Foggia, martedì 6 marzo 2012. LETTERA DEL DR. MARIANO LOIACONO AL RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DI FOGGIA, PROF. GIULIANO VOLPE – RISPOSTA DEL RETTORE AL DR. LOIACONO.


FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Presidente: Dr. Mariano Loiacono

LETTERA AL RETTORE
DELL’UNIVERSITA’ DI FOGGIA,
PROF. GIULIANO VOLPE,
DAL DR. MARIANO LOIACONO
 

Caro prof. Volpe,


le scrivo per confermarle che da lunedì 5 marzo abbiamo lasciato definitivamente i locali di via Arpi, come da lei tenacemente voluto per metterli a  disposizione della Facoltà di Lettere e Filosofia.
 
Come lei mi disse nel casuale incontro di giovedì pomeriggio u.s., quando venne a ispezionare i locali ormai quasi vuoti, le confermo anche che in cambio abbiamo avuto locali dignitosi e adatti alle nostre attività, ubicati nell’Ospedale D’Avanzo.

Sento però che devo dimostrarle il mio disappunto di uomo, professionista e ricercatore per come ha gestito i singoli aspetti del nostro sfratto che ci ha impegnati per alcuni anni.
 
  1. Quel giovedì pomeriggio, avrei preferito che mostrasse comprensione e dispiacere per tutto il disservizio, stress emotivo, fastidi vari che questo sfratto ha causato a me, al personale e agli utenti del Centro, alla sperimentazione in atto. Per avere i nuovi locali, abbiamo dovuto lottare, partecipare, contrattare, venire a compromessi, anche perché le pressioni aziendali su di noi, determinate a loro volta dalle sue pressioni istituzionali, non ci hanno permesso di presentare e costruire possibili diverse alternative. Rappresentando anche noi, come lo è l’Università, un servizio pubblico, avrei preferito un maggior rispetto e vicinanza, sapendolo vicino alle istanze umane e a visioni politiche che sono più dalla parte della gente e più rispettose del loro benessere individuale e collettivo. Mi sarei aspettato un simile atteggiamento anche perché quando lei si insediò nei locali dell’Ospedale Vecchio, le misi subito a disposizione i nostri locali, attualmente occupati dal suo istituto, con tavoli e suppellettili varie. Le dichiarai la mia disponibilità per ogni eventuale collaborazione o integrazione. 
  2. Lei è anche un noto archeologo ed è interessato alla memoria storica che si è stratificata negli anni in un dato contesto vitale. Bene, la mia sofferenza nel lasciare quei locali, oltretutto di proprietà dell’Azienda, sta nel fatto che in quelle stanze ho speso ben trentasei anni della mia vita professionale e ho portato avanti un innovativo progetto e sperimentazione che ormai è diffuso in tutte le regioni d’Italia ed è riconosciuto da illustri scienziati internazionali. Quei locali sono densi di storie, dinamiche, sofferenze dolorose, gioie, amicizie, corsi di epistemologia globale e di quadrimensionalismo, settimane intensive, settimane di formazione tematiche, riti, seminari, ecc. Queste nostre presenze fanno parte integrante dell’archeologia di quelle stanze e risuoneranno anche nelle pareti che vi accingete ad abbattere. Grazie a un restauratore amico, l’unica cosa che abbiamo portato via è stato l’affresco dell’Albero della vita nella stanza a emiciclo, perché da sempre ha rappresentato per noi la sete di conoscenza vera che viene dai tagli subiti e dalle crescite inadeguate e che spinge ad avventurarsi dove non osano quanti  vivono solo di ruoli e funzioni. Mi piacerebbe che 36 anni della nostra presenza venissero in qualche modo ricordati come uno strato archeologico di quei locali.
  3. Come lei sa, in questi 10 anni della vostra presenza universitaria nel plesso dell’Ospedale Vecchio di via Arpi, ho periodicamente manifestato a lei e alla Preside della Facoltà la mia disponibilità a integrarci in attività a favore degli studenti che, come tutti i giovani di oggi, stanno male manifestando segni di disagio asintomatico e sintomatico. Avevo pure prospettato la possibilità di replicare, anche con la vostra Facoltà, lo stage che per circa dieci anni abbiamo organizzato con la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino. Avevo pure informato della nostra ricerca epistemologica globale che poteva produrre anche nuove ipotesi di ermeneutica dei testi letterari. Quando lei fu nominato Rettore vissi con entusiasmo la possibilità di poter realizzare finalmente iniziative comuni, conoscendo la sua sensibilità e apertura. Infine, in questi ultimi anni di preannunciato sfratto, ho tentato più volte di incontrarla e invitarla a discutere ma non me ne ha mai concesso l’occasione. Considerata la sua sensibilità umana e politica, mi sarei aspettato che lei stesso proponesse un incontro con noi per spiegarci le motivazioni e aiutarci a trovare possibili diverse soluzioni. Mi dispiace assai, perché ha perso queste occasioni per dimostrare anche a noi la sua dichiarata diversità.
  4. Concludo col rammarico che, pur essendo fino a ieri incorporati nel vostro plesso universitario, non avete avuto nessuna curiosità nel voler conoscere una esperienza importante sul piano umano, della salute, dell’integrazione sociale, della conoscenza, della progettualità evolutiva. Ora che la battaglia dei locali l’avete vinta e si è conclusa definitivamente la nostra esperienza in via Arpi, le confermo che restiamo ancora disponibili a un confronto-integrazione sui temi sopra indicati, se è vostra intenzione  prendere in considerazione  questa eventualità.

