Ancona, domenica 12/12/10. “UGUALI NELLA DIVERSITA'”: FEEDBACK dell’incontro di preparazione della 2^ Befana Interetnica & ARTICOLO di N. PENNELLA.

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UGUALI NELLA DIVERSITA:
DALLA INTOLLERANZA AL CROSSINGOVER



Cari lettori,

l’Associazione alla Salute ONLUS Marche ha avuto l’opportunità di condividere oggi, insieme ad alcune delle Comunità etniche con le quali s’intreccia da più di un anno, un momento di incontro preparatorio alla Seconda Befana Interetnica che si terrà ad Ancona il prossimo 6 gennaio.

Si sono presentati alla riunione alcuni rappresentati della Comunità senegalese (Fatima, Malik, Thierno, Aziz), della Comunità peruviana (Maria, Yngrid, Ambrosio) e dell’Associazione alla Salute ONLUS Marche (Nicoletta, Sandra, Raffaele, Silvio, Pino, Livio, Malick, Moise ed io – Cindy).

Lo scopo di tale riunione è stato di ripartire concretamente con il progetto “Uguali nella diversità”, più particolarmente con il progetto CoHabitat e con l’organizzazione della Befana interetnica.

Si è parlato innanzitutto del progetto CoHabitat “Libertà religiosa come diritto. Dialogo tra credenti e non credenti”; esso inizierà la prossima domenica, il 19 dicembre dunque, al Palazzo Bottoni in Via Cialdini (Ancona). Il primo incontro sarà dedicato alla religione islamica; vi saranno presenti l’Imam della comunità islamica, Dott. Dachan Mohamed Nour, e l’Ingegnere libanese Khaled conosciuto l’anno scorso durante il primo progetto “Uguali nella diversità”. Ogni incontro sarà strutturato nel modo seguente: di mattina vi sarà la presentazione di ogni religione e, di pomeriggio, la visita del luogo di culto. La settimana prossima saremo ospitati nella Moschea della Baraccola (Ancona). Infine il pranzo verrà condiviso da tutti i partecipanti i quali porteranno un piatto tipico della propria cultura.

Durante l’incontro si è discusso della possibilià di riproporre i balli senegalesi e peruviani, oltre che alcuni balli presentati da Pino. Viene ribadito che dobbiamo divertirci e provare piacere a stare insieme; possiamo lasciare spazio per l’improvvisazione. Si punterà più sulla gioia di condividere un fenomeno vivo inedito e di godere un po’ i frutti di quanto seminato nell’ultimo anno, guardando “umilmente” verso un futuro di prospettive.

Fatima, rappresentante della comunità senegalese ha espresso il desideri di conoscere il significato della festa della Befana. Potrebbe offrirci la possibilità di arricchirci rispetto al modo in cui ognuno festeggia l’Epifania (nelle Marche, in Puglia, in Belgio o in altri paesi o culture)…

Dopo aver discusso dell’organizzazione, si propone di rimettere in moto i nostri spiriti e corpi ballerini e di danzare il ballo senegalese imparato l’anno scorso… Una degna e prolungata conclusione per un incontro vivo, concreto e piacevole! Dopo il ballo senegalese, Pino ci ha insegnato altri balli provenienti da varie parti del mondo.

Il mio resoconto finisce qui, ma per permettervi di gustare il nostro fenomeno vivo, vi propongo di leggere il seguente articolo di Nicoletta Pennella, scritto alla fine del primo Laboratorio di Danze Interetniche conclusosi a fine giugno 2010.

Buona lettura e a presto,

Cindy Recchia

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La danza meraviglioso spirito che inonda il nostro corpo che ci fa sentire liberi e ci permette di manifestare le nostre vere emozioni.
La danza da sempre è stata linguaggio importantissimo per esprimere unioni e divisioni, sofferenza e gioia di vivere, guerra e pace dei popoli, odio e amore nei cuori.
La danza per divertirsi, per gareggiare, per lavorare, per esprimere ciò che ancora non riusiamo a dirci con le parole. La danza per incontrare e scambiare, gesti, espressioni, tecniche, emozioni… amicizia. La danza per intrecciare e condividere un linguaggio che è dentro noi. Ognuno, chiudendo gli occhi, può creare la propria danza andando al di là delle intolleranze, ma entrando nella diversità dell’altro per conoscersi. Un linguaggio universale che da tutti i popoli è stata accompagnatrice sacra di rituali di vita importanti che segnavano passaggi fondamentali nella storia delle persone e delle comunità.
Oggi si è perso il valore di questo spirito danzante che unisce oltre i pregiudizi e che rende ogni diversità specifica caratterizzandola.

[“Ballo”, pittura dell’artista
albanese

Katya Andreeva
]

Dopo il corso organizzato dall’Associazione alla Salute ONLUS Marche“UGUALI NELLA DIVERSITA’: DALL’INTOLLERANZA AL CROSSINGOVER”, che ha visto in primo piano le storie, i canti, le musiche delle tradizioni peruviane, africane, bengalesi e albanesi, sono nate delle amicizie tra le persone delle varie comunità e noi dell’Associazione che ci hanno fatto pensare ad una prima progettazione in continuità con il laboratorio di danze interetniche.

