Urbania (PU), venerdì 6 e sabato 7 luglio 2012. PROGETTO LA FINESTRA DI BABICH, DINAMICHE METASTORICHE TRA DONNE. Terzo e quarto giorno.

  Fondazione Nuova Specie ONLUS
Presidente: Dr. Mariano Loiacono



PROGETTO
“LA FINESTRA DI BABICH”,
DINAMICHE METASTORICHE
TRA DONNE
CON DIFFICOLTA’ DI CRESCERE.

Terzo giorno:
  ascolto del corpo;
voce al corpo;
scambio tutto al femminile. 
Quarto giorno:
 
sguardo di morte;
specchio di vita.
 
Anche stamattina ci siamo ritrovate sedute sul prato in cerchio e in ascolto degli antenati presenti attorno a noi. Primo fra tutti il vento che da subito ci ha piacevolmente accarezzato. Sandra ha aperto la mattinata presentando il saggio autobiografico di Silvio Boldrini sottolineando il valore dello scrivere queste favole vere del terzo millennio.
Anche Pina ricorda una frase di Mariano:
Bisogna scrivere quando il corpo parla”,
frase che ci ha accompagnato per tutta la giornata.
Poi Valentina ci ha nuovamente aiutato con alcuni esercizi di respirazione. Era emerso già da ieri come noi donne ci siamo riconosciute nella difficoltà di esprimere funzioni semplici ma così vitali come il respiro e la voce. Infatti proprio mentre ci siamo impegnate a respirare e guardarci negli occhi pronunciando semplici parole come io e no, sono emersi vissuti molto forti legati a tutti i no che ci siamo sentiti dire o che non abbiamo detto nelle nostre vite e anche ai tagli ricevuti nei nostri “Io sono”.
In un clima di grande sacralità le conduttrici (Pina, Lara e Marta) ci hanno accompagnato a scendere in taverna dove avevano reso l’ambiente accogliente con tappeti, coperte, candele, incensi profumati e musica, quasi un invito ad abbandonarsi e a dare voce ai nostri corpi
Giovanna è stata invitata a ricordare e condividere con noi i “no” ricevuti o “non detti” della sua vita ed è stata accompagnata a tornare a ritroso nella sua storia fino a percepire l’incapacità del suo corpo a dare e a ricevere. Tante sono state le scelte tacitamente imposte, specie nell’adolescenza, che solo ora Giovanna riconosce in profondità. A questa fase è seguita un lungo momento di carezze, massaggi e corpi vicini tutto al femminile dove le protagoniste sono state quattro donne adulte, sorelle di cicatrici e figlie di un villaggio-mondo che le ha profondamente congelate e imprigionate nei propri corpi. Mentre queste quattro donne hanno continuato a scambiare in taverna, il resto del gruppo si è dedicato alla preparazione di un coloratissimo pranzo.
Stanche della mattinata intensa abbiamo dedicato il pomeriggio a un po’ di riposo, dopo di che ci siamo ritrovate nel porticato rinfrescato da qualche goccia di pioggia per fare il bilancio della giornata. Sono state raccolte sia le sensazioni vissute da ognuna di noi durante la mattinata sia la volontà espressa da Giovanna di spingersi ad osare ancora di più, non per adeguarsi ad un progetto esterno, ma per ritornare alla leggerezza che sente che le appartiene, che è solo sua e che è ancora viva dentro di lei.
Il forte mal di testa che Giovanna ha provato alla fine della dinamica è stato teorizzato come il mostro che ti pulsa nel tempie e non ti fa abbandonare: è il mostro delle difese-resistenze del razionale che impedisce alla membrana-corpo di pescare dal  codice profondo le nostre emozioni.
Anche Paola condivide il suo volersi liberare dal percepire il suo corpo solo come oggetto di peccato.
 
A Pina viene riconosciuta la sua grande sensibilità e devozione sia nell’accompagnare con il corpo sia nel suo mettersi in dinamica come madre e sorella; lei stessa riconosce a tutte le donne, anche alle più giovani, la possibilità dello scambio profondo e alla pari che le sta donando tanta serenità.
Anche Anna Maria sente di aver fatto un altro passetto rispetto alla sua storia fatta di tanti no strappati alla sua profondità di bambina, di figlia ma anche di donna e di moglie. Anche oggi tutte condividiamo il fondo comune del femminile che ci sta guidando dentro i vissuti profondi delle undici guerriere della luce
Vogliamo salutarvi con una frase di Valentina che ci ha molto colpito e ha accompagnato  questa terza giornata vissuta insieme a Ca’ Marco:

Il respiro è come una carezza da dentro”.