Le auguro buon proseguimento di lavori e volentieri la riceverò nei nuovi locali del D’Avanzo.

Foggia, 06-03-2012    

                             
Mariano Loiacono

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RISPOSTA DEL PROF. GIULIANO VOLPE


 

Gentile Dr. Loiacono,

ho letto con grande attenzione e rispetto, ma non senza un certo rammarico, la sua lettera. Fin dall’inizio ho cercato di farle comprendere le ragioni che hanno portato a poter disporre dell’intero complesso degli ex Ospedali, che senza l’intervento dell’Università sarebbe rimasta una realtà abbandonata e degradata. Ho cercato anche di farle comprendere come l’opporsi incondizionatamente e pregiudizialmente al disegno di una razionale sistemazione delle strutture didattiche della Facoltà di Lettere non era il miglior modo per far valere le sue ragioni. Nel cuore della città stiamo per realizzare, ed ora finalmente ci siamo quasi riusciti, un grande polmone culturale, aperto alla città, dotato di strutture didattiche e di ricerca, di biblioteca, di laboratori. Io ho sempre avuto grande rispetto per la sua attività e per i suoi modelli terapeutici, ma capirà bene che non era semplice coniugare alcune attività del Centro di Medicina Sociale (che legittimamente prevede anche attività particolari con i pazienti, accompagnate da canti, musica, ecc.) con lezioni, seminari, studio. Più volte questo ha provocato comprensibile imbarazzo anche con ospiti che tenevano una conferenza.

La campagna di stampa e la mobilitazione da lei promossa contro l’Università hanno solo fatto del male ad una Istituzione che chiede solo di dare ai nostri giovani spazi adeguati ove consentire loro di accrescere le loro conoscenze, ed anche di tentare nuove strade occupazionali. Nella nuova struttura trovano posto anche due società di spin-off costituite da nostri giovano laureati.

Fin dall’inizio ho chiesto alla direzione sanitaria di garantire al CMS una nuova sistemazione che non facesse rimpiangere quella di via Arpi, ottenendo sempre ampie assicurazioni in tal senso. Sono quindi sicuro che la nuova sede potrà garantire spazi e strutture adegiate allo svolgimento di tutte le attività del CMS.

Capirà quindi il mio stato d’animo nel leggere i suoi comunicati in cui mi si accusava di protervia e noncuranza per una realtà, radicata ormai da anni sul territorio.

Quanto alle possibili interazioni future con il CMS, ho sempre inteso l’Università come una risorsa al servizio della collettività e non ho quindi mai precluso operazioni di collaborazioni e sinergie interistituzionali.

