Villa Terronia (FG), martedì 28 febbraio 2012. SUPERVISIONE DI EKATERINA. Da E. C. A. a A. C. E.

 

 
FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 

Presidente: Dr. Mariano Loiacono
 
SUPERVISIONE
DI EKATERINA
“DA E.C.A. A A.C.E.
Il giorno 28 febbraio a Villa Terronia si è svolto un momento che Mariano ha voluto dedicare alla fine di questo mio percorso di crescita iniziato il 16 maggio 2005 precisando però, che ogni chiusura è anche un’apertura, visto che sono in un momento di passaggio.
Infatti sin dall’inizio Mariano che ha proposto tale momento, ha precisato che non sarebbe stata solo una supervisione o un bilancio, ma anche un momento di saluto finale.
Questo suo precisare mi ha emozionato fin da subito perché i saluti eh sì, sono un momento di forte sintesi di vissuti condivisi/persone conosciute che se ne vanno dopo aver lasciato segni indelebili nella mia memoria scandita dalle fasi di crescite/crisi/elaborazioni nate e consumate proprio grazie ai tanti incontri di cui Foggia e la mia casa di via Baffi è stato un prezioso crocevia.
Mariano ha iniziato parlando del Metodo alla Salute e questo è stato un momento di aiuto per i miei genitori e le mie due zie Anna e Lucia. Ha sottolineato l’importanza di soffermarsi in una fase del percorso per capire dove è meglio canalizzarlo, come appunto stava succedendo in quel momento a me.
Dopo aver cantato “Goccia dopo goccia” le danze hanno preso il via con le tante verità che ognuno mi ha regalato facendomi vedere a mò di caleidoscopio. 

La più solidale è stata Flavia F. la più “nuova” amicizia ma che ha mi ha fatto vedere i miei antichi limiti relazionali che portano a invecchiare anche le più belle albe; il più inaspettato Luca M-arano con il passaggio dall’abbazia alla pazzia che tanto ci ha unito… ancor più in un modo bello perché reciproco; la più fraterna Marta P. con il nostro “piuttosto niente” e con la voglia di non rispettare più il mio “non mi dite gnente”; la più intollerante ai miei rigurgiti adolescenziali, ma anche la più vogliosa di dare più che ricevere, Lara che tanto ama essere trasportata da me lì, dove non vuole andare; la più vicina ai miei ultimi passettini e ai miei limiti di rimanere legata alle persone aldilà degli innamoramenti iniziali, Giovanna Bulg.; la più timidamente interrogativa Carlotta che si chiede e mi porta a chiedermi sulla mia difficoltà di lasciare andare l’andato; la più concreta Anna, la sorella di mia madre, nel farmi vedere i miei limiti su cui mi toccherà crescere proprio in Sicilia; la più meno scontata la zia Lucia, la sorella di mio padre, con il suo “ti voglio un mondo di bene” piangente; la più portatrice di memoria storica di Catrin e un po’ meno di Eka, la mamma che fra i familiari è la più vicina al mio percorso fatto grazie al Metodo; il più arricchito dagli scambi avvenuti tramite la madre natura della Sicilia, papà; il più supervisore e una piccola traccia ma significativa per me dell’esperienza del servizio civile, Gianni; la più antenata del mio negativo, quella che mai si stanca di lasciarsi incuriosire dalla mia profondità, così alle origini… così ancora ora, sento, Mila; il più sensibile al mio limite di essere poco continuativa nei legami, Alberto; la voce più para (giovane direbbe Mila) di un’amicizia ancora tutta da far crescere Massimiliano; e poi Andrea che ok, non mi conosce abbastanza, ma spera in un crossingover con me… come me.

