CMS (FG), domenica 23 e lunedì 24 dicembre 2012. ACCOGLIENZA E INIZIO DELLA TREGIORNI NATALIZIA AL CMS DI FOGGIA.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS


Presidente Dr. Mariano Loiacono





LE FASI DELLA METAMORFOSI METASTORICA DI MARIANO:
DA AQUILOTTO FERITO
AD AQUILA-GALLINA
AD AQUILA DI NUOVA SPECIE”.

Approdiamo in quello che per 3 giorni sarà l’ombelico
del mondo più di 130 persone da tutta Italia
(e non solo) la sera del
23 dicembre… l’atmosfera è già calda, ma sembra che si riscalderà
ancora di più con il passare dei giorni… c’è aria di festa perchè
Mariano sta per andare in pensione per quanto riguarda la sua attività
di medico psichiatra presso il Centro di Medicina Sociale
, utero che
lo ha fatto guarire dalle sue ferite profonde di aquilotto e gli consentirà
adesso di volare alto vicino al Sole, quale è la sua Natura! 

Ebbene sì, dal primo marzo 1977 ad oggi Mariano sente
di essere riuscito a chiudere quei buchi profondi che lo portavano a
sentirsi sempre invaso
da forze oscure e malvagie, anche nei sogni,
è riuscito a prendersi sul campo quella laurea che non riusciva a dimostrare
agli altri da avere, sentendosi sempre sotto esame, anche nei sogni… ora
quel mostro più volte scacciato, ma che riusciva sempre ad entrare
nelle sue profondità, Mariano è riuscito a tenerlo fuori, ora quella
laurea che Mariano sente di avere da tempo ma che non riusciva a dimostrare
all’esterno, ora non vuole più svenderla ma mostrarla al mondo, ed
i sogni gli hanno preannunciato questo cambiamento in corso nelle sue
profondità
.


Sullo sfondo ci sono le stelle rosse di Natale, per
terra i tappeti, fuori il gruppo che accoglie noi che veniamo da lontano
e che alloggeremo nelle case messe generosamente a disposizione dalle
persone che vivono a Foggia.

La serata del 23 si chiude con un monito di Mariano,
ripreso dalla lettera di congedo che ha mandato via blog: ovvero la
difficoltà tra noi persone afferenti al Metodo alla Salute ad integrarci
tra di noi
, a scambiare, lavorare insieme, continuare a sognare concretamente,
mantenere una prospettiva metastorica, dato che ognuno ha le sue parzialità
e superarle concretamente non è semplice.

La sera appunto ognuno è ospitato nelle case della rete di persone di Foggia ed io, insieme a Tiziana e Gino di Ancona
ed il simpatico Francesco Prossimo, siciliano doc, veniamo ospitati
dalla semplice e generosa famiglia di Giuseppe, Giovanna, Davide
e Giampieroun bel piatto di lenticchia, la simpatia di Francesco,
un comodo letto bastano per riprenderci un po’ dopo lo sballottamento
del viaggio.

La mattina del 24 dicembre ci ritroviamo nella stanza
della festa per ascoltare il commento “personale” di Mariano al
racconto di James Aggrey
, che durante la rivoluzione del Ghana al dominio
inglese negli anni ’20, raccontò questa storia per svegliare il popolo
e stimolarlo alla rivoluzione. Questo racconto è stato poi ampliato
da Leonardo Boff
, ex frate francescano, che ha operato in Brasile a favore
della liberazione dei poveri dalla loro condizione di inferiorità…la
sua Teologia della Liberazione è stata condannata dalla Chiesa per
le idee sociali molto vicine al comunismo (ma Gesù, San Francesco non
sono stati anche loro dei grandi “comunisti”?
)… comunque al di là di queste contraddizioni del Potere, Mariano ci fa notare come il
racconto di Boff che amplia ed articola quello di Aggrey è un lavorio
che in ebraico si dice “aggadà
, ed è una operazione importante in quanto ci permette di vedere
altri elementi che altrimenti non avremmo colto dal racconto più breve
di Aggrey… per cui fermarci alla semplice lettura di un qualsiasi
testo antenato senza sporcarlo delle nostre profondità”, operazione
che invece prende il nome di
alla, rischia di far rimanere quella espressione di profondità spoglia
e spesso incomprensibile
, per cui anche nel Metodo bisognerebbe tendere
alla “aggadà”, ovvero ampliare, sporcare con la nostra “specificità”
,
nel momento in cui ce la sentiamo, piuttosto che fermarci alla “allakà,
pur importante, altrimenti prima o poi tutto diventa ritualità, tecnica,
burocrazia, nozionismo.

