Archi (AN), venerdì 16 marzo 2012. ARTICOLO DEL MESSAGGERO: L’AFFETTO CURA IL DISAGIO. Progetto pilota: paziente adottato dal quartiere, basta medicine (Adriana Malandrino).

L’AFFETTO CURA IL DISAGIO.
PROGETTO PILOTA:
PAZIENTE ADOTTATO DAL QUARTIERE,
BASTA MEDICINE.
Inaugurata la casa dove il medico
e i residenti aiutano Luigi



Questa è la storia di vite che si intrecciano. Luigi ha 31 anni, è di San Severo, dall’adolescenza soffre di disagi psichici, alle spalle una lunga esperienza di centri mentali e quantità di psicofarmaci che lo hanno fatto arrivare a pesare più di 100 kg. Ma ama le Marche e scrive poesie. E poi c’è la storia del dottor Mariano Loiacono, direttore del Centro di Medicina Sociale degli Ospedali Riuniti di Foggia, fondatore del Metodo alla Salute, che dal 1977 cura il disagio mentale senza psicofarmaci e senza ricoveri, che definisce «le nuove camicie di forza chimiche». I loro percorsi si intrecciano e da settembre Luigi vive in una casa agli Archi – sostenuto dalla famiglia di Silvio Boldrini, sociologo e responsabile del progetto «Faama» che, con la moglie Michela, ha arredato e abbellito l’abitazione di Luigi – non prende più medicine, è stato adottato dal quartiere e scrive poesie attraverso le quali comunica le sue emozioni.
[Venerdì 16 marzo, nel] pomeriggio l’inaugurazione della sua casa: persone di tutte le età ed etnie sono arrivate per salutare Luigi e testimoniare la bontà del progetto, un’iniziativa pilota che potrebbe essere replicata in [altre] città. Tra gli ospiti anche gli assessori alle politiche sociali di comune e provincia, Adriana Celestini e Gianni Fiorentini, il presidente della II circoscrizione, Stefano Foresi e Sandra Recchia, presidentessa di «Alla Salute Marche» che, con la Fondazione Nuova Specie, sta portando avanti il progetto. Ma soprattutto c’è Loiacono, che abbraccia i suoi ragazzi, arrivati da tutta Italia per l’occasione. Per lui non esistono diagnosi:  
«Il disagio può prendere la forma di conflittualità, depressione, dipendenza e sfociare nella psicosi e una persona con problemi può anche attraversare tutti questi stadi – spiega Loiacono -. La psichiatria tradizionale tende a incasellare il disagio in uno degli stati riscontrati al momento della visita e a somministrare massicce quantità di medicine ai pazienti che dovrebbero assumerle per tutta la vita e che non fanno altro che cronicizzare il male».

Loiacono e i suoi collaboratori di «Fabella del Poeta», la casa di Luigi che fa parte del progetto
«Faama», credono nel senso di un percorso intensivo, nel reinserimento in società delle persone con disagi e nella capacità di ognuno di poter dare una mano. 
«I miei migliori collaboratori? Sono delle casalinghe. E’ chiaro che questa mia metodologia di cura sia scomoda e vada a disturbare vecchi equilibri. Darà certamente fastidio a chi prende 200 euro a seduta o alle case farmaceutiche,mala soddisfazione di vedere questi ragazzi star meglio non ha pari. Le Marche, dopo un’iniziale diffidenza, sono ora tra le regioni più avanti in questo tipo di progetti»
Un sogno? «Noi facciamo nascere sogni concreti» ribatte Loiacono. E allora perché non tentare? 

Adriana Malandrino

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