Cesenatico (FC), giovedì 26 aprile 2012. CORSO APPROCCIO GLOBALE ALL’ADOLESCENZA. Seconda giornata.



FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Presidente:
Dr. Mariano Loiacono





CORSO “APPROCCIO GLOBALE
ALL’ADOLESCENZA”

ORGANIZZATO DALL’ALSA ROMAGNA

SECONDO GIORNO






Tra le insidie i pericoli, le nostre paure ed i sensi di colpa, da
dove partire per iniziare la grande traversata del fiume per giungere
serenamente dalla sponda dell’infanzia a quella dell’adultità?



Il vascello su cui viaggiare è il nostro corpo. Esso è quel codice intermedio che ci consente di dialogare con la nostra parte più profonda. Gli psichiatri, esperti drogologi, propongono soluzioni virtuali ai problemi non avendo la possibilità di accedere ai codici più profondi . Spesso ci danno dei sostegni virtuali e ci convinciamo che sono parti nostre. E’ importante che anche un intellettuale sia concreto. Tutti dovremmo essere teoria/prassi.


La nostra vita e’ paragonabile alla figura del Giano bifronte con una faccia rivolta al passato ed una rivolta al futuro. Il Giano posteriore ci riporta indietro nella nostra storia alle prime delusioni, alle antiche sofferenze. La mente è posseduta dal Giano posteriore. Se ci impossessiamo del corpo invece possiamo guardare avanti. E’ importante riprenderci il possesso della ” membrana” (la parte che si trova sotto la parte emergente dell’iceberg) e decidere se rivolgere il nostro sguardo fuori o dentro di noi.


Dice Valentina :”Durante il viaggio in macchina ho pensato ad alcuni aspetti della mia adolescenza. Questa mattina ho pianto sollecitata dal pianto di mia figlia Ester, mi ha toccato veramente in profondità. Quando le si avvicinano altre persone urla non avendo il suo territorio che la protegge, anche io mi sono sentita indifesa”.

Mariano: “L’acqua e’ Il segno più antico della vita, il pianto accompagna il racconto delle parti più profonde. Quando siamo nel codice biorganico gli altri due codici non si usano più. Il sacco lacrimale è un residuo del liquido amniotico e le lacrime sgorgano quando re-incontriamo le cose più profonde. Oggi non solo le donne ma anche gli uomini possono permettersi di re-incontrare queste parti e far sgorgare le loro lacrime. Tu Valentina non ti sei mai sentita parte della tua famiglia d’origine, ed avresti tanto voglia di piangere per questa assenza. Il pianto di Ester ti fa riemergere questo antico dolore. Vivi attraverso tua figlia le tue parti infantili. Il rapporto complicato con Cristian non ti ha mai permesso di metterti al centro, ora smettila di sfruttare Ester per te. L’esterno ti deve aiutare. Il pianto ti ricollega ai punti “S” (secati, dolenti). A meno che non vuoi clonare tua madre, così come sei non servi a tua figlia. I figli servono per rielaborare parti nostre, ma poi bisogna rielaborare le proprie paure, piangi ma piangi per te stessa. Chi è confuso non riesce a dare paletti. Devono crescere i genitori per poter dare ai figli il cibo necessario, altrimenti si rischia di dare un cibo che a loro non serve più”.




Il Simbolico, le Metafore, le Unita Didattiche ci servono per riconoscere le parti più profonde, capire a che punto siamo e concederci di farci aiutare dagli altri. I modelli che apprendiamo da bambini li utilizziamo per i nostri figli, in tal senso i figli sono le nostre protesi. Questo è vero non solo per le mamme ma anche per i papa, anche se per le mamme e più forte. Noi spesso, anche se adulti, abbiamo molta acqua sporca.


Riuscire a collegare i codici profondi con il linguaggio è un segno di crescita. Se la figura del genitore resta quella del padre simbolico e non entra nella profondità , il corpo rimane bloccato. L’abbraccio, il sentire il corpo e le emozioni sono solo l’inizio di un contatto profondo, ma Il gioco e la sperimentazione del corpo devono continuare.


