziare a suonare anche altre note, soprattutto con il codice delle parole; mi hanno colpito infatti le parole di Gennaro che dice a tutti nel gruppo che  basterebbe una maggiore comunicazione tra genitori e figli, senza dover per forza alimentare dinamiche violente. Ecco se da una parte comprendo le sue parole sentendole mie in questo momento , dall’altra mi sento di dirgli che a volte le parole non bastano e da quello che sto capendo in tante storie ,  quindi i figli hanno bisogno anche di gesti forti per farsi vedere dai propri genitori. 
Ma il gruppo della mattinata non lo vorrei ridurre solo alla tematica del  rapporto tra genitori e figli anzi sono emerse anche altre cose che rispecchiano un po’ quella che è l’unicità del metodo. Infatti nella dinamica di Diego si è visto il desiderio forte di volersi distinguere , distaccarsi da quelle che sono le vicende familiari per fare un percorso  concentrandosi meglio su stesso e scavare nelle proprie profondità per arrivare poi a comprendere e a tirare fuori il proprio dolore ; qui ho notato quindi la voglia di volersi dare valore come persona con la sua specificità e con il suo star male , ed è questo un passo necessario per riuscire a recepire dentro se stessi la grandezza del metodo e quindi riuscire ad esprimere meglio le proprie emozioni, che vengono accolte e accompagnate durante i gruppi nelle varie fasi. 
Un’altra cosa che si è potuta notare è il continuo percorso della vita che non ha mai termine e ci mette continuamente alla prova , anche se si sono fatti anni di percorso al centro questo non basta bisogna creare nuove dinamiche e situazioni che ci aiutano ad affrontare i nuovi ostacoli ; e in alcune dinamiche si è potuto notare che nonostante anni di percorso i genitori non sono ancora riusciti a distinguersi come persone e ad entrare in contatto con i figli, a dimostrazione che nella vita c’è sempre da imparare e quindi nonostante un lungo percorso  si è mai arrivati ad un fine ultimo. Infatti Giancarlo fa notare alla mamma Dina che anche dedicarsi troppo al metodo e agli altri può essere una soluzione, una dipendenza per non guardare il proprio malessere ed evadere dall’ambiente familiare. Quello che spesso ci ricordano al centro è che il metodo bisogna saperlo portare al di fuori del centro nella vita di tutti i giorni 24 ore su 24 , e quindi attraverso il percorso che facciamo bisogna saper apportare dei cambiamenti nella vita ordinaria anche piccoli passi come la lumaca, simbolo del metodo. Queste sono le mie sensazioni del gruppo di stamattina che sentivo il bisogno di esprimere.

Mauro e Francesco

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