San Marcello (AN), venerdì 15 aprile 2011. IL DOTT. SILVIO BOLDRINI DISPENSA UN SEMINARIO SUL “METODO ALLA SALUTE”.

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SEMINARIO INERENTE IL METODO ALLA SALUTE
A SAN MARCELLO (MORO D’ALBA)
TENUTO DAL DOTT. SILVIO BOLDRINI


Venerdì 15 aprile 2011
, presso l’Auditorium dell’Istituto Comprensivo “G. Rossini” di San Marcello, il Dott. Silvio Boldrini (sociologo, counsellor e vicepresidente dell’Associazione “Alla Salute” ONLUS Marche e della Fondazione “Nuova Specie”) ha proposto la propria relazione: “METODO ALLA SALUTE: UN INTERVENTO GLOBALE PER DIPENDENZE DA SOSTANZE PSICOATTIVE E DISAGIO DIFFUSO”, per il progetto dal titolo “Educare, Educati” organizzato dall’Unione dei Comuni S. Marcello – Morro d’Alba – Belvedere Ostrense.


Erano presenti gli Assessori alle Politiche SocialiMarta Cingolani (Morro D’Alba), Renato Spadoni (Bevedere), Graziano Lapi (San Marcello) – e l’Assessore Provinciale alle Politiche Sociali Gianni Fiorentini.

L’incontro è iniziato con un ringraziamento alle autorità e alle persone presenti, poi il Dott. Silvio Boldrini ha cominciato la propria relazione riflettendo sul significato della parola “Educare”, da cui prendeva nome il progetto, facendo riconoscere il significato più profondo e originario di questa parola. L’etimologia della parola educare “e-ducere” vuol dire “condurre, tirare fuori”, questo significa che l’educazione non significa assimilare un’insieme di norme sociali e morali imposte dall’esterno, ma favorire un percorso di crescita per fare emergere ciò che solo noi siamo, la nostra specifica profondità. Le relazioni di coppia, la famiglia, la scuola o qualsiasi istituzione, se fosse realmente educativa, dovrebbe aiutarci a far nascere qualcosa di ciò che noi già abbiamo ma che ancora facciamo difficoltà a riconoscere e ad esprimere. Invece, capita spesso che nelle istituzioni, che ancora sono legate a una logica per opposti come: padre-figlio, professore-alunno, medico-malato, cittadino-delinquente; eliminano i soggetti cosiddetti “maleducati” per conservare la propria idea di educazione senza mai modificarsi, né ascoltare il potenziale creativo di chi viene solamente bollato. In questo senso il Dott. Boldrini ci ha fatto riconoscere come le istituzioni siano croniche e per questo rendono i cosiddetti “maleducati” cronici, in quanto chiudono la vita in opposti che non sono mai modificabili.

Il Dott. Boldrini ha poi presentato l’esperienza del “Metodo Alla Salute”, facendoci riconoscere come una delle caratteristiche dei “Gruppi Alla Salute” sia proprio quella di superare gli opposti, infatti ai gruppi possono partecipare tutti senza nessuna distinzione e, ognuno, compresi i conduttori, si considera “persona in trattamento”. Dopo avere spiegato il significato etimologico di “persona” che significa “maschera”, ha spiegato come tutto ciò che succede nel gruppo, le dinamiche ascoltate e vissute, siano una modalità per “e-ducare” noi stessi a vivere e conoscere le nostre parti profonde, che ancora sono ingabbiate nelle maschere che ci portiamo come risultato di un’educazione che abbiamo solo subito. In questo senso il disagio sintomatico manifestato da chi fa uso di alcool o altre sostanze, i bulli, i mafiosi…. sono la parte finale di un percorso fatto di maschere, per i quali sono nati specialisti per ogni diverso sintomo che si limitano a fare diagnosi e ad intervenire con il solo scopo di reprimere ed eliminare il sintomo. Le comunità terapeutiche, la psichiatria, la scuola, intervengono nei cosiddetti “maleducati” volendoli educare alle proprie norme sociali e morali, ma non riescono a favorire dei veri percorsi di “e-ducazione” come modalità per tornare alle origine del proprio dolore e arrivare ad esprimere la propria specificità.

Perché educare solo le persone cosiddette malate e non la famiglia, la scuola, la stessa comunità? Perché si vede solo il bambino che a scuola è iperattivo e non le persone che vivono intorno a lui? E’ bene che tutti ci interroghiamo e cerchiamo di comprendere meglio il significato della parola “disagio” che viene da “dis-adiacens” che vuol dire “mi allontano da”, significa quindi che il disagio è un sintomo di quando non viviamo vicini a ciò che noi siamo. In questo senso ognuno di noi può considerarsi “persona in trattamento” perché si è allontanata dalle proprie profondità e ognuno di noi può essere importante per “e-ducare” l’altro, anche figlio verso un genitore o un malato verso il medico, ecc.

Il Dott. Boldrini ha poi introdotto l’unità didattica DAL VILLAGGIO-MONDO AL MONDO -VILLAGGIO.