Tali interventi dei presenti venivano poi intercalati dalla lettura dei contributi silenziosi ma non per questo lontani delle persone che mi hanno scritto per essere vicine anche così: c’è stata Ra con il nostro “You are my sister”, e il donarmi e anche perdonarmi, sento, per eventi che ci hanno attraversato e che rischiavano di congelare il solare legame che fin dall’inizio nonostante le difficoltà ci ha rivelato tanto di noi… e sento ancora non finisce di dirci di noi; e poi Tonino con l’importanza di rivisitare il mio disordine soprattutto quando è sinonimo di non-cura delle proprie cose e non solo materiali, ahimè ammetto; e poi Daniela Pa con “due anni fa eravamo entrambe sfuggenti e ti vedevo annaspare nel fiume dell’adolescenza attratta dalla sponda dell’infanzia. Ora ti sento più cresciuta e pronta ad intrecciare rapporti più profondi”; e poi Daniela Loiac. con una sua benedizione e “ogni tua fatica è proporzionale alle tue resistenze” che Dan, avrò bisogno di approfondire, ma con te; e poi Barbara Loiac. illuminandomi su una parte in cui “in alcuni momenti fai la parte della bambina o della adolescente in maniera eccessiva” e con il suo augurio “di far emergere anche le altre parti, quelle più adulte (che già hai), in maniera più armonica.”; e poi Althea con il sua rigorosa e inglese attenzione/osservazione “mi chiedo: come ti viene in mente di fare la supervisione poco prima della laurea?”; e poi Amelia nell’evidenziare in me “due nature ancora  conflittuali:  una fine di farfalla e un’altra che tende a divorare tutto senza pensare alle conseguenze, senza buttare l’acqua sporca e salvare il bambino.”; e poi Angela Q. che ha ricordato come all’inizio “arrivata al centro eri una ragazza paffutella e tanto arrabbiata con le mamme, grazie alla tua rabbia e alla tua voglia di picchiarle una ne è stata incuriosita e rimanere (Mila)”; e poi mi ricorda, sempre Angela, che in seguito al mio approfondire il percorso – immergendomi nella conduzione, ma anche nella creazione dei riti – ho avuto modo di “intuire cosa si poteva fare attraverso il rito per far transitare le persone. È il caso di dire che sei stata un Caronte moderno”. E poi ancora altri, come Raf e Sandra… semplicemente emanando la loro vicinanza… e Pina Pit che sento particolarmente vicina con il suo azzeccante “pesante” e il suo aiuto nello stampare i contributi che poi ho letto. E poi ancora altri attraverso i loro contributi, ma postumi, come: Giovanna di Fì con il suo “senti forte la tua bellezza!”; come Filippo con sua lettera di fraterno riconoscimento per tutto ciò che dal 2006 abbiamo scoperto in noi, reciprocamente aiutandoci visto che “la nostra si è rivelata da subito una grande amicizia che col passare degli anni si è consolidata e ci ha aiutato tutti e due a fare dei grandi cambiamenti.”; come Serena, lei che era presente alla mia prima intensiva, del lontano maggio 2005 che mi augura “in questa fine/inizio di diventare un po’ donna-gatto ed imparare davvero da questi animali che ami tanto, che sanno preservare la propria indipendenza senza per questo mancare di rispetto all’altro, che sanno onorare la propria natura senza giudicare né sentirsi giudicati.”; come Lucia Tamb. con il suo esserci silenziosamente scrivendomi… a quella mia parte Mowgli che lei ha ben conosciuto mentre insieme Sanfelicitavamo in quel parco San Felice. 


