La GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO dedica una pagina alla nascita della Fondazione: “Nasce Nuova Specie. La Fondazione per la mente” (26/02/11).

Sabato 26 febbraio 2011 – FOGGIA CITTA’


NASCE NUOVA SPECIE
La Fondazione per la mente

Il “Metodo Alla Salute” non utilizza psicofarmaci e psicoterapie per curare il disagio diffuso. Gruppi sul “Metodo” nati in tutt’Italia con migliaia di pazienti, ma a Foggia saranno sloggiati dall’attuale sede.

“Io, pioniere della medicina mai ricevuto un riconoscimento”. Loiacono: “La mia cura contro il diagio applicata a tutt’Italia”,

articolo di Anna Langone

Il “Metodo Alla Salute” è un percorso intensivo che prevede la partecipazione ai Gruppi alla Salute in cui si attivano “dinamiche metastoriche di vita” che coinvolgono i tre codici della storia della vita (la razionalità, il corpo, le emozioni profonde) per realizzare cambiamenti. Ai Gruppi partecipano obbligatoriamente anche i familiari. Il Metodo Alla Salute è un trattamento alternativo alla psichiatria e alle psicoterapie tradizionali, che non prevede l’utilizzo di psicofarmaci o sostanze sostitutive, ma aiuta a liberarsene.

Dott. Loiacono, come nasce la sua intuizione?
“Tutto comincia dalle esperienze vissute nel ’68, quando ho percepito che il disagio antropologico per il passaggio ad un mondo globalizzato non aveva soltanto ragioni economiche, ma anche motivazioni più profondi, insite nell’uomo”.

Lei non ha mai prescritto psicofarmaci?
“Soltanto agli inizi della mia carriera”.

Ma c’è stato un caso che più di altri le ha dato la spinta?
“Ho cominciato dal disagio che nessuno trattava, quello asintomatico, privo di quei disturbi che cura la medicina, ma fatto di tristezza, di dipendenze, di cose che non si amano più. E ho continuato ad adoperare il termine disagio per indicare l’oggetto delle mie cure, perché disagio significa allontanarsi, non essere più in sé, mentre malattia deriva da ‘male habitus’, significa indossare appunto l’abito del malato, che va curato con le medicine. L’uomo è qualcosa di puù complesso di una boccetta di farmaco”.

Festeggia i suoi 45 anni di attività e il successo del suo metodo: ha mai ricevuto riconoscimenti dal mondo della sanità foggiana?
“No, mai nulla. Centri ispirati al Metodo Alla Salute sono aperti in tutt’Italia, come da ogni regione provengono migliaia di pazienti che seguiamo, ma qui a Foggia ci toglieranno addirittura la nostra sede di Largo Civitella. Pare che sia impossibile convivere con l’Università, che non ha neppure accettato il confronto da noi proposto per avviare una collaborazione. Io tengo seminari e stage in altre Università italiane, i prossimi saranno ad Urbino, ma a Foggia questo non è possibile. E tra qualche mese dovremo trasferirci all’ospedale D’Avanzo, dove stanno per appaltare i lavori destinati alla nostra nuova sede”.

Nessun riconoscimento e neanche nessun contributo?
“No, mai ricevuto alcun contributo per realizzare il mio metodo che viene studiato anche all’estero e trattato in riviste scientifiche. Ci autofinanziamo con le offerte raccolte in tutt’Italia e per divulgare le nostre attività utilizziamo le competenze e le professionalità dei pazienti e dei loro famigliari. E’ così che andiamo su internet, diffondiamo i nostri eventi on line e in streaming”.

Molti suoi pazienti sono bambini, spesso piccoli, come mai?
“Perché anche su di loro è particolarmente efficace il Metodo alla Salute. Se si pensa che i bimbi iperattivi vengono trattati con gli psicofarmaci, si può comprendere a quanti e quali danni vadano incontro. Il Metodo alla Salute è rispettoso della natura umana e affonda le sue radici nella nostra cultura; come potremmo prescrivere gli psicofarmaci”?

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“La nascita della Fondazione fra abbracci e buio sconfitto”,

articolo di Lorita Bruno

Spesso sono i progetti comuni, quelli che abbracciono il Belpaese da Nord a Sud, a far crescere nell’animo la fratellanza. Un sentimento profondo che si respira a pieni polmoni nella Fondazione “Nuova Specie” inaugurata ieri mattina, fra abbracci e tanta voglia di raccontarsi da parte di chi ce l’ha fatta ad uscire dal tunnel del disagio.