Auguro anche a lei una proficua prosecuzione del suo impegno, con stima 

Giuliano  Volpe

 

11 Commenti

  1. Eka

    … è come se non riuscissi a identificare le mie morti e le mie rinascite con quelle mura, nonostante lì abbia preso coscienza del valore trasformatore che la vita assume quando diventa dinamica.
    … è come se vedessi quelle mura di via Arpi come una placenta che sì prima o poi doveva abbandonarci. Una placenta intrisa di storia di ognuno di noi, compreso la tua Mariano… ma di una storia che solo staccata dalle mura forse riuscirà a dirci più cose, e a dirle a ciò che nel presente siamo diventati e non a ciò che nel passato potevamo rimanere.
    … è come se la vita attraverso questo trasloco (anche una nascita è un trasloco dall'ambiente acquatico all'aereo) volesse dire altro… chissà riferendosi forse a nuove modalità di viverci nel metodo alla salute… che sento devono sempre più crescere aldilà delle mura e dei mari troppo affollati da naufraghi dispersi, e al di qua dei cieli, di quei vuoti nostri che man mano impareremo a contemplare e a trasformare a partire magari da dinamiche metastoriche da vivere con modalità meno gruppali/caotiche e più orientate dal desiderio di dare respiro a orizzonti più vicini all'osare.
    Eka

  2. Silvia Tarantino

    Ciao Mariano,
    anche a me sale il desiderio spinto dalla pancia di regalarti un pensiero riguardo lo sfratto della sede storica del CMS di via Arpi. Lo scambio epistolare virtuale tra te e il Rettore dell'università non trovo necessario commentarlo perchè palese è "l'uguale nella diversità" dove l'uguale sta nella capacità di due persone colte, di scambiare in modo educato e civile la ciascuna diversità di sguardo, interesse, profondità rispetto alla vita. Questo mio pensiero da regalarti nasce dalla stima che ho sempre avuto pur all'inizio con grande mia parzialità, per questo Metodo alla Salute che permette a chiunque e tutti di essere sperimentato, ponendosi a se stessi con umiltà nel parlare del disagio che la vita, soprattutto la vita di oggi, ci "dona" come prescrizione medica in dosi di piccole e/o grandi pillole. La vita è saggia ed è indubbiamente bella da vivere e tu per me sei una persona che ha capito profondamente questo. Siamo viandanti e allora …AVANTI TUTTA!!!, che il viaggio continui. Un caro abbraccio, Silvia

  3. Sandra

    Caro Mariano,
    leggendo la tua lettera e la risposta del Prof. Volpe la prima cosa che mi è apparsa molto chiaramente è stata proprio la differenza nell'esprimersi attraverso lo scritto: tu usi codici profondi che non hanno niente a che fare con il codice simbolico del linguaggio universitario, che per quanto non irrispettoso, dice tutto e non dice niente… Credo anch'io come ti ha scritto Barbara che non ci sia né rispetto né sensibilità nell’accogliere tutto il lavoro che con onestà e con il sudore della fronte hai svolto in questi anni e i muri del Centro di Medicina Sociale ne sono impregnati. Ancora non realizzo che il Centro non si trova più in via Arpi, dove è iniziata la mia rinascita e crescita, dove ho svolto settimane intensive, corsi di formazione, e soprattutto dove ho vissuto ogni tipo di emozione, dove ho sofferto, pianto, gioito, costruito tanti legami… Eppure sono certa che questi nuovi locali, più confortevoli, segneranno una fase nuova del Metodo alla Salute e della tua sperimentazione, più vicina alla Fondazione e a tutte le attività che la rete delle Associazioni alla Salute regionali svolgono sul territorio nazionale. TI sono vicina in questa nuovo passaggio e ti voglio bene