E mi è bello poter sgomitolare proprio qui tutti questi contributi che sono parti e parte di me come le persone da cui sono sgorgati, per non stancare mai di rileggervi, di rileggermi e provarlo a fare con luci sempre più diverse con cui man mano la vita mi modificherà… perché sento che mi diranno sempre qualcosa in più soprattutto in questa nuova fase a cui andrò incontro.
Dopo questo piccolo snocciolamento, Mariano inizia a raccogliere e far cogliere… e parte nella sua teoria da una considerazione: la vita di ogni persona può ispirare la nostra vita perché siamo generati tutti da un fondo che ci accomuna o Fondo-comune. Per questo anche i genitori adottivi possono essere fondamentali, più adatti alla vita e per questo va dato atto e merito per sempre a Salvina e Paolo di avermi portato via da una situazione in cui sarei precipitata…
Per ricostruire le fasi del mio fatidico non-precipitamento, dal supervisionare di Mariano germoglia una teoria che lui intitolerà: “Da Eca a Ace”.
E.C.A. è un acronimo di: “Ente Comunale Assistenza”. Eca sarebbe stata una “assistita” da enti molto astratti, dalla burocrazia per fini molto settoriali e sarebbe stato un aborto perché le sue ricchezze e le sue qualità che ancora stiamo scoprendo sarebbero state schiacciate, appiattite, da quel contesto di indottrinamenti russi, definisco io. E chiamo indottrinamenti perché ditemi voi cosa poteva diventare per me, leggere come autodidatta a 6 anni Lenin e la Bibbia con tutte le impostazioni di pensiero e di modi di fare che si stavano radicando in me… sradicandomi da ciò che di mio più profondamente ero… Nel rivisitare la mia storia dalle origini e alla luce di questa Eca, ricostruisce Mariano dicendo che “sicuramente un primo aspetto da considerare è che i genitori primari per un qualche motivo non l’hanno voluta e l’hanno affidata all’Ente sovietico.”
Poi Mariano ricostruisce il passaggio da “Ente Comunale Assistenza dello Stato Sovietico” a Ente Comunale Assistenza a partire da una rilettura etimologica delle tre parole dell’acronimo E.C.A.:
  • Ente come Essere; 
  • Comune da Cum-munus la base del Communitometro (l’unità didattica che fa teoria su quali modalità noi mettiamo insieme le nostre parti, e attraverso che cosa la vita si esprime: a partire dai livelli più modesti come obblighi e doveri, funzioni-ruolo, l’impegno, dono-regalo, il progetto-opera e lo spettacolo che è il massimo); 
  • Assistenza da “sto-presso”, “ti sto vicino”.
Assistenza questa ricevuta da un Ente Comune che è stata possibile grazie all’adozione avvenuta nella mia vita a 9 anni, che è stato un atto che mi ha ripreso da questa caduta con cui sarei precipitata in un modo stabile nel circuito diabolico del Communitometro, quello del Disagio. Circuito che dall’Ente Comunale Assistenza di impronta Sovietica mi avrebbe fatto andare all’Ente Psichiatrico Assistenza.
Mariano ha poi ricostruito il progetto-opera che mi è stata la fase dell’università, ma sarebbe stato un progetto astratto se non intercalato dalla prassi che poi è stato il percorso di crescita iniziato al Centro di Medicina Sociale di Foggia tramite lo stage universitario “Globalizzazione, mutamento antropologico e disagio diffuso. Nuove prospettive di teoria-prassi”, grazie alla collaborazione del professore Piazzi. Percorso che è stato un modo per mettere insieme la conoscenze alla vita, la capacità di contemplare non per rifugiarmi dal fenomeno vivo, ma anzi portandomi a teorizzare a partire da un fenomeno vivo di cui sentirmi parte. In realtà, inizialmente, anche il percorso all’interno del Metodo alla Salute rischiava di rimanere astratto come quello dell’università, ma dopo il rientro seguito da un allontanamento riflessivo e critico (mi piace definirlo così) è stato possibile riprendere il percorso che si è irrobustito grazie agli accompagnatori che con me sono stati più continuativi (all’inizio Mila che mi ha aiutato a rientrare… e poi Angela Q., Mariano, Lucia Tamb., Annamaria per un po’, e poi le donne del Milanese Carlotta e Giovanna Bulg.), sotto un’altra luce stavolta con quella di uno Spettacolo. Se Spettacolo significa: “guardare, vedere”, ogni cosa in quella fase, soprattutto dal 2009 in poi mi ha portato a vedere la mia storia con occhi diversi, a sentire la storia dell’adozione con una profondità diversa, e a vedermi e scoprirmi nelle mie parti spettacolari nutrite dalla mia caparbietà e il desiderio di andare a fondo in ogni cosa che nei vari periodi (trascorsi fuori casa, ma anche ormai fuori dall’ambiente universitario) mi attraversavano. Arco temporale questo che ha comportato tempi di elaborazione anche lunghi che servivano però per mettere insieme pezzi che altrimenti sarebbero rimasti scollegati dentro me. Tempi che non potevano essere veloci, sennò si rischiava che ancora una volta le elaborazioni rimanevano sull’astratto, su un livello razionale. Ciò è avvenuto vedendo i limiti di un percorso di conoscenza se rimaneva solo universitario, ma anche scoprendo una mia propria modalità di intervenire nel fenomeno vivo, come è stato possibile per esempio, attraverso la conduzione dei gruppi, ma anche de “i Riti delle Terre Danzanti”, con cui ho potuto applicare i contenuti a qualcosa che viene dalla vita e che è sperimentale. Esperienza quest’ultima che si è tradotta in oggetto della mia tesi “I riti di iniziazione nel terzo millennio: quali e perchè” che mi ha permesso di ritornare all’università non tramite cose astratte. Tesi che è stata all’inizio canalizzata dall’anno del servizio civile svolto all’interno del CMS di Foggia per tutto il 2010, e poi scolpita da tutto il fenomeno vivo che mi ha circondata per più di due anni della mia vita trascorsa a Foggia e nella mia casa di via Baffi. Specialmente il 2010 e il 2011 si son trasformati, tramite la tesi, in un percorso in cui sono confluiti più livelli:
  • approfondire le tesi universitarie sui riti, facendo per prima io un rito di passaggio. Passaggio questo segnato da periodi in cui mi mancavano le parole perché risucchiate da elaborazione molto più intime, e che avevano messo in crisi ogni cosa mia che prima sarebbe stata facile… così in crisi che sembrava a volte che non sapevo più scrivere… altro che blocco dello scrittore… ogni frase, specialmente all’inizio della tesi era impregnata di difficoltà mostruose e Giovanna di Fì ne sa qualcosa; 
  • tesi segnata da tanti incontri che a volte mi hanno rallentata, confusa, ma che è stato fonte di riflessioni che più volte ho tradotto in codice nella mia tesi… e per questo fonte di crescite sul piano esistenziale quanto teorico, come è avvenuto grazie al clima della casa in via Baffi e alle persone che per più tempo vi hanno abitato come Marianna e Gabriella e poi Annamaria, Marino, Giovanna Bulg. e Carlotta, ma anche le persone che per poco sostavano come è successo con Lucia Marin. e Daniela Marc., e Ra e Ru, Filippo Marroccoli… Come dimenticarmi lo spirito di una comune che si è respirato nell’ultima intensiva trascorsa lì, fra quelle mura, circondate da queste visite passeggere ma finalmente alla pari… c’erano Ra e Filippo e Nicoletta e anche Michele Vino… nell’ultima settimana trascorsa lì… e me che mi sentivo un po’ Bob Marley, me che ogni mattina mi fumavo un sigaro traendo le ultime ispirazioni per iniziare a finire l’ultimo capitolo e non solo della tesi sui riti… per finire il grande mio rito della tesi… per iniziare a finire davvero ciò che mi avrebbe iniziato solo dopo una conclusione di fasi di crescita che andavano consumate insieme al mio periodo trascorso a Foggia che per consegnarmi a me doveva pur terminare; 
  • la tesi infine mi ha permesso di mettere più pezzi perché è stata anche un’occasione per dare valore alla teoria interna al Metodo alla Salute che ho potuto intrecciare agli antenati che ho conosciuto negli anni precedenti tramite la mia vita universitaria.
In nuce, attraverso la teoria di Mariano ho potuto rivisitare il mio percorso avvenuto negli ultimi due anni trascorsi a Foggia, segnato anche da esperienze adolescenziali… che hanno fatto emergere ciò che nell’adolescenza non mi ero permessa di vivere, come per esempio mi è successo anche grazie a Ru… e anche con la creatività riscoperta e espressa molto nel video “Rainbow”