Andiamo al bellissimo testo allora; il racconto parla di:

un allevatore di capre che trova, passeggiando su una montagna, un
nido di aquile distrutto dalla caduta di una roccia ed un aquilotto
coperto dalle macerie
che, credendo morto, vuole dare ad un suo amico
impagliatore per farci un bel soprammobile.

L’impagliatore accettò
il regalo
, e all’indomani l’avrebbe impagliata… al mattino però con
sorpresa
si accorse che non era morta, ma non era intenzionato a salvarla,
piuttosto a sopprimerla dato che unaquila è un animale predatore ed
uccide molti piccoli animali… tuttavia si ricordò di alcuni grandi antenati quali Buddha, San Francesco, i quali avevano profonda compassione per tutti gli esseri viventi e di alcune frasi della Bibbia
a favore della Vita. Si convinse allora a salvarla, ma sarebbe stato
difficile
dato che l’aquila non si muoveva, non mangiava, non reagiva
agli stimoli, sembrava veramente morta.

Il titolo che Mariano dà al suo commento globale
è:

“Le fasi di una metamorfosi metastorica:
da
aquilotto ferito

ad aquila-gallina
ad aquila di Nuova Specie”.

Commentando questa prima parte del racconto Mariano
dice che la roccia che cade sul nido dell’aquila sono i traumi che subiamo
nella nostra famiglia d’origine
quando stiamo crescendo e che ci fanno
a pezzi
, tanto da sembrare morti… siamo fortunati se troviamo un allevatore
che ci tira fuori dalle macerie, pur credendoci morti… l’impagliatore
che potrebbe plastificarci è ad esempio la psichiatria tradizionale
che con i farmaci ci rende dei manichini, piuttosto che credere nella
nostra guarigione, oppure pur vedendoci semi-morti preferisce far finta
di niente o darci il colpo mortale per paura dei danni che potremmo
arrecare al suo equilibrio… l’impagliatore che crede nella nostra guarigione
è per molti di noi la rete di persone del Metodo alla Salute e Mariano.
Tuttavia la strada non è facile: 

passarono mesi, anni e l’aquila non voleva saperne di mangiare,
muoversi, reagire, ma l’impagliatore ci credette, e piano piano l’aquila
iniziò a reagire
agli stimoli, si muoveva, apriva le ali, recuperò
anche la voce.


Paragonando questo processo di “rinascita”
ad una gravidanza
e confrontandolo con la sua vita, Mariano dice che
per lui questa fase di “
embriogenesi” è stata svolta con grande amore da Giovanna, dal 1968 fino al 1977, anno in cui Mariano entra
nel suo pollaio.


Infatti:

l’aquila era ancora cieca, non volava e l’impagliatore
voleva aiutare l’aquila a ritornare ad essere quello che era, per cui
la mise in mezzo alle sue galline, pensando che l’avrebbero stimolata,
provocata a vivere, fino ad indurla un giorno a cercare di nuovo il
sole.

Un bel giorno infatti l’aquila iniziò a vedere ed era perfettamente
guarita
, anche se rimase altri anni nel pollaio dato che l’impagliatore
era occupato nel suo lavoro…

Per Mariano questa sua lunga fase rappresenta
la
fetogenesi avvenuta dal 1977 al 2005 nel Centro di Medicina Sociale, anni molto sofferti che saranno raccontati il
25 dicembre.

