Martedì 22 marzo 2011. RESOCONTO della seconda giornata del corso di formazione “Mettere in relazione e comunicare le divere modalità e opportunità”.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS

Presidente Dr. Mariano Loiacono

APPUNTI RELATIVI
ALLA SECONDA GIORNATA

DEL CORSO FORMATIVO

“METTERSI IN RELAZIONE
E COMUNICARE:

LE DIVERSE MODALITA’
E OPPORTUNITA'”

Cari lettori,

il secondo giorno del corso “Mettersi in relazione e comunicare: le diverse modalità e opportunità” è sicuramente stato molto ricco, sia per le preziose teorie presentateci dal dottor Mariano Loiacono, sia per le emozioni profondi provate dentro di me.



E’ per me difficile riuscire a trasmettere in un post tutti i saperi emersi durante questa impegnativa seconda giornata. Voglio perciò provare a soffermarmi non tanto dalle informazioni che mi sono arrivate, ma da ciò che in me hanno suscitato.

Partendo dal parallelismo tra l’insieme “madre-neonato” e l’insieme “femminile-maschile”, Mariano ha accompagnato i presenti a riconoscere passo dopo passo tutte le riserve che caratterizzano il maschile, il quale non va inteso come “il maschio” ma come “una parte” che ognuno di noi ha dentro di sé. La parte maschile ci serve a mettere in movimento e a far crescere ciò che nella nostra storia già c’è.

Quando il neonato (o maschile) esce dal suo stato di “sonno-sogno”, inizia ad aprire gli occhi: è questa la prima riserva che utilizza e utilizziamo noi per vedere la realtà che ci circonda; il maschile viene a contatto con il mondo esterno e prova anche un certo dolore, essenziale tuttavia, per iniziare il proprio ciclo vitale.

Una volta che il neonato esce da questo “sonno-sogno”, ha bisogno di soddisfare i propri bisogni, di viversi i propri desideri, di attraversare anche la delusione relativa al bisogno insoddisfatto, di provare dolore per il non essere stato accolto e sentire conseguentemente crescere la rabbia. Tale rabbia, se vissuta e accompagnamenta, può ripercorrere al contrario il suo “ciclo infinito di karma morte” ritornando così a ciò che ritiene più essenziale per se stesso.


Il neonato, lo sappiamo, non può fare nulla da solo; è fondamentale perciò la presenza della madre (femminile) che sappia riconoscere e accogliere i suoi bisogni; infatti il pianto è una modalità che serve a far capire alla madre che ad esempio ha fame… Tale bisogno non soddisfatto porterà sicuramente il neonato allo smarrimento fino ad arrivare all’angoscia. Da questo capiamo che il motore del maschile è proprio quello del dolore; in mancanza di questo, non avrebbe bisogno di entrare in relazione con il femminile.

Quindi si potrebbe aggiungere che il maschile non è qualcosa da cui scappare, da cui difenderci o da distruggere, ma deve essere inteso come quel richiamo, quella spinta a cambiare: quel imput per creare un nuovo ordine nella nostra storia, sapendo che ogni ordine è transitorio e fa parte di un ciclo da concludere. Perché si possa compiere il viaggio è necessario chel’intervento del femminile.

Oggi purtroppo viviamo in mondo fortemente maschile, dove la parte femminile si sta perdendo perché, pur volendo vivere, fa fatica a congiungersi con il suo maschile. Oggi le stesse istituzioni non danno più spazio alla parte che accoglie; siamo continuamente bombardati da verità indiscutibili che tendono a distruggere ciò che la vita vorrebbe esprimere.

Il progetto “Nuova Specie”, che Mariano Loiacono porta avanti da più di quaranta anni, intende anche far fare un salto evolutivo al maschile che rischia sempre più di affondare. E’ importante perciò che la “storia” (ovvero il visibile) possa incontrarsi, unirsi e scambiarsi con la “metastoria” (la profondità della vita, l’aldilà della storia). La metastoria ci fa dunque andare oltre il visibile, ciò che già sappiamo e conosciamo; ci può inoltre aiutare a risolvere ciò che la storia da sola non sarebbe in grado di fare.

Con questa introduzione alla metastoria sento di aggiungere alcuni elementi in merito al femminile. Come già accennato, il femminile non ha bisogno di “schierarsi” (di esserci), ma si mette a servizio del maschile senza dover entrare in competizione con quest’ultimo.

Il femminile, così come il maschile, è dentro ognuno di noi: maschi e femmine, istituzioni quali la famiglia, la scuola, la religione, la scienza… Ciò che conta è che entrambi gli aspetti del femminile e del maschile si intreccino e si scambino da “uguali nella diversità”.

Il femminile ha una forte predisposizione a coinvolgersi nelle dinamiche, non le teme e viene richiamato dalle risorse che mette in campo il maschile.

Essere femminili non significa essere perfetti, bensì diventare una mamma “sufficientemente buona”: che sappia regolamentare bene il proprio maschile (che faccia passare in secondo piano i suoi bisogni), ma che riesca a conservare un minimo di energie per sé. E’ indispensabile che il femminile non diventi una madre onnipotente, ma che continui a viversi quel tanto di maschile di cui ha bisogno per esprimere i propri desideri.

Il femminile gode nel poter far crescere il proprio neonato, di poterlo accompagnare a diventare un adulto, un intero.

Il femminile per compiere il suo ciclo ha bisogno di rendersi affidabile in tutte le fasi che il maschile gli proporrà, anche quando questo invierà messaggi ambivalenti. Per far questo necessita di grande sensibilità nei confronti del messaggio mandato dal bambino: occorre che sappia decodificare tale messaggio ed infine sia in grado di trovare le modalità per soddisfare il suo bisogno.

Il neonato dimostra attraveso l’espressione di compiacimento che la dinamica è giunta a buon fine; infatti una volta cessato il pianto, perché ha soddisfato il suo bisogno, il neonato si trova in uno stato quiete nel quale gode di autonomia. Esso viene anche chiamato “sonno-sogno”.

L’accompagnamento del femminile non può durare tutta la vita, è importante che si arrivi sempre ad un’autonomia, perché più si è autonomi, più il femminile compie il suo processo metastorico. La madre, tra l’altro, dopo aver saziato il neonato, ha bisogno di sospendere il suo accompagnamento per ritornare ai suoi bisogni (al suo maschile).

Questo è ciò che si fa anche nel Metodo alla Salute: le persone vengono accompagnate il più possibile autonome e portatori di processi metastorici.

Benedetta Palmieri,
Operatrice del Metodo alla Salute

4 Commenti

  1. Veronica De Falco

    Grazie Benedetta,
    mi è piaciuto molto!

  2. Anonimo

    Excellent post I must say.. Simple but yet interesting and engaging.. Keep up the awesome work!

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  3. Anonimo

    E si Benedetta, dici proprio bene anche se ovviamente qualche concetto mi è difficile da comprenderlo. Mettere in relazione le parti femminili e maschili nostre e delle nostre relazioni con gli altri è la strada che porta verso una Nuova Specie di esseri umani.
    Vi abbraccio tutti e centomila quanti siete.
    Vi voglio bene
    Luca

  4. filippo

    grazie Benedetta

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