Insomma, visto il risultato, gli esiti di ciò che il passato mi è stato, e di ciò crescendo si è trasformato da mancanza a risorse per riscoprire le mie potenzialità diventa importante ora capire/vedere dove canalizzare tutto ciò. Lo scopo di questa supervisione/bilancio è stato soprattutto questo. Mariano sancisce la prima fase della sua teoria relativa a “da Eca” con “Oh Felix Culpa” dell’originario abbandono, in cui le cicatrici sono anche un carburante propulsore: “Oh felice abbandono”, dunque.
“Da Eca a Ace” è la teoria globale che esprime i passaggi affrontati ma anche quelli ancora da fare. Se “Eca” è tutto ciò che si è detto fino a mo, “ACE” sono A, C, E: le tre vitamine, le ammine della vita, indispensabili per l’organismo, esistenti già in natura e per questo non brevettabili (una casa farmaceutica non può prenderle come brevetto proprio). L’importanza delle vitamine sta nell’essere co-enzimi che servono per fare i cambiamenti: l’enzima serve per trasformare una sostanza in un’altra in un tempo molto più breve rispetto alle reazioni libere senza enzimi.
Mariano parte in primis dalle vitamine in sé, per poi poter intrecciare i principi di vita a cui rimandano con i vissuti reali che in questo caso richiamerebbero le prospettive da farmi intravedere nella mia di vita..
Dunque si parte da: i costituenti della vitamina “A” sono retinoidi, o carotenoidi, e hanno una funzione visiva; per questo, il primo elemento di Ace è una buona capacità di teoria, di far vedere e di vedere attraverso le dinamiche, non solo in un modo astratto; elemento questo che permette di esprimersi anche nella artisticità che può continuare in me aldilà del posto dove sarò. “Oggi bisognerebbe vedere e far vedere. […] Far vedere il disagio in cui stiamo ma anche le prospettive che ci sono.” Sintetizza Mariano.
La vitamina “C” o acido ascorbico, è la vitamina di cui è ricca la Sicilia con i limoni. È dunque una vitamina soprattutto sicula, con la funzione di antiossidante: impedisce che le cose si sfaldino, si destrutturino, si sgreghino.
Pertanto, perché io cresca come Ace è importante da una parte avere una buona teoria legata alla prassi, e dall’altra tenere a che la vita si preservi, ci sia. E per me il passaggio ancora da fare è crescere nel potere antiossidante prima di tutto nei miei confronti e non più solo verso gli altri, e fare ciò superando le proprie ossidazioni interne. “Quale ossidazione oggi è più diffusa? Il disagio. Qual è l’ossidazione più grave? Le psicosi.” Aggiunge Mariano.
“E” il prodotto chimico corrispondente è: Tocoferolo. “Toco” in greco significa “Parto”, è un fattore antiossidante usato per prevenire l’aborto e per curare la sterilità.
Dunque non basta solo fare teoria, impedire che si ossidi la vita delle persone, ma bisogna anche produrre un utero, far crescere, iniziare percorsi di crescita; far partorire; sostenere una gravidanza, sostenere un processo impegnativo.
Dove è meglio investire queste vitamine? Dove sono necessarie?
Per rendere le vitamine A.C.E. motore di continuità e simbolo e sintesi delle prospettive più vicine alla mia di vita, è necessario tornare nella mia storia, nella mia realtà… che nel caso mio è radicata in Sicilia. E ciò mi permetterebbe di verificare queste tre vitamine, lì dove è più difficile, in una terra che obbliga a diventare adulta a partire da ciò che è reale e che porterebbe anche a chiedere aiuto, cosa che faccio fatica a fare.
Dunque, il vero rito di iniziazione?… è ancora tutto da iniziare…  
Come ogni vitamina non sono brevettabile, ok, però è anche vero che gli enzimi per poter esprimere la loro vera natura hanno bisogno di un substrato… e chissà che provare a ritualizzare ciò che queste tre vitamine raccontano di me… potrebbe diventare un iniziale sentirmi figlia di un substrato più miocome ancora mi è riuscito solo nel dipingere o nel trasformare le mie intuizioni in poesia; e in qualche passo della mia tesi sui riti. In verità vi dico.