Sandra, Nicoletta, Cindy e Michela sono le donne che hanno creduto in questo primo laboratorio e pur avendo a disposizione poco tempo per organizzare, pubblicizzare e trovare spazi e persone disponibili siamo partite.
Una volta avuta la conferma della disponibilità di utilizzare il Centro Culturale “Ex-Scuole Marinelli”, il laboratorio è potuto iniziare l’avventura…

Ogni comunità ha avuto 4 domeniche a disposizione con un’insegnante di danza che rappresentasse e si occupasse del ballo tradizionale del paese d’origine. Il laboratorio ha avuto inizio la seconda domenica di marzo con la comunità albanese e si è concluso con il Senegal nella seconda metà di giugno. I mesi a disposizione erano pochi ma noi, referenti del laboratorio, sentivamo forte l’importanza di dare continuità al progetto.
Inizialmente, nessuno di noi sapeva cosa e dove ci avrebbe portato questo laboratorio, ma l’entusiasmo, la professionalità di molti e la fiducia di star facendo qualcosa per far crescere la vita di ciascuno di noi ci ha aiutato ad affrontare anche le varie difficoltà.

Fin dall’inizio con l’Albania ci siamo rese conto che i vari incontri dovevano prevedere momenti di ascolto e comunicazione per poter meglio conoscersi; ad ogni incontro, quindi, ci si sedeva a terra in cerchio per raccontarci, proporre, dirsi le cose che non solo erano andate bene, ma raccontarci anche il negativo per crescere.

In questo modo, settimana dopo settimana, la conoscenza tra di noi e la complicità nelle danze si faceva sempre più forte: cresceva. Ogni persona si presentava con il proprio vissuto ed in quelle due ore permetteva di separarsi dalla quotidianità e di alleggerirsi.

Ci sono stati momenti di gioco tra adulti e bambini, di canto improvvisato, di contatto e scambio in profondità.

La musica, il ritmo, i passi, i costumi, le espressioni diverse hanno caratterizzato le diverse danze. Canti e musiche che parlavano degli incontri, dell’amore, del raccolto sono temi che abbiamo ritrovato in comune tra le etnoculture.
C’è stato un’impegno continuo degli insegnanti che hanno dato la loro disponibilità con un compenso minimo e, se la loro partecipazione è stata continua, lo si deve al fatto che c’è stata tanta vita e scambio ma anche puro divertimento che ha fatto emergere in ciascuno di noi l’euforia genuina che ti permette di trascorrere tanto tempo a ballare senza pensare al tempo che passa.

Molto intensa è stata la partecipazione di 3 bambine di nazionalità diversa tra cui la presenza di quella italiana, marchigiana, che si sono cimentate nei balli bengalesi, indossando oggetti e costumi tradizionali. Pur non essendo riusciti a scambiare in modo continuo la comunità bengalese, la presenza dei bambini ci ha dato l’opportunità di cominciare ad entrare a contatto con una parte femminile molto bella che, fin dalla più tenera età, le bambine cominciano a coltivare con le danze ornandosi con stoffe e gioielli luccicanti e che ci siamo proposte di cominciare a sperimentare da settembre anche noi donne.

Una specificità del laboratorio, che lo ha reso ricco e fruttuoso, è stata la condivisione di un ballo tipico di tale cultura o etnia con altre etnie; questa condivisione tra i vari gruppi etnoculturali ha permesso la partecipazione di tutti e anche se i partecipanti non sono stati numerosi, in quei pochi c’è stata un’amorevole continuità.

La “FESTA INSIEME” agli ARCHI è stata l’occasione per esibirsi con i balli preparati nel laboratorio ma anche di condivisione di un progetto comune.

In questi mesi abbiamo posto il primo mattone per poter costruire un progetto comune partendo dalle diversità per scoprire parti condivise, che ci accomunano per stare assieme ognuno con la propria specificità e crescere nelle parti che ancora non riusciamo a mettere in dinamica con gli altri.

Quando si teme di non riuscire a camminare insieme a chi è diverso di noi, si teme in realtà le proprie e primarie diversità che si trovano dentro di noi e che facciamo difficoltà a mettere in movimento.

In tutte le etnoculture si dà un grande valore alla terra, a madre terra che genera e produce… Ed in quanto madre dell’umanità, non si limita a portare divisioni geografiche, ma ci fa sentire figli della stessa terra.

Sento che questo laboratorio sia stato, per noi, anche questo;ci ha fatto sentire figli della stessa terra partendo da qualcosa che ci accomuna tutti: la danza, la musica, il movimento e il ritmo degli strumenti che ci riportano ai nostri antenati.

Il mio augurio è che questo laboratorio si consolidi espandendosi sul territorio come fonte di ricchezza ed energia vitale.


Nicoletta Pennella,

referente delle danze del progetto
“Uguali nella diversità: dalla intolleranza al Crossingover”

Associazione alla Salute ONLUS Marche

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