Mercoledì 2 febbraio 2011. BILANCIO DEL CORSO DI “EPISTEMOLOGIA GLOBALE E DINAMICHE DI VITA” di Gabriella Napolitano.

ASSOCIAZIONE ONLUS ALLA SALUTE FOGGIA

iscritta ai sensi della l.r. n. 11 del 16 marzo 1994
nel reg. gen. assoc. Volontariato col N. 305 – d.r. 56 del 25 maggio 1998
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Cari lettori,

come spiegare con semplici parole un corso di “Epistemologia Globale e Dinamiche di Gruppi” basato su un sapere emotivo non racchiudibile in sterili nozioni? È molto difficile perché il corso va vissuto seguendo l’onda di emozioni, ricordi, sensazioni belle e brutte che può suscitare o riaprire … ci provo.

Nelle settimane dal 10 al 14 e dal 24 al 28 gennaio, con un gruppo di circa quarantacinque persone provenienti da tutta Italia, di ogni età (dal più piccolo corsista di pochi mesi fino ai settant’anni circa), di ogni cultura e ceto sociale (dalle casalinghe ai laureati più svariati, compresi rappresentanti del mondo medico – scientifico quali un omeopata, una pediatra, un’odontoiatra ed un cardiologo), con ogni tipo di disagio (asintomatico, dipendenze da alcool e sostanze varie, cosiddette psicosi, depressioni, attacchi di panico e anche disagi fisici ma con forte componente psicosomatica) e di ogni religione, ho condiviso una esperienza di profonda crescita interiore presso il Laboratorio Antropologico del Centro di Medicina Sociale di Foggia.

Guidati dal Dr. Mariano Loiacono, ci siamo avventurati attraverso l’Epistemologia Globale, ossia un punto di vista sulla Vita che accoglie e supera le tre ancora dominanti – l’epistemologia religiosa, filosofica e scientifica – caratterizzate tutte dal ritenere di possedere verità assolute.

Il corso ha affrontato il problema di ogni tempo dell’umanità, ossia quello dell’Esistenza: perché esistiamo? Quali sono gli ingredienti dell’origine dell’esistenza? E perché stiamo male quando Vita e Conoscenza si allontanano? Perché giunge il momento in cui la Vita si ribella alla Conoscenza? Spesso, infatti, dimentichiamo che l’Esistenza è un viaggio in cui Vita e Conoscenza devono procedere insieme, che le conoscenze parziali creano opposti inconciliabili, che la Vita è nomade mentre noi tendiamo a diventare stanziali cullandoci in ciò che abbiamo raggiunto, in ciò che siamo diventati e perdiamo di vista il senso stesso del viaggio della Vita, una oscurità misteriosa e infinita, e il “chi sono io”.

Attraverso il riconoscimento dei limiti delle precedenti epistemologie, abbiamo verificato come l’Epistemologia Globale dovrebbe includere le parti ancora vive di esse, interagire con tutto e contemplare tutto, superando il concetto “bene – male” che crea categorie difficili da conciliare e impedisce di credere che nell’altro ci sia tutto un Globale che non vediamo e non conosciamo, motivo per cui, ad esempio, nella società di oggi diventa impossibile la convivenza con i cosiddetti psicotici, li temiamo e non riusciamo più a cogliere tutta quella parte buona che in loro ancora c’è. E proprio le interazioni con A., cosiddetto psicotico giunto dalla Sardegna, hanno dimostrato come la parte delirante fosse solo la punta di un iceberg dietro cui c’era una enorme sofferenza, personale e familiare che, nel momento in cui è stata accolta, vista, ascoltata, gli ha permesso in breve tempo di rientrare dal delirio e mostrarci tutta la sua parte saggia e profonda. Ma in una società che vive secondo i ritmi frenetici dell’economia, chi si concede tempo per ascoltare lo “stato quiete” dell’altro, chiunque esso sia? E chi si ferma a riflettere sul fatto che ognuno di noi è pieno di “meccanismi psicotici” che ci danno il senso dell’esistenza, ma non ci permettono di vedere niente altro, ci imprigionano in identità apparentemente immutabili e ci provocano profonda angoscia quando quel piccolo particolare a cui abbiamo “attaccato” la nostra Vita viene a mancare? Non stando più bene con noi stessi, subiamo ogni evento piuttosto che viverlo e ci chiudiamo in una sorta di labirinto senza uscita se nessuno ci aiuta a de-psicotizzarlo, cioè a vedere tutto quello che non è visibile.

Si può uscire da queste situazioni? Sì, se permettiamo a noi stessi di vivere le crisi, il dolore, le delusioni, gli insuccessi. In questa ottica, tutto ciò che apparentemente è negativo, assume una valenza positiva perché ci aiuta a comprendere che qualcosa non va, che la nostra Vita necessita di fare vuoto, che dobbiamo permettere l’entrata di novità e riconoscere che, se stiamo sempre e solo dentro una esperienza, ci sembra l’unica possibile.

Chi mette in relazione l’identità psicotica con la novità generando movimento? È la funzione “spirito”, intesa come chi è in grado di mettere in dinamica gli opposti, cioè riconosce che ogni opposto è una parte del tutto e quindi sperimenta, crea, intreccia senza preservare niente o nessuno, ma mettendo insieme tutte le cose e avendo fiducia in ciò che ancora non c’è o non si vede.