Ho sempre pensato che le radici non sono la terra, però è anche vero che esse senza il nutrimento della terra non potrebbero mantenersi come radici. Se poi considero la mia natura multiculturale… devo proprio arrendermi al fatto che la mia radice è unica… ma le terre che l’hanno fatto diventare tale… sono molte… e qui la Sicilia occupa una gran fetta della mia cartina geografica personale che si estende fino alla Russia, passando un po’ per la Spagna… e poi dalle Marche e poi dalla Puglia e un po’ dalla Lombardia, e poi dalla Africanità di mio padre… e poi chissà… lo scopriremo solo smettendo di sopravvivere… iniziando a vivere… in ciò che di reale nella mia realtà non ho ancora vissuto. Sento.   
La supervisione finisce con la rimessa di “Goccia dopo goccia” e con me che trasportata dal ritmo fanciullesco spontaneamente mi viene di sentirmi parte per l’ultima volta di un cerchio di persone che fino a qui mi hanno portato. Cerchio che si era formato in quella stanza di Villa Terronia… e che ho voluto ripercorre passando e salutando con piccoli gesti ciascuno uno per uno.
È stato un giorno particolare, il 28 febbraio per questo rito finale… realizzato grazie agli elementi teorici, ma anche per ciò che di altro conclusivo, dopo, sarei andata ad affrontare visto che mi aspettava la discussione della mia tesi sui riti, che è avvenuta nel pomeriggio del 2 marzo a Urbino.
È stato un giorno che sentivo particolare anche per la ricorrenza che mi riecheggiava la fine di febbraio del 2010 a casa di Sabrina… casa… che mi è stata bara ma anche culla per le tante cose che profondamente iniziavano a destrutturarsi destrutturandomi fino a portarmi a balbettare… mentre dovevo iniziare a scrivere le prime righe della mia tesi… e la mia zia Lara ne sa qualcosa. Non potevo non ricordare alla fine di questa supervisione/bilancio anche l’antenata Sabrina Cela… senza la quale credo che non avrei visto cose che nel tempo sono state un faro per la mia lenta ed ancora in itinere uscita dal guscio dei miei meccanismi infantili, regressivi, autistici.
Ho iniziato a scrivere questo post poco prima della mia laurea… a Urbino, in questa città-soglia che non stanca di attrarmi per la mole di ricordi silenziosi che solo Urbino ed io sappiamo… Ora finisco di scrivere questo post da laureata in Sociologia della multiculturalità… e in Sicilia… qui a casa anche mia, dove ieri abbiamo festeggiato la mia laurea con gli invitati che più mi sono stati da Eco per tutti i pezzi che si ricordano ancora di me… fin da quando a nove anni sono qui in Sicilia approdata… atterrando del tutto forse solo ora… dopo quasi 19 anni.
E poi finisco di scrivere con la memoria ancora calda di questo festeggiamento che ho vissuto come rientro nel mio villaggio che sento non si è dimenticato di me… e mi è stato bello rendermene conto proprio ieri mentre festeggiavo la mia laurea con persone che sentivo che nei miei 7 anni di allontanamento alla fine non si sono poi tanto allontanate da me… e sentirlo ieri che era il 10 marzo. Ieri che in silenzio riaccendevo in me la memoria di ciò che succedeva proprio un anno fa… proprio il 10 marzo in quella stanza del Centro di Medicina Sociale: luogo in cui Mariano mi dedicò il seminario “Riti, codici della vita e Mutamento antropologico”; giorno in cui, dopo tanti mesi di sfiducia iniziavo a emozionarmi per cose molto più mie, ma finalmente nuove e profondamente condivisibili e condivise. Grazie Mar-jano… per l’anno scorso… e per tutto ciò che in questi anni mi hai aiutato a trasformare… da Cat-rin a Eka, da Tappo di Echi all’anima regista del mio Rainbow… a Ace… accompagnandomi in questo tempo nuovo che sento scoccare… in questo “ora”… che finalmente inizia a dire di me più del mio “passato”.
Non è un caso che la frase della bomboniera della mia laurea, che più simboleggia la delicatezza di questa fortissima fase, è:
“E ora che il tempo del guscio è scaduto?
Ora.”

Ace… e non solo.
Ekaterina 

2 Commenti

  1. Eka

    … se penso a quella fase in cui nulla era più scontato, e in cui non riuscivo più nemmeno a scrivere… bè… ora, qsta viva poesia… ha ancor più valore per me… e sotto più punti di vista e non-vista!
    Eka

  2. Margherita C.

    Molteplice ed emozionante questo post Come te. Vera viva poesia Sei. Sento.

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