La soluzione di svalutarsi, di rendersi invisibile è piena di rabbia, e motivata dal non voler regalare niente a nessuno perché nessuno ci ha riconosciuto. Non si entra più in dinamica con gli altri che ti usano e non ti vedono. Svalutarsi è una soluzione comoda per non soffrire. Anche se sono stati gli altri a provocare questo stato è inutile dar loro la colpa, bisogna ripartire da se stessi.


Adeguarsi all’esterno è fondamentale per sentirsi riconosciuti all’interno di una famiglia razionale. La psichiatria continua a curare mantenendo la persona lontana dai codici profondi


Ma riprendiamo la storia del nostro transito dalla sponda dell’infanzia: come ci predisponiamo all’attraversamento del fiume?

Che cosa dobbiamo attraversare? L’acqua. E’ la parte più antica della storia della vita. La vita è nata nell’acqua, noi cresciamo nell’acqua. Infatti se vogliamo esprimere una cosa profonda la accompagniamo con lacrime di dolore o di gioia. Tutte le parti che compongono l’acqua sono in continuo movimento. Infatti quando inizia una vita nuova si battezza, cioè si immerge nell’acqua. Tutte le ritualità religiose usano l’acqua (nelle chiese cattoliche c’era l’acquasantiera). Anche gli arabi si purificano nelle fontane. Tutte le purificazioni passano attraverso l’acqua. Per cambiare stile di vita è necessario immergersi metaforicamente nell’acqua. Chi fa fatica a stare nell’acqua? Chi ha avuto una vita solida.

Nell’adolescenza si attraversa una fase della vita liquida che non ha consistenza e dove ci si appoggia? Un adolescente si deve appoggiare a se stesso se vuole sfidare la vita. Guai a trovare appoggi per gli adolescenti, se li devono trovare da soli. Stare in una società liquida vuol dire che ciò che prima era solido ora non c’è più pertanto occorre appoggiarsi a se stessi usando il codice analogico. Occorre nuotare con continuità. L’avverbio “ancora” per l’adolescente è d’obbligo. Un altro aspetto: deve nuotare contro corrente, l’adolescente deve andare contro l’imprinting che ha avuto. Deve trovare delle sue soluzioni personali creative. Ma incontra numerose insidie, spesso è stremato e si sente disperato. Dimostrerà apparente sicurezza ma è un modo per soverchiare la fatica, la desolazione. E’ un clandestino che è scappato da una terra e non sa dove andrà. E continuamente richiamato dalla “forza centripeta” della propria famiglia che lo fa tornare indietro. Il desiderio di passività è forte nell’adolescente e vorrebbe che gli altri fossero attivi verso di lui, in primis i genitori. Spesso scelgono la notte per appartarsi da una realtà stremante quale è quella del giorno. La forza centripeta può arrivare fino alla disperazione ed al suicidio. Il suicidio è espressione della forza centripeta, e di mancanza di accompagnamento dell’adolescenza.

Quando l’adolescente sente che non può tornare indietro, per non deludere i familiari preferisce morire. Se vuole andare avanti e non resiste più deve isolarsi con sostanze psicoattive o con il cibo, esso è un ottima dipendenza non rimproverata socialmente (è come una bocca che si attacca al seno). Un altra modalità e trovarsi delle persone di riferimento all’interno del mondo della musica e dello sport. 


L’adolescente è spesso con le cuffie, perché sente il bisogno di separarsi. La rottura dell’infanzia, la perdita dell’utero familiare impongono la traversata (si incontrano insidie ed aiuti). 

L’adolescenza è un meccanismo della vita anche se noi vorremmo che si chiudesse in un periodo. Non è vero. Si raggiunge una fase per poi attraversarne altre, sempre meglio gestite. Le fiabe sono il racconto delle traversate, delle transizioni. Siccome l’adolescenza non è un momento facile nascono in ogni cultura degli archetipi. Nella nostra cultura Ulisse è il personaggio affascinante. 

Chi ha avuto una buona esperienza infantile fa la traversata per prendersi la propria casa in maniera diversa. Questa è l’adultità: riprendersi la propria casa. Abramo esce dalla terra infantile e va. personaggio riconosciuto come padre comune delle tre religioni monoteiste, per raggiungere la sua terra è disponibile anche ad uccidere il figlio.

Un altro personaggio è Mosè. Un figlio allontanato dalla famiglia d’origine che si porta uno spirito inquieto ed attraversa il deserto, proprio come un adolescente. Il disagio è una spinta alla traversata, ci obliga a rimettere in movimento le parti  adolescenziali ed a rimuovere quelli infantili che hanno coperto il disagio.