  4. barbara

    Caro Mariano,
    ho letto ambedue le lettere tua e quella del rettore
    e mi va di scriverti alcune riflessioni.
    Innanzitutto voglio dirti che mi dispiace vedere il tuo dolore e la tua sofferenza
    per il mancato riconoscimento delle istituzioni locali.
    Come hai detto stamattina, su tutti i fronti è così.
    Nonostante mi possa spiegare queste reazioni con la innovatività delle tue proposte
    che scomodano e che mettono in crisi prassi e teorie ormai vecchie, logore e superate,
    non riesco proprio a comprendere la mancanza di educazione o, per meglio dire,
    di professionalità di queste persone, a prescindere dalla condivisione o meno di un progetto o di una idea.
    Cioè se c'è una occasione di confronto, perché non si ha neanche la buona educazione di rispondere
    o di avvisare che non si viene? Perché criticare una realtà quando nemmeno la si conosce?
    Perché escludere a priori un confronto, una relazione, anche mantenendo le proprie diversità?
    Ho capito che questo è dovuto alla paura di essere messi in crisi,
    però se si riveste un ruolo istituzionale all'interno di un territorio,
    questo prevede anche che si attuino determinati comportamenti adulti
    e non ci si comporti come dei bambini indispettiti o spaventati
    per paura del buio!
    Per quanto riguarda l'atteggiamento del rettore dell'università,
    dalla sua risposta si evince un certo atteggiamento d'animo meno ristretto e meschino,
    tuttavia la verità è che finora anche lui non ha accettato nessuno scambio e nessun tipo di confronto,
    quindi nei fatti la reazione è la medesima di quella degli altri.
    Com'è che ha chiamato l'università che lui sta realizzando? “polo di interesse collettivo” o una cosa del genere? …Ma mi faccia il piacere!
    Credo comunque che il suo impegno per farci andare via da quei locali
    sia stato utile per chiudere una lunga fase storica della tua vita e della vita del Centro.
    In quei locali tu hai fatto le prime sperimentazioni, sei cresciuto
    hai avviato tante cose nuove, rivoluzionarie
    e, come dici tu, quello è stato il tuo "nido del cuculo".
    Adesso io credo che quei locali abbiano assolto alla loro funzione
    e se le mura potessero parlare… le orecchie potrebbero scoppiare per le tante cose
    che racconterebbero!
    Come tu varie volte hai detto, anche gli oggetti che a noi paiono inanimati hanno
    un'anima e possono “parlare” per chi ha orecchie.
    Io quindi credo che quei locali, che adesso verranno riempiti di sapere
    superficiale e nozionistico o per meglio dire “universitario”,
    sapranno “parlare” alle orecchie di tanti (e giovani)
    perché lo spirito antenato non muore con l'abbattimento di una porta o di un muro,
    ma resta, soffia e parla, sussurra.
    Hai ragione a dire che questi nuovi locali non ti sono stati dati come
    riconoscimento del tuo operato ma solo perché l'università ha voluto che ce ne andassimo,
    però comunque adesso ci sono (l'università, pensando ai cazzi propri, lo ha facilitato)
    e possono rappresentare un ulteriore passaggio
    per la tua vita e la tua crescita, perché io credo che adesso tu non abbia più bisogno di nessun
    nido del cuculo che accolga, quasi per caso, le tue originalità e le tue progettualità.
    Adesso il tuo spirito progettuale è diffuso in tanti luoghi e soffia dove vuole.
    A foggia, città ostica e chiusa per eccellenza (secondo me dovrebbe entrare nel guinnes dei primati!), adesso tu hai dei locali del Centro insieme ad altri locali di altri reparti in una azienda di cui fai parte.
    E' vero che l'integrazione non è facile, ma il Centro ha tutto il diritto di stare lì come ci sono tutti gli altri reparti. E' un diritto del Centro disporre dei propri locali e gestirli come meglio si crede, che agli altri piaccia o no. Su questo non si discute ASSOLUTAMENTE! Tenendo presente che questa, inoltre, è solo “una” casa, perché il Metodo e il Progetto, grazie al tuo lavoro tenace, instancabile, progettuale e propositivo, hanno “messo bottega” in tante altre “case”.
    Un abbraccio,
    Barbara

  5. luna margherita

    oh cavolo! 🙁 mi dispiace proprio per questa notizia.
    ma come sono i nuovi locali? si va migliorando o peggiorando?
    splendido che abbiate tenuto l'affresco.

    baci

  6. Michela G

    Caro Mariano per me quelle mura sono state l'utero della mia lenta nascita, lì per numerosi anni tu hai fatto crescere una realtà introvabile, fa male pensare di doverli lasciare, ma voglio credere che questo spostamento possa essere l'inizio di una nuova fase che apra le danze ad una nuova primavera. Io ti sono vicina con tutto l'amore del mondo.