Maria Grazia
e
Sandra
……………………………………………………………………………………… 

Urbania (Ca’ Marco), sabato 7 luglio 2012

Anche oggi iniziamo la giornata, nella splendida e ondulata campagna di Urbania, con alcuni esercizi di bioenergetica, guidate da Valentina e accompagnate da un leggero vento.
L’arrivo di Paride, unico uomo fra ben 12 donne, determina una dinamica inattesa che di fatto ci  introduce alle tematiche della giornata. Infatti Giovanna, nel corso del bilancio della sera precedente, ha chiesto a ciascuna di noi di raccontare la nostre relazioni di coppia, anche e soprattutto in merito alla sessualità, per cogliere i meccanismi comuni.
Così le conduttrici della giornata, Titta, Annamaria e Paola, rispettando i tempi di tutte, ci guidano verso la tavernetta predisposta ad accoglierci. Paola dà l’avvio alla mattinata illustrando il mito della Gorgone Medusa, mostro femminile con la testa coperta di serpenti, le mani di bronzo e le ali d’oro, il cui sguardo pietrificava chi ne vedesse il volto. Ella fu uccisa da Perseo che le tagliò la testa e, per evitare di guardarla, usò come specchio lo scudo, dono di Minerva, in cui il volto di Medusa si rifletteva; il suo sangue, che l’eroe raccolse, aveva potenza magica.
Dunque, come quello della Gorgone, lo sguardo di pietra dei nostri padri o madri, le loro parole dure e spietate come pietre, spesso hanno pietrificato, bloccato le nostre emozioni e i nostri corpi, impedendoci di vivere a pieno e in profondità le nostre relazioni anche sessuali. Ci auguriamo, quindi, che tutte noi, novelle incarnazioni di Perseo, possiamo sconfiggere i nostri mostri e ricominciare a vivere a partire da noi, anche rispecchiandoci nelle storie di ciascuna.
Annamaria sottolinea l’importanza di un utero devoto, interamente al femminile, che può facilitare le immersioni su queste tematiche ritenute per lo più “misteriose” e oggetto di tabù. Dunque questo nostro raccontarci reciproco, su richiesta di Giovanna, può essere inteso come un dono prezioso che ci scambiamo e che dobbiamo apprezzare anche perché sappiamo bene quanto sia stato difficile, se non impossibile, aprirsi con madri, sorelle, amiche, in genere ben poco disposte ad ascoltarsi e ad ascoltare.  Emerge  evidente che, al di là delle differenze di età e cultura, il fondo che ci accomuna sono le paure e i tagli profondi, le difficoltà di tutte nell’istaurare rapporti di coppia adulti.


Infatti se nelle più mature, anagraficamente parlando,  è il retaggio culturale della civiltà contadina, con i suoi valori assoluti e monolitici, che ha fatto morire, soffocandole, parti vitali di noi, anche nelle più giovani convivono e persistono blocchi, timori, problematiche e meccanismi comuni che rendono le relazioni di coppia infantili e simbiotiche


Concludiamo la giornata suggellandola con un titolo:
sguardo di morte, specchio di vita”.
Se è vero che le nostre esistenze sono state bloccate, congelate da sguardi e parole di pietra, vogliamo riprenderci la gioia di vivere, di ricominciare, anche a partire dallo specchio delle nostre storie dolorose, colme di paure e desideri non espressi ma cariche di significati metastorici.
 
La serata prosegue, per alcune, in danze sfrenate sulla spiaggia di Fano, per altre in un momento di meritato riposo favorito dal fresco della notte urbaniense.

Paola 
e
Lara 

3 Commenti

  1. Anonimo

    E'vero Cindy, la prossima volta anche noi! Un grande babich, Giusi

  2. Unknown

    Cara Grazia,

    non ti preoccupare! Questa è stata la prima sperimentazione del progetto "La Finestra di Babich", ma non sarà sicuramente l'ultima!

    Vedrai che qualche volta saremo anche noi delle Guerriere della Luce…

    Un babich,

    Cindy

  3. Anonimo

    che bello leggere i vostri post!!! ma sarebbe stato molto più bello essere con voi e vivere questa espressione del femminile molto profonda.Mi avete emozionata; spero un giorno di essere anch'io una guerriera della Luce.
    Un bacio a tutte voi donne di Nuova Specie!
    Grazia

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