La metastoria è il personaggio più adolescenziale che esiste perché ci spinge continuamente in avanti. Il mondo degli adulti è povero di risposte, la droga pertanto è un rito d’iniziazione rispetto al sociale; è inutile penalizzare gli spacciatori. Proibizionismo e cura servono a poco. Occorrono riti d’iniziazione dei giovani adolescenti.



Quali sono le fasi da attraversare per giungere all’adultità?


L’antropologo francese Van Ghenep scrisse “I riti di passaggio”. Nelle società organiche l’adolescenza e il passaggio dall’infanzia all’adultità. Lo studio di queste modalità condusse Van Ghenet a definire le fasi di un rito di passaggio. La prima è la fase di separazione: chi deve diventare adulto si separa dal clan dal villaggio, separazione dalla sponda infantile dove si è cresciuti come infanti che in quella cultura non hanno diritto di parola. La seconda fase, la transizione cioè un periodo in cui gli adolescenti accompagnati da adulti della comunità di appartenenza devono manifestare le competenze acquisite che poi dimostreranno al villaggio al loro ritorno. Terza fase, la reintegrazione: l’adolescente che ha fatto la transizione si reintegra, ci ritorna da adulto nella sua comunità di appartenenza. Può parlare, ha i diritti degli adulti, si fa la sua capanna prende moglie.



Il rito come avviene? Qual è la struttura? Su quali piani si esprime?


La costruzione della casa adulta avviene dopo un terremoto, un fenomeno impetuoso. Fenomeni che non si possono prevedere o regolamentare. Se la famiglia ha costruito senza prevedere l’eruzione , non la accompagnerà, l’adolescenza scoppierà con una psicosi ed in altri modi imprevedibili. L’adolescente parte da un angolo alfa univoco, per crescere deve odiare l’univocità e diventare molteplice. Molteplicità significa molte pieghe, in adolescenza tra le pieghe ci sono molte cose tagliate, buchi nodi. L’adolescenza è l’occasione per prendere i nodi infantili elaborarli. La molteplicità aiuta a scoprire delle competenze e verificare che ce l’ha, lo deve scoprire lui stesso, l’adolescente. La sponda infantile è l’univocità, attraversando la molteplicità si arriva alla sponda adulta.



La struttura del rito. Come ci si mette in movimento. Per fare una dinamica (vedi la homelife)


Le fasi del terremoto come si susseguono:

Stato quiete, selezione del bisogno. Emergono bisogni forti impellenti. Questo bisogno determina la ricerca del come soddisfarlo. Nasce la rabbia per tutti quegli ambienti che non consentono di esprimere quel bisogno. Nell’ordinario non sono contemplate queste possibilità. La rabbia è cosi forte che posso autodistruggermi, si formano degli aborti o cadaveri adolescenziali. Transizione vuol dire riesco a guardare avanti rispetto alla sponda infantile. Qual è la caratteristica di una homelife di un adolescente: non riesce a fare festa perché non riesce a dare valore a ciò che fa, allora entra nel virtuale oppure riesce ad essere se stesso con i suoi pari di notte. Gli altri pensano che l’adolescente fa festa, invece bisognerebbe aiutarlo a fare festa per quel che ha fatto. L’adolescente ha anche un gran bisogno di stand by (es.: sta chiuso in camera, sta con persone che non lo contraddicono, scrive il suo diario, o ama la compagnia di un animale) gli accompagnatori che lo aiutano a riflettere sono molto importanti. L’adolescente vive un senso di colpa costante.





Noi adulti vorremmo accelerare il processo di crescita per diminuire la sofferenza dell’adolescente, ma questo impedisce uno sviluppo equilibrato.
 


La sera è stato bello alleggerire grazie allo spettacolo di Roberto Mercadini il poeta parlante che attraverso la sua visione ha deliziato con la sua poesia cultural…popolare!

L’intuizione di Martino di associarlo al corso sull’adolescenza è stata davvero una finezza che, ancora una volta ci ha fatto sentire ben accolti qui in Romagna!     

Tiziana Tommasi


Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

FACEBOOK

5x1000-Fondazione Nuova Specie