  7. Eka

    La sofferenza per il sentirsi calpestati traspare da ogni tua parola… forse però, come dici anche tu, ciò che per la storia è 'superficialità altrui' per la metastoria è un modo per spingerci verso un' adultità sempre più autoreferenziale… quella che non si fa curare dagli altri… ma guarda e porta a guardare oltre… fa fare quei passi e passaggi che altrimenti non inizierebbero… Sento.
    … fraternamente Eka

  8. Anonimo

    Ciao Mariano,
    mi piace la tua lettera, misurata, totale, commovente ….così tutto è detto e non resta indietro niente…e rimangono aperti spazi ad eventuali future collaborazioni…grazie per mostrare con il tuo esempio modalità belle e utili per tutti….un abbraccio, Atmanand.

  9. Silvio Boldrini

    Caro Mariano,
    lo spostamento del centro in altri locali dispiace anche a me, per me ogni volta che tornavo dentro quella stanza era come tornare nel luogo in cui sono nato. Dentro di me mi sentivo al sicuro e ogni particolare di quel luogo è legato a qualche ricordo. Mi dispiace molto e quando torno a Foggia vorrai tornare in quei locali e salutarli, perchè la mia vita è iniziata lì. Purtroppo chi rappresenta le istituzioni spesso non riesce a cogliere questi aspetti perchè i locali che utilizzano servono come ambienti sterili per tramandare informazioni sterili, non conoscono il sapere emotivo ma misurano tutto in termini materialistici e superficiali, per cui un locale più grande è meglio di uno piccolo. E va bene, ma tu sei un uomo sottomesso allo spirito del viaggio della vita, e lo spirito è più forte di ogni potere. Hanno vinto i locali ma lo spirito è inafferabile. Mi dispiace molto e vorrei quasi guerreggiare, ma mi affido alla tua saggia reazione. Ti voglio bene.
    Silvio

  10. annamaria

    Caro Mariano leggendoti posso solo provare ad immaginare quanto sia stato per te doloroso consegnare i locali del Centro e di tutto ciò che hanno rappresentato per la tua vita e per tutti noi. Quei locali per migliaia di persone sono stati il simbolo di una speranza, di un possiile cambiamento e proprio ieri sera a cena si parlava di questo, come credo in moltissime case in tutta Italia, in questi giorni. Mi piace pensare che anche questa apparente sconfitta faccia parte di un progetto più ampio che porterà te e il Metodo ad un ulteriore passo avanti, anche rispetto a quelle Istituzioni che ancora sono cieche e sorde.
    Ti abbraccio forte.
    Annamaria

  11. Raffaele

    Caro Mariano,

    mi dispiace molto dell’atteggiamento di chi non ha sensibilità nel capire che i muri, i pavimenti, le porte, ecc. sono impregnati di oltre trent’anni della tua storia e delle migliaia di persone che sono transitate nel Centro. Evidentemente ci sono stratificazioni, sedimentazioni che non si posso cogliere semplicemente perché si è archeologo. D’altra parte, non hanno colto il valore del fenomeno vivo che avveniva in quelle stanze, figurarsi se riescono a cogliere ciò che trattengono quei muri. Le pareti le posso abbattere, calpestare, ma lo spirito, i sentieri umani della speranza che tantissimi di noi hanno ritrovato dentro quelle stanze no. Ti ringrazio di cuore per tutto quello che hai fatto per la mia vita. Ti sono vicino. Avanti tutta verso nuovi orizzonti….
    Con affetto, Raffaele.

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