In tal senso il corso è anche “dinamiche di gruppi”, cioè una accurata analisi del modo in cui si esprime la forza della Vita. Ed il primo gruppo è proprio la realtà di ciascuno di noi, in cui ognuno genera forza creando dinamiche tra le varie parti e perde forza quando le parti si allontanano. È per questo motivo che nelle dinamiche di coppia, familiari e in qualsiasi relazione dovremmo riscoprire la capacità di mettere insieme gli opposti. Ordinariamente, invece, ciò non accade e tantissime dinamiche abortiscono, veniamo dominati da una forza distruttiva che, piuttosto che unire, divide la realtà in parti, dimentichiamo che ognuno di noi è un “uno molteplice” che non riesce ad esprimersi pienamente perché viviamo in una società che funziona per competenze professionalizzate le quali quasi mai tengono conto dei gruppi già in azione nell’individuo.

In una relazione, lo “spirito creatore” non ha fretta di entrare in dinamica, ma prima conosce lo “stato quiete” dell’altra persona, cioè parte dal sacro rispetto della storia di quella persona, poi la spinge a “selezionare il bisogno” e quindi attua il “bombardamento – scoppio”, che induce quella identità a far entrare la novità nella propria Vita attraversando anche l’angoscia della sofferenza. Una identità che non vuol cambiare, però, alzerà le cosiddette “difese – resistenze” che le faranno interpretare tutte le cose in maniera univoca e quindi delirante – allucinatoria perché tutto ciò che non è dentro quella identità psicotica, sarà vissuto come “esterno, estraneo, nemico”: ci chiudiamo, diventiamo taciturni per non permettere ai nostri bisogni di emergere, non entreremo più in relazione con gli altri se non superficialmente.

Ma perché fare tutto questo lavoro? Perché la Vita è fatta per non accontentarsi e ognuno di noi, ogni volta che riesce a superare le fasi di transizione e le spinte a tornare indietro, sentirà di poter esprimere più liberamente se stesso sviluppando energie enormi che derivano proprio dall’essere stati in grado di mettere insieme gli opposti, potrà diventare accompagnatore di chi attraversa fasi simili nel percorso di crescita fino al momento di diventare “inutile”, nel senso che accompagnerà l’altro a diventare a sua volta accompagnatore e non a vivere per sempre in relazioni asimmetriche infantili che ci fanno vivere di paure e ci giustificano nel non diventare adulti.

Credo che ognuno di noi corsisti del “Din – Alb” si porterà dentro la forte spinta a crescere che il Dr. Loiacono ci ha trasmesso per vivere liberi dalle tante schiavitù invisibili che caratterizzano la nostra società. Come lui ci ha augurato:

“Siate attivi nella Vita perché la Vita è vostra!
Siate determinati, siate spiriti creatori affrontando limiti e paure”!

Gabriella Napolitano,

Vice Presidente dell’Associazione ONLUS “Alla Salute” di Foggia

4 Commenti

  1. Anonimo

    Cara Gabriella,
    meriti veramente un bacio per il lavoro che hai fatto!
    Ho partecipato al corso quindi so che non è affatto semplice riassumere due settimane intense di teoria ma soprattutto di emozioni e vissuti che non possono assolutamente trovare espressione nelle parole.
    Penso che il tuo lavoro sia utile anche a chi ha frequentato il corso e, come me, si è trovato a fare i conti con gli effetti colleterali (confusione, difficoltà di rientro all'ordinario ecc…) ancor prima di sentire i benefici (opportunità di crescita, opportunità di conoscenza e acquisizione di competenze necessarie in ogni relazione, ecc…)
    Voglio ringraziere anche la piccola Gaia che ti ha permesso di essere presente, sarà una bambina speciale, vedrai.
    Adesso buon lavoro a te, a me e tutti i corsisti …
    Un bacio forte forte Pina Pitta

  2. Atmanand

    Il corso mi è piaciuto anche se per metabolizzarlo mi sembra ci voglia un pò di tempo. L'esperienza è stata nel suo complesso molto positiva sopratutto per le energie che ho potuto assorbire da tutte le persone del corso che ho "incontrato" sia da Mariano e da tutte le persone volontarie che si sono prodigate nell' accogliermi. A livello strettamente tecnico ho trovato difficoltoso e non pratico l' uso di termini non correnti e mi sono stati un pò lunghi i riferimenti alla religione cristiana, mentre mi sarebbe piaciuto che fossero presi tra noi più casi pratici su cui fare teoria e riferimenti. Mi sembra comunque un corso basilare per chi voglia esplorare il metodo alla salute perchè ne mette in evidenza le origini ne spiega i termini e i presupposti. A riguardo del significato di Din-alb è perche sono le iniziali di alba e albero (della Vita).

  3. Unknown

    Anch'io voglio ringraziarti, Gabriella, per la tua solidarietà. Sei molto preziosa!

    Un abbraccio metastorico,

    Cindy

    P. S. Ai partecipanti del corso chiedo di lasciare un commento. Grazie.

  4. Giuseppe

    Ringrazio Gabriella per la bella sintesi. Purtroppo non ho potuto fare questo corso. Mi piacerebbe sapere che significa "Din-Alb" e che cosa ne pensano gli altri corsisti.
    Grazie
    Giuseppe

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