Ragazzi, padri di famiglia, professionisti e casalinghe, ognuno si è ritrovato in un momento buio a bussare alla porta del Dott. Mariano Loiacono, psichiatra, che da oltre 40 anni si occupa di disagio diffuso a tutto tondo. In realtà presso la sede della Fondazione è ubicato il Centro di Medicina, dell’azienda ospedaliera “Riuniti”.

“Dire in poche parole cos’è il disagio? E’ un allontanarsi da se stesso – afferma Loiacono-. Noi scaviamo nei codici profondi dell’individuo per cercare di sciogliere quei nodi che sono alla base della sofferenza, come una dipendenza che sia da alcol, droga, gioco e quant’altro, oppure la stessa schizofrenia. Ecco perché il nostro metodo par dal principio del non utilizzo di psicofarmaci”.

Un metodo rivoluzionario, il cui seme è racchiuso proprio in quella vetusta palazzina situata dove sorgeva l’antico ospedale dauno. Poi il metodo adoperato da Loiacono, un passo alla volta, si è ramificato, creando dei centri-satellite in tutt’Italia e non solo. Ad apprezzare il modus operandi di Loiacono professori del calibro di Baughman. Ed ancora, il docente Luca Poma, portavoce nazionale di “Giù le mani dai bambini” (il network di farmacovigilanza pediatrico a livello europeo) ha specificato come la sperimentazione dello psichiatra foggiana risulti efficace a tal punto da rappresentare un’interessante prospettiva a livello internazionale per la cura del disagio psichico. L’opera di Loiacono ha necessità di espandersi, ecco perché si sta cercando di costruire un villaggio quadrimensionale, cioè a più dimensioni, “Una struttura dove effettuare il day-hospital e anche l’attività formativa e di ricerca – conclude Loiacono – la fondazione nasce perché il nostro sogno diventi realtà”.

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Michele e Maria Grazia usciti da cocaina e anoressia,

di Lorita Bruno


C’è chi ha viaggiato tutta la notte per esserci…


Michele, 33 anni, carroziere, di Prato, è partito l’altra sera dalla Toscana, per giungere a Foggia alle 6:30. “Non potevo mancare all’appuntamento del progetto ‘Nuova Specie’, – racconta il giovane -, appena arrivato a Foggia, sono andato a casa di uno dei medici del Centro a cui mi lega ormai una profonda amicizia. Abbiamo fatto colazione insieme, poi tutti in piazza Civitella.
Come sono arrivato al Centro di Loiacono? Da anni facevo uso di cocaina e non riuscivo ad uscirne. Poi ho sentito parlare di questo nuovo metodo, mi ha incuriosito il fatto che il Centro sul disagio [diffuso] aveva sede a Foggia, città di origine di mio padre. Così è iniziato il mio lungo cammino: ho ritrovato la figura di mio padre che probabilmente non avevo ben assimilato nell’adolescenza, ora sono tornato al mio lavoro, conduco una vita tranquilla. Niente sballi, non ne vale la pena”.

Maria Grazia, 31 anni, di Cesena: “Ho conosciuto il Centro attraverso uno stage, ero all’università di Urbino. Attraversavo un brutto periodo, provenivo da una storia di anoressia, ho molto lavorato su di me, supportata anche dalla mia famiglia. E’ venuta a galla una brutta storia che avevo completamente rimosso, una violenza subita quando avevo circa 5 anni. Ora sono un’insegnante di sostegno, ho un compagno, un bimbo di 3 anni e vivo nella mia città di origine”.

Storie diverse l’una dall’altra, con un filo conduttore: la voglia di riprendere in mano quel dono prezioso chiamato vita. Come Sabrina, 48 anni, foggiana, sposata e docente alle elementari: “Tutto è iniziato quando il mio primo matrimonio è arrivato a capolinea. Sono stata molto male, non riuscivo a camminare, anche il lavoro sembrava andare a rotoli. Poi, nel 2003, attraverso un’amica, sono giunta al Centro di Loiacono ed è iniziato il mio recupero. Ora sono una volontaria del Centro stesso, nella scuola dove insegna, ad Ordona, abbiamo aperto, grazie alla collaborazione del preside un Gruppo alla Salute“.

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