Inizialmente ci ha fatto riconoscere le caratteristiche del Villaggio-Mondo (cf. supra immagine), descrivendo come ogni villaggio si rappresentasse in modo psicotico come l’unico mondo. Inoltre ogni villaggio aveva la propria etno-cultura che definiva i solchi dentro i quali si doveva vivere per l’intera esistenza grazie alla quale c’era un approdo diretto a una parte del “fondo comune” profondo della vita. Questo mondo ha retto per millenni, poi intorno al 1800 lo sviluppo industriale ha cambiato la realtà, anche la sociologia è nata essenzialmente con l’esigenza di riportare l’ordine che si stava già smarrendo.

Dal dopoguerra in poi è avvenuto il passaggio definitivo al mondo-villaggio, in cui ognuno ha smarrito il collegamento con la propria profondità, in cui le dinamiche della logica del capitale hanno portato a una omologazione della vita. La globalizzazione economica ha distrutto molte etno-culture facendo emergere i nodi che erano già presenti nel villaggio-mondo ma che prima venivano ancora contenuti. Sono avvenute tre globalizzazioni: quella economica, quella delle comunicazioni e la globalizzazione del “disagio diffuso”, che significa che il disagio di oggi riguarda tutti, anche chi rappresenta le istituzioni.

Nel mondo-villaggio la strada per raggiungere il fondo comune ci porta ad attraversare una serie di labirinti e ci chiede di relazionarci con tutte le diversità.


L’incontro è continuato con la presentazione del’unità didattica il COMMUNITOMETRO tramite il quale il Dott. Boldrini ci ha fatto riconoscere come oggi nel mondo-villaggio sia sempre più fondamentale che il modo di stare in coppia, la famiglia, la scuola, la politica, la psichiatria, ecc. tenda verso lo “spettacolo”, che è l’ultimo livello del communitometro, che da “spectare” significa “vedere” e quindi aiutarci a riconoscere la propria profondità e, invece, ancora si fondano sul primo livello del communitometro, che è l’“obbligo-dovere”, su cui si è fondato il villaggio-mondo. Nel mondo-villaggio sono sempre più evidenti i sintomi dell’anello diabolico del communitometro, tra cui la dipendenza da sostanze psico-attive e, in modo sempre maggiore, il disagio cosiddetto “psicotico”. Il dott. Boldrini ha poi spiegato come per il “Metodo Alla Salute” non ha senso distinguere le sostanze psicoattive e, quindi, tra alcool, eroina e psicofarmaci, in quanto hanno gli stessi principi attivi, con la semplice differenza che gli psicofarmaci sono delle droghe legali attraverso i quali le case farmaceutiche si arricchiscono e con i quali si ha l’illusione di risolvere i problemi di chi soffre. In questo senso nei “Gruppi Alla Salute” non si usano psicofarmaci, in quanto come per le altre sostanze psicoattive sono un impedimento per tornare ai propri nodi storici e riprendersi le parti non vissute.

Con l’unità didattica UOMO SEDATO il dottore ha presentato la riproduzione di un uomo seduto, allentato nel corpo, scollato dalla testa, annodato nelle gambe, avvitato nella profondità. E’ una persona che si è costruita una realtà virtuale da solo e si è talmente impoverito, non ha più nessun legame con l’esterno che decide di vivere nel suo mondo. La psichiatria con gli psicofarmaci ci fa rimanere “seduti” nel senso che non ci permette di essere in viaggio, reprimendo le nostre parti profonde.

Il dott.Silvio Boldrini con l’UNITA’ DI CRISI ha poi evidenziato come lo star male è in realtà una spinta benedetta per rimetterci in viaggio ed è questo il senso del percorso nel “Metodo Alla Salute”; che non si ferma a togliere gli psicofarmaci o a superare l’astinenza da qualsiasi sostanza psicoattiva, ma questo passaggio rappresenta solo l’inizio di un percorso in profondità, in cui si deve riattraversare la propria storia per tornare ad esprimersi in modo più intero. In questo senso nel “Metodo Alla Salute” anche l’“accompagnatore” di chi presenta un sintomo, è spinto a fare un percorso personale, in cui si predispone ad essere “e-ducato”, per arrivare a maturare competenze necessarie per sapere interagire con l’”accompagnato”.


Infine il dott. Boldrini ha spiegato brevemente come funzionano i “Gruppi Alla Salute” attraverso il GRAAL ALLA SALUTE illustrando i vari momenti dello svolgimento del gruppo, riconoscendo la teoria-prassi su i quali si fondano.


Gli interventi del pubblico presente, che ha partecipato in modo molto attento, hanno confermato il disagio dei ragazzi, della famiglia, della scuola. Ci sono persone che si allontanano da se stesse, questo “disagio diffuso” dove ci sta portando?

La risposta del Dott. Boldrini ha sottolineato che il disagio ci porta ad affrontare le nostre crisi e bisogna cominciare da noi, dalle cose concrete, riconoscendo come sia necessario che gli stessi rappresentanti istituzionali accettino di “e-ducarsi” o il disagio sintomatico sarà sempre più ingestibile. In questo senso ha proposto ai politici presenti la possibilità di ipotizzare un progetto con l’Associazione Alla Salute Marche e ha invitato i presenti (compresi i più dubbiosi e critici) a fare un’ esperienza presso i “Gruppi Alla Salute” settimanali che si fanno ad Ancona e Senigallia. Tra le persone che si sono incuriosite è stato significativa la risposta dell’assessore Graziano Lapi e Marta Cingolani che, ben impressionati dal seminario, si sono proposti di venire a partecipare a un “Gruppo Alla Salute”.

Teresa Severini

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