Ciò che adesso mancava all’aquila-gallina era
il suo cuore di aquila, e l’impagliatore si accorse che l’aquila non
l’aveva perso quando un giorno vide volare sul pollaio delle aquile
e l’aquila-gallina alzò gli occhi al cielo ed aprì le ali facendo
piccoli voli, a dimostrazione che aveva preso coscienza della sua Natura… chiamò
un naturalista (
terzo accompagnatore) che si mostrò interessato alla situazione dell’aquila-gallina
e disse all’impagliatore che dovevano provare a farla volare dato che
quella è la sua Natura
…provarono più volte ma l’aquila ritornava
sempre nel suo pollaio.


E’ questa la fase metastorica, di attraversamento del canale da parto che Mariano si è sperimentato a fare negli ultimi
anni, tra contrazioni uterine che lo spingevano e bisogni di rimanere
ancora un po’ nel pollaio-utero.

Allora il naturalista e l’impagliatore decisero
di portare l’aquila sulla montagna, lontano dalle galline, una mattina
al sorgere del Sole dato che sin da piccole le aquile sono abituate
a vedere il Sole e probabilmente così avrebbe spiccato il voloFu
lì che l’aquila, costretta a guardare il Sole dall’impagliatore, su
consiglio del naturalista,
allungò il collo, stese le sue ali ed iniziò
a volare in direzione del Sole
, verso l’infinito, fino a fondersi nell’azzurro
del firmamento
.


Questa è la fase che adesso Mariano vuole spingersi
a fare, ovvero
diventare aquila, spingersi verso le vette che ha sempre sognato,
scendere in picchiata a catturare le sue prede, raggiungere il suo Sole… ed
allora vola Mariano, alza le tue splendide ali al cielo e raggiungi
quello che solo tu sei
!

 

Il pomeriggio dopo una visita alla bellissima
Cattedrale di Troia
ed alla casa dove Mariano è nato e vissuto durante
l’infanzia, c’è tempo per salutare il sindaco di Troia e ricordargli
che la Fondazione Nuova Specie di cui Mariano è la prima aquila pronta
a volare, è un Progetto di notevole importanza per l’uomo ed il suo
futuro
ed è nato da un “figlio di Troja” di cui la città deve
essere fiero.

La sera, visitiamo un grande presepe nella chiesa dei missionari comboniani
prima di incontrarci tutti nei locali di un convento concessi dal sindaco
e dal comune di Troia, per giocare, scatenarci a ballare, scambiare
regali, fare un semplice e suggestivo rito di Natale… e poi, stanchi,
tutti a dormire!

Filippo Marroccoli

 

2 Commenti

  1. Graziana

    Caro Aquilotto Filippo,
    grazie per questo ricco e ornato racconto…mentre provo a scrivere sui quattro giorni del Natale sentivo l'esigenza di tornare sul commento globale…e tu mi hai sfamata. Sento e vedo che negli ultimi mesi hai sconfitto una parte della tua tristezza-immobilità… ti auguro di procedere verso tuoi nuovi progetti anche a piccoli faticosi passi ma finalmente davvero tuoi.
    Ti abbraccio,
    Graziana.

  2. Gabriella N.

    Grazie per questo meraviglioso post e per aver messo a disposizione di tutti il bilancio di Mariano … dopo sette Natali trascorsi con la famiglia di Nuova Specie, proprio quest'anno non ho potuto/voluto esserci e quindi vi ringrazio per avermi permesso in qualche modo di partecipare.
    Cosa dire a questo Aquilotto che, dopo esser rinato, ha messo la sua Vita al servizio di coloro che "sembrano veramente morti" ed io sono stata tra questi? Adesso che hai spiccato il volo, non ti fermare ed affronta tutti gli ostacoli con la leggerezza che ti sei conquistato con dolore e determinazione.
    Con affetto, auguro a tutti un buon anno di cambiamenti, ripensamenti, miglioramenti … purché la Vita sia in movimento!.
    Gabriella N.

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